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C.r. Puglia 11.03.25
TIPO FILE: Video

Speaker : PRESIDENTE.
La seduta è aperta. (Segue inno nazionale)
Buongiorno a tutte e a tutti, care colleghe e colleghi.
Vedo i documenti dell’assessore Pentassuglia e del Presidente Emiliano, se per cortesia vogliamo informarli che i lavori stanno cominciando. Grazie.
Diamo per approvato, se non ci sono osservazioni, il verbale della seduta di martedì 25 febbraio 2025.
Ha chiesto congedo il collega Donato Metallo.
Per le comunicazioni al Consiglio, si comunica che il Consiglio dei Ministri, in data 7 febbraio 2025, ha deliberato di impugnare la legge regionale n. 41 del 10 dicembre 2024, recante “Disposizioni in materia di sostegno psicologico in ambito oncologico (psiconcologo)”.
Si comunica, altresì, che il Consiglio dei Ministri, in data 28 febbraio 2024, ha deliberato di impugnare la legge regionale n. 42 del 31/12/2024, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2025 e bilancio pluriennale 2025-2027 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2025), relativamente alle disposizioni di cui agli articoli 98, 160, 117, 132, 217, 219 e 240; di non impugnare la legge regionale n. 43 del 31 dicembre 2024, recante Bilancio di previsione della Regione Puglia per l’esercizio finanziario 2025 e pluriennale 2025-2027.
Passo la parola al collega Napoleone Cera per la lettura delle assegnazioni alle Commissioni e delle interrogazioni interpellanze e mozioni.
Speaker : CERA.
Sono state assegnate alla seguenti Commissioni: Commissione I disegno di legge n. 16 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 17 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 18 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 19 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 20 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 21 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 22 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 23 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 24 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 25 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 26 del 20 febbraio 2025, disegno di legge n. 27 del 20 febbraio 2025; disegno di legge n. 28 del 20 febbraio 2025; disegno di legge n. 29 del 20 febbraio 2025; disegno di legge n. 30 del 20 febbraio 2025; disegno di legge n. 32 del 20 febbraio 2025; disegno di legge n. 34 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 35 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 36 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 37 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 38 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 39 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 40 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 41 del 4 marzo 2025; disegno di legge n. 42 del 4 marzo 2025, tutti riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio; alla Commissione III proposta di legge a firma del consigliere Scalera “Disposizioni in favore delle persone affette da disturbi del linguaggio e di prevenzione del fenomeno voice shaming; proposta di legge regionale di iniziativa del Consiglio metropolitano di Bari “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, ex articolo 15, comma 2 dello Statuto regionale della Puglia; alla Commissione IV proposta di legge a firma del consigliere Conserva ed altri “Istituzione dell’Osservatorio olivicolo pugliese”; Commissione VI disegno di legge n. 33 del 24 febbraio 2025, legge regionale in materia di politiche giovanili.
Per quanto riguarda le interrogazioni, interpellanze e mozioni presentate, sono state presentate le seguenti interrogazioni a firma del consigliere Mazzotta “Chiusura dei servizi chirurgici nell’ospedale Francesco Ferrari di Casarano”; per quanto riguarda le mozioni, Casili ed altri “Consorzio di bonifica Centro Sud e contributo di bonifica codice 630”, Conserva ed altri “Introduzione dell’esenzione dal ticket sanitario alle donne vittime di violenza per le prestazioni mediche e psicologiche correlate alla violazione subita”, consigliere Stellato “Apertura voli di linea presso l’aeroporto Arlotta di Taranto-Grottaglie”, Mazzotta, Tupputi e Dell’Erba “Iniziative urgenti di contrasto alle droghe e alle dipendenze, con particolare riferimento alle cosiddette droghe leggere quali potenziali vie d’accesso alle sostanze più pesanti”, Conserva ed altri “Abolizione dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco per i voli Ryanair in Puglia”, per il consigliere Pagliaro “Premio olivicolo di almeno cinque anni per i reimpianti post Xylella”.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, collega Cera. Allora adesso passiamo all’ordine del giorno con alcune comunicazioni relative alla programmazione dei lavori.
La Conferenza dei Capigruppo intanto ha deliberato di invertire l’ordine del giorno, passando alla discussione sull’emergenza idrica in Puglia e alle relative proposte al primo punto e spostando al secondo punto, quindi, il disegno di legge n. 131 dell’8 luglio 2024, “Disciplina regionale dell’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee”.
Abbiamo deciso anche di tenere i prossimi Consigli nelle date del 1° aprile, 8 aprile e 29 aprile. Vi prego di segnare in maniera tale da non prendere impegni per quelle date. Per il 1° aprile saranno certamente discusse le mozioni, a partire da quelle che avevamo già condiviso di discutere negli scorsi Consigli, e di trattare anche la mozione relativa ai Consorzi di bonifica, che era l’esito della discussione già fatta nel precedente Consiglio.
Ovviamente, sono pervenute richieste di urgenza per alcune leggi anche con le 5 firme, saranno messe nell’ordine successivo rispetto alle mozioni per quel Consiglio.
Dopodiché, decideremo invece nella prossima Conferenza dei Capigruppo cosa tenere nei Consigli dell’8 e del 29. quindi mozioni e leggi il 1 aprile, 8 e 29 di seguito.
Possiamo procedere quindi all’esame del punto relativo all’emergenza idrica.
A questo proposito, vi informo che mi è da pochissimo arrivata (praticamente adesso) la delibera della Giunta regionale n. 257 del 10/03/2025, che prontamente ho postato sulla chat Sedute del Consiglio, in maniera tale che ciascuno di voi possa leggerla e prenderne, oltre che visione, contezza.
Credo di avervi detto tutto. Il Consiglio di oggi è particolarmente importante. Ricordo che il consigliere Tutolo fece una mozione che prevedeva anche l’emergenza idrica, la n. 229, presentata il lontano 4 gennaio 2023, che conteneva al punto n.3 anche il tema dell’emergenza idrica, dell’agricoltura e del territorio, ha continuato a chiedere che di questo tema si occupassero complessivamente tutti gli Enti, tutte le Istituzioni non solo del territorio ma anche nazionali, lo ha fatto anche con l’occupazione della sala consiliare. dopo i quali. interpellati il Presidente Emiliano e io stessa, si è deciso di procedere con la massima sollecitudine.
Il tema era già caro all’assessore Pentassuglia, alla Giunta e al Consiglio, tanto da arrivare a formulare delle proposte compiute. Su nostra richiesta, le Commissioni congiuntamente, la V e la Commissione idrica, che è la Commissione speciale, hanno fatto due riunioni, nelle quali hanno condiviso di procedere ad un documento comune, che ad oggi io non ho, ma di cui i Presidenti parleranno. Arriviamo, quindi, oggi ad esaminare complessivamente questo tema, avendo a disposizione più atti, uno della Giunta che ho citato più la mozione precedente del Presidente Tutolo, più l’esito delle discussioni avvenute nelle Commissioni congiunte di cui ho appena riferito.
Io non ho altro da aggiungere, adesso la parola passa a voi. Vogliono intervenire prima i Presidenti delle Commissioni? Vuole intervenire, Presidente Tutolo? Prego.
Speaker : TUTOLO.
Grazie, Presidente. Se vogliono intervenire prima i Presidenti delle Commissioni, non ho alcuna difficoltà a farli intervenire, posto che credo che sia interesse di tutti rappresentare questo problema e quindi sono certo che tutti concorreremo a dare una direzione precisa per cercare di affrontarlo e – spero – risolverlo.
Un problema vecchio, un problema atavico. Devo ringraziare sia la Presidente del Consiglio che il Presidente Emiliano che, dopo la sollecitazione mia e della consigliera Barone, si sono immediatamente attivati per interessare le Istituzioni nazionali per affrontarle questo problema di vecchia data, che non ha colori politici e ha delle soluzioni che bisogna semplicemente mettere in atto in modo veloce, anche se la parola “veloce” per questa roba può sembrare insomma inopportuna, perché, per quanto si faccia presto, è sempre tardi, nel senso che ci vorranno anni per alcune, decenni per altre, ma si devono affrontare affinché possiamo lasciare ai nostri figli qualcosa di reale, perché se un agricoltore oggi non ha acqua per i terreni, ai propri figli non lascia una proprietà, ma lascia un problema enorme, come stiamo vedendo.
Nel 2022, io mi preoccupai di far fare un Consiglio regionale monotematico sullo sviluppo della provincia di Foggia, al quale invitammo il Governo, nella figura della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che mandò un suo rappresentante, il Viceministro Sisto, al quale ricordo nitidamente che la mia richiesta – Presidente, ricorderà – era semplice, banale: l’acqua. Disse: signor Ministro, noi abbiamo tutto quello che ci occorre, perché madre natura con noi è stata generosa, ci ha dato dei terreni fertili, ci ha dato un clima ideale, ci ha dato tutto quello che ci serve, però non poteva evidentemente fare veramente tutto, qualcosa l’ha lasciato a noi uomini. A noi serve l’acqua.
Da allora, ahimè, non mi pare che si siano fatti passi in avanti. Ma io non voglio accusare niente e nessuno. Spero semplicemente, e chiedo al Presidente Emiliano che è il Presidente della Regione, ed è un peso importante, di rappresentarci, Presidente, e sono certo che lo farà, con tutta la sua forza, perché questo è un tema centrale.
Noi abbiamo la diga di Piano dei Limiti, della quale io sento parlare da quando ero bambino: finalmente arrivò anche il finanziamento. Vedo qui il Presidente e il Vicepresidente del Consorzio di bonifica; poi però, questa opera, fondamentale per la provincia di Foggia, quando arrivò il terremoto de L’Aquila – Presidente, forse lei non è a conoscenza di questo, è una curiosità, ma che fa male ricordare – venne definanziata. Presero quei soldi e li hanno spostati.
Io pure ho preso una volta i soldi dal salvadanaio di mio figlio, ma poi li ho rimessi a posto, non è che ti prendi i soldi di tuo figlio e te ne vai a fare i fatti tuoi. Vorrei capire: i parlamentari di questo territorio, perché abbiamo la fortuna di averne, e non parlo di colori politici, vi prego, colleghi, prendetemi come uno che non ha mai fatto una questione di colori. Vorrei, da questi signori, essere rappresentato su un tema del genere, dire: scusate, c’era stato il finanziamento di questa opera che evidentemente era importante. Possiamo capire questi soldi che fine hanno fatto? Li potete rimettere a posto, per favore? Perché con quei 50 milioni di metri cubi di acqua la provincia di Foggia non rischierebbe oggi non di non dare acqua all’agricoltura, perché quella è una certezza, ormai, 140.000 ettari del comprensorio irriguo della diga di Occhito quest’anno non vedranno una goccia d’acqua. Ma è a rischio anche l’erogazione. La dottoressa Portincasa, che è stata precisissima, e che ringrazio per la sua precisione, ci ha detto che probabilmente ce la facciamo con quello che abbiamo oggi a superare l’anno, però se ci fosse qualcosa in più, ovverosia se la politica si preoccupasse, parliamo – lo ripeto – di opere epocali, di dare certezza futura, non sarebbe male. Quella di Piano dei Limiti cos’è che andrebbe a fare? D’altronde, c’è un’altra cosa, Presidente, che bisogna sapere di quella roba. La galleria che dalla diga di Occhito porta l’acqua al potabilizzatore di Finocchito non viene manutenuta, ma non può essere manutenuta, perché significherebbe chiudere l’acqua a 600.000 persone della provincia di Foggia, a tutte le imprese agricole – va beh, quest’anno ci sta, non ne vedranno – e alla zona industriale. Piano dei Limiti sarebbe una sorta di riserva, che ci permetterebbe di fare questa roba, oltre a rendere irrigui altri 25.000 ettari di terreno, che sarebbero un’immediata distribuzione di ricchezza fondiaria, perché quei terreni, evidentemente, aumenterebbero immediatamente di valore, ma soprattutto un’enorme capacità produttiva, dunque di produrre reddito, di produrre PIL e di produrre lavoro. Questa è una.
La condotta del Liscione. Io vorrei che si eliminasse un dubbio, e lo abbiamo eliminato pure grazie alla dottoressa Portincasa. Io ho poche certezze e quando non ne ho chiedo a chi ne è competente. Devo sottolineare ancora una volta la sua preparazione. Confesso la mia ignoranza, dottoressa, quando lei ha detto – mi sono anche un po’ spaventato – che la rete dell’Acquedotto Pugliese è lunga 20.000 chilometri, di cui 5.000 sono di grossa adduzione, cioè significa di tubature con un diametro di due metri. Quando diciamo che quella rete perde acqua, quella e quell’altra, ci ha detto pure che siamo al di sotto della media nazionale. Quindi, non siamo assolutamente i peggiori, forse addirittura siamo i migliori. Certo, rappresenta un dato importante quella perdita, ma non è che si mantiene e si fa la manutenzione così a una rete di oltre cinquant’anni e di oltre cent’anni in alcuni casi lunga 20.000 chilometri. Neanche non il PNRR, neanche i bilanci di tutti gli Stati europei basterebbero. Diciamo che c’è da lavorare, stanno lavorando, hanno recuperato, diceva, cento milioni di metri cubi lavorando sulle perdite. Diciamo che da quella parte si sta lavorando. Oggi quello che serve è qualcosa che va oltre. La politica la deve smettere di pensare a delle opere che si finanziano in uno o due anni. Io la finanzio, io la inauguro, io mi metto la medaglia. Ci vogliono pure quelle opere che finanziamo noi… Dico noi, non noi qua, perché magari ne avessimo noi la forza, la capacità economica, ma le istituzioni centrali, per vederle tra dieci anni, per vederle tra quindici anni.
Quindi Piano dei Limiti, Palazzo d’Ascoli… Presidente, sa cos’è questa, che quando l’ho vista mi è venuto un coccolone? Protocollo n. 968/84. Presidente Capone, è ancora fatto con la penna, tutta roba.. 1984. Nell’Aula del Consiglio regionale della Puglia, quindi oltre 40 anni fa, quattro consiglieri, cinque consiglieri regionali, Antonio Dell’Aquila, Angelo Rossi, Giuseppe Castellaneta, Benito Piccigallo, Rachele Sinisi… Probabilmente non ne conoscete manco uno di questi, perché parliamo di 40 anni fa.
Fecero una mozione che riguardava un altro invaso della provincia di Foggia, Palazzo d’Ascoli, dove danno notizia che il Consorzio di bonifica, dopo aver dato, dopo aver fatto la progettazione di questa diga di Palazzo d’Ascoli, non poteva darci corso. Sa perché, Presidente? Perché il leone a sei zampe, si chiamava ancora così all’epoca l’Agip, aveva lì i pozzi del gas e quindi su quel sito ha detto calmi, non vi muovete, qui io ho i pozzi del gas; gas che non serviva a dare energia a noi ma veniva portato al Nord, ma non ne voglio fare una questione nord-sud. Semplicemente, probabilmente chi doveva rappresentare il nostro territorio, la nostra provincia, i nostri interessi, che sono quelli dell’agricoltura… Perché parliamo di 80 milioni di metri cubi di acqua, cioè la possibilità di dare acqua nei comprensori di, e lo dico precisamente, Zapponeta, Manfredonia, Cerignola, Orta Nova, Carapelle, Ordona, Ascoli Satriano e Foggia per i terreni agricoli di questa roba qua.
Dopodiché si propose, Presidente, di spostarsi un po’ più in là. Dice, bene, tu ti tiri il gas da là e noi ci mettiamo un po’ più in là. Il leone a sei zampe disse no, perché io, quando finisco là, devo cominciare là. Oggi sapete qual è lo stato dell’arte? Che là non ci sta il leone, manco vivo, manco morto. Non ci stanno né più i pozzi del gas né l’acqua. Nulla c’è. Si può realizzare questa benedetta diga di Palazzo d’Ascoli?
Leggo un titolo di RaiNews. Rai, non è Radio Tutolo o che ne so, Pinco Pallino. RaiNews: “Finanziata la diga di Palazzo d’Ascoli”. Se fate una ricerca. Mi è venuto un coccolone di felicità, cavolo, finalmente! Hanno finanziato la progettazione della diga di Palazzo d’Ascoli con 8 milioni di euro, che mi pare ancora non vengono assegnati, ancora non arrivano, dopodiché si procederà alla progettazione e dopo la progettazione che facciamo? La riprogettiamo? Perché era già stata progettata una volta e non è stata realizzata. Quel progetto non era più adeguato, mo’ la rifinanziamo. Piano dei Limiti, progettata con progetto esecutivo, finanziata e definanziata. Se oggi bisogna rifinanziarla, bisogna riprogettarla. Scusatemi, ma giochiamo a fare i progetti o a dare acqua?
Quello che voglio sfatare infine è quello della condotta sul Liscione. Non c’è bisogno dell’autorizzazione del Molise perché l’acqua non è del Molise, non è della Puglia. Vero, direttrice Portincasa? Mi sono permesso di farle questa domanda per avere le mie sicurezze, perché io non ne ho di sicurezze. L’acqua non è del Molise. È come se noi abbiamo due figli, uno che ha la bottiglia dell’acqua e la butta e l’altro non ha la bottiglia dell’acqua e ha sete. Il papà di quei due ragazzi deve dire a quello che sta buttando l’acqua dai l’acqua a tuo fratello, sennò ti prendo a schiaffi. Poi magari gli dai la caramella per accontentarlo.
È questo quello che va fatto e chi lo deve fare è il Governo. Ripeto, non è una questione di colori politici perché l’avrebbero potuto fare anche quelli precedenti. Oggi c’è questo, ieri c’era quello. Sono tutti ugualmente colpevoli, perché è una roba che io ne sento parlare da sempre. La condotta del Liscione, la prima volta che ne ho sentito parlare, costava 10 milioni. Mo’ costa 120. Vogliamo fare sta benedetta condotta che porta l’acqua qua.
Poi dal Presidente… No dall’ingegnere del Consorzio, che mi sfugge, mi perdonerà, il nome. Non sono bravo… Fattibene. Ho appreso un altro dato interessante, cioè che noi, in regione Puglia, abbiamo una piovosità di 3 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno. Giusto, ingegnere? Ricordo bene? Noi ne invasiamo 300.000, cioè il 10 per cento. Probabilmente potremmo fare di più e dobbiamo fare di più. Il risultato che otterremo quest’anno in provincia di Foggia, Presidente, è migliaia di aziende senza un goccio di acqua, che non possono fare quello che hanno fatto ogni anno, e immaginate quelli che hanno fatto investimenti importanti in attrezzature, in impianti, perché fanno quel lavoro, che non potranno fare quello che hanno aspettato per una vita, non si può programmare!
A volte mi chiedo se una roba del genere accadesse per esempio nel bresciano, dove trasformano l’acciaio che produciamo a Taranto e gli dicessero a un certo punto “guardate, non vi assicuriamo che quest’anno avrete l’elettricità per fare il lavoro che fate”, secondo me verrebbe la fine del mondo.
Lì sta accadendo questo, cioè noi stiamo dicendo agli agricoltori “quest’anno non avrete l’acqua”, come se non fosse successo e non accadesse nulla, e a me questa cosa sembra pazzesca!
Ricordo quanto mi avvilii quando sentii parlare della crisi idrica al Nord, quando per due anni hanno avuto non il problema della siccità, ma si sono spaventati perché ne avevano poca. Noi abbiamo 300.000 ettari della provincia di Foggia senza un goccio d’acqua da sempre, e mi chiedo: è normale una roba del genere?
Quello che chiedo è che la politica tutta, a prescindere dai colori, si faccia carico di fare queste benedette infrastrutture, che darebbero un’opportunità di sviluppa vera e seria al nostro territorio, perché altrimenti devono dirci (è una domanda che ho già posto in quel Consiglio regionale) quale direttrice di sviluppo vogliono dare a questa Regione e a quella provincia particolare?
Quella provincia ha una vocazione, quella turistica che ce l’ha data il Padreterno, e quella agricola, perché i terreni ce l’ha messo il Padreterno, però, se vogliamo fare veramente agricoltura, serve l’acqua, quindi bisogna che delle opere degli uomini vengano in sostegno di questa roba.
Non oso immaginare cosa sarebbe del resto quella provincia senza la diga di Occhito, perché siamo diventati i primi produttori di pomodoro perché abbiamo quella diga, siamo tra i primi in Italia come produttori di ortofrutta perché abbiamo quella diga, perché abbiamo l’acqua, potremmo fare molto di più se i 300.000 ettari di terreno senza acqua fossero infrastrutturati anch’essi.
Soprattutto, quello che serve a noi non era l’Enichem, che ci portarono all’epoca a Manfredonia, non era la ex Italsider, ma la trasformazione di questi prodotti agricoli, Presidente.
Oggi, ad esempio, mi è stata descritta una piccola azienda che sta a Stornarella, di cui ometto il nome perché non voglio sembri uno spot pubblicitario, che impiega stagionalmente più di qualche migliaio di persone nella raccolta e trasformazione dei prodotti agricoli che distribuisce in tutto il mondo, ce ne sono tante e moltissime altre potrebbero sorgere, però sapete qual è il problema? Ci vuole l’acqua, perché nella zona ASI di Foggia sono 2 milioni i metri cubi di acqua che Princes e Rosso Gargano utilizzano per produrre, quindi se volessero insediarsi altre industrie per trasformare il prodotto agricolo, occorrerebbe altra acqua, cioè andrebbe in crisi tutto il sistema.
Se non è questa la direttrice di sviluppo che si vuole dare alla provincia di Foggia, ci dicesse il Governo qual è, perché - ripeto - io con la mia piccola capacità non ne vedo altre, se non ripeto agricoltura e trasformazione dei prodotti agricoli, perché il Padreterno questo ci ha dato.
Mi piacerebbe - e concludo - che questa è del 1984, ha 40 anni, nel 2065 in quest’Aula qualcuno si alzasse e ricordasse “quella volta in cui Tutolo disse...”, perché per una volta si deve mettere un punto su questa cosa e lei, Presidente, ha la forza per poterlo fare, la forza di imporsi con il Governo, questo che c’è adesso perché è capitato questo, probabilmente dovevamo farlo anche con gli altri, ma queste opere bisogna farle, quindi condotta del Liscione, Palazzo d’Ascoli e diga di Piano dei Limiti assolutamente, oltre a tutto il discorso che si sta già facendo, ma che non è assolutamente sufficiente, è una minima parte del recupero delle acque reflue.
Queste opere sono fondamentali per lo sviluppo di questa terra. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
grazie al Presidente Tutolo.
Come abbiamo fatto l’altra volta, una presentazione di venti minuti, dieci minuti per tutti gli altri consiglieri che intervengono.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Scalera. Prego.
Speaker : SCALERA.
Grazie, Presidente.
Io avrei voluto parlare oggi – e credo di interpretare anche il pensiero del collega Casili – della mozione sul tributo 630. Presidente, ha preso l’impegno che porteremo questa mozione il 1° aprile.
Speriamo che non regaliamo al comparto agricolo, e non solo, un bel pesce d’aprile per il 1° aprile.
Vengo subito al tema, quello della crisi idrica. Tema, questo, molto sentito dal comparto agricolo, e non solo. Tema, questo, che in più e in molte occasioni abbiamo portato nella V Commissione, credo, giusto, Presidente? Tema, questo, in Puglia, di una crisi che persiste, una crisi che le piogge di questo nuovo anno non sono bastate a superare.
Nella nostra regione, l’emergenza acqua c’è ancora. Si aggrava giorno dopo giorno, e di questo passo avremo un’estate a corto di risorse idriche, se non si avviano tutti quegli interventi urgenti e improrogabili che il comparto agricolo, e non solo, anche i civili, si aspettano da questa Giunta, da questo Governo.
Le associazioni di categoria degli agricoltori lo stanno rimarcando e ribadendo da diverso tempo: la crisi idrica non è un problema del passato, ma una minaccia concreta, che incombe sul futuro dell’economia della nostra regione. I dati dell’Osservatorio ANBI sono chiari e incontrovertibili: le precipitazioni atmosferiche di inizio 2025 non hanno affatto risolto i problemi creati in Puglia dalla siccità. Hanno garantito un po’ di sollievo, è vero, ma sollievo determinato da una lieve riduzione del deficit idrico, un deficit idrico che oggi segna un impressionante meno 65 per cento rispetto all’anno passato. Gli invasi principali della nostra regione sono in riserva. Quello di Occhito sul Fortore, uno dei principali serbatoi della Puglia, il 4 gennaio 2025 contava poco più di 31,5 milioni di metri cubi di acqua, ben al di sotto dei 115 milioni disponibili nello stesso periodo dell’anno 2024. L’invaso Marana Capacciotti è passato da 19,4 milioni di metri cubi dello scorso anno agli attuali 8,6 milioni, segnando un crollo di quasi 11 milioni di metri cubi. La Puglia ha perso oltre 83 milioni di metri cubi di acqua in un solo anno. Un quadro molto desolante che impone a tutti una riflessione seria sul futuro dell’approvvigionamento idrico, una riflessione senza fughe in avanti, senza slogan elettoralistici perché, caro Presidente, su questi temi la politica tutta deve farsi carico di questa gravissima crisi abbandonando la cultura di appartenenza o le proprie ideologie politiche.
La domanda che in questo momento mi viene è la seguente: come affrontare questo problema? In primis, credo che l’utilizzo delle acque reflue trattate possa rappresentare una delle risposte più adeguate. Tale misura è già stata adottata in altri Paesi e anche – le devo dire – con grande successo.
Il riuso dell’acqua in agricoltura, che oggi si attesta ad un misero 4 per cento, potrebbe arrivare al 20 per cento e coprire fino al 45 per cento della domanda irrigua. Un potenziale enorme, che potrebbe raddoppiare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, rendendola disponibile anche e soprattutto per usi civici per l’agricoltura e per la produzione di energia idroelettrica pulita, oltre a contribuire alla gestione delle piogge abbondanti e a prevenire il rischio di inondazioni.
In questo contesto è essenziale anche il recupero e la manutenzione degli invasi già esistenti sul nostro territorio. A pagare il prezzo più alto di questa situazione sono gli agricoltori pugliesi, i quali hanno costi di irrigazione alle stelle, raccolti ridotti e una gestione delle aziende agricole sempre più difficile. In altre occasioni ho detto che i nostri agricoltori, gli agricoltori pugliesi sono degli eroi che stanno portando avanti ancora le terre in questi momenti difficili e, direi, impossibili.
Quindi servono azioni immediate. Servono azioni concrete che prevedano investimenti in manutenzione, incentivi per l’utilizzo delle acque reflue, politiche di risparmio idrico e sensibilizzazione della popolazione. O si cambia rotta o il futuro della Puglia sarà sempre più arido. La crisi idrica della scorsa estate… Non vedo il collega Tutolo, ma volevo proprio parlare con lui. Eccolo. Caro collega, non ha toccato solo la provincia, quella di Foggia, ma ha toccato tutte le province della Puglia. Quindi, non è un problema che riguarda un solo territorio, ma i territori dell’intera regione.
Ha colpito in maniera pesante le imprese agricole anche della mia provincia, soprattutto nel versante occidentale e in maniera specifica nei comuni di Ginosa, Laterza, Castellaneta, Mottola, Palagianello, Palagiano e Massafra, dove c’è un’agricoltura all’avanguardia, un’agricoltura che ha bisogno di essere seguita, un’agricoltura che ha bisogno di essere attenzionata più che mai da questo Governo regionale.
La situazione, come dicevo, attuale è estremamente difficile. Come ho ricordato anche durante i lavori della Commissione speciale, quella presieduta dal collega Romito… Stavo dicendo il nome e quindi… Fabio Romito, ecco. I lavori di questa Commissione speciale, quella, appunto, che si è insediata con la legge n. 30 del 2023. Le campagne del tarantino attingono acqua da invasi lucani. Nelle dighe lucane ci sono oltre 130 milioni di metri cubi in meno. Il livello degli invasi è molto basso. È inutile nasconderlo, c’è molta preoccupazione.
Bisogna rendere fruibili tutte le possibili fonti idriche presenti nel versante occidentale della provincia di Taranto: il Tara, il Bradano, i pozzi esistenti e non ancora messi in esercizio. Occorre attivarsi per l’utilizzo delle acque reflue nei vari Comuni, inserendole dove fosse possibile nelle reti consortili esistenti. Apprezzo il lavoro sin qui svolto dall’assessore Donato Pentassuglia, assessore, appunto, all’agricoltura, e spero che la prossima estate, ormai alle porte, possa essere meno preoccupante per gli agricoltori.
Grazie, Presidente. Mi riservo di intervenire in replica.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, collega Scalera.
Ha chiesto di intervenire il collega Romito. Ne ha facoltà, prego.
Speaker : ROMITO.
Grazie, Presidente.
Intervengo, prima che da Presidente della Commissione speciale, che il Consiglio regionale ha insediato in materia di emergenza idrica, prima ancora che con questo ruolo, nel ruolo di cittadino pugliese, che è quello che accomuna tutti noi che siamo qui oggi in quest’Aula consiliare, accumuna tutti noi che abitiamo questa meravigliosa Regione.
Il tema di cui oggi stiamo discutendo, cioè l’emergenza idrica che ha colpito e sta colpendo la nostra Regione, la peggiore degli ultimi 30 anni, è un argomento che ormai non può essere più circoscritto ad un solo territorio o ad una macro area, è un’emergenza globale che mostra le sue immagini, la sua violenza ogni singolo giorno, perché dalla siccità e dalla mancanza di acqua deriva l’incapacità di poter sostenere l’agricoltura e l’economia, ma derivano anche enormi rischi per la vita delle persone.
Le immagini degli incendi devastanti della California sono ancora nei nostri occhi. Anche questo, purtroppo, è uno dei tanti corollari che segue l’emergenza idrica e la siccità, che sta colpendo tutto il nostro pianeta.
Anche l’Italia sta affrontando questo tema e lo sta affrontando provando a fare il massimo. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha investito circa 15 miliardi sul tema dell’emergenza idrica, investendo nelle infrastrutture idriche primarie, nella riduzione delle perdite delle reti di distribuzione, nella resilienza dell’agrosistema irriguo, nella fognatura e nella depurazione delle acque.
Oggi, anche sotto quest’ultimo punto di vista noi siamo ancora tremendamente indietro.
Per parlare di emergenza idrica e soprattutto per affrontare questo tema con fare propositivo, non possiamo solo affrontare il punto di vista della riduzione dei consumi, che è una parte del problema, non è continuando a chiudere o a diminuire l’erogazione dei nostri rubinetti che risolveremo questo problema, ma è investendo più a fondo e meglio nelle nostre infrastrutture, guardando con occhi diversi un problema che oggi deve essere affrontato in maniera diversa.
Bisogna fare una necessaria riflessione anche su un tema, quello legislativo. Credo che la prossima legislatura dovrà essere la legislatura dell’acqua, una legislatura in cui anche la Regione Puglia dal punto di vista normativo possa approcciarsi a questo problema con fare risolutivo.
L’utilizzo delle reti duali ad esempio è un argomento straordinariamente importante per evitare che acqua potabile ancora oggi venga scaricata costantemente nei nostri appartamenti o venga sprecata. Non possiamo permettercelo.
La manutenzione delle nostre infrastrutture è un altro argomento centrale nella risoluzione di questo problema, che si aggiunge al tema della riduzione dei consumi, ma che di per sé non è sufficiente.
Se immaginiamo che Regioni a noi vicine, come per esempio la Basilicata, hanno ancora oggi, nel 2025, un indice di perdita dalle condotte che si avvicina al 70 per cento, questo ci dice tantissimo su quanto dal punto di vista infrastrutturale, come dice bene prima il collega Tutolo, tanto si debba e si possa fare per intervenire su questo tema.
La Puglia ha provato a fare i compiti a casa, ma è evidente che noi dobbiamo fare di più e meglio, ma le professionalità che abbiamo all’interno di Acquedotto Pugliese, gli acquedottisti, i pugliesi che da decenni hanno a cuore quella infrastruttura stanno facendo del loro meglio per provare a risolvere il tema delle perdite, migliorando le nostre infrastrutture.
Da questo punto di vista, se una Regione a noi vicina come la Basilicata registra un indice di perdita del 70 per cento, noi siamo molto più bravi, perché il nostro indice di perdita è del 40 per cento, che resta però una cifra mostruosa, se immaginiamo che ogni 100 litri d’acqua immessi nelle nostre tubazioni vengono persi 40 litri, una mole gigantesca di risorsa idrica perduta che noi non possiamo continuare a perdere, e qui c’è il tema delle infrastrutture e degli investimenti nelle infrastrutture.
Se la Puglia sta male, la Sicilia non sta meglio, la Calabria non sta meglio, la stessa Basilicata non sta meglio. Ecco perché un tema globale come questo può essere visto e affrontato solo con occhi diversi e con un approccio globale ad un problema che sta attanagliando purtroppo tutto il nostro pianeta e la nostra Nazione.
Il gruppo di studio che è stato insediato sia in Puglia, in Acquedotto Pugliese, che in Albania, per provare a immaginare una nuova infrastruttura che prenda acqua da una delle Regioni più ricche d’acqua in Europa, l’Albania, e la porti attraverso delle condotte sottomarine in Puglia, deve essere uno degli argomenti di cui parlare, su cui ragionare di qui ai prossimi 10 anni, perché se immagino la lentezza con cui oggi la burocrazia impedisce spesso agli investimenti di produrre degli effetti, sorrido, perché se oggi in Puglia 4 milioni di abitanti possono avere acqua in casa, noi lo dobbiamo allo straordinario lavoro di circa 22.000 italiani che più di 100 anni fa hanno immaginato e realizzato una delle opere, dal punto di vista dell’infrastruttura idraulica, più straordinarie del mondo: la sorgente di Caposele, 22.000 persone, 22.000 italiani che per nove anni hanno lavorato per dare a 4 milioni di cittadini pugliesi il bene primario che noi conosciamo come l’acqua. Immaginiamo un’infrastruttura di quel tipo realizzata oggi, nel 2025. Probabilmente, ci metteremmo vent’anni.
Questo la dice lunga anche sull’approccio ideologico che ciascuno di noi deve lasciare per affrontare il tema dell’acqua in modo moderno, diverso. Per parlare di risorsa idrica infatti, dobbiamo necessariamente parlare di infrastrutture, di tecnologie, di investimenti. Il nostro attuale Piano prevede, per esempio, la realizzazione di tre dissalatori. Questa è una ottima linea di partenza per poter immaginare un impiego diverso della risorsa idrica, per dare alle nostre imprese che si occupano di agricoltura una prospettiva diversa rispetto a quella tremenda che oggi sono costretti quotidianamente a vivere.
Per parlare di tecnologia e di infrastrutture, dobbiamo parlare di risorse. Il nostro acquedotto, l’Acquedotto Pugliese è composto di circa 24.000 chilometri di rete idrica: 24.000 chilometri è un numero che soltanto a descriverlo, soltanto a citarlo, ci mette la pelle d’oca. Ma di questi 24.000 chilometri, 5.500 – parlo per esempio delle grandi condotte – hanno un’età compresa fra i 40 e i 120 anni. Immaginate quant’acqua noi sprechiamo a causa dell’anzianità delle nostre infrastrutture, alla faccia del consumo, alla faccia dell’oculatezza. Da questo punto di vista, però, dobbiamo dire anche delle cose che funzionano, perché la Puglia è una regione di risparmiatori, i pugliesi sono persone con tanta intelligenza e con tanto senso del bene pubblico, perché all’interno della classifica nazionale del consumo d’acqua, oggi la Puglia è prima per virtuosità.
Noi consumiamo circa 156 litri al giorno per abitante contro i 214-220 della media nazionale. È un ottimo dato, ma dobbiamo fare di più. Anche per questo io oggi ho depositato, insieme ai colleghi della Lega, una proposta di legge per istituire in Puglia la Giornata regionale dell’acqua, perché si parta fin dalle scuole per sensibilizzare i nostri ragazzi ad un corretto utilizzo di questa risorsa, perché se immaginiamo che oggi, mentre stiamo affrontando questo ragionamento in questo Consiglio regionale, registriamo rispetto ai valori medi il meno 28 per cento per quanto concerne le sorgenti e il meno 45 per cento per quanto concerne gli invasi, questo dovrebbe darci immediatamente il grado di grande problematicità rispetto alla quale noi stiamo ormai operando. Se immaginiamo che la nostra regione, la Puglia, oggi non è autosufficiente da un punto di vista idrico, perché il 72 per cento della nostra risorsa noi la prendiamo da fuori regione, noi dipendiamo da altre regioni, dipendiamo per il 6 per cento dal Molise, per il 46 per cento della Basilicata e per il 48 per cento dalla Campania, questo la dice lunga su quanto sia importante investire nelle relazioni istituzionali fra regioni, perché l’acqua è un bene demaniale, è di tutti, ma le infrastrutture necessitano di una collaborazione fra Istituzioni regionali. Anche rispetto a questo noi abbiamo il dovere di fare di più sotto il profilo politico, e questa è una responsabilità tutta del Consiglio regionale, di questa Giunta e di quella che verrà, perché oggi i prelievi della nostra risorsa provengono per il 58 per cento dagli invasi, per il 14 per cento dalla falda, che sta diventando sempre più di qualità peggiore e che stiamo prosciugando, sta diventando sempre più salmastra, perché anche la nostra falda si sta esaurendo. Il 28 per cento, invece, deriva dalle sorgenti che già oggi stanno subendo dei decrementi da un punto di vista della loro capacità di dare risorsa assolutamente drammatici. Oggi siamo a livelli di 3.360 litri al secondo contro il valore medio di 4.663 litri al secondo. Sono numeri drammatici che ci devono mettere nelle condizioni di immaginare un futuro diverso anche per le nostre infrastrutture.
Rispetto a questo ho letto adesso, ma perché ci è stata inviata soltanto adesso, la delibera di Giunta regionale che avete approvato, che è una delibera di Giunta che per la gran parte passa la palla al Governo nazionale, impegnando l’assessore e il Presidente della Regione a recuperare 1,3 miliardi di euro per gli investimenti. Ben vengano questi 1,3 miliardi di euro, perché noi ne abbiamo assoluta necessità. Ma la Regione Puglia deve fare la sua parte sfruttando – lo ripeto – un know-how straordinario che abbiamo in Acquedotto Pugliese, che va salvaguardato, va assolutamente sostenuto e va anche rafforzato sotto il profilo della gestione pratica.
Io ringrazio la dottoressa Portincasa, che è qui questa mattina, il Presidente Laforgia e il consiglio di amministrazione che si insedierà, ma ringrazio soprattutto tutti i nostri acquedottisti, i dipendenti, i funzionari e i dirigenti di Acquedotto Pugliese, che costituiscono per noi un valore immateriale straordinario di competenze, di attaccamento alla maglia (come si suol dire) e soprattutto di coraggio, perché lavorare oggi in condizioni complicate da un punto di vista della prospettiva non è facile. Noi a loro dobbiamo dire grazie. Ma la politica, oltre a ringraziare e a legiferare, ha il dovere di guardare in faccia la realtà e di farlo con un metodo votato alla concretezza più estrema.
Io raccolgo l’appello dei colleghi che mi hanno preceduto perché, così come l’acqua non ha colore, non può avere colore neanche alla sua gestione, non può avere colore neanche la sua implementazione da un punto di vista della prospettiva. Allora, l’ho detto poc’anzi, secondo me, la mia opinione è che questa legislatura abbia fatto molto poco per sostenere un processo che richiede grande sforzi e soprattutto grande condivisione. Io mi auguro che la fine di questa legislatura possa avviare l’inizio di un percorso legislativo e normativo che porti i prossimi cinque anni della nostra Regione a essere dedicati in maniera importante alla tutela della nostra acqua. Lo dobbiamo alle nostre imprese agricole, lo dobbiamo alla nostra economia e lo dobbiamo al benessere dei nostri cittadini.
Rispetto a questo, credo che ci sia ancora tanto da fare. Io ringrazio anche i colleghi commissari della Commissione speciale che si è insediata da poco, Presidente, perché in sole due settimane abbiamo già realizzato, messo in cantiere due audizioni e posso anticiparvi che, insieme ad Acquedotto Pugliese, stiamo realizzando una iniziativa pratica che possa mettere nelle condizioni i commissari regionali di guardare con i propri occhi quello che noi siamo stati in grado di fare col nostro ingegno, con la nostra capacità oltre cento anni fa, per immaginare quello che dovremmo fare di qui ai prossimi dieci anni. Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. Ha chiesto di intervenire il collega Pagliaro. Prego, Presidente Pagliaro.
Speaker : PAGLIARO.
Grazie, Presidente. Dopo il bellissimo intervento del collega Romito, tema alto, bravo, veramente molto bello, io vorrei tornare un attimino su questioni un attimo più concrete, più pratiche e vorrei parlare ancora una volta del Consorzio di bonifica. Noi parliamo di acqua, di risorsa vitale e indispensabile per l’agricoltura, quindi garantire l’acqua agli agricoltori e contrastare il rischio idrogeologico con la manutenzione ordinaria e straordinaria dei canali e dei bacini dei Consorzi.
Noi sappiamo bene, purtroppo, che, per quanto riguarda il Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia, queste opere sono ferme ormai da anni. L’abbiamo denunciato nello scorso Consiglio monotematico e lo facciamo da tantissimo tempo. Da qui la nostra mozione che impegna la Giunta ad azzerare le cartelle di pagamento del tributo di bonifica 630. Pensavamo di dover discutere oggi o meglio di dover votare oggi questa mozione. In Conferenza dei Capigruppo abbiamo deciso di farlo il 1° aprile e ci auguriamo che si possa tutti insieme definire una volta per tutte questa questione, perché penso che ormai dobbiamo dare delle risposte ai nostri cittadini su questo tema e sarà il primo punto all’ordine del giorno. Quindi appuntamento al 1° aprile.
Venendo al tema specifico di oggi, cioè il protocollo d’intesa tra Regione Puglia, ARIF e Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia, approvato dalla Giunta regionale, vorremmo dei chiarimenti e quindi io chiedo all’assessore Pentassuglia. Lei ha dichiarato: con questo provvedimento si dà avvio a un’operazione mirata di ricognizione, progettazione e mantenimento di opere infrastrutturali per la tutela della risorsa idrica, per la sicurezza idraulica del territorio, ma noi vorremmo capire come, con quali risorse, con quali strumenti, con quali uomini? In che modo si sopperirà alla grave carenza di personale e di mezzi che abbiamo evidenziato, appunto, per il Consorzio unico già nella scorsa occasione?
Detto in parole chiare, cosa cambia rispetto alla situazione di paralisi che abbiamo denunciato e che lei stesso, onestamente, come usa fare sempre, ha ammesso? In che modo verrà articolato il programma di intervento che lei ha annunciato? Quindi su questi temi vorrei che concentrassimo un attimo l’attenzione. Il nostro timore è che ARIF verrà gravata di ulteriori costi e andrà ad assorbire, per non dire fagocitare, il personale del Consorzio, senza che le risorse passino dal Consorzio stesso.
I progetti e le opere straordinarie, che sono arretrate ormai da tempo e non sono mai state finanziate nella misura di centinaia di milioni, potranno essere stanziate e spese dall’ARIF per conto del Consorzio. Insomma, qui ritorniamo su questo tema, è un accordo che avrà la doppia firma, la doppia firma di Francesco Ferraro, al tempo stesso direttore ARIF e commissario straordinario del Consorzio, sancendo di fatto il conflitto di interessi che noi abbiamo più volte denunciato, e mi spiego.
I Consorzi sono enti privati di diritto pubblico. La Regione è un organo di controllo e di regola dovrebbe demandare i lavori al Consorzio e non viceversa. Siamo di fatto all’esproprio doppio, doppio perché i consorziati, sulla carta titolati a decidere, di fatto sono espropriati del diritto di decidere e sono costretti a pagare per opere di manutenzione non eseguite. Tutto questo per svuotare il Consorzio di competenze e risorse umane e strumentali e trasferirle all’ARIF. Ma c’è di più.
Assessore? Assessore Pentassuglia, posso chiedere la sua attenzione? Lei è straordinario, riesce ad ascoltare e nello stesso tempo a parlare. Lei è unico!
Certo che i Consorzi sono importantissimi per la crisi idrica, ma c’è di più. Nella legge di bilancio della Regione approvata a dicembre è stato disposto di affidare ad Acquedotto Pugliese la gestione dell’Acquedotto Rurale, cioè della rete idrica per fini irrigui agricoli e potabili rurali.
L’Acquedotto Rurale produce perdite per 8 milioni di euro all’anno e ci risulta che l’Acquedotto Pugliese non voglia gestirlo allora. Chi si farà carico quest’anno della gestione e, soprattutto, chi subirà le diseconomie che produrrà l’Acquedotto Rurale nel 2025? È facilissimo prevedere che a subire i costi e gli aumenti conseguenti saranno gli agricoltori e le attività produttive del comprensorio rurale, una situazione grave e illegittima, che disattende la legge da poco approvata.
Passiamo alla crisi idrica, problema atavico della nostra Regione, come abbiamo detto in più occasioni, che l’estate scorsa ha raggiunto livelli drammatici e le previsioni per l’estate prossima purtroppo sono nere. Negli invasi principali della Puglia si registra una pesante riduzione delle riserve rispetto allo scorso anno. Un esempio su tutti: a gennaio scorso, nell’invaso di Occhito, uno dei principali serbatoi idrici alla Regione, c’erano poco più di 31,5 milioni di metri cubi rispetto ai 115 milioni disponibili nello stesso periodo del 2024, parliamo di una perdita di oltre tre quarti di metri cubi disponibili in un anno.
Dobbiamo prepararci quindi ad affrontare questa penuria di acqua, che rischia di mettere definitivamente in ginocchio la nostra agricoltura, soprattutto nel Salento.
Veniamo a un problema che mi viene segnalato da moltissimi agricoltori salentini: le spese insostenibili per il rinnovo dei pozzi irrigui scaduti, tra sanzioni, oneri istruttori, tasse e canoni per l’utilizzo del Demanio idrico, l’analisi dell’acqua, la relazione geologica e tecnico-agronomica, le spese per il caricamento della pratica fino al rilascio dell’autorizzazione.
Chiunque possieda un pozzo a uso irriguo o domestico è tenuto a effettuare ogni cinque anni il rinnovo della concessione autorizzativa all’emungimento. Bisogna, quindi, pagare una tassa alla Provincia, una tassa alla Regione, una marca da bollo e le analisi chimiche e batteriologiche su un campione di acqua estratta dal pozzo.
Le sanatorie dei pozzi hanno costi insostenibili. Faccio un esempio: per un’azienda agricola di modestissime dimensioni, per sanare un pozzo regolare che non emungeva da anni la spesa da sostenere va dai 2.000 ai 3.000 euro. I pozzi sono stati fermi e gli oneri annuali non sono stati pagati semplicemente perché l’acqua non serviva. Al momento si trattava di oliveti contagiati dalla Xylella, quindi improduttivi, gravati per giunta dall’onere delle spese di estirpazione delle piante infette.
Quindi, chiediamo che nelle attività non servite da Acquedotto pugliese gli agricoltori vengano autorizzati per utilizzare l’acqua dei pozzi, naturalmente se risulta idonea a seguito dei dovuti controlli e analisi, anche per attività extra agricole, ma connesse all’agricoltura, come agriturismi o caseifici, perché questo sta diventando un problema di portata sempre maggiore.
Io ho voluto sottoporre, come faccio di solito, dei quesiti concreti, su richieste ed esigenze dei nostri agricoltori. Parliamo dei grandi temi, ma non dimentichiamo mai che dietro questi grandi temi o grandi problemi c’è gente che fa fatica a sopravvivere.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
È iscritta a parlare la collega Barone. Ne ha facoltà.
Speaker : BARONE.
Grazie, Presidente.
Devo ringraziare prima di tutto la Presidente Capone che, in seguito al sollecito dovuto a me e al mio collega Tutolo, che mi ha in qualche modo coinvolta in qualcosa in cui io ho creduto da sempre e credo ancora di più, soprattutto leggendo e ascoltando l’urlo dei tanti agricoltori oggi qui presenti, ma non solo, anche dei tanti nostri cittadini, da quando quella notte siamo stati qua tantissimi sono stati i cittadini semplici, che magari non hanno neanche imprese, aziende, ma che sono veramente allarmati e interessati di quello che sarà il futuro. Come comprendiamo bene, l’acqua è un bene che riguarda tutti e la crisi idrica è un problema che riguarda tutti, nessuno escluso.
Come diceva prima il mio collega Romito, probabilmente il prossimo Consiglio, la prossima legislatura vedrà la tematica dell’acqua sempre più centrale, sempre più importante. Addirittura nel mondo si fa la guerra dell’acqua, perché è una risorsa che, purtroppo, un po’ per come è stata gestita, un po’ per come viene gestita e un po’ per come viene sfruttata, è diventata, per alcuni versi, veramente anche motivo di guerre. Ovviamente, non qui, non nella nostra Puglia. Però, sicuramente è motivo di grande interesse politico. La politica ha necessità di fermarsi, di ascoltarsi e ascoltare quanto dovuto, i protagonisti, i veri protagonisti e poi sicuramente cercare di riuscire a portare soluzioni centrando l’obiettivo.
Oltre a ringraziare la Presidente Capone, come dicevo prima, e il collega Tutolo, ringrazio anche il Presidente Emiliano, perché immediatamente ha scritto tanto alla Presidente del Consiglio quanto al suo omologo molisano, cercando di sollecitare la problematica della condotta del Liscione.
È logico che il problema non riguarda solo la provincia di Foggia, non riguarda soltanto alcune aziende ed è sicuramente molto più ampio e impattante, però è indubbio che, come per la Piana dei limiti al tempo non si ebbe l’accordo e quindi l’infrastruttura non ha visto la luce, oggi quell’accordo con il Molise, per un bene che è pubblico, che è comune, per un bene che è molto più alto rispetto a qualsiasi possibilità di merce o di scambio è indubbiamente fondamentale, ovvero un accordo fra le Regioni, gestito sicuramente a tutela dal Governo, perché l’acqua, come sappiamo bene, è un bene di tutti. Non è un bene che può essere limitato a una semplice Regione.
Quindi, necessariamente, dobbiamo valutare la gestione delle risorse idriche che sia improntata alla sostenibilità e che le politiche agricole, industriali e urbanistiche siano orientate a preservare questo bene prezioso anche per il futuro.
È in quest’ottica che va considerata l’opportunità di questo collegamento. Fare politica necessita il bene di tutti i cittadini, a prescindere dai confini regionali. Per questo l’acqua non è di nessuno, non ha padroni e ovviamente ci deve essere, però, il legittimo ristoro per chi se ne priva, in nome dell’equità.
Magari nell’immediato potremo anche valutare bacini alternativi laddove sono presenti delle sorgenti, però, indubbiamente c’è un problema infrastrutturale grave, se considerate che la diga di Occhito è stata costruita nel 1966. Nell’arco di quasi sessanta anni, sessantacinque anni, indubbiamente ad oggi risaltano dei limiti infrastrutturali che la nostra Regione paga.
Se proprio leggiamo qual è la disponibilità di acqua ad oggi nella diga di Occhito, tutto questo non può che farci spaventare. Oggi, 11 marzo 2025, la disponibilità di acqua alla diga di Occhito è pari a 54 milioni di metri cubi.
Nella stessa giornata di oggi, nel 2024, quindi l’11 marzo 2024, la disponibilità di acqua era di 139 milioni: 54 milioni oggi e 139 milioni lo scorso anno, nella stessa giornata.
Abbiamo l’inverno un po’ alle spalle, abbiamo l’estate, che nella nostra provincia, ma in tutta la regione è particolarmente calda, particolarmente secca, purtroppo. Pertanto, questo avrà delle conseguenze, avrà delle ricadute.
Lo scorso anno, sebbene i 137 milioni l’11 di marzo, il 16 agosto l’Acquedotto Pugliese o, meglio, la Diga di Occhito, il Consorzio, anzi, ancora meglio, chiuse i rubinetti alle aziende agricole del foggiano. Questo portò a un danno pari a 1,4 milioni di euro all’azienda e, di conseguenza, tutto l’indotto pagò. La Provincia di Foggia ‒ è vero che non è soltanto un problema della Provincia di Foggia ‒ indubbiamente ha una vocazione agricola più spiccata rispetto ad altre parti della nostra regione e indubbiamente, in maniera diretta o indiretta, quanto perdono, quanto vanno in affanno gli agricoltori, le azienda agricole, di conseguenza, di riflesso, va in affanno tutto il territorio. Sapete bene che è già un territorio particolarmente complicato e difficile, dove la mancanza di lavoro, la mancanza di opportunità differenti può portare anche a un aumento magari di altri tipi di sostentamenti. Questo è anche un motivo di maggiore attenzione.
Se da una parte il Pieno dei limiti, che prima il mio collega Antonio nominava, non è stato fatto proprio per mancanza di accordi politici e sotto il Governo Berlusconi vennero tolti i soldi, oggi invece, per accordo politico speriamo vivamente che grazie anche al Governo di questo momento storico si possa avere quell’accordo fondamentale per avere la possibilità della condotta del Liscione.
Parallelamente, mi sembra importante sottolineare un aspetto che non è emerso, ma che ritengo abbia una certa valenza, cioè il costo dell’energia necessaria al funzionamento dei sistemi di irrigazione di uso potabile dell’acqua, che incide, ovviamente, sui costi di produzione e riduce già i risicati margini operativi e di guadagno. Ovviamente, i costi dell’energia sono più alti dalla Capitanata in giù, perché sappiamo bene che il numero dei pozzi è molto più alto nel sud della Puglia, però questo non toglie che tutto questo peso, quindi anche il costo dell’energia ha un costo, di conseguenza, sulle aziende, un costo sui cittadini, e questo ovviamente può ricadere e può ridurre i già risicati margini. Cosa abbiamo? Le tre maggiori spese fondamentali dei costi dell’Acquedotto Pugliese sono divise per un terzo per l’energia, un terzo per il personale e un terzo per l’assistenza tecnica.
Nel 2021 la spesa del costo dell’energia è stata pari a 86 milioni per l’Acquedotto Pugliese; nel 2022, a causa della guerra, di 160 milioni; nel 2023 di 102 milioni. Probabilmente c’è stato anche un intervento del Governo, poi magari lo potrà dire meglio la governance stessa dell’Acquedotto Pugliese. Questo vuol dire che, parallelamente ai problemi legati alla gestione dell’acqua, non si può notare e non si può necessariamente anche in qualche modo evidenziare quanto è fondamentale la gestione dell’energia.
Acqua ed energia sono necessariamente connesse, sono due risorse importanti, senza le quali non c’è vita, non c’è attività, non c’è economia. Probabilmente andrebbe anche un po’, in una visione sistemica differente rispetto ad oggi, in una visione futura che probabilmente verrà affrontata in particolare magari nella prossima legislatura di questo Consiglio regionale, va anche riguardata la possibilità magari di autoproduzione dell’energia, un modo differente di intendere lo stesso costo dell’energia che, come abbiamo visto, pesa poi sui rincari.
In conclusione, la crisi idrica impone una riflessione più profonda sulla gestione delle risorse naturali e sull’equilibrio tra lo sviluppo economico e la tutela dell’ambiente. L’acqua come bene comune è diritto fondamentale e deve essere gestita con responsabilità, garantendo a tutti un accesso equo e sostenibile. Solo con una gestione integrata, che coinvolga le Istituzioni, le imprese e i cittadini, si può affrontare il futuro e in maniera efficace questa crisi idrica, che costruirà il futuro prosperoso e sicuro di tutta la provincia di Foggia, ma ovviamente di tutta la Regione.
Credo che, in vista di tutto questo, potremo analizzare anche la mozione che io e il consigliere Tutolo, e chi vorrà poi firmarla, presentiamo oggi.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Casili. Ne ha facoltà. Prego.
Speaker : CASILI.
Grazie, Presidente.
È evidente che la congiuntura che stiamo vivendo è terribile. È vero che abbiamo avuto una crisi idrica nel 2001-2002 importante, ma l’innalzamento delle temperature e la scarsità delle precipitazioni mettono in seria difficoltà e in serio pericolo le nostre fonti di approvvigionamento.
Non starò qui a snocciolare i dati. Peraltro, nell’audizione in cui abbiamo ascoltato AQP, lo stesso AQP ci ha fornito un quadro molto preoccupante della situazione pugliese.
Vorrei aggiungere a questo dibattito, e ne sono molto preoccupato, la questione relativa alla penisola salentina, una questione unica nello scenario non solo nazionale, ma di tutto il Mediterraneo, che vorrei potesse essere confutata, ma in realtà non lo è.
In quella parte di territorio lungo dai 33-35 fino a 50 chilometri circa c’è una situazione in atto allarmante. Anzi, sono felice che subito dopo questa discussione verrà portato al voto un disegno di legge, e di questo ringrazio l’assessore Pentassuglia, sull’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee.
Ritornando su quella parte di territorio, e mi riferisco al Salento, alla Provincia di Lecce, dove la fonte di approvvigionamento più importante è la falda, falda da cui ricava approvvigionamento di acqua anche Acquedotto Pugliese, in quella parte di territorio noi abbiamo ‒ questo, per la verità, non lo denuncio soltanto in questa circostanza, ma anche in altri miei interventi in questo importante consesso ‒ un fenomeno di ingressione marina molto preoccupante. La lente d’acqua dolce (parliamo di un bene pubblico importante, di uno stock di acque importante), a causa anche della scarsità delle precipitazioni e di ulteriori alterazioni ambientali, antropiche, si sta riducendo. Abbiamo un buffer costiero, sia nella parte orientale sia nella parte occidentale, in questa fascia di territorio lunga circa 50 chilometri, che per 4 chilometri da un lato e 4 chilometri dall’altro è interdetta all’emungimento, con grave nocumento per le nostre imprese agricole, che oggi soffrono, e con questo interveniamo nel provvedimento che ci apprestiamo a discutere dopo questo importante dibattito, sull’inquinamento, sulla presenza di nitrati.
Le aziende agricole da qualche parte devono poter svolgere la propria attività agricola e senza acqua non c’è produzione, non c’è produttività.
In questa fascia di territorio, nella provincia di Lecce, c’è il divieto di emungimento, non si potrebbe più fare agricoltura. La conducibilità è alta e noi non possiamo pensare che un domani, anche in questo caso, intervenga un importante ente come Acquedotto Pugliese per cercare di abbassare la conducibilità per dare acqua agli agricoltori. Quanto devono pagare l’acqua gli agricoltori, che già sostengono costi molto eterogenei dalla parte nord della nostra regione, che ha la possibilità di avere acqua per caduta, alla parte più centrale, ma soprattutto meridionale della regione, dove l’acqua viene prelevata con gravi e diversi costi energetici?
In questo caso, bisogna porre la giusta e dovuta attenzione, perché l’inquinamento da cloruro di sodio è un inquinamento importante, è un inquinamento peraltro irreversibile, perché questo comporta una desertificazione, soprattutto nelle terre rosse mediterranee, che quando acquisiscono quest’acqua portano le argille, cioè i colloidi argillosi a declorurare, causando un depauperamento degli stessi suoli che si fessurano, come direbbero i pedologi, molto più bravi di me, creando un depauperamento della risorsa più importante per l’agricoltura, che è la risorsa suolo.
Da qualche parte gli agricoltori devono pur poter fare agricoltura. Penso soprattutto nei territori dove oggi c’è il divieto di emungimento, come possono pensare, per esempio, gli agricoltori di quei territori, di fare un piano di miglioramento aziendale nella misura in cui non hanno a disposizione una fonte di approvvigionamento come può essere un pozzo.
Di questo ne abbiamo discusso anche con l’Assessore, che conviene con me su questo aspetto, che è sì delicato, ma è un aspetto di prospettiva, è un aspetto di visione. Però, d’altro canto, noi l’abbiamo portato sui tavoli. Anzi, nel 2017, in una posta finanziaria, in una manovra finanziaria di quei bilanci, abbiamo recuperato delle risorse per approntare degli studi che sono stati fatti per capire se le cave dismesse qui in Puglia possono essere recuperate. Attenzione, non è la panacea dei mali della crisi idrica pugliese, però, cercando di emulare quello che avviene in altre parti d’Europa, dove peraltro non c’è una crisi idrica che morde imprese, cittadini e cittadine pugliesi, in quella situazione noi abbiamo detto: “facciamo approntare degli studi per capire, attraverso una ricognizione, se è possibile recuperare le tante cave dismesse nella nostra regione per trasformarle in piccoli invasi con superfici molto importanti”. Capite bene che, oltre a livelli di profondità importante, ogni cava ha una sua superficie importante. Sono cave abbandonate, che è vero, sì, sono di natura molto spesso privata, ma che diventano ricettacolo di rifiuti e molto spesso discariche.
In questo caso abbiamo detto: “Facciamo approntare questi studi”. Questi studi hanno prodotto un’indagine che ha dimostrato la fattibilità tecnica di questa possibilità che ha la nostra Regione per poter utilizzare e riutilizzare queste cave dismesse trasformandole in bio-laghi.
Ripeto, parliamo di superfici che, messe insieme, ma non sono io a dirlo e non chiedo neanche di essere confutato in quello che dico, perché la ricognizione dovrebbe essere fatta da chi ha la possibilità, dagli uffici, dalle strutture tecniche, parliamo di superfici importanti che potrebbero costituire più di due invasi medio-grandi se messe tutte quante a sistema. Adesso è una situazione che richiede del tempo, ma che noi riteniamo auspicabile nella visione non solo del recupero delle acque affinate, che potrebbero essere convogliate anche in questi piccoli invasi, ma anche di acque di precipitazioni, in modo tale che i territori abbiano degli stock importanti, anche con benefìci, così come è stato prodotto da quelle relazioni, in termini di incidenza sul microclima locale.
Io ritengo che la Regione si sia messa nella condizione, attraverso anche l’importante supporto di Acquedotto Pugliese, di poter utilizzare diverse strategie, ma aggiungo una considerazione: le strategie mettiamole a sistema tutte quanto. Una parola grossa. Molto spesso si sente parlare di messa a sistema e di una visione organica, però io ritengo che, se abbiamo speso 200.000 euro investendo degli studi di ingegneria ambientale che hanno detto che quella roba si può fare, un po’ come è avvenuto a Forcatella, peraltro a Forcatella non c’era un invaso, a Fasano intendo, a Forcatella non c’era una cava dismessa, a Forcatella abbiamo dovuto sbancare superfici di terreno per ricreare in modo artificiale un piccolo invaso per recuperare le acque affinate. Allora, anche in questo caso si dia seguito a quegli studi e si possa iniziare a pensare al recupero di queste cave dismesse trasformandole, appunto, in bacini, in piccoli invasi, in laghi di laminazione, la cui acqua può essere utilizzata per usi diversi, non soltanto per l’agricoltura ma anche per usi industriali, per il verde pubblico, per usi urbani.
Io ritengo che questa, ad adiuvandum rispetto a tutte le altre questioni che sono state messe in campo, sia una delle questioni importanti, su cui c’è ampia assonanza rispetto alle procedure messe in campo dall’assessore. Di questo abbiamo discusso in Commissione. Certo, con il provvedimento che stiamo per approvare si mette anche un po’ in ordine la questione dell’emungimento dei pozzi, non soltanto – lo abbiamo detto altre volte, assessore – quelli irrigui ma anche quelli domestici. Anche qui c’è un aspetto: se pensiamo in territori dove lo sprawl urbanistico, la dispersione urbanistica è stata tanta, dove mancano i servizi primari, non ci sono acqua e fogna, se pensiamo ai pozzi, che sono non regolari, abusivi, allora anche qui, se sommiamo lo stress che apportiamo sulla falda, ci rendiamo conto che anche qui bisogna porre una attenzione, cercare di snidare queste situazioni, di regolarizzarle e di portarle al controllo di questa Regione, perché noi non possiamo più mettere in sofferenza le nostre falde soprattutto, ripeto, per una delle attività, che non è retorica, più importanti della nostra regione, che è quella agricola produttiva. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare la collega Di Bari. Ne ha facoltà.
Speaker : DI BARI.
Grazie, Presidente. Io non voglio ripercorrere i discorsi fatti fin qua, perché sarebbe tempo inutile che non bisogna sprecare, però, come tutti, io penso che siamo stati raggiunti in maniera diversa dagli agricoltori, che in qualche modo tentano anche loro di darci delle proposte da adottare evidentemente nel medio periodo, nel periodo immediato per poter in qualche modo arginare questa che è una tragedia che stiamo vivendo. Quindi mi sentivo di riportare testualmente quelle che sono state le proposte che mi sono state fatte, ma anche le richieste di chiarimento che mi sono state fatte e di portarle qui in Aula.
Parto da un tema importante, che è quello del rispetto degli accordi presi con la Regione Basilicata. Pare che il 27 giugno del 2024, dopo un sopralluogo fatto dalla CIA di Castellaneta, sia stato trovato un disservizio per quanto la riguarda la paratia della Puglia sul fiume Ofanto. Pare che fosse chiusa, mentre quella della Basilicata era totalmente aperta. Questo cosa significa? Che queste paratie, come sappiamo, devono essere aperte in base ad accordi già pregressi, presi tra la Puglia e la Basilicata, però molte volte quest’ultima, la Basilicata, pare che trattenga più acqua rispetto a quella che dovrebbe trattenere e rispetto a quella che dovrebbe arrivare in Puglia. Quindi ci si chiede se i controlli vengono fatti e se c’è veramente rispetto da parte della Basilicata. Questo è un dubbio, non è una certezza che sto portando qui in Aula.
Oltre a questo, ci sono svariate proposte che vengono fatte anche dagli agricoltori e che meritano, secondo me, anche in questo senso, delle risposte da noi consiglieri e dal Consiglio.
In regime di emergenza ci si chiede, così come avviene in provincia di Taranto, perché non emungere acqua dalle pompe dei fiumi indirizzate proprio negli invasi? Si parla di circa 25.000 metri cubi al giorno, che potrebbero, nei lunghi periodi di scarsa precipitazione tamponare il problema.
Ci si chiede se nella diramazione di Rocchetta Sant’Antonio si poteva emungere acqua dal fiume Ofanto per indirizzarla nell’invaso della Marana Capacciotti. Un aiuto sulle spese extra per la produzione agricola, dovute alla scarsità di acqua disponibile ad aggirare sotto forma di credito d’imposta e garanzie anche da parte della Regione alle aziende agricole per accedere a mutui o cambiali agricole.
Solo per Marana Capacciotti e i territori da essere serviti, in virtù del fatto che la sua disponibilità idrica non è utilizzabile per il potabile, si chiede che si dia avvio alla fornitura di un periodo compreso fra il 15 aprile e il 15 novembre, o comunque fino ad esaurimento bacino, assegnando quote di percentuale ai singoli distretti serviti, percentuale che andrebbe calcolata sulla base di quattro criteri: superficie del singolo settore, capacità del suolo di drenare acqua dal singolo settore, reale esigenza idrica delle colture principali prodotte nel settore, impianti irrigui inutilizzati.
Nel lungo periodo ci chiedono una programmazione quinquennale della risorsa idrica, con il progetto di creare ulteriori invasi per contenere più acqua possibile che arriva dalle precipitazioni, rifacimento delle condotte per ridurre gli sprechi, che purtroppo ci sono, e utilizzo delle acque reflue.
Su questo, proprio l’altro giorno in Commissione agricoltura, l’assessore Pentassuglia ci ha confortato e confermato il riavvio di ben 21 impianti. Si chiede inoltre, data l’emergenza idrica, che vengano riviste le quote di assegnazione, i tempi e le modalità irrigue calcolate in base al cambiamento climatico, e la necessità idrica in tutte le fasi fenologiche delle culture che ricadono nel territorio consortile. Questo per un’ottica di produzione più sostenibile, efficiente e nell’interesse della salute del suolo e delle persone.
Queste sono le richieste che ci pervengono direttamente dagli agricoltori, e che io credo che in qualche modo, in questa seduta, dovrebbero trovare risposta.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliera Di Bari.
Ha chiesto di intervenire il collega consigliere segretario Cera.
Speaker : CERA.
Grazie, Presidente e colleghi consiglieri. Oggi discutiamo di un tema che riguarda tutti noi, perché senza acqua non c’è vita, non c’è agricoltura, non c’è sviluppo, non c’è turismo, non c’è futuro. Siamo di fronte all’ennesima emergenza annunciata, all’ennesima crisi che arriva puntuale, come le bollette dell’Acquedotto Pugliese, solo che le bollette i cittadini le pagano sempre, mentre l’acqua a volte non arriva. Ma di chi è la colpa di questa emergenza? Della siccità, dei cambiamenti climatici, certamente, ma – non lo possiamo nascondere – anche della gestione politica negli anni, che è stata inefficiente, è stata lenta, è stata incapace di programmare il futuro. Questa è la verità che dobbiamo dire ai cittadini pugliesi.
Soprattutto non ditemi che va tutto bene, perché se così fosse oggi non saremmo qui a parlarne. Siamo nel 2025, eppure gli agricoltori pagano un servizio che non ricevono, le aziende turistiche si preparano a una stagione nera e le famiglie vedono l’acqua razionata. Mentre tutto questo accade, grandi industrie pugliesi continuano a consumare milioni di metri cubi d’acqua senza che nessuno abbia mai chiesto loro di attuare politiche di risparmio.
Allora le domande che pongo al Presidente della Regione e all’assessore di competenza sono queste: che cosa ha fatto la Regione Puglia per chiedere a questi colossi, penso all’Ilva, di ridurre i consumi idrici? Perché ai cittadini viene chiesto di chiudere l’acqua mentre si lavano i denti e le industrie continuano a consumare senza limiti? Perché agli agricoltori viene detto di piangere e arrangiarsi, mentre nessuno impone alle grandi aziende protocolli seri di risparmio idrico? La verità è che siamo di fronte a un fallimento della politica nella gestione della risorsa più importante che abbiamo. Guardate, di siccità si può morire, ma di cattiva gestione si muore molto più in fretta. In Puglia perdiamo il 40 per cento dell’acqua che immettiamo in rete. Quasi la metà dell’acqua potabile che preleviamo dai bacini si disperde nei tubi. È come se un agricoltore coltivasse cento ettari di grano e ogni anno, per inerzia o incapacità, ne buttasse quaranta. Mentre questo succede cosa dicono le istituzioni? Ci vengono a dire che stiamo facendo investimenti, che ridurremo le perdite, che ci stiamo lavorando, ma sono anni che sentiamo sempre le stesse promesse.
Quando vedremo però i risultati concreti? E intanto chi paga il prezzo di questa situazione? Gli agricoltori, che non sanno se e quanta acqua potranno avere per irrigare; i cittadini, che in molte zone della Puglia già oggi subiscono cali di pressione e razionamenti; le imprese turistiche, che devono garantire servizi senza certezze sull’approvvigionamento idrico. Allora basta con i due pesi e le due misure. Se vogliamo affrontare seriamente l’emergenza idrica, tutti devono fare la loro parte, ad iniziare dall’industria.
Quali sono le aziende oggi in Puglia che consumano di più e quali misure sono state adottate per ridurre i loro prelievi? Perché, assessore, non obblighiamo le grandi industrie a implementare sistemi di riciclo dell’acqua? Non possiamo permettere che le aziende industriali continuano a usare acqua potabile senza limiti. La Regione deve pretendere che tutte le aziende sopra una certa soglia adottino tecnologie di efficienza idrica. Se ai cittadini si chiede di chiudere l’acqua mentre si insaponano sotto la doccia, alle industrie si deve chiedere molto di più.
Come è possibile che in Puglia ci siano migliaia di agricoltori che pagano per un servizio di irrigazione che non ricevono? Com’è possibile che chi lavora la terra debba essere lasciato solo mentre i raccolti si seccano e il bestiame muore di sete? Quando questa Regione smetterà di trattare gli agricoltori come numeri e inizierà a trattarli come il cuore pulsante della nostra economia?
Per questo chiediamo stop ai pagamenti per l’irrigazione fino a quando il servizio non sarà garantito. È inaccettabile far pagare agli agricoltori acqua che non arriva. Fondi immediati per il riuso delle acque reflue.
I Consorzi di bonifica devono essere obbligati ad accelerare l’uso dei reflui depurati. Basta con la logica dei progetti futuri, servono risultati immediati. Ora i reflui affinati devono diventare una priorità assoluta per l’agricoltura pugliese.
Chiaramente, a questo dobbiamo aggiungere anche il taglio dei tempi, perché c’è molta burocrazia, una burocrazia asfissiante, che rallenta tutto. E poi, un’attivazione dei fondi di emergenza per gli agricoltori colpiti: non possiamo aspettare la fine della crisi per intervenire.
Un altro settore che verrà travolto da questa crisi è il turismo: lo vogliamo dire chiaramente che la stagione turistica è a rischio? Se non garantiamo l’acqua, il turismo crolla; e se il turismo crolla, le aziende chiudono; e se le aziende chiudono, perdiamo migliaia di posti di lavoro.
Basta improvvisazione, allora, serve un piano serio sull’emergenza idrica per il turismo, da attuare subito, dalle misure straordinarie, per garantire la continuità, perché non possiamo permettere cali di pressione, o razionamenti nei mesi estivi.
Tra le strutture ricettive che adottano sistemi di risparmio idrico, premiamo chi investe in soluzioni intelligenti. Ma la Regione cosa fa – ho letto il documento approvato in Giunta ieri –? Si limita a parlare di coordinamento e razionamento controllato, mentre gli operatori turistici non hanno nessuna certezza su quello che accadrà nei prossimi mesi. Non possiamo permetterci di sprecare nemmeno una goccia d’acqua.
Oggi, milioni di litri di acqua piovana, e chiudo, Presidente, finiscono direttamente nelle fogne. Questo è uno spreco che non possiamo più tollerare: perché non obblighiamo – lo dico al consigliere delegato – all’installazione di sistemi di raccolta dell’acqua piovana per le abitazioni di nuova costruzione? Basta soluzioni tampone, serve una strategia, una strategia decennale per garantire acqua alla nostra Regione. E facciamo in modo che la Commissione creata sulla crisi idrica diventi un osservatorio regionale permanente sulla gestione dell’acqua. Abbiamo parlato troppo, abbiamo promesso troppo.
Oggi i pugliesi non vogliono più sentire che ci stiamo lavorando. Oggi i pugliesi vogliono risposte, vogliono fatti, vogliono certezze. Non possiamo più aspettare e non possiamo più accettare che ogni estate diventi una roulette russa per agricoltori, per cittadini e per imprese turistiche. Se non interveniamo adesso rischiamo il collasso. E se questa Regione non è in grado di dare risposte, abbia almeno il coraggio di ammetterlo.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Cera.
Ha chiesto di intervenire il Vicepresidente, consigliere De Leonardis.
Speaker : DE LEONARDIS.
Grazie, Presidente e colleghi. Io voglio fare un breve intervento. Non farò un lungo intervento, perché non mi pare il caso.
Parlare di acqua in Puglia è un tema storico, è un tema importante, è un tema che vi è sempre stato. È un fenomeno ciclico e storico, fenomeno ciclico e storico, dovuto all’assenza di pioggia in questo periodo, ma così è sempre stato, che avrebbe dovuto essere affrontato da chi ha governato la Puglia e da chi sta governando la Puglia da vent’anni in maniera diversa. Avrebbe dovuto affrontarlo con la programmazione, avrebbe dovuto affrontarlo con la capacità di prevedere le situazioni e non saremmo dovuti essere qui dopo vent’anni a capire come ci saremmo dovuti muovere.
Io ricordo il primo Governo Vendola a trazione verde (diciamo così) dove i soldi per Piano dei Limiti, collega Tutolo, c’erano, il progetto c’era, fatto dagli ottimi tecnici dei tanto vituperati Consorzi di bonifica in quest’Aula, ma c’era un furore ideologico, caro collega Tutolo, contro le dighe, perché le dighe andavano a rovinare i territori, perché bisognava conservare la margherita di Carlantino o l’uccelletto che stava in quella situazione, e quindi ci sono stati mille problemi e mille difficoltà. Ogni volta si creava una situazione per evitare di portare avanti quest’opera. Naturalmente, quando le risorse sono stanziate, sono pronte e non vengono utilizzate, chi fa l’amministratore si pone delle situazioni, dei problemi. Tu hai fatto, il sindaco, sai. Dice devo comunque guidare il Paese, devo comunque governare. Quindi qual è stata la situazione? C’era stato il problema in Abruzzo, sono stati spostati i soldi sul terremoto e la situazione si è, per quanto riguarda il Piano dei Limiti, arenata.
Poi si è tentato di reinserirla nel CIS di Capitanata, non so se ricordate tutti quanti voi. Parliamo del Governo Conte. Un illustre responsabile, diciamo un illustre esponente, immagino, dei 5 Stelle, Arcuri, all’epoca che era il responsabile di questo CIS di Capitanata, alla domanda che gli hanno fatto, ma perché non inseriamo anche Piano dei Limiti nel CIS Capitanata, ha detto, al contrario di quello che pensiamo io e te sul tema, “sono alcuni decenni, ad esempio, che viene proposta la realizzazione della diga di Piano dei Limiti. Ci sarà pure una ragione per la quale non è stata ancora finanziata. Io un’idea me la sono fatta. Il costo dell’opera non è compatibile con i benefici che porterebbe al territorio”. Questo per capire da chi siamo stati governati in questi in questi anni e la capacità che hanno avuto di visione e di guardare oltre sui fatturati che avrebbe determinato nel mondo agricolo quell’opera, ma veniamo a noi.
Veniamo qua, veniamo in Consiglio regionale, veniamo al nostro Governo. In venti anni… Il Presidente Emiliano si è allontanato. In venti anni che cosa ha fatto il centrosinistra in termini di programmazione per risolvere, assessore, amico Donato, o affrontare il tema dell’acqua? Ho sentito parlare di diga Pappadai, diga… Tutta una serie… Ah, sono iniziati? Sono iniziati dopo vent’anni. Ci sono tutta una serie di dighe e di problematiche che ciclicamente, come la mancanza di acqua, si sono riportate in quest’Aula.
Che cosa abbiamo fatto? Che cosa ha fatto il Governo regionale in questi anni? La programmazione. Sa, si parla sempre di riutilizzo delle acque reflue. È un tema che sento continuamente da anni, anni e anni, senza vedere l’attivazione di questo utilizzo di acque, ma parliamo proprio di decine di anni. I dissalatori. A questo proposito volevo fare una citazione dei dissalatori. Mi è venuta fra le mani una dichiarazione – mi dispiace che non ci sia, non è una questione personale – del 27 gennaio 2010, quindici anni fa, dell’amico, all’epoca assessore ai lavori pubblici, attuale assessore al bilancio, Fabiano Amati, che testualmente diceva “entro il prossimo aprile (2010) l’Acquedotto Pugliese concluderà gli studi di fattibilità per la realizzazione di un impianto di dissalazione a servizio delle Isole Tremiti”, 2010; “il progetto dovrà tener conto di una serie di caratteristiche che permetteranno di realizzare un dissalatore tecnologicamente all’avanguardia che sfrutterà energie rinnovabili e sarà in grado di far fronte sia alle ridotte esigenze del periodo invernale, sia a quelle molto più consistenti del periodo estivo, per un investimento complessivo di circa 5 milioni di euro. L’impianto, che dovrà essere realizzato da Acquedotto Pugliese – e c’è qua il Gotha dell’Acquedotto Pugliese, che saluto e ringrazio della presenza – e del quale non esiste ancora un progetto definitivo, dovrà strutturarsi in moduli che permetteranno di far fronte sia ai due litri al secondo consumati durante l’inverno, sia i 14 litri al secondo del periodo estivo. Sfrutterà una piattaforma già esistente e mai utilizzata in precedenza, e l’energia prodotta attraverso un impianto fotovoltaico che si estenderà su una superficie di 3.000 metri quadrati. L’investimento totale dovrebbe essere, secondo le prime stime, di 5 milioni di euro, e gli oneri di gestione intorno a 1,2 milioni di euro all’anno, con un risparmio di 600.000 euro”.
Non ve la faccio lunga per evitare di infierire. Ma sapete, colleghi, quanto ci costa, quanto costa alle casse della Regione Puglia rifornire l’acqua alle Isole Tremiti ogni anno? Costa 3 milioni di euro di trasporto sulla barchetta dell’acqua che arriva alle Isole Tremiti; 3 milioni per 20 sono 60 milioni di euro. Non so quanti dissalatori si sarebbero potuti fare, quante dighe avremmo potuto procedere a realizzare.
Oggi stiamo discutendo di cosa, in questo Consiglio regionale? Della carenza d’acqua? Delle difficoltà che ci sono? Noi dovremmo discutere, come io voglio fare, delle responsabilità politiche che avete per non aver fatto niente di quello che avreste dovuto fare, questo è il tema! Non si può dire “oggi non piove e non abbiamo l’acqua”. C’è stata una incapacità di governare e di affrontare il tema, di porre rimedio a questo.
Oggi noi qui stiamo dando una pessima dimostrazione di come si governa una Regione, caro assessore Pentassuglia. Vedo che il Presidente Emiliano, che ha la delega ai lavori pubblici, ha ben pensato di allontanarsi dall’Aula. Anche per la sua visione, per la sua volontà di governare anche l’Acquedotto Pugliese. Lei dice: come facciamo a governare l’Acquedotto Pugliese, chi ci mettiamo nel consiglio di amministrazione, assessore Pentassuglia? Ci mettiamo qualche ingegnere? Ci mettiamo qualcuno capace e competente di acqua, qualcheduno che sappia come programmare? No, la qualità principale per far parte del consiglio di amministrazione dell’Acquedotto Pugliese è che dovevi essere consigliere comunale, in passato dovevi essere consigliere comunale, sennò non potevi entrare a far parte del CdA dell’Acquedotto Pugliese. Non voglio fare nomi di persone perché è davvero antipatico. Ma a questo punto la capacità, la volontà, la qualità… Presidente Emiliano, lei non doveva mettere i consiglieri comunali nel CdA dell’Acquedotto Pugliese, doveva mettere degli ingegneri, delle persone che sapevano quello che dovevano fare. E oggi ci troviamo nella situazione che dice il collega Tutolo, vale a dire che dobbiamo ringraziare il Consorzio di bonifica di Capitanata che ha fatto le dighe per l’agricoltura e darà l’acqua potabile ai cittadini pugliesi. Questa è la verità! Altro che carrozzoni i Consorzi di bonifica! Dobbiamo ringraziarli!
Voglio chiudere su questo, perché questa è una brutta pagina di questo Consiglio regionale, caro assessore Pentassuglia. Le responsabilità ci sono e sono enormi, e sono tutte politiche.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, Vicepresidente De Leonardis.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Tutolo, ma in replica a qualcosa? Lei è già intervenuto.
Speaker : TUTOLO.
Volevo intanto capire alla fine di questa discussione cosa ne verrà fuori.
Speaker : PRESIDENTE.
Facciamo intervenire l’assessore, allora.
Speaker : TUTOLO.
Per questo lo sto dicendo. Nel caso, ho presentato una mozione, insieme alla collega Barone, con la quale chiediamo alla Regione di far sentire presso il Governo questo nostro bisogno.
Se mi consente, proprio brevemente, vorrei fare non una replica ma una mia riflessione sull’intervento del collega De Leonardis. Io non sarei assolutamente contrario a un Consiglio per individuare le responsabilità, ma per onestà dobbiamo dire che non ci dobbiamo fermare agli ultimi vent’anni, ma ci dobbiamo portare un po’ più in là, perché oggi ho tirato fuori questa cosa che è del 1984. È una roba praticamente che coinvolge tutti indistintamente, così come tutti i Governi, a prescindere dalle appartenenze politiche, che hanno o che avevano l’obbligo, i Governi nazionali, di pensare a queste infrastrutture epocali, hanno dimenticato dagli anni Ottanta che esiste qualcosa di importante che si chiama programmazione, lungimiranza, opere infrastrutturali fondamentali per lo sviluppo dei territori.
Il PNRR sarà ricordato probabilmente negli anni come il più grosso sperpero di denaro pubblico della storia della Repubblica, perché stanno finanziando opere che non cambieranno nulla, se non le sorti di qualche, magari fortunato, privato, ma non è una eccezione negativa quello che sto dicendo, che si è aggiudicato qualche appalto, ma non sono opere che hanno la visione di cambiare un territorio. Non sono opere che daranno una prospettiva futura a un territorio. Non daranno nulla. Se vi andate a leggere i bandi del PNRR, sono una cosa che grida vendetta. Sono una cosa che non si può guardare.
Dovuto questo a cosa? A un arco temporale troppo breve. Se devi rendicontare delle somme nel 2026, è chiaro che per il nostro sistema è un arco temporale troppo breve per poter fare delle opere importanti. Quindi io sarei stato strafelice di contrarre quel debito, perché non dimentichiamo che quello è un debito che pagheranno i nostri figli, se fosse stato utilizzato per fare delle opere straordinarie, importanti, com’è, noi ne siamo testimoni in provincia di Foggia, quella della diga di Occhito, perché senza quella noi saremmo veramente una provincia abbandonata da ogni probabilmente prospettiva.
Quindi, mettiamo da parte, collega De Leonardis, per oggi, queste visioni di colore. Oggi dobbiamo semplicemente dire a chi ne ha la possibilità di interloquire e al Governo di finanziare delle opere fondamentali per la nostra regione e per la provincia di Foggia. Questo è quello che dobbiamo fare oggi, non addossare responsabilità all’uno piuttosto che all’altro. Poi, si vuole fare? Lo si faccia pure, ma non credo che sia la giornata giusta, perché oggi il senso era quello di rappresentare questo dramma, questo problema che sta vivendo questa provincia, quella provincia, e cercare di andare incontro a soluzioni che negli anni futuri, nei decenni, magari, perché è questo quello che dovrebbe fare la politica, probabilmente, prevedere le soluzioni ai futuri problemi.
Invece, ripeto, ci innamoriamo soltanto della gestione delle emergenze. Se dagli anni 80 in poi abbiamo smesso di fare cose importanti, è perché evidentemente ci si è distratti, ci si è fatti prendere da quella voglia di fare quelle cose che immediatamente puoi spendere in maniera elettorale. Dobbiamo riprendere semplicemente a pensare un po’ più in là di quello che è l’immediato. Quindi, la mozione e lì, non so quello che verrà proposto dal Governo regionale, dall’assessore. L’importante è che questa storia non vada nel dimenticatoio. A me questo preme: che a prescindere da chi governa la Puglia, o il Governo centrale, sono questioni, queste, di cui si parla da troppo tempo. È ora che invece si smetta di parlare e si comincino a fare le cose seriamente, tutto qua. Quella più breve, più veloce, tra virgolette, è la condotta del Liscione, ma non è risolutiva, non mi stancherò mai di ripeterlo. Per il futuro ci vogliono tutte le opere, dalle più grandi alle più piccole.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Adesso, esauriti gli interventi, non ci sono altre richieste di intervento. Assessore, Presidente, ditemi voi chi vuole intervenire?
Interviene l’assessore. Prego.
Speaker : PENTASSUGLIA, assessore all’agricoltura, alle risorse idriche, alla tutela delle acque e all’autorità idraulica.
Grazie, Presidente. Ringrazio i colleghi per aver posto l’attenzione anche oggi nell’Assise del Consiglio regionale sul tema davvero importante, strategico, e, mi permetto di dire, molto, molto serio e delicato per la vita della nostra Regione, non avendo noi acqua e dipendendo dalle diverse regioni che ci circondano per quello che è l’approvvigionamento.
Il Presidente entrerà nel merito del lavoro fatto fino a ieri in Giunta, e del fatto che si sta lavorando non sull’emergenza di oggi, non a caso le delibere di luglio dell’anno scorso in primo piano. Ripercorrerle tutte è complicato, diventa complesso, parlo a una platea di colleghi che per venire in Aula sicuramente ha letto gli atti, si è adoperata a valutare tutto il lavoro che è stato fatto. Il lavoro è sempre poco, è sempre particolare. Si può fare di più, si può fare meglio? Sicuramente, sicuramente con una regia e una condivisione completamente diversa. Poi arriverò alle paratie chiuse e non aperte, o a quelle aperte e chiuse, o al fatto che su 24 milioni di metri cubi dalla Basilicata non abbiamo preso un metro cubo l’anno scorso, pur avendone in dotazione 24 milioni per gli accordi del passato. Quindi, è un tema delicato che va affrontato dalla classe politica, dai partiti, da Bari fino a Roma, e io andrei oltre, perché parlare oggi di una pianificazione, di una programmazione puntuale messa in campo dalla Regione Puglia, c’è una dotazione di 300 milioni in meno di FSC, che abbiamo detto che rimetteremo in una discussione puntuale di risorse che servono, e apprezzo l’onestà intellettuale del Presidente della Commissione speciale nonché collega Romito, che ha puntualmente riportato l’attenzione sulle infrastrutture strategiche, perché quanto hanno fatto in passato i nostri avi è di tutto rispetto relativamente al fatto che il Commissario venerdì, e io non ci sono andato di proposito, perché non mischio mai la presenza tecnica e gli atti di gestione rispetto a quello che è avvenuto sulla Pappadai. Qualcuno prima ha sorriso. La Pappadai, oltre ad aver salvato la vita umana a due finanzieri caduti con l’elicottero, stava lì da anni e noi abbiamo pagato la manutenzione.
Attenzione, collega Perrini. Proprio lei ha detto che i lavori sono partiti e stavo arrivando a questo per dire che la diga sta lì da tanti anni. Ci stiamo adoperando per dare acqua al sistema-Salento, e a parte i due appalti partiti e consegnati il terzo lo abbiamo bloccato perché era monco nella parte strutturale di pianificazione e soprattutto progettuale, perché qui le dobbiamo dire tutte, se ti occupi sei uno che invade il campo, se non ti occupi poi abbiamo pezzi di ragionamento tecnico che non consentono di fare le opere per quello che servono. E il fatto che stiamo lavorando, perché molta parte del ragionamento mi dispiace, perché il tema dell’acqua in Puglia, e ringrazio il collega De Leonardis che ha detto “parlate di carrozzoni, parlate delle dighe e parlate del lavoro che i Consorzi hanno fatto”, poi è normale, se acqua non c’è, le difficoltà di Capitanata sono alla pari delle difficoltà che hanno gli altri quando non si paga il tributo, non si paga a tariffa il costo dell’acqua, perché anche qui sfatiamo il tabù. Non fa niente che stiamo a pochi mesi dal voto. L’acqua si paga a tariffa secondo le zone per vedere l’emungimento e l’attività che viene svolta per emungere l’acqua, per il costo di gestione e il costo che viene… Non è così? No, perché, se non è così, poi, quando venite nella mia stanza, mi dovete dire il contrario. Me lo dovete mettere a verbale, però, la prossima volta. Vi convoco la settimana prossima, così poi vediamo il costo a tariffa. Quanto costa il personale che serve a dare servizio e tutto quello che, a seconda delle zone, è il costo diverso per il tipo di emungimento o il tipo di adduzione dell’acqua, tenuto conto che il tema che si va a sviluppare…
Questo mi dispiace perché il tema di una condivisione tra Acquedotto Pugliese, Consorzi di bonifica, ARIF, Acque del Sud e il coordinamento del distretto meridionale rispetto al tema acqua, che è molto più complesso di come lo abbiamo rappresentato… Serve una puntuale rivisitazione, ma anche un approfondimento e un avvicinarsi al tema in maniera molto, molto circostanziata, puntuale e di merito. Di merito perché ancora una volta viriamo sul tema del tributo, sul tema del canale e quindi delle bonifiche, che pure nell’FSC vi ho già spiegato la volta scorsa… L’ho detto in Commissione, l’ho detto in assestamento, l’ho detto in bilancio. L’ho detto nella riunione del Consiglio regionale monotematico sui Consorzi. Lo dico oggi. È una partita che si sta svolgendo, che impatta rispetto alla gestione del territorio, ma il riuso dell’acqua, visto e considerato che stiamo qui, ha visto richiamare i Comuni nei quali insistono i depuratori ed AQP ha messo a disposizione e metterà entro giugno ulteriori impianti, il cui recapito finale è messo nelle condizioni di far gestire al Comune territorialmente competente, dove sta, e riunioni ne abbiamo fatte nella mia stanza…. Da Foggia a Lecce, c’è chi è più sollecito, meno sollecito, deve approfondire, perché il riuso è in capo al Comune, che deve decidere se darlo a cooperative di agricoltori, se darlo ai Consorzi di bonifica, se farlo fare ad ARIF o ad altra gestione.
Qui non c’è un pacchetto precostituito, perché ogni attività territoriale… Mi auguro e ho sentito dire che c’è acqua e nessuno la mette a disposizione, no, abbiamo impianti che hanno a disposizione l’acqua e che non prendono un metro cubo gli agricoltori o coloro i quali possono lavare le strade, dare acqua agli spazi pubblici, vedete San Pancrazio, così iniziamo a chiamare i problemi per nome e cognome, così una volta per tutte, visto lo streaming, vista la registrazione, visto il lavoro che si fa, che viene sminuito rispetto al fatto che si arriva in Commissione con lavori molto faticosi di riunione con tutti i soggetti interessati, la prossima riunione la farò con Acque del Sud e la farò dopo l’impegno al Ministero con gli altri soggetti, perché abbiamo bisogno davvero di darci una mano, di dar manforte a chi sta pianificando e programmando interventi che sono fatti da soggetti diversi che insistono magari sullo stesso distretto, questo per avere una capacità di risolvere le questioni, sapendo che il tema non è solo il Molise, non è solo la Campania, non è solo la Basilicata, è un tema molto più importante e largo, che ancora una volta ritorna sulla delibera di ieri, che è quello che vi ho detto, perché io sono consequenziale. Gli operai di ARIF non faranno lavori… Collega Pagliaro, siccome me l’aveva chiesto, chiedo scusa. Io provo a rispondere puntualmente, anche se il collega mi ha regalato il libro, quindi lei pensava che io non stessi ascoltando, invece ho segnato tutto. Dicevo, gli operai di ARIF faranno il loro lavoro alla pari di quelli del Consorzio di Bonifica. Nessuno farà il lavoro dell’altro, nessuno darà giornate all’altro. La convenzione di ieri mira, invece, a utilizzare meglio le risorse pubbliche con le quali abbiamo comprato i mezzi di ARIF, che potranno essere utilizzati da quelli del Consorzio, e viceversa, come l’attività di collaborazione. E ringrazio Acquedotto Pugliese perché le competenze e il know-how per fare reti di distribuzione e attività, sulle quali c’è un approfondimento, perché noi nella legge regionale abbiamo detto che gli Acquedotti rurali vengono trasferiti ad Acquedotto Pugliese. Siccome il trasferimento non si fa come per una penna che si sposta da una scrivania all’altra, vanno fatti degli atti per prendere in gestione e in carico quelle reti, per quella consistenza in un determinato territorio, vanno fatti tutti gli atti propedeutici alla gestione di quel tronco, anche per le attività che devono essere fatte, perché noi abbiamo preso delle risorse per rifunzionalizzare le reti. Vi confermo che oggi sono stati convocati i sindacati per ARIF e quelli dei Consorzi stanno recuperando gli atti per lo sbilanciamento pari a 8 milioni. Lo abbiamo detto: fino a quando gli atti non vengono trasferiti ufficialmente – gli atti sono le reti, con gli atti iscritti – la gestione, poiché noi non faremo aspettare gli agricoltori, sarà governata dal Commissario, quindi dal Consorzio di bonifica. Ci vorranno un mese, due mesi, tre mesi: io devo continuare a dare attività alle aziende agricole.
Gli atti endoprocedimentali non sono in capo all’assessore, men che meno al Consiglio regionale, quindi, fatevene una ragione: quando gli atti saranno pronti, è la gestione del procedimento, sul quale attenzioneremo in Commissione, come in Aula, per quello che è il nostro potere di controllo, perché oltre all’indirizzo abbiamo il controllo, ricordiamoci di essere legislatori, non comandanti di vaporetti che pensano di spostare il barchino da una parte all’altra, con una facilità che non c’è.
Lo diciamo in maniera molto chiaro: come ci siamo impegnati a dare attività alle imprese agricole, sapendo che stiamo lavorando alla rifunzionalizzazione. È tardi? Sono arrivate solo adesso le risorse? Le risorse sono importanti. Oggi sono arrivate. Grazie al fondo di sviluppo e coesione stiamo lavorando, e quel fondo di rotazione per il quale ci siamo determinati in Consiglio regionale, è stata un’operazione storica, mi permetto di dire, perché non era stato mai fatto, c’era solo quello per i Comuni, e non quello per il Consorzio, che va aperto a tutti gli altri, perché il tema è guardare da Foggia a Lecce nella stessa direzione, non perché hanno le dighe, perché quando non piove, il problema ce l’hanno tutti. E quando abbiamo acque che si buttano a mare, come quella del Tara o di altre sorgenti su cui facciamo finta di sorvolare, quella è acqua che se ne va al mare, che non utilizza nessuno e diventa un problema serissimo.
Quanto al tema della Basilicata, collega, è successo. Abbiamo interloquito, sono intervenuti tutti: il livello politico, quello ministeriale e anche l’Autorità di Distretto, perché il franamento della condotta non ha consentito dal San Giuliano di portare acqua verso la Puglia: sono 24 milioni di metri cubi.
Nella relazione vedete che i lavori sono in itinere. Non sono in capo a noi, ma li stiamo seguendo, perché onestamente noi dobbiamo guardare alla pianificazione e alla programmazione, condividere tutti le scelte strategiche, e su questo siamo aperti a ogni dialogo, anche alla partecipazione dei Capigruppo e di chi vuole partecipare agli incontri che facciamo in Assessorato. Come sapete, non c’è nessuna preclusione, ma tornare oggi con questo tema a dire stop ai pagamenti, stop alle cartelle, stop al tributo, non pagate acqua e rinviate, come ho sentito dire, onestamente mi vede prendere le distanze.
Approfondire la questione invece del documento perché, come abbiamo fatto la volta scorsa, non era consegnato negli otto giorni. Diamo tempo a tutte le forze politiche oggi di leggere la mozione, di approfondirla e il 1° aprile, al prossimo Consiglio regionale, sperando che tutti tengano e mantengano i numeri… Perché il tema vero è votare tutti insieme o emendare la mozione affinché l’impegno a chiunque, a partire da me, così non sottovaluto nessuno, sia un impegno preso in un’Assise come quella del Consiglio regionale, che risponde non solo ai pugliesi… La Puglia, gestendo questa emergenza e in maniera parsimoniosa la risorsa acqua, gestisce rapporti con il mondo perché siamo inclusivi, siamo una regione turisticamente ricettiva e anche la valutazione che stiamo facendo in questi mesi, con un grande lavoro di coordinamento di Acquedotto e non solo… Mi permetto di dire di tante persone che stanno collaborando a creare le condizioni perché la gestione puntuale, corretta, parsimoniosa della risorsa non passi sotto tono o non venga sottovalutata da alcuno. Il tema è serio e non possiamo dare manco la impressione di vivere alla giornata, sapendo che dobbiamo programmare una stagione estiva in termini turistico-ricettivi. Ne abbiamo parlato stamattina con il collega Lopane. Altrimenti anche gli sforzi che stiamo provando a mettere in campo, noi proveremo a evitare tutto ciò.
Sul conflitto di interessi non parlo più perché ci sono le relazioni degli uffici, ci sono atti pubblici. Come tutti gli atti possono essere verificati e impugnati. Non è un lavoro che sta a me, però onestamente questa storia per me finisce qua. Non la riprendo più, perché il commissario Ferraro sta lavorando su indirizzo politico. Sta velocizzando le procedure per quello che è dato, la situazione. Spero che arrivi entro fine mese quel personale che lo aiuti a corroborare l’azione del Consorzio Centro Sud in un concerto di azioni, di idee e anche di know-how che, per esempio, Capitanata può mettere a disposizione per la esperienza e anche la grande professionalità che in quel Consorzio, ma nei Consorzi ancora c’è. Con questo – altro che carrozzoni! – si dà la possibilità di lavorare insieme e di trovare le ragioni per far avanzare la Puglia dal punto di vista tecnico e dal punto di vista procedimentale per quella che è l’attività che serve mettere in atto.
Per il resto, Consorzi e ARIF collaboreranno al tavolo ministeriale. Il Ministero lo ha riconosciuto, senza che nessuno l’abbia chiesto, perché la correttezza istituzionale e il garbo stanno nel fatto di dire i problemi dove stanno e come vengono affrontati. Il Ministero ha detto che la Puglia, a differenza anche di alcune Regioni del nord, testuali parole del Commissario, anche verbalizzate, quindi mi permetto di riportarle qui, ha fatto un grande lavoro, anche motivo e riferimento per molte pratiche, quelle di Acquedotto Pugliese sono molto mutuate in Italia come in Europa. Mi permetto di segnalarlo perché non è che risolviamo il problema della carenza dell’acqua negli invasi, il tema è che c’è quella conoscenza, quella esperienza e quel know-how di fare, come abbiamo avuto nei decenni precedenti alcuni momenti di crisi e, quindi, di mancanza di acqua, oggi la dobbiamo gestire con le conoscenze che abbiamo e velocizzando le procedure rispetto, a chi ne ha titolarità, a fare quelle opere infrastrutturali che partano dall’eliminare le perdite il più possibile, siano esse di ARIF, di Consorzio o di Acquedotto (così non offendiamo nessuno), fare quelle opere infrastrutturali di sistema e recuperare – questa è l’azione su cui stiamo coordinando il lavoro – tutte quelle infrastrutture abbandonate, che sono una vergogna, perché possono dare acqua per caduta, perché se avessimo velocizzato il riuso, perché in passato solo io e il collega Amati, che adesso è andato via, abbiamo lamentato che l’Ilva prendeva acqua che serviva alle persone per bere per raffreddare gli impianti. Eravamo solo in due a lamentarci. Nessuno ha parlato. Nell’AIA c’è. Quell’impianto non è stato fatto da parte di Ilva. Quindi, ci sono alcune questioni molto più grande di noi che vanno seguite politicamente, perché oggi bisogna essere anche lo spartiacque tra una visione che dice “tanto l’acqua c’è”, perché noi purtroppo – questa è una storia che si ripete – parliamo di una emergenza quando c’è l’emergenza. Il tema di pianificare, programmare e guardare al futuro, anche con previsioni che in Commissione sono state presentate con dati veramente molto particolari, fatte da società serie, finanche il lavoro della NASA, quindi non lavoro di poco conto, ma lavoro che deve essere valutato in proposte tecniche da chi ha le competenze, dalla politica, perché la politica assuma le decisioni.
Io penso che il lavoro che abbiamo fatto negli ultimi tre anni insieme darà i suoi frutti e potrà mettere in campo una dinamica completamente diversa, dove ognuno giocherà la sua parte e farà il suo ruolo senza parlare tornando indietro ma guardando avanti.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Presidente, non so se voleva intervenire.
Collega Di Bari, se vuole intervenire adesso lei… Come preferisce.
Speaker : EMILIANO, Presidente della Giunta regionale.
Preferisco parlare alla fine, dopo aver ascoltato tutti.
Speaker : PRESIDENTE.
Prego, collega Di Bari.
Speaker : DI BARI.
Grazie.
Chiedo scusa, Presidente, siccome l’assessore mi aveva detto che mi avrebbe risposto sulle paratie, o mi è sfuggita la risposta… Della Basilicata, per quanto riguarda il rispetto degli accordi: forse mi è sfuggita la risposta, chiedo scusa, assessore.
Mi scusi, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Prego, assessore Pentassuglia.
Speaker : PENTASSUGLIA, assessore all’agricoltura, alle risorse idriche, alla tutela delle acque e all’autorità idraulica.
Le ho risposto che abbiamo aperto una discussione con la Basilicata, soprattutto con il Consorzio che gestisce quella partita della San Giuliano, rispetto alle paratie che i nostri operai hanno verificato. Abbiamo segnalato a tutti gli organi competenti, abbiamo un rapporto di collaborazione, abbiamo anche recuperato un rapporto, che veniva da anni… Molti di noi arrivano in un momento storico, ma c’è un pregresso che gli viene addebitato. Io onestamente posso rispondere da quando ci sono io. C’è continuità amministrativa negli atti, per carità, ma in quegli atti era previsto che nell’accordo noi prendevamo il 50 per cento dell’acqua. Noi l’anno scorso non abbiamo preso un metro cubo, non 24 milioni di metri, non un solo metro cubo per il franamento della galleria, per il problema delle paratie che sono state chiuse, perché c’era un’emergenza oggettiva in Basilicata.
Il ragionamento però è rivedere le questioni, perché poi quando si fanno gli avvisi, i Consorzi lavorano con gli agricoltori, perché anche questa cosa non è stata osservata. Mi permetto, prendo solo un attimo per dire che è inutile mettere colture che hanno bisogno di tanta acqua, quando acqua non ce n’è. C’è un tema di riorganizzare l’azienda, è un tema delicato, che impatta sull’agricoltore. Non a caso, noi a luglio scorso abbiamo fatto una delibera rispetto al tema dei danni, alla mancanza di acqua, alle cause di forza maggiore. C’è tutto un procedimento che abbiamo sviluppato, mica solo la delibera dei danni da siccità. Siamo stati a fare una delibera prima, alla pari della Sicilia, che ha avuto un altro tipo di emergenza, ma questo perché si dia la possibilità ai territori, ai Consorzi di creare le condizioni dello sviluppo dell’attività agricola, ma di sapere oggi che, a situazione data, non c’è la stessa capacità di erogazione di acqua, per i quantitativi, in una situazione diversa all’interno degli invasi.
Questa è la questione che va attenzionata e che stiamo attenzionando, perché prima ho interagito con le società agricole, accompagnate dalle organizzazioni agricole. Ecco perché la settimana prossima convocherò su questo tema i Consorzi, ARIF, Acquedotto ed anche Acque del Sud. Il tema è così delicato che nessuno può assumere un impegno per conto di altri. C’è bisogno di responsabilizzazione, ognuno per il suo pezzo, sapendo però l’altro che fa. Altrimenti, come il 16 agosto dell’anno scorso, i poveri gestori della Capitanata, tartassati dal prefetto della BAT, perché aveva la pressione degli agricoltori…. La dottoressa Portincasa per la sua parte, io per la parte mia, ma ognuno si muoveva in aiuto con gli altri. Quindi non poteva assumere decisioni. Poi l’Autorità di distretto, per tutta quella che è l’attività che ha prodotto in termini di sforzo insieme agli altri soggetti.
Quindi davvero si muove un mondo molto, molto particolare e di relazioni, che sono diverse perché non è un unico soggetto a gestire questa partita, che è davvero molto, molto complessa, oltre che delicata.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. Collega Cera, prego.
Speaker : CERA.
Grazie, Presidente. Intervengo chiaramente prima del Presidente Emiliano, perché credo che il Presidente voglia chiudere poi la discussione. Intervengo anche rispetto al discorso che ha fatto prima l’assessore Pentassuglia sui Consorzi di bonifica e sul problema dell’acqua agli agricoltori, all’agricoltura, che viene, anzi non viene erogata e gli agricoltori sono costretti comunque a pagare i Consorzi di bonifica, ad esempio. Mi aspettavo… Probabilmente la risposta me la darà il Presidente della Regione. Mi aspettavo per esempio una risposta sulle grandi industrie o, meglio, l’ho detto prima, nel mio primo intervento. Industrie come l’Ilva, ad esempio, di Taranto. È stato fatto un piano di razionalizzazione dell’acqua? Perché comunque sono aziende, industrie grandi che prendono acqua potabile dal nostro bacino regionale. La risposta dell’assessore all’agricoltura, che nega, che nega la sospensione dei pagamenti agli agricoltori, per me, assessore, lo dico, è inaccettabile e dimostra ancora una volta quanto la politica sia lontana, la politica regionale sia lontana dalla realtà che vivono ogni giorno le aziende agricole pugliesi. Gli agricoltori, caro assessore, che non ricevono acqua, ma continuano a pagare le bollette. Campi secchi, raccolti a rischio, bestiame senza acqua e la Regione cosa fa? Difende il diritto di riscuotere piuttosto che il diritto di irrigare.
Lo dico chiaramente. Chiedere agli agricoltori di pagare un servizio che non ricevono è una vergogna. L’assessore dice no alla sospensione, ma non dice però, assessore, come intende aiutare gli agricoltori. Non ha parlato di rimborsi per chi ha già pagato senza ricevere l’acqua. Non ha proposto un meccanismo di compensazione per le aziende agricole danneggiate e non ha spiegato come intende accelerare il riuso delle acque reflue. Lo abbiamo visto. L’ho visto nell’atto che è stato approvato ieri in Giunta. Si parla sommariamente dell’utilizzo dell’acque reflue, ma non si rende un obbligo per i Consorzi di utilizzare le acque reflue.
Allora io chiedo perché i pagamenti? Perché difendere i pagamenti e non difendere chi produce? Perché si continua a chiedere soldi agli agricoltori senza dare certezze sui tempi di intervento? Perché, assessore, non si vogliono assumere responsabilità su un sistema che sta penalizzando chi lavora? Se l’acqua non c’è, il pagamento non deve esserci. Gli agricoltori non sono il bancomat da cui la Regione può prelevare fondi senza garantire un servizio. Se non c’è acqua per irrigare, non c’è motivo! Capogruppo Campo, può parlare dopo. Mi faccia terminare, ognuno ha il proprio…
Speaker : PRESIDENTE.
Non interrompiamo.
Speaker : CERA.
Ognuno ha il proprio parere. Poi può intervenire e può dire la sua come vuole.
La bellezza di questa Assise è che ognuno ha il proprio ruolo, c’è l’opposizione e c’è una maggioranza. Oggi voi dovete dare conto delle vostre azioni e dovete dire agli agricoltori pugliesi perché non ricevono un servizio e continuano a pagare.
Tra un po’ ci sarà la campagna del grano, la campagna del pomodoro, la campagna di tutto, senza acqua: da dove prenderanno l’acqua? Ma intanto, continuano a pagare: non è campagna elettorale, è la realtà, perché diversamente da voi, io continuo a dialogare con il territorio, perché la politica la faccio pancia a terra, dialogando con le persone. E gli agricoltori io li incontro sistematicamente; e quando mi vengono a dire “noi stiamo pagando senza ricevere l’acqua”, per me è una grande insoddisfazione.… Ma perché sì?
Non accetto, e termino, che si continui a far pagare, l’ho detto prima, a chi non riceve servizi. O si cambia rotta, lo dico anche al Presidente Emiliano; o si ammetta il fallimento di questa gestione. Assessore, non può dire che lei ha ricevuto la gestione dell’acqua o dell’agricoltura ora. Il centrosinistra in Puglia governa da ben vent’anni. E di azioni da mettere a terra per difendere il comparto agricolo e per non ricorrere sempre alla crisi idrica di ogni anno, avevate tempo per farlo.
Speaker : PRESIDENTE.
Prego, assessore Pentassuglia.
Speaker : PENTASSUGLIA, assessore all’agricoltura, alle risorse idriche, alla tutela delle acque e all’autorità idraulica.
Collega Cera, volevo mantenere un contegno e un rapporto istituzionalmente corretto, ma è inutile dire qui i passi avanti che ha fatto la Puglia negli ultimi vent’anni. Io sono il consigliere più anziano, e le posso dire qualche cosa. Però, siccome vedo che sta arrivando la campagna elettorale e molti di noi si stanno occupando di importanti questioni come quella dell’agricoltura, iniziamo a vedere che le aziende agricole hanno un tema: la condizionalità. Le aziende agricole fanno un contratto con i Consorzi rispetto all’acqua, che devono prendere. Poi, se c’è un costo energetico, arriva anche un’aggiunta, e stiamo lavorando come Consiglio regionale per vedere in de minimis come aiutare le imprese, perché non era stato fatto. Noi abbiamo fatto in questa legislatura tre procedimenti sul de minimis ‒ non so se qualcuno si può cimentare nell’affrontare che cos’è un de minimis, solo come procedura ‒ per dare aiuto agli agricoltori che hanno speso l’anno scorso tutto il PSR, con un plafond di 42 milioni in più, hanno presentato 29 progetti da 298 milioni, perché per la prima volta partecipano a PIA e MiniPIA con il Codice Ateco Agricoltura. Il tema infrastrutturale di quello che ho trovato abbandonato da oltre vent’anni adesso o il tema, che qualcuno ha detto, della sospensione... Lei oggi ha riparlato di sospendere i pagamenti. Bene. Il 1° aprile avete un’opportunità: potete votare la sospensione, che io non farò, perché io alla Corte dei conti non vado. L’ho detto per quattro anni e tre mesi, ve lo ridico oggi. Le leggi vanno rispettate, non dall’opposizione o dalla maggioranza, vanno rispettate da cittadini attivi, che non parlano “a vuoto a perdere”, che rispettino le norme, sull’atteggiamento di essere puntuali e rispettosi del fatto che il tributo è dato da una storia, il costo dell’acqua è dato da un’altra storia, che prego di approfondire. Si fanno i contratti. Se c’è un vulnus che il costo energetico ha impattato su un Consorzio e poi ti chiede una differenza, ci ragioniamo.
Come ho detto prima, c’è una norma che impone il costo, che va sviscerato. Mi auguro che nell’emendamento voi mettiate di fare questa puntuale verifica, e poi vedrete che cosa verrà fuori, poi vedrete che cosa impatterà sulla condizionalità. Vi prego, prima di parlare di questi temi, attenzione alle ricadute per le imprese agricole, se davvero le dobbiamo aiutare.
State instradando un percorso che qualche problema lo dà alle aziende agricole. Mi fermo. Siccome è in streaming, qualcuno mi chiederà che cosa volevo dire e lo dovrò spiegare con atti alla mano. Il tema vero è non perdere acqua, farla pagare a un prezzo equo, ma tutto questo sta in una gestione che non veda perdite dell’82 per cento o del 60 per cento, ma nemmeno del 40, perché possono anche ripascere la falda indirettamente, ma serve che l’acqua arrivi a destinazione. Questo fatto che i Consorzi diano l’acqua del riuso dei depuratori, il depuratore non è in capo al Consorzio, è il Comune nel quale insiste il recapito finale che deve decidere l’acqua dove la deve mandare, e quindi fa l’accordo con la cooperativa di agricoltori, come sta in provincia di Bari, c’è già qualche esperienza, fa l’accordo con ARIF, fa l’accordo con i Consorzi. Il problema non è dato da noi. Non abbiamo instradato un procedimento di obbligatorietà. Serve utilizzarlo. Avete parlato di Forcatella, l’impianto più all’avanguardia, che quando va bene utilizza il 42 per cento di acqua, e sto lavorando per farla miscelare perché c’è acqua che è buona per alcune colture e non per tutte. Se proprio volete sapere quanto entriamo nel merito dal Gargano fino al Salento per quella riunione iniziata alle nove di mattina nella mia stanza e finita alle sette meno dieci la sera. E qui vedo qualche ingegnere che purtroppo ho tenuto nella mia stanza con un solo caffè, e mi scuso.
Al netto di questo, quindi, non è l’assessore che si incaponisce, perché la sospensione – lo ripeto per l’ennesima volta – è non pagare oggi per pagare domani. Allora, se le cose le dobbiamo dire a cinque mesi dal voto, io confermo che nei quattro anni e tre mesi precedenti non c’è sospensione. Poi decidete come Consiglio regionale, che è sovrano, di fare la mozione, che dica qualche cosa che io poi possa utilizzare compiutamente, non che la mozione dà mandato all’assessore di dire a un dirigente “fai questa cosa” e il dirigente, siccome risponde alla Corte dei conti, mi dice “senti, sai che devi fare, vedi se te ne vai tu e la mozione”. Lo dico in maniera molto chiara, netta e inequivoca, per piacere. La serietà dei ruoli porta anche, a volte, ad alzare il tono, e mi scuso, ma per essere corretti, coerenti e leali, nel solco della norma.
Interpretazione sbagliata? Portatemi gli argomenti perché io e la mia struttura, che mi supporta ma mi sopporta parecchio perché sono petulante e anche tediante, perché proviamo a fare la nostra attività ogni santo giorno, possiamo cambiare orientamento. Non avversiamo nessuno. Anzi, veniamo incontro a ogni tipo di situazione, tenuto conto che abbiamo tirato una linea, e di questo vi ringrazio per la fiducia data, perché almeno si è rotto il fronte di chi parlava di carrozzoni inutili. Ora vedo che c’è un sentiment diverso, perché chi sa chi lavora almeno ha rispetto del lavoro degli altri. Poi possiamo modificare, migliorare, fare tutto quello che volete, però su questi argomenti la parola dell’assessore è stata la stessa dal primo giorno dell’insediamento, quindi, da dicembre 2020, a marzo 2025. Io non cambio, se non c’è una norma che mi consente di fare altro.
Sulla scorta di tutto questo, confermo la disponibilità a lavorare, senza problemi, senza guardare alle elezioni, perché guardiamo alla vita e all’economia. Grazie agli agricoltori, ancora una volta, la relazione della Bocconi, l’abbiamo richiamata stamattina col collega, la professoressa Garibaldi, che utilizzerò nel fine settimana a Olio Capitale a Trieste e poi a Verona, grazie agli agricoltori, al paesaggio agricolo e alle produzioni di qualità, la Puglia fa numeri sul turismo. Che non è solo centro storico, che non è solo mare. È grazie a quei depuratori che l’acqua è pulita, che il mare è pulito, ce lo ricordano gli altri, ma ricordiamocelo noi, sappiamolo dire noi e sappiamo anche comunicare che stiamo gestendo una fase delicata, e spero che il Signore ci aiuti, perché chi come me ci crede, le preghiere le fa. Al netto di questo, che ci arrivi acqua e ci sia acqua da governare la regione, perché i flussi turistico-ricettivi e le prenotazioni rimangano e siano sempre di più. Abbiamo fatto un investimento in questi anni per cambiarla, la Puglia, dalle produzioni al territorio, dalla qualità della vita all’inclusione.
Poi, una Regione complessa e grande come la nostra, ha anche il tema di interagire con sette, otto soggetti diversi, che concorrono tutti alla questione acqua, direttamente o indirettamente, e vanno portati a questa soluzione.
Io mi auguro di vedere in Commissione la presenza vostra e quella di ANCI, per vedere Comune, per Comune, con l’elenco fornito da Acquedotto Pugliese degli impianti di depurazione, per dare questa opportunità.
La nostra struttura sta preparando un ulteriore bando. Intanto, capiamo se in questo mese chi aveva i soldi li ha utilizzati tutti. Poi, vediamo l’altro bando per dare l’opportunità di fare la rete di distribuzione, che non sia però, come in passato, visto che tutti richiamano il passato, chiamando alla responsabilità tutti, perché molti hanno avuto i soldi, hanno abbandonato le infrastrutture, sono state vandalizzate, quindi abbiamo speso soldi senza poter dare un litro d’acqua. Di questo mi scuso con gli agricoltori, anche se non è colpa nostra: forse una culpa in vigilando, perché qualcuno deve andare a controllare che i lavori si facciano e che siano utilizzabili da chi la notte si alza per irrigare, o la notte si alza per vedere il tempo e fare la fertirrigazione che serve per fare quelle produzioni di qualità.
Ma non pensate che l’assessore, solo perché viene da una contrada di Martina, dove non prendono i telefonini, non sappia di che cosa si stia parlando o che stia lontano dalle aziende agricole. Anch’io il sabato e la domenica mi permetto di girare per aziende agricole per tenere non solo l’occhio a terra, ma gli occhi sui problemi.
Per questo, vi ringrazio per la collaborazione data fino ad oggi.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, assessore Pentassuglia.
Il consigliere Romito ha chiesto di fare un intervento dopo quello fatto come Presidente della Commissione. Prego.
Speaker : ROMITO.
Presidente, sarò davvero rapido. In questa occasione questo Consiglio regionale ha avuto il merito di accendere ancora una volta i fari dell’attenzione pubblica e del dibattito pubblico, oltre che di quello politico, rispetto al tema che stiamo affrontando ormai da qualche ora.
Abbiamo fatto tutti quanti interventi prettamente politici: chi ha parlato a livello più complessivo e generale del tema dell’acqua e chi si è focalizzato su aspetti più incisivi da un punto di vista territoriale. Lo hanno fatto i colleghi Scalera, Cera e Tutolo e gran parte dei colleghi consiglieri regionali che mi hanno preceduto.
Presidente, colgo l’occasione di questo Consiglio regionale, in cui finalmente siamo riusciti a chiedere attenzione per le nostre imprese agricole e per i nostri territori, per affrontare un tema. Noi abbiamo parlato di infrastrutture, della necessità di inaugurare nuove infrastrutture e della necessità di dotare i nostri territori, le nostre comunità di impianti che possano mettere nelle condizioni la Puglia di mitigare il gravissimo rischio che noi stiamo correndo in ordine alla scarsità di risorsa idrica.
Tutto questo preambolo per dire che molto spesso alcune soluzioni già esistono sui territori, però non sempre chi è chiamato a prendere delle decisioni, il decisore politico o quello tecnico sono in grado di affrontare con senso pratico ‒ lo stesso di cui ho parlato nel mio precedente intervento ‒ dei temi che le comunità ci sottopongono. Le comunità.
Rispetto a questo, vorrei ringraziare una delegazione che è venuta oggi, tra le altre che sono qui in Consiglio regionale e che abbiamo già avuto modo di salutare, una delegazione del Comune di Gioia del Colle, composta dall’assessore Vito Etna, dall’assessora Francesca Pugliese, dal consigliere Giuseppe Petrera. Gioia del Colle, un territorio straordinariamente importante per la provincia di Bari e per tutta la zona che ha quale epicentro Gioia del Colle, ma che comprende molti Comuni che oggi, sia da un punto di vista agricolo che da un punto di vista economico, sono straordinariamente importanti per la nostra regione e per la nostra comunità, l’Amministrazione comunale di Gioia del Colle, come fanno e come devono fare i buoni padri di famiglia, si è fatta parte diligente per risolvere un problema che prende avvio dal lontano 1984. Io sono nato nel 1988, quindi esattamente quattro anni dopo che prendessero avvio i lavori per la realizzazione di due vasche per l’accumulo di acque bianche nel territorio di Gioia, lavori cominciati nel 1984 e terminati nel 1987 – utilizzo sempre me come benchmark così non si offende nessuno, sono sempre nato nel 1988 – quindi stiamo parlando di trentasette anni fa, abbiamo oggi nel territorio di Gioia del Colle due vasche già realizzate che potrebbero raccogliere acqua bianca e dare una grandissima mano all’agricoltura di quel territorio e che per problemi evidentemente burocratici, sempre legati ai collaudi e alla messa in funzione delle opere pubbliche, che pure sono state realizzate, ancora non sono in esercizio. Parliamo di opere terminate nel 1987.
Mi consta, Presidente, che l’Amministrazione di Gioia del Colle diligentemente, come ho detto prima, come fanno i buoni padri di famiglia, abbia scritto al Commissario Ferraro per metterlo al corrente di questa vicenda che si trascina da trentasette anni. So, assessore, che anche lei se ne è occupato, tant’è vero che ha indirizzato in maniera assai generosa da un punto di vista della collaborazione istituzionale la stessa Amministrazione a parlare con gli amministratori. Però, al netto delle segnalazioni, al netto delle PEC, al netto delle cose che noi diciamo in quest’Aula, mi spiegate per quale ragione un territorio come quello di Gioia del Colle deve essere orfano di una infrastruttura pagata con soldi pubblici, iniziata nel 1984, terminata nel 1987, senza che qualcuno si prenda la responsabilità di andare lì e vedere qual è il problema per cui un’infrastruttura già realizzata, che potrebbe dare grande ossigeno o, meglio, grande acqua a quei territori, ancora oggi non viene collaudata?
Vi preannuncio che questa settimana, e la invito, assessore, a fare la stessa cosa insieme a me, io sarò sul territorio, sarò a Gioia del Colle per prendere visione di queste infrastrutture e comprendere per quale motivo dal 1984, inizio dei lavori, al 1987, ultimazione dei lavori e successive integrazioni, ancora oggi noi non abbiamo in funzione quei due impianti. È una follia!
Noi parliamo di grandi opere avveniristiche, di cose straordinarie che sono state fatte centoventi anni fa grazie a 22.000 operai che hanno cambiato la storia di questa regione e non siamo in grado di mettere a punto due vasche di contenimento.
Io credo che sia davvero qualcosa di inaccettabile. Assessore, ho utilizzato questo tempo perché oltre ai grandi sistemi, ai massimi sistemi di cui ci dobbiamo occupare, perché siamo un’Assemblea regionale, un’Assemblea legislativa, non siamo, come si dice a Bari, la “cantina di Cianna Cianne”, mi piacerebbe occuparmi, e dare l’opportunità al Consiglio regionale di occuparsi anche di questioni pratiche, che potrebbero essere risolte in pochissimo tempo, se solo l’apparato pubblico facesse quello che deve fare, per dare risposte concrete ai nostri territori.
Assessore, avevo fatto un intervento più istituzionale, da Presidente della Commissione di controllo. Quest’ultimo intervento, invece, lo rivendico in qualità di consigliere regionale, rappresentante di un territorio che reclama attenzione oggi, indipendentemente dalle campagne elettorali, perché noi non siamo soliti farle sulla pelle dei cittadini.
Peraltro, non avendo capacità né gestoria né assessorile, banalmente, non potremmo farlo. Possiamo, però – e dobbiamo – sollevare i problemi che meritoriamente il territorio ci solleva.
Io ringrazio la delegazione del Comune di Gioia del Colle per averci dato l’opportunità di parlare di questioni pratiche, tecniche e concrete, che se affrontate e risolte potrebbero migliorare la vita dei nostri territori. Preannuncio, come ho già fatto prima, Presidente, fin da adesso, che in questa settimana io farò un sopralluogo in questi impianti, chiederò alla presenza anche del Commissario del Consorzio per risolvere entro la fine di questa legislatura un problema che si trascina dal 1987.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Ha chiesto di intervenire il Presidente Perrini. Prego.
Speaker : TUTOLO.
Grazie. Sarò breve perché sono quattro ore che ascolto, e sinceramente ancora non ho capito cosa dobbiamo fare.
Mi è arrivata nelle mani, adesso, la mozione del collega Tutolo, che può andare bene fino a un certo punto, anche perché io sono abituato… Purtroppo, quando si arriva a tre, quattro mesi dalla campagna elettorale, la cosa più brutta in tutti gli ambienti, ho notato che dappertutto chi non si era occupato di sanità, ora si occupa di sanità, chi non si è occupato mai di agricoltura, si occupa di agricoltura… Io arrivo in questo momento, sparisco dagli ospedali, perché lotto tutti i giorni, da quando divento consigliere regionale.
Devo dire quello che penso perché lo tocco con mano. Da un paio di anni, nei Consorzi di bonifica di Stornara e Tara io sto vedendo che stanno iniziando a fare i lavori. Quando c’è da dire qualcosa di positivo, parlo del mio territorio, quello di Taranto, tra Taranto, Fragagnano e San Giorgio, alcune settimane fa sono iniziati i lavori del Pappadai. Lo devo dire. Non vi posso nascondere, sempre a fare un’opposizione distruttiva, perché ci sono delle cose che bisogna dire.
In questo momento si parla di Foggia. Taranto non è diversa da Foggia o da Lecce. In questo momento c’è una mancanza di acqua dappertutto, Antonio. Io so come andrà a finire.
A proposito di finire, come al solito rimaniamo sempre una decina. Se oggi dovevamo votare questa mozione... Siamo sempre i soliti noti seduti qua. Anche se è un argomento di Foggia, io sto qua. È chiaro? Si parla soprattutto di Foggia. Però dobbiamo essere costruttivi. Io ho letto fino a un certo punto. Alla fine si legge: “Intercedere con il Governo nazionale” perché tutte le cose va a finire... Come io sono propositivo a dire le cose come stanno, da parte vostra... È da due anni che c’è il Governo Meloni. Anzi, mi dispiace che non sia attaccato Fitto. Di regola la colpa va a finire sempre a Fitto.
Dobbiamo cercare veramente di collaborare. Se dobbiamo fare le campagne elettorali, su questa partita non mi portate. La gente non è fessa: sa chi ha lavorato per cinque anni e chi lavora gli ultimi tre mesi. Noi, invece, dobbiamo portare a casa il risultato. Il risultato qual è? Il solito. Non stanno altre cose. In questa mozione chiedi, giustamente, di intercedere con il Governo nazionale affinché si provveda a investire nella realizzazione e nel potenziamento delle infrastrutture idriche già presenti sul territorio e si finanzino i progetti sopraccitati. Perfetto. La palla da qua finisce a Roma. Fino a quando arriviamo a Roma e risolviamo questo problema, noi il problema lo risolviamo fra quattro, cinque o sei anni.
Sono arrivati i soldi. Questo secondo rigo sostituiamolo cosi: proporre al Governo di poter rimodulare l’accordo Puglia FSC, date le riforme politiche di coesione del 2024, che ha previsto che gli interventi idrici rivestono carattere prioritariamente nell’allocazione delle risorse. Noi abbiamo i soldi. Seve soltanto che il Governo regionale faccia una lettera al Governo e dica: quei soldi, invece di fare alcune cose, magari si fa qualche festa in meno, qualche manifestazione del peperoncino in meno o qualche altra cosa, servono per le priorità sul territorio. Quella partita si sblocca nel giro di tre mesi, non in quattro o cinque anni. E questa è una cosa bella, perché tutti quanti insieme risolviamo il problema.
Se nel secondo punto la palla la buttiamo a Roma, non vogliamo arrivare al risultato. È un risultato per accontentare qualcuno – vedo che sono arrivati alcuni amici di Foggia – e per poter dire: io l’ho fatto, adesso i problemi sono del Presidente Meloni e del Vicepresidente Fitto. Fitto, infatti, adesso è a Bruxelles. Ogni volta erano sempre questi i nomi.
Come Gruppo regionale questa mozione la firmiamo. Siamo a disposizione per portare il risultato a casa. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie a lei.
Consigliere Tutolo, no, il terzo intervento non è possibile. Il parere? No, non ha chiesto parere. Non la dobbiamo votare adesso.
Va bene, grazie, Presidente Tutolo.
Ha chiesto di intervenire l’assessore Pentassuglia.
Non può essere un dialogo tra voi. Assessore Pentassuglia, prego. Grazie. Silenzio. Assessore Pentassuglia, prego.
Speaker : PENTASSUGLIA, assessore all’agricoltura, alle risorse idriche, alla tutela delle acque e all’autorità idraulica.
Grazie, Presidente, non per tediarvi. Non vedo il collega Romito, ma lo dico all’Aula per la registrazione rispetto alla domanda politica che ha fatto.
Il tema di Gioia è stato affrontato due volte con l’Amministrazione, e valutato che il tema di acquedotto non era un tema di Acquedotto Pugliese. Il commissario Ferraro, dopodomani alle 15, sarà a Gioia del Colle, mi auguro di liberarmi pure io per accompagnarlo nella visita alla infrastruttura, quindi sarà chiamato il Comune di Gioia del Colle a fare il sopralluogo. Questa è collaborazione istituzionale: dobbiamo lavorare sotto ogni aspetto.
Dico soltanto per la registrazione e il verbale di oggi, data l’importanza del tema: l’attenzione messa oggi io l’avrei sottolineata positivamente anche durante il bilancio, tanto in assestamento quanto nella sessione di bilancio, perché avrei voluto vedere risorse messe per la legge 41, cioè per l’estendimento delle reti di acquedotto nelle aree rurali, cioè fuori dal perimetro urbano.
Lo dico soltanto perché, visto e considerato che ognuno dice cosa deve fare l’altro, noi – non io – il Consiglio regionale nel prossimo assestamento dedichi risorse e attenzione ad un’attività che porta acqua agli agricoltori, acqua agli agriturismo, che sono reddito integrativo per gli agricoltori, perché non devono fare pozzi vetrificati, non hanno problemi col Dipartimento di prevenzione, non hanno strutture sotto sequestro, e facciamo un avanzamento culturale della nostra agricoltura, che è di grande qualità, che tiene dentro un po’ tutto quanto questo.
Lo dico perché poi, preso dalla foga, prima, io non sono abituato a fare interventi scritti, questo lo ritengo un aspetto molto molto delicato e pregnante dell’attività politica di questo Consiglio regionale in termini di bilancio. Abbiamo una legge regionale, fatta in passato da chi vi sta parlando, e il collega Amati, particolarmente su questi temi, ma può diventare patrimonio di tutti, perché è una norma che mette risorse a disposizione per tutto quello che i Comuni tengono fuori dal perimetro urbano. Anche qui, molti Comuni stanno rivedendo il perimetro urbano non solo ai sensi del Codice della strada, ma per l’impatto che si ha rispetto all’estensione territoriale.
Mi fermo qui, è inutile entrare nella tecnicalità, così evitiamo la rincorsa verso AIP a far mettere in delibera tronchi di allungamento, tronchi di acqua, che a volte non sono per niente fattibili perché non c’è pressione, non c’è acqua e non c’è la possibilità di fare estendimenti.
Iniziamo a settare la macchina perché anche qui, anziché il libro dei sogni, noi si faccia l’elenco delle cose fattibili.
Grazie davvero per la disponibilità di oggi.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie a lei, assessore Pentassuglia.
Dobbiamo fare altri ringraziamenti prima di passare la parola al Presidente. Dobbiamo ringraziare per l’Acquedotto Pugliese la dottoressa Portincasa, l’ingegnere De Leo, l’ingegnere Fiori, che non si sono alzati un minuto dalla sedia presso il pubblico e hanno seguito tutto, oltre che per il lavoro che svolgono quotidianamente. Ringraziamo per Acque del Sud l’avvocato Decollanz e l’ingegnere Colucci. Voglio, inoltre, ringraziare l’onorevole professoressa Labate, anche lei presente qui dall’inizio, praticamente, che ci aveva chiesto di partecipare e che con piacere abbiamo autorizzato.
Prego, Presidente Emiliano.
Speaker : EMILIANO, Presidente della Giunta regionale.
Lei ha appena ringraziato la cabina di regia che è stata costituita per gestire la Fase 2 dell’emergenza, la cabina di regia che ha ispirato la delibera che ieri la Giunta ha approvato. Non vi voglio tediare, perché si tratta di un atto che è stato distribuito a tutti voi. In questa delibera è delineata la strategia immediata che si sta cercando di porre in essere sulla base della situazione odierna.
Vedo che oggi non abbiamo parlato di questo, quindi devo immaginare che, per quanto riguarda la situazione contemporanea, quindi allo stato degli atti, tutti condividano quello che la cabina di regia vi ha proposto. Questo è importante nella strategia immediata.
Ve la ricordo. Si tratta di condividere negli interventi non strutturali a breve termine: 1) il programma delle erogazioni dello schema Sinni-Agri per il 2025 in sede di accordo di programma Puglia-Basilicata, a salvaguardia del consumo umano; 2) la condivisione di un programma di erogazione dello schema Ofanto in sede di tavolo dedicato dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici a salvaguardia del prioritario consumo umano; 3) decreto di ordinanza del Presidente della Giunta regionale di emergenza idrica Regione Puglia, risparmio idrico, limitazioni utilizzo acqua settore civile irriguo; 4) progressiva riattivazione dei pozzi elencati nel provvedimento n. 575 del 2023; 5) fondo di progettazione Consorzio Centro Sud Puglia; 6) raggiungimento della completa capacità di invaso della diga del Locone; 7) meccanismo di sostegno agli agricoltori che subiscono danni a causa della scarsità idrica.
Poi si passa agli interventi a breve termine, tra i quali cito: 1) intervento di risanamento del manto del parametro di monte della diga di Monte Cotugno; 2) completamento dei lavori di ristrutturazione della traversa sul fiume Sauro; 3) intervento di ripristino del tratto di galleria collassato dall’adduttore di San Giuliano; 4) trasferimento della risorsa idrica dal bacino del Basento al bacino del Bradano, invaso di San Giuliano, già attuabile, a condizione che l’afflusso alla traversa di Trivigno sia di almeno un metro cubo al secondo; 5) riuso dei reflui affinati a scopo irriguo; 6) interventi sul sistema sconnesso della diga del Pappadai. Poi, per tuziorismo, per completezza ci sono anche quelli a medio termine, che sono: 1) realizzazione dell’impianto di dissalazione del Tara, che è in atto; 2) rifunzionalizzazione dell’impianto di pompaggio Bernalda Scalo per l’utilizzo potabile emergenziale delle acque dell’invaso di San Giuliano; 3) conseguimento della completa capacità di regolazione della diga di Conza; 4) campagna di controllo sul territorio regionale dei prelievi abusivi dai pozzi. Infine, ci sono anche quelli a lungo termine, che sono: 1) ripristino funzionale sul fiume Ofanto della traversa di Santa Venere e del partitore; 2) raddoppio dell’adduttore del Sinni. Solo a leggerlo, il raddoppio dell’adduttore del Sinni è un’opera per la quale io ho scritto diverse volte ai Governi che si sono succeduti nel tempo, perché vi voglio anche dire che non ci sono solo le calamità meteorologiche, ci sono pure i terremoti. Se, per ipotesi, la canna del Sinni, che attualmente è singola, dovesse subire un insulto sismico o di qualunque altra natura, la mancanza del raddoppio della canna del Sinni non porterebbe più acqua praticamente in tutta la Puglia, o quasi. Lo ripeto, ci siamo mossi. Poi vi dirò sulla larga prospettiva come ci siamo mossi in questi anni. Ancora: 3) utilizzo delle acque dell’invaso di San Giuliano a scopo civile; 4) trasferimenti di risorse interregionali dal Molise alla Puglia. Abbiamo avviato da soli una interlocuzione con un’altra Regione che ci ha risposto in maniera educata e compiuta, purché qualcuno ci dia qualche segnale; 5) sbarramento del torrente Cappellotto in località Palazzo d’Ascoli, in agro di Ascoli Satriano; 6) ottimizzazione dell’approvvigionamento idrico Acciaierie d’Italia, cosa che abbiamo fatto, credo, proprio in data di ieri, chiedendo ad Ilva di diminuire il prelievo praticamente alla metà. Queste azioni, ripeto, non sono in discussione perché sono azioni completamente condivise da tutti i soggetti che sono qui presenti, che ringrazio anche io, perché onestamente li ho costretti a rimanere qui perché volevo con voi fare immediatamente il briefing post, dopo aver ascoltato tutti i punti di vista.
Ma cosa è successo in questi nove anni? In questi nove anni, a parte, per esempio, salvare la proprietà pubblica dell’Acquedotto Pugliese, perché in questa materia, ve ne siete dimenticati, provate a immaginare se l’Acquedotto Pugliese adesso fosse una società privata non di proprietà della Regione Puglia e dei Comuni: con chi parliamo? Con chi lo facevo, io, il piano? Dovevo andare a discutere con un soggetto che mi doveva dire: va bene, ho capito, prendo atto, però sappi che io ho delle esigenze. Invece, oggi, abbiamo la possibilità di dire, grazie alla legge che abbiamo congiuntamente realizzato, di impartire delle disposizioni dritto per dritto. L’avremmo potuto fare forse anche con un soggetto privato, ma non sarebbe stata, credo, la stessa cosa e probabilmente la verifica tecnica dei nostri ordini non sarebbe stata così facile, perché non avremmo un interlocutore del quale ci fidiamo e che ci appartiene non solo per storia, ma anche dal punto di vista giuridico.
Non solo: avevamo ricevuto, questo va rispiegato per l’ennesima volta, un disastro senza precedenti dalle amministrazioni che avevano sospeso le cartelle esattoriali dei Consorzi di bonifica. Vi voglio ricordare infatti che quando sono diventato Presidente, la Regione Puglia stava per andare in fallimento, in decozione economica. Avevamo sul bilancio, credo, 250 e rotti milioni di euro che avevamo prestato ai Consorzi di bonifica, in attesa che loro ci pagassero le cartelle che erano state sospese da quelli che venivano prima.
Questa era la situazione. Ogni volta che si tocca questo argomento della sospensione delle cartelle non si spiega ai cittadini pugliesi che questo sistema elettorale ‒ non vedo altri motivi, questa roba serviva a prendere i voti degli agricoltori: non ti faccio pagare le cartelle e tu mi voti ‒ stava facendo fallire la Regione.
Noi non possiamo togliere quel tributo, possiamo solo sostituirlo con un prestito. Naturalmente, a un certo punto, questo prestito chi ce lo doveva restituire? I Consorzi sono di proprietà delle aziende agricole, non della Regione. Questa cosa va ribadita, sennò la gente impazzisce e pensa che noi ci divertiamo a far pagare la gente senza i servizi. Se uno non paga le bollette di casa sua gli possono mai mandare l’energia elettrica? Ovviamente, questo lavoro di risanamento, che è un lavoro di risanamento che stiamo portando e abbiamo portato a un buon livello, è arrivato fino al punto che sempre ieri la Giunta ha autorizzato ARIF a iniziare con macchine proprie e personale proprio il lavoro che non è possibile fare per i Consorzi che non hanno il personale e le macchine sufficienti “a gratis”, pur di incominciare a dare i servizi.
A me avevano lasciato un sistema senza manutenzioni, con la concessione del servizio idrico integrato in scadenza, i Consorzi di bonifica che stavano per far fallire la Regione e, devo dire, una interlocuzione strategica sull’acqua che in Italia è inesistente. Abbiamo i ministeri, ma non abbiamo un soggetto, per esempio, nel Mezzogiorno che ci aiuti a fare la strategia, che possa prendere decisioni.
Sapete a un certo punto che cosa dissi di fare ad Acquedotto Pugliese? Dissi: per favore, mi fate una pianificazione strategica vostra per diventare l’Acquedotto del Mediterraneo? Non so quanti voti avrei perso, perché i pugliesi, ovviamente, ci tengono che stia scritto “pugliese”. Però non avevamo un soggetto unico di distribuzione dell’acqua in tutto il Mezzogiorno. Vi ricordo che il bacino idrico del sud è unico. Qualcuno si ritrova la fonte in Campania o in Basilicata, ma l’acqua piove in Puglia e attraverso i meccanismi carsici arriva dall’altra parte. Ecco perché l’acqua è di tutti. È inconcepibile ragionare come se l’acqua fosse un bene che viene prodotto da una identità territoriale. Anche perché l’Italia quella è: ha le montagne in mezzo e le coste. Così funzioniamo da secoli. Abbiamo fatto un miracolo nel costruire il più grande acquedotto d’Europa per andare a prendere l’acqua dall’altra parte e riportarla laddove pure pioveva, perché in parte va nel mare e in parte, chissà attraverso quali canali, refluisce nelle fonti della Basilicata, della Campania o del Molise, perché è una rete, che onestamente io non sono in grado di descrivervi, ma immagino che ci sia un’osmosi continua di quest’acqua sotterranea, perché la dobbiamo andare a prendere in quella maniera.
Questo Piano strategico è stato proposto. In altri termini, l’Acquedotto Pugliese è pronto a fare accordi con tutte le Regioni del sud. Ci vuole ovviamente una regia e la regia non la può fare la Regione, una Regione, la deve fare un Governo. Vogliamo creare un unico soggetto – questo per dire le cose da fare, come chiedeva il consigliere Perrini – che ha la potestà di fare la strategia idrica nel Mezzogiorno? Io sono in scadenza di mandato, però ci sto, sono disponibile. Chi è andato a parlare con il Presidente Edi Rama, che ora non voglio mettere nei guai, per andare a chiedergli: non è che per caso vuoi riprendere quell’antico progetto dell’acquedotto dall’Albania? Abbiamo scritto a tutti i Governi, compreso questo, dicendogli: che facciamo? Certo, andare a fare una trattativa con un altro Paese è una cosa che richiede una responsabilità da parte dei Governi, come il raddoppio della canna del Sinni, come le nuove dighe… Mi dicono che la vicenda del Liscione renderebbe superfluo il progetto. Adesso non sono in grado di dirle, consigliere Tutolo, se questo è vero o non è vero, perché non sono un ingegnere. Però, se riusciamo a risolvere bene la vertenza, dove la Regione Molise ci dice “va bene”, ma con chi parliamo? È vero – questo è scritto pure in questa delibera – che nel vecchio quadro abbiamo investito 630 milioni in esecuzione, che in questo quadro tra fondi europei e FSC ne stiamo spendendo 735, ma è vero anche che per fare proprio il minimo indispensabile ci vogliono 2 miliardi. Quindi, 2 miliardi meno 735 milioni, ci avanzano 1,3 miliardi. Questi 1,3 miliardi chi ce li deve dare? Badate, questo per fare il minimo indispensabile. Non sto parlando di chissà che cosa. Serve o no che ci si occupi di queste cose quando l’emergenza idrica non c’è? Quando ho chiesto ai vari Governi il raddoppio della canna del Sinni, quando abbiamo chiesto l’acquedotto con l’Albania, quando abbiamo lanciato l’idea della rete dei depuratori.
Acquedotto Pugliese è pronto a costruire anche più depuratori. Naturalmente, ci vogliono i soldi per costruirli, perché io non posso addebitare ai consumatori pugliesi, come facciamo normalmente, il costo di una rete straordinaria, che non appartiene al meccanismo banale… Se c’è una crisi strutturale, io vedo che nel 2002 – Presidente Fitto, lo nomino io perché ci nominiamo adesso benevolmente, l’un con l’altro – fu dichiarato lo stato di emergenza, il Presidente fu nominato commissario e gli diedero pure un po’ di soldi. Adesso, io sono convinto che tutto è stato fatto perbene.
Quando nel 2008 si creò un’altra emergenza… Io e Vendola abbiamo entrambi una capacità: abbiamo fatto piovere, cioè, non arrivammo neppure alla dichiarazione dello stato di emergenza, non ce la diedero neanche. Poi, ricominciò a piovere, e la storia è finita là, perché da Roma, naturalmente, nel momento in cui piove dicono “col cavolo che ti faccio Commissario e ti do pure i soldi”, perché così ragionano. Ragionano così in tutto. Ma non con questo, o con quel Governo: io potrei scrivere un libro sulla continuità di governo, chiunque vinca le elezioni. Chiunque vinca le elezioni, poi, cade in una trappola, che non ho capito in cosa consiste, per il fatto che i sistemi ministeriali, forse da Quintino Sella ad oggi, perché noi pareggiamo il bilancio dopo le guerre risorgimentali, facendo finta di fare le cose e non facendole. Questo è infatti il sistema con cui l’Italia pareggia il bilancio, non è che lo pareggiamo facendo la manutenzione, facendolo antisismica, dando il personale alla sanità, il personale alle scuole, comprando gli armamenti, avendo i soldati sufficienti… No. Noi pareggiamo il bilancio dall’altra parte, cioè, prima pareggiamo il bilancio e poi stabiliamo quello che dobbiamo fare. Quindi, è una gigantesca presa in giro della Repubblica, ma probabilmente anche di prima, del Regno d’Italia, che ha fatto nascere questo Paese sul risparmio di soldi che invece vanno spesi necessariamente. Dove vengono destinati questi soldi, onestamente non saprei dirvi, perché non ho la sensazione che questo Paese sprechi poi tutte queste risorse. Semplicemente, dobbiamo uscire dalla trappola, quella di cui parlava il Presidente Perrini, cioè la trappola di occuparci delle cose quando succedono.
Ora è crollato il palazzo a Bari, e parliamo dell’applicazione della legge: meno male che il Sindaco di Bari aveva sgombrato il palazzo per tempo. Il meccanismo, sia pure farraginoso e complicato, aveva funzionato. Meno male che l’insieme del sistema della Protezione civile ha funzionato, meno male che stiamo dando una mano come Regione Puglia al Comune di Bari. Lo stiamo facendo con la buona volontà, perché non esiste un sistema di sostegno dei Comuni in casi del genere. Lo sapete? Tutto è approssimativo, esattamente come quando mi sono trovato nella Repubblica italiana quando c’è stata la pandemia. Ve lo ricordate? Se non fossero arrivati 7 Boeing 737 grazie ai gemellaggi che avevamo, come Regione Puglia, con la regione del Guangdong e con l’aiuto dell’ambasciata italiana, devo darne atto, noi non avremmo avuto neanche i ventilatori per le rianimazioni. C’è un modo di governare complessivamente il Paese che nella situazione della crisi idrica diventa gravissimo. Le infrastrutture idriche non si realizzano velocemente, non c’è un modo per chiamare 7 Boeing 737 e far portare l’acqua dalla Cina, come è capitato o come stavano facendo in Basilicata, cercando di utilizzare lì per lì l’acqua di un fiume, senza considerare che anche le acque dei fiumi non si possono utilizzare ad libitum, perché un fiume ha un suo minimo sotto il quale uccide la sua stessa essenza e tutto l’habitat che lo contraddistingue.
Se c’è il desiderio, con i nostri parlamentari... Io non riesco a immaginare un processo che non coinvolga i parlamentari. Ho ristudiato di recente, per motivi miei personali, la storia dell’Acquedotto Pugliese. Vi garantisco che, a un certo punto, le progettazioni e le proposte locali furono definitivamente varate dal Governo Giolitti, per motivi suoi, che riuscì a chiudere questa prima fase dell’operazione. Non so come si chiamerà il Governo che sistemerà la crisi idrica del Mezzogiorno e sinceramente non voglio pensare a che cosa si possa fare per risolvere la crisi idrica della Sicilia. Se abbiamo una situazione nel 2025 da grave emergenza, provo a immaginare che cosa rischia di succedere in una regione che è praticamente una nazione per quanto è grande, per quanto è significativa e per il potenziale agricolo che esprime.
Tutte azioni di grande sistema, ammesso che qualcuno ci dica dove dobbiamo andare a prendere i soldi. Io vedo ‒ ripeto, compresa la mia parte politica, adesso farò arrabbiare tutti – che sono tutti impegnati a capire dove andare a prendere i soldi per comprare, mi dicono, 800 miliardi di armamenti, quando in tutta sincerità – a parte che non ci riusciranno comunque, perché a quella somma secondo me non ci arrivano neanche se dovessero raschiare il barile – tutto il resto come lo dobbiamo organizzare? Soprattutto ho sentito la Presidente Ursula von der Leyen – vi avviso – dire “dobbiamo prendere i soldi dai fondi della coesione”, cioè dai fondi europei per il Mezzogiorno. Così ho sentito. Vi garantisco che è così. Lo so. Sto facendo un espediente retorico. Avete capito? Per non parlare del fatto che, ovviamente, su queste questioni, come giustamente diceva il consigliere Tutolo, non si possono costruire le campagne elettorali o le carriere politiche. Vi garantisco che tutti coloro che hanno avuto un ruolo decisivo per la costruzione dell’Acquedotto Pugliese adesso stanno attaccati ai muri delle strade e i nostri ragazzi non sanno neanche chi sono e vi garantisco che carriera politica non mi risulta che ne abbiano fatta. Sono stati uomini, credo poche donne, una sola, ma a causa della brutalità del patriarcato (diciamo così). Oggi abbiamo bisogno, se lo desiderate, di una forte iniziativa politica collettiva che porti, per esempio, a convocare il Commissario nazionale – povero lui – per l’emergenza idrica per dirgli: caro Commissario, a parte questa spazzola che ti hanno messo in mano… Al Commissario hanno messo in mano una spazzola. Non gli hanno messo in mano delle risorse per fare queste cose, gli hanno messo una spazzola. In tutta sincerità, ci farà piacere se ha dei suggerimenti da darci, ma noi, grazie al nostro sistema, basato sulla razionalizzazione dell’Acquedotto, ma anche sulla presenza dell’AIP e sul ruolo dei sindaci, che è importantissima, l’AIP fa una programmazione strategica che consente ad Acquedotto di realizzare le opere. Non so se in altre regioni ci sia una connessione così forte tra i Comuni e l’unico acquedotto. È un bene straordinario in questo contesto di emergenza e questo bene straordinario – questo penso di poterlo dire – è la cosa forse più importante che abbiamo fatto in questi nove anni. Io sono nella fase in cui sto facendo i rendiconti e di salvare questo soggetto, perché queste centinaia e centinaia di ingegneri, questo patrimonio di consulenti, ogni volta che noi andiamo a parlare in materia di emergenza idrica, con chiunque, quelli stanno non attenti, ma attentissimi a quello che dicono, perché le competenze tecniche di cui disponiamo, grazie a questo soggetto, che sono competenza di diretta fruizione da parte della Regione e dei Comuni, sono di estrema importanza.
Certo, non c’è più tempo, perché se è vero che questi mutamenti climatici sono progressivi e definitivi, non è più possibile contare, come succedeva nel 2002, nel 2008 ed è pure successo nel 2017, che a un certo punto ricomincia a piovere, le elezioni sono passate e tutto ricomincia come prima. Serve un’iniziativa molto forte. Questa iniziativa, nonostante Tutolo abbia detto che io sono molto… È chiaro che, a otto mesi dalle prossime elezioni, la mia energia è limitata, da questo punto di vista. Serve una compartecipazione da parte di tutte le grandi forze politiche, che in Parlamento, sia in maggioranza che in opposizione, pensano di poterci dare una mano.
Ma per dare una mano a noi daranno una mano a tutto il Mezzogiorno e probabilmente all’intera Italia, se abbiamo un criterio razionale per affrontare il futuro. Nel breve, tutto quello che era possibile fare per attutire la situazione è stato fatto.
Certo, se riusciamo ad avere una maggiore propensione da parte di tutti a utilizzare i reflui che noi possiamo già consegnare, utilizzabili per l’agricoltura, sono circa 200 milioni di metri cubi, perché fino ad oggi pure la disponibilità… Poi possiamo discutere se questa disponibilità era immediata o mediata. Comunque, lì ci sono 200 milioni di metri cubi che, se distribuiti con intelligenza, ci danno un po’ di sostegno. Sono solo una parte, il fabbisogno irriguo complessivo è di 800 milioni e dal riutilizzo dei reflui arrivano 200 milioni. Ma se noi li utilizzassimo tutti, la gran parte dei disagi che rischiamo di avere nel 2025 sarebbero fortemente attutiti.
Diamoci da fare e consentiamo, lo dico ad Acquedotto, ma lo dico anche ai Sindaci, lo dico alle aziende agricole, per attivare, alcuni già li utilizzano, il maggior numero possibile di impianti che riutilizzano i reflui, che sono in questo momento l’unica fonte alla quale possiamo attingere in modo consistente e rilevante.
Grazie a tutti, e grazie per questa occasione che avete dato a tutta la Regione.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
In chiusura, possiamo ritenere che al prossimo Consiglio regionale avremo due mozioni da approvare sulla base di quello che si è discusso oggi e che si è discusso nell’altro Consiglio sui Consorzi di bonifica, l’una relativa ai tributi dei Consorzi di bonifica e l’altra relativa all’emergenza idrica. Il 1° aprile. Nel frattempo, lo dovrete costruire di comune accordo insieme all’assessore e alle due Commissioni, se ritenete. Vi propongo di discutere il testo in Commissione congiunta. Lo dovete concordare nelle due Commissioni congiunte, V, emergenza idrica e Xylella. Per il 1° venite già concordati.
La seduta è tolta. Al prossimo Consiglio.