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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE.
Buongiorno.
(Segue inno nazionale)
Dichiaro aperta la seduta. Un attimo che dobbiamo procedere con le dichiarazioni di rito.
Intanto, se non vi sono interventi al riguardo, diamo per approvato il verbale della seduta del 7 luglio scorso.
Non ci sono interventi, quindi diamo per approvato il verbale.
Hanno chiesto congedo il consigliere Dell’Erba e l’assessore Miglietta. Procediamo preliminarmente alle comunicazioni, ai sensi dell’articolo 30 del Regolamento interno.
Invito la Vicepresidente Vaccarella a dare lettura delle interrogazioni e delle mozioni presentate, nonché delle proposte e dei disegni di legge assegnati alle Commissioni. Prego, Vicepresidente Vaccarella.
Speaker : VACCARELLA.
Grazie, Presidente.
Assegnazioni alle Commissioni.
I Commissione: “Riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118, relativi ai disegni di legge dal n. 115 al n. 117 del 7 luglio 2026”; disegno di legge n. 118 del 10 luglio 2026 “Ratifica del provvedimento di variazione al bilancio di previsione 2026-2028 adottato in via d’urgenza con deliberazione della Giunta regionale del 23 giugno 2026 n 823, ai sensi dell’articolo 51-bis del decreto legislativo 23 giugno 2011 n. 118”.
Alla III Commissione: disegno di legge n. 119 del 10 luglio 26 “Disposizioni in materia di programmazione sanitaria”.
Mozioni presentate: del consigliere Scalera “Disposizioni in materia di bonifica Consorzio di bonifica Centro Sud Puglia. Contributo consortile cod. 630”; del consigliere Scalera “Esenzione della provincia di Taranto dall’incremento addizionale regionale IRPEF e adozione di misure straordinarie di giustizia territoriale, sanitaria e fiscale”.
Speaker : PRESIDENTE.
Esaurite le comunicazioni. Passerei all’ordine del giorno.
Ha chiesto di intervenire sull’ordine dei lavori, il consigliere Napoleone Cera. Prego, ne ha facoltà.
Speaker : CERA.
Presidente, intervengo per un richiamo agli articoli 8, 45 e 46 del Regolamento interno. Ho appena saputo, insieme ad altri colleghi del Consiglio regionale, che nella Capigruppo sono stati inseriti dei termini molto limitati e dei tempi molto limitati per quanto riguarda i nostri interventi sul problema della sanità. Addirittura, mi parlano di accordi fatti con la maggioranza, altrimenti il Consiglio non si sarebbe nemmeno svolto.
Io chiedo formalmente, a questo punto, al Presidente del Consiglio, e credo di poter parlare anche a nome di altri consiglieri regionali, una riconvocazione della Capigruppo, anche perché questa non è una discussione sul bilancio o sul rendiconto, per la quale il Regolamento attribuisce al Presidente uno specifico potere di determinazione dei tempi, quindi chiedo ai Capigruppo e all’Ufficio di Presidenza di riunirsi nuovamente e di lasciare liberi i consiglieri regionali di poter parlare liberamente sul tema della salute.
Se poi c’è qualcuno all’interno della maggioranza che vuole nascondere o addirittura mettere il bavaglio all’opposizione di esprimersi sulla sanità, ditelo, così come avete fatto nella Capigruppo, noi ce ne possiamo anche andare. Diremo ai cittadini che la maggioranza non ha voluto discutere sul problema della salute.
Speaker : PRESIDENTE.
Ha di intervenire sull’ordine dei lavori il consigliere Minerva. Prego, ne ha facoltà.
Speaker : MINERVA.
Se il consigliere Cera non riconosce il lavoro del suo Capogruppo, non è sicuramente colpa o merito della maggioranza, in quanto si è trovato un accordo bipartisan per permettere a tutti di intervenire.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Cera, non si permetta di urlare, non si permetta di urlare, mantenga un atteggiamento corretto nei confronti dell’Aula.
Speaker : MINERVA.
Presidente, se dobbiamo metterci a gridare io sono bravissimo, vengo dalle periferie di Gallipoli, dove se non gridavi non si ascoltavano.
Abbiamo trovato un accordo in Capigruppo per permettere a tutti di parlare. Se non riconoscono....
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Cera, sono costretto ad allontanarla dall’Aula. Consigliere Cera, se continua a urlare, devo allontanarla dall’Aula, consigliere Cera! Deve mantenere un contegno per stare qui.
Basta, consigliere Cera, esca dall’Aula, per favore.
Speaker : MINERVA.
Se questo è il clima, Presidente, si commentano da soli, forse non vogliono farci rispondere sulle cose che hanno da dire.
Speaker : PRESIDENTE.
Terminati gli interventi sull’ordine dei lavori, proseguiamo così come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, perché non c’è nessuna volontà di troncare nulla, ma evidentemente la Conferenza dei Capigruppo, e io sono garante della risultanza di un confronto che c’è stato all’interno della Conferenza dei Capigruppo, ha stabilito di contingentare i tempi proprio a garanzia del fatto che tutti possano intervenire.
Consigliere Lanotte, chiedo scusa, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito dei criteri per tenere il Consiglio, quindi noi andiamo avanti con il Consiglio. Procediamo.
Sull’ordine dei lavori? Prego, consigliere De Leonardis sull’ordine lavori.
Speaker : DE LEONARDIS.
Grazie, Presidente.
È da qualche anno che bazzico questi banchi ed è la prima volta che su una mozione su un tema così importante, colleghi, perché parliamo di 8 miliardi, è la prima volta che sento che si vuole in qualche maniera strozzare il dibattito di una discussione.
Il tema è un tema rilevante e, nel confronto fra maggioranza e opposizione, l’opposizione normalmente parla, discute, porta delle proposte e la maggioranza interviene per bocca del Capogruppo, dell’Assessore, del Presidente, a conclusione.
Una strozzatura nel dibattito è una cosa che non si è mai vista in quest’Aula, è un esordio che non ci piace, perché l’opposizione deve fare il suo ruolo, la maggioranza deve fare il suo ruolo, deve essere normale questa dialettica, anche perché questo ‒ colleghi, per favore ‒ potrebbe anche iniziare a far sì che dai prossimi Consigli regionali un atteggiamento responsabile dell’opposizione non ci sia più, ci sia un atteggiamento che andrà a valutare ogni legge, ogni emendamento, ogni singolo articolo piuttosto che tralasciarlo e far scorrere in maniera diversa i lavori di questo Consiglio.
Noi non stiamo chiedendo niente di eccezionale, abbiamo chiesto solo di discutere una materia importantissima per la regione, ognuno di noi, chi più e chi meno, vuole intervenire, esprimere il proprio pensiero, rappresentare i problemi della propria provincia. Io mi sono studiato i bilanci delle Sanitaservice, potrei dare anche un contributo costruttivo alla soluzione di questo deficit che c’è in Puglia. Ognuno di noi vuole partecipare a questo dibattito, perché chiaramente l’Aula consiliare è il luogo dove bisogna portare avanti le discussioni. Se così non è, è chiaro che, se non si vuole discutere oggi, si discuterà domani o dopodomani, perché chiaramente questo strappo istituzionale non finisce oggi, ma continuerà, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda tanti consiglieri, anche in futuro.
Per questo chiediamo di riconvocare la Capigruppo e trovare assieme un ragionamento unico per affrontare il tema di oggi, anche perché il Consiglio è convocato a mezzogiorno, ora sono le 13, alle 16 o alle 17 si vuole chiudere, io non so di che cosa dobbiamo parlare. Noi dobbiamo fare l’opposizione e vogliamo farla. Per questo chiediamo una riconvocazione immediata della Capigruppo per decidere la questione. Se non ci sarà, ognuno si prenderà le sue responsabilità anche rispetto alla discussione odierna.
Speaker : PRESIDENTE.
Prego, consigliere Caroli.
Speaker : CAROLI.
Grazie, Presidente. Mi ha anticipato il collega De Leonardis. In considerazione di quanto sta accadendo in Aula e al fine di riequilibrare i lavori, ritengo sia quanto mai opportuno ‒ questo lo rappresento a nome del Gruppo di Fratelli d’Italia ‒ che venga immediatamente convocata una Capigruppo, all’interno del quale si possa trovare una sintesi e ripartire con le idee più chiare e probabilmente con una sintesi, con conseguente interruzione dei lavori.
Speaker : PRESIDENTE.
Pardon, lei chiede di sospendere i lavori.
Speaker : CAROLI.
Esatto, di sospendere.
Speaker : PRESIDENTE.
Per amor di verità, ci tengo a dire cosa è avvenuto nella Conferenza dei Capigruppo, perché qui si sta mistificando oppure si è inteso male quello che è accaduto. Qui non c’è nessuna volontà di troncare il dibattito, anzi l’orario di chiusura dei lavori del Consiglio è slittato di un’ora su richiesta delle opposizioni, e si era stabilito, affinché ci fosse un equilibro negli interventi, che fossero contingentati a seconda dell’ampiezza del Gruppo, affinché tutti i Gruppi potessero organizzarsi per regolamentare i propri interventi. Se così non fosse e se non dovessimo porre limiti di nessun genere, noi finiremmo domani mattina il Consiglio. A questo punto mi dovete spiegare come mai anche voi siete sempre stati rigorosissimi nella richiesta del rispetto dell’orario di chiusura dei lavori in altre occasioni e questa volta no. Non c’è una colpa dei Capigruppo, che hanno provato a trovare un punto d’incontro rispetto alle esigenze di esprimersi tutti, e ci si può esprimere nei tempi che avremmo individuato in una distribuzione equa dei minuti a seconda della grandezza del Gruppo. Questo è stato. Altro che troncare! Perdonatemi, abbiamo allargato di un’ora la durata del Consiglio. Questo è avvenuto.
Speaker : CAROLI.
Presidente, ferma la sintesi trovata in Capigruppo, faccio appello alla sua sensibilità e chiedo, al fine di ridare un equilibrio, una sospensione che possa consentire di trovare una sintesi e ripartire con i lavori d’Aula in maniera equilibrata.
Io non sto disconoscendo la sintesi trovata in Capigruppo. Lungi da me. Faccio appello alla sua sensibilità e chiedo, ove fosse possibile, una sospensione che possa consentire ‒ lo ripeto ‒ ai Gruppi di riequilibrarsi e ripartire con un equilibrio trovato tra i vari Gruppi.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
In questo caso io non ho da esercitare nessuna sensibilità, perché devo registrare la sua richiesta di sospensione dei lavori di dieci minuti, che devo mettere ai voti. Per cui, è l’Aula che stabilisce se concedere o meno la sospensione. Non è il Presidente a concederla. Non ho facoltà di decidere io di sospendere i lavori.
Sulla richiesta di sospensione ci può essere un intervento a favore e uno contrario. Ci sono interventi su questa richiesta? Ha chiesto di intervenire il consigliere Fischetti, che ne ha facoltà.
Speaker : FISCHETTI.
Presidente, intanto buongiorno a tutti e a tutte. Credo che già l’incipit di questo Consiglio regionale non sia uno spettacolo adeguato all’Aula, adeguato alle istituzioni, adeguato a coloro che ci stanno ascoltando. Abbiamo tenuto una Conferenza dei Capigruppo in assoluta serenità e i Capigruppo, che ricordo rappresentano i Gruppi consiliari, hanno stabilito delle regole, ma in questo momento mi pare di capire ‒ mi rivolgo in particolare all’opposizione ‒ che ci sia un problema interno alle opposizioni, giacché i vostri Capigruppo hanno stabilito, in maniera cordiale e senza alcun tipo di discussione esagitata, le tempistiche di intervento. Quindi, mi pare evidente che non ci sia un accordo al vostro interno. Naturalmente noi non partecipiamo a questo scontro intestino che vi appartiene.
Siamo pronti a discutere del problema – è pronto il Presidente, è pronto l’assessore – nei termini in cui abbiamo stabilito. Ciascuno avrà… Presidente, risulterà molto complicato parlare in questo Consiglio regionale oggi, perché noto un esagerato nervosismo da parte delle opposizioni.
Noi siamo pronti a discutere del problema della sanità, lo stiamo facendo nei termini stabiliti nella Conferenza dei Capigruppo, dove, ripeto, ogni Gruppo ha una sua rappresentanza. Se non si è rapportata con i componenti del Gruppo, sicuramente non può essere una responsabilità della maggioranza.
Speaker : PRESIDENTE.
Avendo registrato una richiesta di sospensione, quindi, avendo il consigliere espresso un orientamento favorevole e uno contrario, perché sulla richiesta di sospensione si possono registrare soltanto… Consigliere Cera, però lei oggi non sta rispettando l’Aula! Il Regolamento demanda al Presidente del Consiglio regionale, sentiti i Capigruppo, di stabilire la gestione dei lavori del Consiglio.
Metto in votazione la richiesta di sospensione dei lavori per alzata di mano.
Chi è favorevole? Chi è contrario?
La richiesta è respinta.
Procediamo con i lavori del Consiglio regionale.
È aperta la seduta odierna monotematica sul tema della sanità pubblica in Puglia come da richiesta a firma del consigliere Pagliaro.
Consigliere Cera, lei non è in un mercato, non è in una piazza. Forse lei non ha capito che non è una piazza. Lei non ha capito che non è in una piazza e continua in questo modo, dovrà allontanarsi dall’Aula.
Lei non può non può urlare fuori dal microfono, lei deve rispettare l’Aula, lei deve rappresentare le Istituzioni in maniera adeguata ed educata.
Quindi, si va procede con i lavori perché io ho preso atto di una votazione dell’Aula, quindi, come da richiesta a firma del consigliere Pagliaro, si procede con i lavori del Consiglio, che si è riunito in seduta monotematica sulla sanità pubblica in Puglia.
Sono aperti i lavori. Ha chiesto di intervenire il consigliere Pagliaro, che ne ha facoltà.
Speaker : CERA.
Presidente, c’ero io prima. Non è possibile, Segretario, Ufficio di Presidenza!
Speaker : PRESIDENTE.
L’ordine degli interventi lo stabilisce il sistema, a seconda di chi pigia prima il bottone, quindi, come potrà vedere anche lei, risulta che tocca a Pagliaro. La deve smettere, consigliere, basta!
Prego, consigliere Pagliaro.
Speaker : PAGLIARO.
Come si può immaginare, questo è un Consiglio che abbiamo richiesto su una questione importante, che è quello del nostro sistema sanitario e oggi è chiaro che è un argomento che probabilmente può far alzare i toni e anche la temperatura del Consiglio, e lo capiamo.
Non è stato semplice trovare una mediazione nella Conferenza dei Capigruppo, abbiamo anche discusso animatamente, cordialmente, come dice il collega, la cordialità è giusto che non manchi mai, però anche in maniera animata, perché pensavamo che fosse necessario dare più spazio alla minoranza che ha richiesto il Consiglio, perché i temi da trattare sono tanti.
Si è trovata una mediazione, ma una mediazione che non soddisfa tutti, questo è chiaro, è evidente, ma io voglio rifarmi principalmente al buonsenso e alla necessità di avere comunque un ordine, perché altrimenti qui non siamo più in un Consiglio regionale, siamo in un’altra sede, quindi prego i colleghi di attenersi alle disposizioni che sono state sancite da un accordo all’interno della Capigruppo, quindi vi prego di fare un attimo di silenzio, perché i temi sono importanti da trattare.
Sono sicuro che il Presidente terrà comunque conto delle esigenze della minoranza e non staremo lì (mi appello anche ai colleghi della maggioranza) lì con il timer e cercheremo di svolgere questo Consiglio nel clima che merita, un clima costruttivo, finalizzato a dare risposte ai cittadini di questa Regione, perché ancora non abbiamo avuto le risposte necessarie e penso che oggi sia l’occasione per fare un po’ di chiarezza e un’operazione verità.
Presidente Decaro, colleghi consiglieri, noi di Fratelli d’Italia abbiamo richiesto questa seduta monotematica, concordandola chiaramente con i colleghi del Centrodestra, perché vogliamo fare luce su una gestione che crediamo abbia bisogno di maggiore attenzione. Il settore più nevralgico, che incide sulla vita di ogni cittadino ed è chiamato a garantire il diritto primario alla salute.
Lei si è insediato da sei mesi, sappiamo bene che ha ereditato una situazione disastrosa, abbiamo anche usato termini coloriti, è vero, perché crediamo che le abbiano lasciato il cerino in mano, e sappiamo bene che le cose non si cambiano in pochi mesi. Questa azione verità è necessaria per mettere in fila le criticità che si trascinano da vent’anni, e mettere un punto, tirare una linea e andare a capo, cominciando innanzitutto dall’ultimo anno, il 2025, che ha segnato il punto più basso in negativo della sanità pubblica pugliese. Riconosce gli errori, prenderne le distanze, mettere le basi per un vero cambiamento è quello che noi dell’opposizione oggi le chiediamo: non vogliamo gogne, lo abbiamo detto in più occasioni, vogliamo trasparenza e una sanità nuova, più rigorosa e giusta per tutti i cittadini.
Ci siamo posti in maniera collaborativa dal primo momento, perché quello che ci sta a cuore, ripeto, sono servizi dignitosi ed efficienti per i cittadini, senza che ci siano aree di serie A e di serie B.
Presidente, più volte ci siamo confrontati, le abbiamo sempre detto: noi siamo pronti a collaborare, a porci in una maniera assolutamente costruttiva, ma che sia fatta un’azione di chiarimento e di verità rispetto al passato. Lei ci ha parlato più volte della necessità di cambiare pagina, di discontinuità, quindi, in questi mesi abbiamo già iniziato a capire che forse non c’è questa volontà fino in fondo.
Se la sanità pubblica è il metro della civiltà e della dignità di una comunità, i pugliesi la bocciano. Sono arrabbiati, sono sconfortati, e questa rabbia la sentiamo anche dai colleghi che giustamente sentono anche un po’, in fondo, la compressione di un diritto, quello di poter esprimere in libertà il proprio pensiero.
Ma io sono sicuro, ripeto, che non staremo con il timer e proveremo a ragionare ancora una volta, tutti insieme, dando, anche un buon esempio ai cittadini che ci stanno seguendo.
La sanità pubblica, abbiamo detto, è proprio molto importante: un cittadino su dieci rinuncia a curarsi perché non può permettersi cure a pagamento. Se la salute diventa un lusso, questo è il fallimento certificato delle politiche sanitarie della Regione Puglia. Spendete l’85 per cento del bilancio per una sanità che non funziona, e avete accumulato un buco di 350 milioni di euro solo nel 2025. Anzi, qui c’è da fare una precisazione, quindi abbiamo una notizia: dai dati del Ministero risulta che il disavanzo della sanità pugliese rideterminato nel 2025 è di 369,4 milioni di euro, a fronte di coperture prodotte dalla Regione per soli 520.000 euro. Quindi, scoperti quasi 369 milioni, pari al 4,2 per cento del finanziamento sanitario, quindi ci sono i presupposti per avviare la procedura di diffida alla Regione.
La Regione si era impegnata a presentare, entro il 31 luglio 2025, il programma operativo di prosecuzione del Piano di rientro, ma il documento non è stato approvato, né trasmesso in una versione giudicata adeguata.
Ora viene richiesta con urgenza la proposta per il triennio 2026-2028. La Puglia affronta un disavanzo di quasi 370 milioni senza una cornice programmatoria approvata e senza un cronoprogramma complessivo. Anche le verifiche relative agli adempimenti 2021 e 2022 non sono ancora concluse, mentre quelle per il 2023 e il 2024 sono tuttora in corso.
Presidente Decaro, il buco della sanità lo pagheranno i cittadini con l’aumento dell’addizionale IRPEF, sarà il suo regalo di Natale a tutti i pugliesi, lei intascherà la loro tredicesima. Questo l’abbiamo detto e vorremmo che fosse chiaro, di quello che succederà ci renderemo conto nelle vacanze di Natale, senza contare gli oltre 130 milioni che avete rastrellato dal bilancio autonomo della Regione, soldi sottratti ad altri capitoli di spesa, il che significa meno servizi e meno interventi destinati alle nostre comunità.
Noi del Centrodestra continuiamo a raccogliere le firme e la rabbia dei cittadini contro questo provvedimento, che è una vera beffa: dover sborsare centinaia di euro per farsi curare privatamente e al tempo stesso pagare i debiti della sanità pubblica, che non garantisce i servizi minimi.
La salute è un diritto, la cura e un rispetto, ma vent’anni di mala gestio targata Vendola e poi Emiliano, un sistema malato ereditato ora da lei, Presidente Decaro, hanno trasformato la sanità da servizio pubblico essenziale a serbatoio di consenso elettorale e, invece di assumervi le vostre responsabilità, continuate a fare da scaricabarile su Roma e sul Governo Meloni.
Raccontate che la Puglia è penalizzata nel riparto delle risorse per la sanità, ma i numeri provano esattamente il contrario: il Fondo sanitario nazionale è aumentato di circa 17 miliardi dal 2022 ad oggi, passando da 124 a 141 miliardi, e alla Puglia sono arrivati circa 850 milioni di euro in più ogni anno. Di chi è la responsabilità se i conti sanitari sono sprofondati in rosso? È colpa dell’inflazione, del caro energia? Voi dite che le maggiori risorse ricevute dallo Stato non coprono neppure l’aumento dell’Istat, ma è una presa in giro e l’ennesima prova della vostra incapacità. Gli aumenti non hanno colpito solo la Puglia, ma tutta l’Italia.
Scusatemi, potete fermarvi un attimo? Stiamo provando a parlare di cose serie. Vi prego, colleghi.
Le altre Regioni non hanno aumentato retroattivamente le tasse, ma hanno coperto il deficit con i fondi del bilancio autonomo, senza tassare i cittadini. Lei, Presidente Decaro, ha detto di essere costretto ad aumentare l’addizionale Irpef, ma non è così. Oltre alla Puglia, erano in piano di rientro altre sei Regioni, l’Abruzzo, la Calabria, la Campania, il Lazio, il Molise e la Sicilia. Ora sono diventate cinque, perché la Campania, dopo diciannove anni, è riuscita a uscirne. Guardiamo i bilanci del 2025: l’Abruzzo ha chiuso con un avanzo attivo di 34 milioni di euro; la Calabria con un deficit di 187 milioni di euro, la metà di quello pugliese, ma non ha aumentato l’addizionale Irpef; il Lazio ha chiuso con un avanzo positivo di 321,8 milioni di euro; il Molise ha chiuso a meno 121 milioni di euro, un terzo del disavanzo pugliese, e non ha innalzato l’addizionale Irpef; la Sicilia ha registrato un deficit di 216,7 milioni di euro, 134 milioni in meno rispetto alla Puglia, senza aumentare l’addizionale Irpef. Quindi, aumentare le tasse ai cittadini non è stata una scelta obbligata, ma una precisa scelta politica. Presidente Decaro, su questo punto bisogna essere chiari e sinceri.
Siamo molto preoccupati per la minaccia concreta che questo aumento diventi strutturale, esattamente come il debito sanitario della Puglia. Si registrano già 90 milioni di euro nei preconsuntivi del primo trimestre 2025 e si parla addirittura di 300 milioni di euro nei primi sei mesi. Cifre spaventose. Su questo vorremmo, ancora una volta, sapere la verità.
La pillola amara dell’aumento Irpef, Presidente Decaro, lei l’ha fatta ingoiare ai pugliesi poche settimane dopo l’insediamento, mentre in campagna elettorale diceva di essere tranquillo perché era certo di trovare i conti in ordine. Si sapeva benissimo, invece, come abbiamo avuto modo di denunciare tante volte noi dell’opposizione, che la sanità stava sprofondando in un abisso di debiti, perché veniva usata come fondo cassa della vostra campagna elettorale per le regionali. Assunzioni in Sanitaservice 2025 tra i 20 e i 40 milioni di euro, assunzioni ASL 2025 120 milioni di euro. Qui vorremmo anche capire quanti medici, quanti infermieri, quanti OSS sono stati assunti nei reparti, quanti nastri avete tagliato di strutture e sale operatorie, ancora ferme, oggi, dopo un anno, sei mega sale operatorie ai Riuniti di Foggia, ancora senza collaudo, quelle famose, della “figata”; ospedale Monopoli-Fasano inaugurato a luglio 2025, in funzione solo da pochi giorni.
Vi abbiamo chiesto una Commissione d’indagine sul buco nella sanità nel 2025, ma voi continuate a fare orecchie da mercante e a raccontare bugie. Uno dei vostri cavalli di battaglia è il confronto Puglia-Emilia Romagna: facciamo chiarezza anche su questo. Innanzitutto, non è vero che hanno la stessa popolazione: l’Emilia- Romagna ha 4 milioni 480.000 abitanti, la Puglia ne ha 3 milioni 866.000, cioè, 622.000 in meno, che valgono circa 1,2 miliardi di differenza nella quota di finanziamento regionale.
L’Emilia-Romagna riceve annualmente circa 800 milioni di euro in più rispetto alla Regione Puglia, ma il riparto del Fondo sanitario nazionale è basato su criteri di calcoli legati all’età della popolazione, che è più alta in Emilia-Romagna, e sui flussi della mobilità sanitaria, attiva, chiaramente, per l’Emilia-Romagna, passiva per la Regione Puglia, il che significa guadagnare rimborsi.
Poi c’è la grande questione degli accordi di confine per regolare la mobilità passiva che la Regione Puglia doveva fare entro fine aprile, e che invece ancora non è stata fatta, ma su questo torneremo più avanti.
Cantate vittoria perché la Puglia risulta prima Regione del Mezzogiorno per i LEA, i livelli essenziali di assistenza. Ma attenzione: il verbale della riunione congiunta del tavolo tecnico e del Comitato LEA del 10 marzo scorso riconosce che la Puglia garantisce formalmente i LEA, ma allo stesso tempo la bacchetta per la crisi strutturale di programmazione, la sostenibilità finanziaria e l’organizzazione dei servizi.
La verifica annuale 2025 del piano di rientro, infatti, viene valutata negativamente.
Andando indietro nel tempo, bisogna tornare al 2005 per trovare l’ultimo bilancio con il segno più della Regione Puglia: più 9 milioni: governava Raffaele Fitto. Poi, con Vendola e Emiliano, siamo andati sempre in rosso, tranne nel 2016, negli ultimi cinque anni targati Emiliano, deficit di 120 milioni nel 2021, di 450 milioni nel 2022, l’anno post-Covid, di 39 milioni nel 2023. Con l’assessore Palese arriviamo vicini al pareggio di bilancio, nel 2024, un buco di 132 milioni, e poi 349 milioni nel 2025 (anzi, sono 369 milioni, appuntate). I numeri sono: 369 milioni il deficit nel 2025.
Dal 2010, la Puglia è in Piano di rientro, ma in campagna elettorale avete raccontato un sacco di bugie. Michele Emiliano, 11 settembre 2020, con l’allora Ministro della Salute Speranza al fianco, “finalmente la Puglia è uscita dal Piano di rientro”, non era vero, mancavano 10 giorni alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre.
Michele Emiliano, 30 aprile 2025, proprio qui, in quest’Aula, nel dibattito per coprire il deficit sanitario residuo del 2024, quando è stata approvata una manovra correttiva di 81 milioni di euro, ancora una volta dichiarò il falso: “siamo usciti dal Piano di rientro”.
Antonio Decaro, veniamo al 21 novembre 2025, chiudendo la campagna elettorale con l’allora Assessore uscente al Bilancio Fabiano Amati: “grazie a Fabiano, che ci ha messo a posto i conti. So dove andare a prendere le risorse”: sì, dalle tasche dei pugliesi.
Da ben otto anni il tavolo ministeriale di monitoraggio sollecita la Regione Puglia ad adeguare il Piano operativo sanitario, prevedendo misure strutturali di riduzione della spesa. Ora state preparando il Piano operativo 2024-2026 e chiediamo quando sarà pronto.
Prima della stangata IRPEF, è arrivato il primo provvedimento della sua Giunta, Presidente, per ridurre le liste d’attesa, un capolavoro di propaganda, e non siamo noi a dirlo, ma i cittadini pugliesi pubblicamente, a commento del suo post di qualche giorno fa, in cui vantava 231.000 persone richiamate, 177.000 prestazioni anticipate.
Mi chiedo se abbia letto, Presidente, i commenti, una valanga di indignazione e rabbia per quella che i cittadini considerano una presa in giro. Tenga conto di questo fatto, perché ad oggi, se un cittadino pugliese prova a prenotare una visita specialistica o un esame diagnostico, a prescindere dal codice di priorità, deve aspettare anni.
Per TAC a Foggia, un anno di attesa con il Servizio sanitario, dopo appena due giorni con la stessa struttura pubblica ma a pagamento, costo 220 euro, colonscopia a Lecce, prima data 2030, risonanza magnetica per paziente oncologico con ricetta e prenotazione entro 10 giorni, disponibile a febbraio 2028.
TAC coronarica a febbraio 2029, prima visita pneumologica nove mesi in regime istituzionale, tre giorni a pagamento con il sistema Alpi, risonanza al ginocchio marzo 2028 per paziente con esenzione totale costretta a farla privatamente, TAC prescritta a un paziente oncologico a maggio 2027, fatta in intramoenia dopo 15 giorni.
I cittadini pugliesi si sentono soli, ingannati e scaricati da un sistema sanitario a due velocità, rapido ed efficiente con chi paga, lento e sfasciato per chi è costretto ad aspettare i tempi della burocrazia sanitaria regionale. La salute non può aspettare. Ogni volta che un pugliese rinuncia a curarsi, il diritto alla salute viene negato.
In quel video, Presidente, lei afferma che il 34 per cento delle prescrizioni (praticamente un terzo) è inappropriato. Anche su questo tema dobbiamo discutere. Ma si può dire a priori che un approfondimento diagnostico o una visita specialistica non erano necessari? A cosa serve, allora, la prevenzione di cui parliamo tanto? Sono soldi buttati quelli per accertamenti che risultano, per fortuna, negativi?
Lei annuncia anche una fase due di questo Piano sperimentale per il 2026: dice che si lavorerà fino alle 23, anche sabato e domenica. Noi le chiediamo con quali medici, con quali infermieri, con quali tecnici, se non bastano neppure a coprire i turni dell’attività istituzionale ordinaria. Mi si dirà: con le prestazioni aggiuntive. Quanto ci costerà? Quanto ci è costata la fase uno della sperimentazione? Vogliamo questi numeri, Presidente Decaro.
Cari colleghi, nelle ultime ore abbiamo assistito al colpo di teatro: il Presidente Decaro annuncia la linea dura sui costi della Regione, via le carte di credito aziendali, stop ai rimborsi, controlli sulle auto blu, blocco dei CdA delle agenzie regionali, persino lo stop all’appalto per la mensa di via Gentile. A proposito, vorremmo capire che fine faranno le cucine che sono state acquistate, oltretutto senza un bando di gara, per 500.000 euro. Inoltre, tutti i lavori che sono stati fatti fino adesso per ristrutturarla saranno l’ennesimo spreco e soldi sbagliati. Tutto per prometterci un taglio di 35 milioni di euro sui costi della politica nella prossima manovra. Ricordo che questi 35 milioni sono i 35 milioni del Consiglio regionale...
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere, è andato già cinque minuti oltre.
Speaker : PAGLIARO.
...frutto di una sana gestione e di risparmi che sono stati effettuati da una buona amministrazione del Consiglio regionale, che è tutt’altra cosa rispetto alle risorse che dovrebbero essere utilizzate.
Presidente Decaro, lei ha dichiarato pubblicamente davanti a tutti i pugliesi che le carte di credito venivano usate da alcuni dirigenti per spese correnti, senza un percorso pienamente tracciabile. Se ci sono stati abusi o irregolarità, lei penso non debba andare sui social, ma debba andare in Procura o alla Corte dei conti, cosa che mi auguro abbia già fatto.
Nei mesi scorsi lei ha nominato i nuovi direttori generali, Presidente, nuovi si fa per dire. È stato un rimescolamento degli stessi manager che hanno guidato ASL, policlinici e istituti di ricerca negli anni passati, incassando perfino premialità nonostante i conti in rosso. Ora, Presidente, lei minaccia di tagliare i primi se non verranno raggiunti determinati obiettivi, ma è solo fumo negli occhi, perché parliamo di 30.000 euro su un compenso base garantito di 150.000 euro all’anno; spiccioli, ancora propaganda.
Il vertice del Dipartimento salute è lo stesso da 12 anni: la stragrande maggioranza dei direttori generali, amministrativi e sanitari ormai è incollata alle poltrone, nonostante i disastri che hanno causato, e su cui, nella migliore delle ipotesi, non hanno vigilato.
Tra i maggiori costi sanitari, nel 2025 risultano 18 milioni di euro per prestazioni aggiuntive, prestazioni che si pagano ad ora, a prescindere dal numero di visite effettuate, a prescindere dalla produzione effettiva. Quindi chiediamo: sono davvero utili?
È stato calcolato il beneficio che hanno prodotto questi turni aggiuntivi, a fronte dei 18 milioni che sono stati spesi? Nel 2022, ricordo che l’ex assessore Palese fece una scelta diversa. Investì 10 milioni a disposizione per l’abbattimento delle liste d’attesa, in accordo con le strutture private accreditate, acquistando le prestazioni dove c’erano i tempi d’attesa più lunghi, con uno sconto del 15 per cento. Quindi, su una spesa di 10 milioni, la Regione prendeva l’equivalente di 11,5 milioni, con più prestazioni garantite, piuttosto che pagare turni aggiuntivi senza garanzia dei risultati.
Poi c’è il disavanzo tra mobilità attiva e mobilità passiva, ormai strutturale, di oltre 300 milioni di euro. Il 78,4 per cento di mobilità effettiva riguarda prestazioni di complessità medio-bassa, o ricoveri potenzialmente inappropriati. Non si fugge, quindi, soltanto per interventi altamente specialistici e non disponibili in Puglia, ma molti cittadini si spostano per prestazioni che il sistema regionale dovrebbe ordinariamente garantire. Politicamente è un indicatore di insufficienza dell’offerta, difficoltà di accesso e perdita di fiducia del sistema sanitario pugliese.
Governare significa innanzitutto programmare, ma finora la programmazione sanitaria è stata fallimentare. Adesso, una volta scappati i buoi, volete chiudere le stalle. Lo stop a concorsi, promozioni e assunzioni disposto dal Capo dipartimento salute blocca delibere e atti gestionali, last minute, approvati nelle ore precedenti all’insediamento dei nuovi direttori generali. Ma come si può andare alla guerra senza soldati? Come può reggersi l’attività anche solo ordinaria delle strutture sanitarie con il personale ridotto all’osso e i piani di ferie da garantire?
Per risanare la palude dei conti in rosso della sanità regionale bisogna bonificare gli sprechi, lo ripetiamo da sempre: ne abbiamo raccolti e denunciati tantissimi, gli acquisti di dispositivi medici, protesi, carrozzine, tutori ben oltre il tetto massimo di spesa, le protesi d’oro, con costi molto più alti della media nazionale, il famoso ospedale Covid in Fiera del Levante, costato 28 milioni più anni di affitti buttati, la fabbrica delle mascherine, macchinari acquistati per milioni di euro rimasti incellofanati per anni, ancora da installare, la manutenzione e i servizi esternalizzati, insomma abbiamo veramente tanto e di più da segnalare, cosa che abbiamo fatto nel corso degli anni.
C’è poi il Pronto Soccorso al collasso, questo è l’imbuto dei problemi strutturali, ma non mi dilungo su questo tema, parlando della necessità di avere una sanità territoriale.
Sono in conclusione. Questo è un Consiglio monotematico, per questo si affrontano i temi anche con una puntualità negli argomenti, ragazzi.
I buchi della sanità territoriale, con gli ex ospedali riconvertiti in presidi territoriali di assistenza, dove gli ambulatori, se va bene, funzionano a mezzo servizio o chiudono definitivamente, quando lo specialista responsabile va in pensione.
Dovrebbero essere ricuciti con la rete degli ospedali e le Case di comunità, questa è la grande speranza finanziata con i fondi del PNRR, 650 milioni per 121 Case e 38 ospedali di comunità. Visti i ritardi, il target iniziale è stato abbassato dalla struttura a gestione del PNRR del Governo Meloni, che ha negoziato con Bruxelles grazie all’intervento del Vice Presidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, ottenendo che il calcolo delle percentuali avvenisse sulla media nazionale e non più su quella regionale, così i ritardi delle regioni lumaca, come la Puglia, sono stati compensati da quelle virtuose, le solite Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna ma anche Lazio.
Su questo abbiamo fatto una conferenza stampa e anche in questo caso si parla di alcune Case della comunità che sono pronte, ma sinceramente non ne abbiamo vista neanche una operativa.
Abbiamo chiesto un elenco di quali fossero quelle ormai stralciate dal piano e vorremmo anche avere notizie sugli ospedali di comunità, sui quali non è stato detta una sola parola, quindi a che punto sono. Le chiediamo quella serietà e quella esperienza che chiediamo all’assessore Pentassuglia, che lei non perde occasione di proclamare, quindi anche su questo le abbiamo chiesto delle risposte e mi auguro che possano arrivare oggi.
C’è una carenza di RSA, potrei parlare delle Case della vita, ma concludo perché ‒ ripeto ‒ non voglio sottrarre del tempo prezioso al dibattito. Penso che il male della sanità pugliese non sia l’insufficienza delle risorse nazionali ‒ questo penso che sia chiaro ‒ ma la qualità del Governo regionale, incapace di programmare, scegliere le priorità, controllare la spesa, concentrare le competenze e garantire servizi territoriali uniformi.
Presidente Decaro, la sanità pugliese non ha bisogno di operazioni di marketing, ma ha bisogno di verità. I preconsuntivi al 2026 parlano già di un buco spaventoso. Io vorrei capire se possiamo pensare ormai di un buco strutturale. Fermate la propaganda, aprite i cassetti e accettate la Commissione d’indagine che abbiamo chiesto, perché è una buona occasione per fare veramente un’operazione di rinascita e ‒ pensiamo ‒ di ricostruzione di un sistema che ha dimostrato il suo fallimento.
I pugliesi hanno il diritto di sapere come è stata ridotta la loro salute e mi auguro che il Consiglio di oggi inizi questo percorso verità e faccia luce sulle tante cose che non vanno.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Pagliaro.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Cera. Prego.
Speaker : CERA.
Presidente, innanzitutto avevo chiesto, ai sensi degli articoli 45 e 46 del Regolamento, chi ha stabilito la durata degli interventi, in quale riunione e sulla base di quale accordo della Conferenza dei Capigruppo e non mi avete risposto.
Speaker : PRESIDENTE.
Può recuperare la registrazione. Lei era troppo agitato e, quindi, non ha sentito quello che ho detto. Le ho spiegato esattamente come sono andate le cose.
Speaker : CERA.
In ogni caso presento al Consiglio regionale un ordine del giorno, secondo Regolamento. La mia dichiarazione sull’ordine del giorno verrà a fine discussione.
PRESIDENTE. Va bene, lo depositi.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Minerva, che ne ha facoltà.
Speaker : MINERVA.
Grazie, Presidente. Parlerò per il tempo che è stato destinato ai Capigruppo, non togliendo, come ha fatto il Capogruppo Pagliaro, altro tempo ai suoi colleghi del suo partito. Come ho detto prima, ricordo al consigliere Cera che eravamo tutti d’accordo in maniera democratica per poter permettere a chiunque volesse, anche per pochi minuti, di dire il proprio pensiero.
Consigliere Mazzotta, anche lei era presente in Capigruppo, quindi sa che non sto dicendo fesserie.
Oggi ci troviamo a discutere di un tema importante, quello della sanità, e ci piacerebbe veramente affrontare questo ragionamento con la riflessione sulla sanità con serietà, nella consapevolezza che discutere di sanità non vuol dire per forza litigare, portare argomenti in bagarre fra chi è più bello, chi è più bravo, chi ha ragione e chi ha torto, perché se facciamo bene, vinciamo tutti, se facciamo male, perdiamo tutti,
Quando si parla di sanità, infatti, si parla delle fragilità più grandi che gli uomini e le donne si trovano ad affrontare, perché quando c’è un problema di salute diventa il problema di una famiglia, non solo di quella persona, di una comunità, diventa il problema rispetto cui dobbiamo tutti insieme provare a dare una risposta.
Siamo d’accordo tutti che ci siano alcune cose che non vanno, che abbiamo iniziato questa legislatura che le liste d’attesa erano troppo lunghe, che alcuni pazienti stanno troppo tempo in Pronto Soccorso, che a volte si incontra personale che dimentica l’umanità e che a volte al parente di un paziente basta una parola di conforto per spiegargli quali sono i problemi del paziente, ma sempre con la stessa sincerità e con la verità che dobbiamo ai nostri pugliesi ritengo che, prima di parlare di tutto questo, dobbiamo costruire un quadro chiaro, che attiene a dei numeri, partendo dalla Puglia, ma considerando per onor di verità irreale pensare che il problema della sanità, che il deficit, che i problemi di bilancio attengano soltanto alla nostra Regione, come se la Puglia fosse un’isola a sé, staccata dal resto d’Italia, dal resto d’Europa, dal resto del mondo.
I dati ci dicono che quasi tutte le Regioni italiane sono in disavanzo, un disavanzo complessivo, certificato dal MEF, non dalla Commissione Sanità della Regione Puglia, pari a 2,57 miliardi di euro, e non è neanche vero quello che dice il Consigliere Pagliaro, che nel tempo sono stati fatti investimenti superiori da questo Governo, perché se è vero in valore assoluto, siamo tutti consapevoli che i dati non possono essere letti in valore assoluto, ma devono essere letti in percentuale rispetto al PIL.
Il Fondo per la spesa sanitaria è quindi passato dal 6,7 per cento del 2014 al 6,3 per cento degli ultimi anni.
Un abbassamento di quasi 0,5 punti percentuali rispetto all’incidenza della spesa sanitaria sul PIL. E la fotografia più autorevole ed efficace di questi conti non la dà l’assessore alla sanità della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, ma la dà la Corte dei conti, nel corso dell’audizione in Commissione Camere congiunta del documento di finanza pubblica del 2026, che ci spiega come la spesa sanitaria effettiva cresce più rapidamente del finanziamento statale, rischiando di arrivare, fra tre anni ad una differenza di quasi 14 miliardi di euro.
Anche la Fondazione Gimbe conferma questo buco e lo definisce superiore a 30 miliardi per il triennio in corso. Il confronto europeo, inoltre, ci dice il Servizio sanitario nazionale in Italia copre circa il 73 per cento della spesa sanitaria complessiva, a differenza di una media europea dell’80 per cento.
Quindi, anche rispetto agli altri Paesi dell’Europa, investiamo di meno. Sostanzialmente, quindi, il MEF e la Corte dei conti ci dicono con chiarezza che a fronte di un aumento del 3,6 per cento dei costi il Governo copre soltanto con l’1,2 il fondo sanitario nazionale, per la Regione Puglia appena l’1,09 per cento, quasi due punti e mezzo di differenza fra spesa corrente e copertura del Fondo nazionale.
Sono dati. Non sappiamo di chi è la colpa, non vogliamo dare le responsabilità, ma leggiamo i dati e proviamo insieme a costruire le soluzioni.
Inoltre, come detto prima, non è solo la Puglia ad avere criticità. La Toscana chiude il 2024 con un disavanzo di meno 244 milioni, così la Calabria con meno 118, l’Abruzzo con meno 113, altre Regioni sono costrette a chiudere con un disavanzo esagerato, e per riportare quelle difficoltà che ho detto prima, non utilizzo le parole del Capogruppo del PD della Regione Puglia, o quelle del Capogruppo di Per la Puglia, di Fischetti, o del Capogruppo dei 5 Stelle, ma utilizzo le parole di Gerosa, assessore alla sanità del Veneto, che ricorda come è impossibile con due punti e mezzo di differenza aiutare le Regioni se non si incrementa il Fondo nazionale sanitario.
Andiamo nel dettaglio, perché, anche qui, se parliamo di buco, non stiamo rendendo con onestà ai cittadini ciò che invece rappresenta questo deficit.
Le nuove assunzioni costano 104 milioni di euro, il rinnovo del contratto collettivo nazionale 44, l’adeguamento dei fondi straordinari per indennità circa 22 milioni di euro, il personale complessivamente pesa 188 milioni di euro, ma anche qui vorrei ricordare ai colleghi che, quando parliamo di personale assunto, parliamo di uomini e donne in carne ed ossa, ai quali dovremmo dire grazie per quello che fanno ogni giorno, perché aver assunto medici, OSS, personale infermieristico, personale sanitario in generale vuol dire provare ad aumentare la risposta alla richiesta di sanità che c’è in questo territorio.
L’adeguamento del contratto collettivo nazionale è una faccenda che riguarda il Governo e di cui siamo contenti, perché ai lavoratori va data la giusta retribuzione. Ricordiamo anche che siamo stati chiamati a fare una scelta, avete fatto le manifestazioni no day tax, non vi credevamo quando ci dicevate ogni giorno che avevate bisogno di aiuto, ma se l’avessimo capito, saremmo venuti anche noi a fare numero sotto la Presidenza della Regione, visto che eravate quattro gatti come quattro gatti siete stati in tutti i gazebo che avete fatto in giro per la Puglia, perché è vero che abbiamo fatto quella scelta, ma quella scelta abbiamo il coraggio di provare a spiegarla ai cittadini.
Intanto, a differenza delle altre Regioni come la Calabria e il Lazio, il nostro Presidente si è assunto la responsabilità di costruire un Piano di rientro. I Presidenti non hanno avuto il coraggio di farlo, hanno avuto il commissario ad acta che ha aumentato al massimo le tariffe dell’IRPEF, dobbiamo dircelo.
È vero che abbiamo chiesto un sacrificio pugliesi, ma l’abbiamo fatto secondo una manovra che riteniamo una manovra di Sinistra, cioè chiedendo meno sacrificio ai più deboli e più sacrificio ai più forti. Ricordo che da 0 a 15.000 euro di ISEE non abbiamo aumentato l’IRPEF, lo abbiamo aumentato di 4 euro fino a 25.000 euro, di 19 euro fino ai 50.000 euro e di circa 60 euro oltre i 50.000.
Dobbiamo dire che il 72 per cento dei pugliesi che ha un ISEE tra 0 e 25.000 euro ha avuto un aumento che va dagli 0 ai 4 euro.
Nel frattempo abbiamo costruito delle manovre che prima di tutto sono andate a togliere 100 milioni di euro già dalla parte residua (neanche il 10 per cento del bilancio regionale). I sacrifici di cui ha parlato il Presidente, consigliere Pagliaro, sono sacrifici meritevoli, che hanno tagliato 30 milioni di euro ai costi della politica, e anche rispetto alle tabelle con le altre Regioni vediamo come l’IRPEF è stato aumentato di poco.
Potevamo fare altro: Presidente, potevamo chiudere gli ospedali, potevamo mandare a casa gli infermieri e gli OSS, potevamo dire a tutti quei ragazzi che hanno studiato e che si sono qualificati, che non ci sarebbe mai stata una possibilità di lavoro nella loro regione. Abbiamo dato onore a quelli che abbiamo chiamato eroi durante il Covid, e di cui probabilmente voi vi siete dimenticati subito dopo. Anzi, bisogna continuare in questa direzione, perché fare assunzioni nella sanità vuol dire migliorare la qualità del servizio che noi proviamo a dare.
Potevamo chiudere gli ospedali, potevamo fare altro. Abbiamo deciso, con responsabilità, e non ci è costato poco: chi come me ha fatto l’amministratore locale sa che i cittadini ti chiedono di non aumentare le tasse, ma quando hai il coraggio, come ha fatto il Presidente, come ha fatto l’assessore, come abbiamo fatto noi, di guardare in faccia i pugliesi, e di spiegargli questi dati che ho eviscerato in questo momento, dicendogli che tutti dobbiamo fare un piccolo sacrificio, a partire dai più forti, e meno sacrificio i più deboli, ma che noi continuiamo a lavorare come stiamo facendo per abbattere le liste d’attesa, 150.000 chiamate, sono numeri reali di anticipo di prestazione. Sono stati messi nel raggiungimento degli obiettivi nel contratto dei direttori generali: fatti che saranno risposte concrete. Stiamo lavorando sulla mobilità passiva, stiamo continuando a investire nel personale. E poi, anche quello è un dato certo, nei LEA noi siamo la prima Regione del sud. Se non si vuole riconoscere neanche questo, vuol dire non riconoscere che in vent’anni abbiamo apportato un miglioramento alla qualità dell’offerta della salute della nostra Regione.
Quando fai operazione verità, quando guardi in faccia le persone e gli dici come stanno le cose, ci sta anche che al netto della propaganda, dei litigi e delle urla per non accettare le regole condivise con gli stessi propri Capigruppo, ci si trova poi a dover riconoscere che la maglia rosa fra i Presidenti delle Regioni ce l’ha il Presidente Decaro, cioè il Presidente della Puglia. Amministrare vuol dire guardare in faccia le persone, sviscerare i numeri, dire loro le cose come stanno e assumersi la responsabilità ogni giorno di trovare soluzioni per dare risposte a quello che i cittadini chiedono: una sanità che abbia una qualità migliore.
Per questo dovremo impegnarci tutti, maggioranza e opposizione.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Minerva.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Paride Mazzotta. Ne ha facoltà.
Speaker : MAZZOTTA.
Grazie, Presidente.
Prima di entrare nel merito della discussione di oggi, mi preme sottolineare una cosa per rispondere ai colleghi Fischietti e Minerva, in quanto entrare qui in Aula e dire ai consiglieri regionali che non erano nella Capigruppo che c’è stato un accordo sui tempi degli interventi in Consiglio credo che non sia del tutto vero.
Nella Capigruppo è accaduto di tutto, è stata una Capigruppo molto accesa, nella quale voi stessi avete detto che, qualora non si fosse raggiunto un accordo sui tempi, questo Consiglio non si sarebbe svolto, quindi, visto che tenevamo a svolgere questo Consiglio, visto che abbiamo richiesto fortemente il Consiglio monotematico sulla sanità, perché abbiamo necessità di comprendere i motivi per i quali oggi i pugliesi si ritrovano a pagare di più l’IRPEF, credo che questa sia un’operazione verità che chiediamo da tempo e che oggi, finalmente, possiamo discutere in Aula.
Sui tempi di discussione abbiamo quindi utilizzato il buonsenso, affinché oggi potesse svolgersi in Aula questa discussione, che da tanto tempo aspettavamo.
È irrispettoso anche dire che le varie manifestazioni che abbiamo fatto nel territorio, che partono dalla manifestazione fatta a Bari quel giorno, insieme a tutti i consiglieri regionali d’opposizione, ognuno di noi nelle rispettive province, è ingiusto e indecoroso dire che eravamo quattro gatti.
Caro Stefano, noi ci abbiamo messo la faccia insieme a tante persone che sono scese con noi in piazza, insieme a tante persone che hanno firmato, insieme a tante altre che ci chiamano, perché conosciamo tutti il disagio negli ospedali, tu hai fatto il Sindaco di una città importante che ha anche l’ospedale, quindi puoi comprendere perfettamente quali sono le difficoltà di ogni persona che si reca ogni giorno in un Pronto Soccorso o delle tante persone che prenotano una visita medica che gli viene concessa dopo anni.
Noi oggi vogliamo trattare questo tema, vogliamo farlo con serietà e lo chiediamo nell’Aula preposta a farlo, quella del Consiglio regionale.
Quando parliamo di sanità, non parliamo solamente di numeri, bilancio, percentuali di spesso, noi parliamo della vita quotidiana dei cittadini, dei tempi d’attesa per una visita specialistica, della possibilità di ricevere una diagnosi in tempi adeguati, della capacità di assistere le persone fragili e anziane, dalla possibilità per una famiglia di trovare risposte senza essere costretti a rivolgersi altrove.
Noi vogliamo che tutto questo potesse funzionare, finalmente, perché fino ad oggi, in Puglia, le risposte non le abbiamo trovate.
Nel 2024 la spesa sanitaria ha raggiunto quasi 9 miliardi di euro, quindi c’è stato un incremento del 4,3 rispetto all’anno precedente. Questi sono numeri inconfutabili e sono numeri soprattutto che riguardano il 2025, per le cui stime c’è un disavanzo sanitario di circa 350 milioni di euro.
Questo dato non può essere solamente letto come un problema contabile. Il disavanzo è un problema più ampio, un problema di come la sanità è stata gestita in questi anni, è un problema di come si è deciso di esercitare il proprio potere su quelle che sono delle scelte completamente sbagliate.
Il cittadino, chiaramente, valuta la sanità attraverso indicatori concreti: il primo è rappresentato dai tempi di attesa, l’ho detto poc’anzi, lo ripeto, non si può pensare di fare una semplice operazione, dopo due anni, dopo tre anni; non si può pensare di fare una semplice visita specialistica dopo mesi e mesi, o addirittura anni; non si può immaginare che quella stessa visita, quella stessa operazione, se cercata nel privato, si fa dopo pochi giorni o dopo poche settimane. C’è una disparità incredibile, e noi dobbiamo essere in grado di garantire il diritto alla sanità a tutti quanti, perché la sanità non è di pochi, ma è di tutti.
Questo non è solamente uno slogan, ma è quello che noi realmente crediamo, perché se vogliamo una Regione migliore, se vogliamo una Regione al passo con i tempi, se vogliamo una Regione che sia al passo col cittadino, noi dobbiamo cercare di risolvere i problemi della sanità.
Quando una persona non riesce ad avere una visita in tempi rapidi, questo è un problema che raddoppia: da una parte deve andare nella sanità privata, dall’altra, chi non riesce è costretto ad andare fuori. Quindi, la Puglia crea altro debito, e questo debito si chiama mobilità passiva.
Noi abbiamo visto che la Regione Puglia nell’ultimo anno ha registrato 376 milioni di euro di mobilità passiva, con un saldo negativo di circa 253 milioni di euro. Sono dati, e sono incontrovertibili, perché chiaramente, anche su questo tema non c’è una volontà del cittadino di andare a curarsi fuori, assolutamente no. Il cittadino a volte non ha fiducia nella sanità locale, nella sanità di prossimità, ed è costretto ad andare fuori cercando, con i viaggi della speranza, di risolvere i problemi di salute.
Questo si può affrontare attraverso una scelta strategica importante, dobbiamo cercare di ridurre la mobilità passiva, perché questo crea altro debito, crea sfiducia nel cittadino e allontana il cittadino dalla sanità al locale.
Veniamo ai punti dolenti, ma potremmo elencarne anche altri, le Case di comunità tanto acclamate sui social, ma ad oggi ci rendiamo conto che c’è inefficienza anche su questo, così come i Centri diurni, i cui operatori lamentano un mancato adattamento delle tariffe, quindi si rischia di non dare il giusto servizio ai cittadini.
La sanità oggi si trova di fronte a una fase decisiva, noi, Presidente, vogliamo dare la nostra disponibilità a cercare insomma di essere propositivi, non vogliamo essere qui a fare l’uccello del malaugurio affinché tutto vada male, in modo da ì scaricare la colpa sugli altri, non l’abbiamo mai fatto e non lo faremo mai, vogliamo essere di supporto all’attività del Governo regionale, ma bisogna partire da un punto: bisogna cercare di fare dietrofront sull’aumento dell’IRPEF, perché i cittadini non ce lo permettono perché sono stremati, perché è come se li stessimo tassando due volte, sia con le inefficienze della sanità, perché quando uno entra in Pronto Soccorso si rende conto di quante ore è costretto ad aspettare.
Mi dispiace che l’amico Minerva dica “potevamo chiudere gli ospedali”. Ancora, Stefano? Abbiamo già delle difficoltà enormi, avete inaugurato più volte ospedali mai aperti, come il Monopoli-Fasano.
Probabilmente potevamo chiudere altri ospedali, ma non possiamo permetterci ulteriori tagli, dobbiamo solamente cercare di tagliare gli sprechi e di ottimizzare le risorse per assumere. Quando si entra in un Pronto Soccorso, ci si rende conto che a volte non si riesce ad avere tutti i turni occupati, perché purtroppo c’è una carenza di personale medico che fa impressione.
Vogliamo su questo una risposta del Presidente Decaro, che vedo impegnato su più fronti, però, Presidente, quando lei dice che ha dovuto togliere la carta di credito ai dirigenti, vuol dire che probabilmente negli anni passati c’è stato uno spreco eccessivo delle risorse.
Mancano ancora sei minuti e mezzo, Presidente. Vuol dire che negli anni passati c’è stato uno spreco enorme, di cui noi non abbiamo responsabilità in quanto eravate sempre voi a governare. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
È iscritto a parlare il consigliere Fischetti. Prego.
Speaker : FISCHETTI.
Nella giornata di oggi credo che questo Consiglio regionale debba provare a fare un’operazione verità, che non può esaurirsi in frasi populistiche e in mera propaganda politica, perché, come già evidenziato dal collega Minerva, quei banchetti semivuoti attestano soltanto la realtà che i cittadini pugliesi hanno scelto, e lo hanno fatto per ben vent’anni, un determinato orientamento politico, hanno confermato una maggioranza di centrosinistra. Nonostante i ripetuti attacchi, il Presidente ‒ ormai è risaputo ‒ è stato riconosciuto come il Governatore più amato d’Italia. Quindi, queste mistificazioni ‒ di questo stiamo parlando ‒ non riescono ad attecchire presso i cittadini pugliesi.
Oggi dovremmo ‒ lo ripeto ‒ provare a fare un’operazione verità. Infatti, ho letto in questo istante un comunicato stampa lampo in cui si parla ancora di buco della sanità. Ebbene, credo che i pugliesi debbano sapere che non esiste un buco, non esiste un debito, si parla di disavanzo sanitario, dunque spieghiamo cos’è il disavanzo sanitario, che è riferito esclusivamente al 2025 per un importo di 250 milioni di euro. Quindi, parlare di debiti pregressi, di spese pregresse in questa fase non ha alcun senso perché ‒ lo ripeto ‒ il disavanzo sanitario è un dato che si riferisce all’anno 2025. Da che cosa è rappresentato dal punto di vista tecnico? Dalla differenza tra la spesa sostenuta dalla Regione Puglia per la sanità e quanto viene trasferito dallo Stato, dal Governo ai pugliesi.
Ebbene, c’è un deficit tra quanto si spende per la sanità in Puglia e quanto erogato dallo Stato, pari a 350 milioni di euro. Cerchiamo di capire come si forma questo numero, come si arriva a questa cifra, perché l’elemento cruciale della discussione è questo. Non lo diciamo noi, consiglieri regionali di maggioranza, lo dice il MEF, lo dice il Ministero dell’economia e finanza, che ha certificato nero su bianco per il 2025 un incremento, per la sanità, dei costi medi in tutta l’Italia, in tutta la nazione, pari al 3.6 per cento.
A fronte di questo incremento, ciò che viene restituito ai pugliesi da parte del Governo è un misero 1.09: la differenza, pari ad oltre 200 milioni di euro, è a carico dei pugliesi.
Vorrei invitare i consiglieri di opposizione che hanno i propri rappresentanti in Governo, e che sono al Governo nazionale, a riflettere su queste cifre e a provare a portare all’attenzione dei propri parlamentari queste cifre. ora.
Cerchiamo di capire perché il MEF ha certificato un aumento di questa natura. Ebbene, quando qualcuno parlava di disavanzo strutturale, purtroppo dobbiamo dire che effettivamente il rischio di un disavanzo strutturale è concreto. Ma è concreto per quale motivo? Perché è dovuto principalmente all’aumento degli emolumenti previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro, che certamente non sono uno strumento di competenza delle Regioni; è dovuto all’aumento, direi indiscriminato, del costo dei farmaci, e anche qui inviterei i consiglieri di opposizione a fare una riflessione e a spiegare loro come mai c’è stato questo incremento del costo dei farmaci. E poi è dovuto anche a un fattore che non dipende dalla volontà di nessuno, ovvero, l’invecchiamento della popolazione.
Quando sento parlare di un caso Puglia, mi pare che questa affermazione venga smentita dai fatti, dai numeri e dalla circostanza che ben 11 Regioni in Italia si trovano in una situazione di disavanzo.
Quando il consigliere Pagliaro fa riferimento all’aumento IRPEF in poche Regioni, dimentica di dire che tutte le altre Regioni cui ha fatto riferimento, ovvero Lazio, Campania, Calabria, Molise, hanno già aumentato negli anni precedenti l’addizionale regionale IRPEF ed è per questo che quest’anno non c’è un ulteriore aumento, perché il costo a carico dei cittadini di quelle Regioni è stato già strutturato e strutturale.
Cerchiamo di dare una risposta anche a quanto divulgato nei giorni scorsi a mezzo stampa. Mi riferisco soprattutto alla mozione della Lega, che riguarda l’esenzione dell’addizionale (saluto il consigliere e amico Scalera, che si è fatto promotore di questa iniziativa).
Caro Antonio, io te la sottoscrivo immediatamente, però hai sbagliato l’indirizzo di questa mozione, perché deve essere necessariamente indirizzata al Governo e ti dico perché: perché l’articolo 6 del decreto legislativo n. 68 del 2011, che ovviamente è una norma statale, articolo rubricato “Addizionale regionale IRPEF”, al comma 4, cosa prevede? Lo leggo testualmente: “per assicurare la razionalità del sistema tributario nel suo complesso e la salvaguardia dei criteri di progressività cui il sistema medesimo è improntato, le Regioni possono stabilire aliquote delle addizionali regionali IRPEF differenziate ‒ ascoltate attentamente ‒ esclusivamente in relazione agli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale”.
Questo significa che la competenza della Regione è limitata a definire soltanto le aliquote, la Regione non può assolutamente prevedere una distinzione che sia territoriale, ma solo reddituale.
Faccio quindi una controproposta ai colleghi della Lega che hanno presentato questa mozione, ovvero quella di indirizzarla al Governo per istituire una Zona Economica Speciale, una ZES, che è notoriamente ‒ ripeto ‒ di competenza dello Stato, per cui sono convinto della inammissibilità di quella mozione che ‒ mi dispiace dirlo ‒ ha soltanto il sapore populista di cercare di attrarre un elettorato, che, però, è consapevole del fatto che ‒ lo ripeto ‒ quella competenza non può essere regionale ma esclusivamente statale.
Andiamo avanti sulla questione della determinazione del budget. Come dicevo, la Regione Puglia, come tutte le Regioni italiane, è destinataria di un budget stabilito dallo Stato, dal Governo, dal Ministero della sanità. Ebbene, questo budget ‒ lo diceva l’assessore del Veneto, che naturalmente non appartiene a quest’area politica ‒ è un budget assolutamente insufficiente. Ci chiediamo dove il Governo poteva prendere le risorse per provare a finanziare la salute dei cittadini pugliesi e degli italiani. Ebbene, io credo che un dato debba essere fornito anche in questa sede e in questa circostanza: la spesa militare in Italia per l’anno 2025 è pari a 45 miliardi di euro. Io chiedo ai rappresentati del centrodestra per quale motivo il Governo non riesca a stornare 2, 3, 4 o 5 miliardi di quei 45 destinati alla spesa militare per finanziare la salute, anziché la morte. Questo è un dovere che dovrebbe andare in capo a voi dell’opposizione che avete ‒ lo ripeto ‒ i vostri rappresentanti al Governo.
L’invito che faccio anche alla maggioranza è quello di proporre una mozione e di indirizzarla, essa sì, a tutti i Consigli comunali della Puglia per chiedere fortemente al Governo di aumentare il budget a favore della salute di tutti gli italiani, distraendo somme dagli armamenti, dalla spesa militare, da quella spesa esorbitante, arrivata a 45 miliardi, che probabilmente, se il nostro Governo avrà ancora l’ardire di sottomettersi alla volontà degli Stati Uniti, verrà portata al 5 per cento del PIL, che vuol dire 100 miliardi di euro.
Cerchiamo di dire la verità ai pugliesi: la Puglia, come qualcuno ha detto, è la prima regione nel sud Italia per i livelli essenziali di assistenza. Sicuramente ci sono diverse problematiche da affrontare e le stiamo affrontando. L’ho già ribadito in un’altra circostanza: il primo provvedimento del Presidente, non appena proclamato, ha riguardato la sanità. Il nostro impegno sarà mirato quasi esclusivamente a migliorare la salute dei cittadini pugliesi. Non so se riusciremo a raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo posti in fase di insediamento, ma proveremo a farlo sempre con la consueta verità e trasparenza che ci caratterizza, senza mai entrare nel populismo. Però, abbiamo bisogno di dire ai pugliesi le cose come stanno. Abbiamo bisogno di dire ai pugliesi che il disavanzo sanitario è dovuto a una carenza di budget trasferito dallo Stato. Abbiamo bisogno di dire a tutti i pugliesi che ci sono le risorse statali per sopperire a quella carenza, ma che qualcuno, ovvero il Governo, decide di spendere in armamenti o in altro, piuttosto che per la salute dei pugliesi e degli italiani.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Si è iscritto a parlare il consigliere Romito. Prego.
Speaker : ROMITO.
Assumo dalle parole del collega Fischetti e dei colleghi di maggioranza che la responsabilità di tutto questo sarebbe del Governo, Governo di centrodestra che si è insediato nel nostro Paese nel 2022. 20 marzo 2024: Puglia, deficit sanitario azzerato nel 2023, obiettivo raggiunto senza tagli ai servizi. L’assessore alla sanità, Rocco Palese, e l’assessore al bilancio, Raffaele Piemontese, esultano per questo straordinario risultato. Sempre il 2024: coperto il deficit sanitario. Palese, Piemontese ed Emiliano: per la prima volta la Puglia a deficit zero. Potrei continuare con altre decine di articoli stampa che soltanto qualche mese fa celebravano la competenza di questa Amministrazione regionale, in grado di tagliare le spese e, quindi, di azzerare il deficit. Il Governo era lo stesso nel 2024 ed è lo stesso oggi, nel 2026. Dunque, se in un anno e mezzo siete riusciti a combinare questo casino, evidentemente il problema non sarà del Governo in carica, che è sempre lo stesso. Il problema ‒ questa è la mia tesi, che proverò a dimostrare ‒ è che vi potrebbero dare anche 500 miliardi di euro per la sanità, sareste in grado di sperperarli e offrire un pessimo servizio ai cittadini pugliesi.
Questo perché? Perché, tanto per cominciare, consigliere Fischetti, il Governo di centrodestra, dacché è in carica, dal 2022 ad oggi, ha aumentato le risorse per la Puglia, quasi un miliardo di euro. Quindi, il Governo dà più soldi alla Regione Puglia: se aumentano i costi in modo più che proporzionale a quelli che tu ricevi, è evidente che riesci a collezionare il disavanzo record di 360 milioni di euro.
Ma il tema è l’impiego della spesa, non le risorse. Se vogliamo cominciare a parlare da meridionali orgogliosi e dignitosi, dobbiamo allora iniziare a dire che il tema principale è come noi impieghiamo le risorse, non sempre che un Governo di destra, di centro o di sinistra cattivo, affama il Sud. Così facendo, noi non faremo un favore ai nostri cittadini, ma continueremmo a prenderli in giro. E noi abbiamo il compito, invece, di raccontare la verità ai cittadini pugliesi. E la verità è una, ed è dimostrata per tabulas, non è una mia opinione. Voi non avete la benché minima idea di come gestire in modo organico e in modo complessivo il tema della sanità. Questo non lo dice Fabio Romito, questo lo dicono i dati. Perché?
Invito anche la stampa, che è in sala, a fare un gioco: se scrivete su ChatGPT e chiedete all’intelligenza artificiale, non a Fabio Romito, quali sono i mestieri più pericolosi al mondo ChatGPT vi risponderà che i mestieri più pericolosi al mondo sono sostanzialmente tre: il sommozzatore, il minatore e il lavoratore su piattaforme offshore (quelle che si vedono nei film quando ci sono gli uragani nell’oceano). Si dimentica, l’intelligenza artificiale, che c’è un mestiere che è molto più pericoloso di questi tre: è l’assessore alla sanità della Regione Puglia, che ha una mortalità altissima, e ha una bassissima vitalità.
La media è di un anno e mezzo ciascuno. Questo avete fatto voi, non l’abbiamo fatto noi. Uno dei mestieri più pericolosi al mondo, Presidente Decaro, è l’assessore alla sanità della Regione Puglia: 2010-2012, Tommaso Fiore, 2012-2013 Ettore Attolini: 2013-2014 Elena Gentile; 2014-2015, Donato Pentassuglia. Il 2015-2020 è stato il quinquennio di Emiliano – “stiamo apposto”, si dice a Bari – 2020-2021, Lopalco; 2021-2022, Emiliano; 2022-2024, Rocco Palese; 2024, per un po’, perché non sono riuscito a trovare i dati, quindi 2024, per un po’, Michele Emiliano, 2024-2025, Piemontese, 2026 (ad oggi), Pentassuglia: 11 assessori in 16 anni. Una squadra di calcio avete fatto.
Se cioè l’obiettivo era fare 11 e 11 contro la rappresentativa di qualche altra Regione, ci siete riusciti: 11 assessori in 16 anni. Vuol dire che voi la sanità non l’avete gestita, non l’avete programmata, ce l’avete fatta subire. È una cosa totalmente diversa.
Cari colleghi di centrosinistra, l’ultimo piano sociosanitario di questa Regione che cuba più di 1 miliardo di euro all’anno (organico, non le piccole iniziative che si fanno di in anno in anno) credo che risalga al 2006. L’assessore era Tedesco. Stiamo parlando di vent’anni fa, cioè immaginate che noi si possa giocare con le stesse regole del gioco di vent’anni fa quando la popolazione è totalmente diversa, quando i concetti economici sono totalmente diversi, quando è il mondo che oggi cambia di ora in ora, figuratevi in 20 anni! Voi state giocando e costringete la Regione Puglia a giocare con le stesse regole del gioco di vent’anni fa.
Questi sono i problemi di cui noi dobbiamo parlare, questo è il tema da affrontare, non i 50 milioni di euro in più, i 50 milioni di euro in meno, perché va bene, noi prendiamo le vostre letterine e le porteremo a Roma, perché, a differenza vostra, non abbiamo qualcuno da difendere per ufficio. Se riusciamo ad atterrare in Puglia 100.000 euro di più, è una vittoria di tutti, non è una vittoria soltanto del Centrodestra, quindi questo vostro compitino lo prendiamo, lo mettiamo in tasca e lo portiamo a casa.
Il tema è come voi gestite quei soldi, perché l’altra verità che dobbiamo raccontarci è che troppo spesso abbiamo visto porte girevoli fra management sanitario e politica, perché non si sa per quale motivo, ma gran parte dei dirigenti che voi avete indicato in questi ultimi anni sono tutti di Sinistra, ex Sindaci del PD, ex appartenenti ai circoli i più bravi sono tutti di Sinistra, evidentemente dall’altra parte ci sono i Ciucci o quelli che non sanno a chi telefonare, probabilmente sarà questo il tema, le porte girevoli fra politica e management pubblico sotto il profilo sanitario.
È evidente che siamo i consiglieri di questa legislatura che si è appena inaugurata, a Bari si dice che “sotto u guast vene l’aggiust” giuste, io malauguratamente ho utilizzato questo slogan anche da candidato Sindaco e lo riferisco.
Mi auguro che, dopo questa grandissima difficoltà in cui abbiamo cacciato 4 milioni di pugliesi, noi si possa finalmente parlare un linguaggio diverso, un linguaggio di verità, che però, se chi vi sta parlando sconta una grande difficoltà nel non utilizzare degli argomenti ‒ questo sì ‒ di becero populismo che abbiamo ascoltato, da quel lato, ci si deve fare perlomeno la stessa cortesia. Diversamente, continueremmo a non offrire un servizio ai cittadini pugliesi.
È vero che manca una strategia regionale sotto il profilo sanitario, aspettavamo il programma operativo di prosecuzione del Piano di rientro, non è arrivato, stiamo aspettando quello 2026-2028.
È vero anche che siamo in ritardo su tutto ciò che riguarda il PNRR. Non riguarda questa legislatura, riguarda probabilmente la precedente, ma non venite a raccontarci che siete in linea con i target delle 83 strutture, perché questo target ve lo siete dati voi, prima il target era di 121 strutture.
In disparte, le 83, se ci sono, esistono, sono funzionanti, in disparte queste argomentazioni. Parliamo di quello che, invece, siete riusciti a fare fino ad oggi per spendere quelle risorse, che questa volta c’erano, che il PNRR ha destinato alla Puglia per dotarci di quella sanità territoriale che dovrebbe essere il modello a cui tendere. Ma la verità è che voi, in oltre vent’anni di gestione, non avete ancora scelto il modello sanitario. È un modello più centralizzato? È un modello di sanità territoriale? Voi non avete ancora scelto, dopo vent’anni, undici assessori e non so quanti altri piani di rientro, qual è il modello cui la nostra Regione deve attendere. È questo il punto rispetto al quale noi dovremmo dialogare.
Io mi sono stampato tutti i DRG del Policlinico di Bari, della ASL, degli ospedali territoriali. Li ho stampati tutti, ce li ho sottomano. Potremmo stare ‒ non i tempi contingentati ‒ altre due ore a parlare dei singoli DRG, del perché alcuni oggi migrano con più facilità verso il privato accreditato e non verso le strutture pubbliche. Potremmo dire perché, per esempio, il Policlinico di Bari, uno dei principali centri sanitari italiani, versa in condizioni disastrose da anni. I professionisti fino a qualche tempo fa facevano a gara per arrivare al Policlinico di Bari. Oggi dal Policlinico se ne scappano, perché non c’è l’opportunità di programmare neppure l’attività operatoria, tolta quella ambulatoriale.
Rispetto a questi temi, che sono, io credo, assolutamente pratici, concreti e condivisibili, noi vogliamo ascoltare la vostra proposta, perché l’assessore Pentassuglia, che è l’undicesimo assessore alla sanità, spero possa avere davanti a sé l’orizzonte temporale per programmare in modo diverso le politiche sanitarie della nostra Regione. Se, però, continuate a prenderci in giro perché è aumentata del 3 per cento la bolletta della luce, è aumentata del 4 per cento l’acqua, è aumentata del 2,6 per cento la bolletta della Tim, della Wind o della Vodafone (non so chi avete voi), evidentemente state continuando a raccontare ai pugliesi una verità diversa da quella che voi raccontavate nel 2024, quando avete detto ai pugliesi che è tutto okay. Dopodiché, abbiamo avuto la spesa sanitaria che è divampata. Poi, io faccio l’avvocato e non voglio immaginare che sia divampata sotto elezioni. Non voglio fare questo peccato. Non voglio assolutamente pensare a male. È un dato di fatto, rispetto al quale fino ad oggi ancora non abbiamo sentito mezza parola. E non sono i 40 milioni di euro che giustamente il Governo ha destinato alle retribuzioni del personale sanitario, che è in ginocchio, è sotto pressione, è in grande affanno nelle nostre strutture. Non sono quei 40 milioni di euro il problema.
Rispetto a quello che abbiamo detto prima, Presidente, le dirò nei bilanci di previsione delle ASL qual è una voce che può andare a osservare con grande attenzione, ovvero la voce “Altro”. Gliene darò copia. Ebbene, in quella voce si annidano spesso degli ad personam, delle consulenze, tutto quel sottobosco non codificato e non trasparente, che negli ultimi anni è aumentato anche del 268 per cento, in alcune tipologie di contratti che sarà mia cura procurarle.
Per esempio, questa voce. la voce “altro” è aumentata dal 2019 al 2025 di 670.000 euro; nel ruolo tecnico del 323 per cento, da 900 euro a 300; nel ruolo sanitario del 182 per cento, da 19.418 euro agli oltre 3,5 milioni attuali. Anche su questo avremo modo di confrontarci. L’importante è parlare sempre con chiarezza e con trasparenza. È quello che ci chiedono i cittadini baresi e pugliesi. Io non sto facendo polemica, Presidente, sto cercando di avere una postura costruttiva, una postura da qui al 2030. Dimentichiamoci degli altri dieci assessori regionali, tanto i pugliesi se li ricordano; dimentichiamoci della mancata programmazione sanitaria negli anni che precedevano la sua Presidenza. Parliamo di questa Presidenza, però, parliamo di quello che dovremo fare insieme per parlare ai cittadini con spirito di verità, e con l’idea di costruire, non per forza di demonizzare l’altro, oggi è il Governo, domani l’assessore, dopodomani il direttore generale che non risponde alla politica, fra quattro anni sarà il capo dipartimento che prima non rispondeva perché aveva il disaccordo…
No. Assumiamoci tutti insieme le responsabilità, per offrire ai cittadini pugliesi dei servizi sanitari che siano dignitosi. Per farlo, Presidente, non servono né i soldi, non sono la cosa più indispensabile, non serve né la questione politica, si può fare anche a maggioranza, ma serve il coraggio. Presidente, noi alcune volte in quest’Aula il coraggio abbiamo provato ad averlo, come quando si è votata, nell’Aula del Consiglio regionale, la norma che ha deciso l’autonomia del Giovanni XXIII per dare alla Puglia, per la prima volta, un polo pediatrico d’eccellenza.
Da quella discussione in Consiglio regionale sono passati quasi due anni, abbiamo approvato una norma e l’apparato tecnico e burocratico di questa Regione, l’ha lasciata inascoltata.
Su questo posso anticiparle delle mie iniziative, che non saranno soltanto politiche, perché con la salute dei bambini non possiamo scherzare. Presidente, io so che rispetto a questo lei condivide la mia sensibilità e abbiamo il dovere di cambiare anche nella medicina pediatrica, perché ogni anno, e parliamo di mobilità passiva, 8.000 famiglie pugliesi portano i propri figli a curarsi fuori regione: al Bambin Gesù, al Gaslini, al Meyer. Possiamo mai immaginare, allora, di avere ancora un dipartimento del Policlinico di Bari che si occupi della medicina pediatrica, unico caso in Italia? Possiamo mai pensare che solo il 12 per cento che cuba il personale nel Policlinico di Bari sia destinato all’ospedaletto dei bambini? Possiamo mai immaginare che ci siano reparti aperti senza primari e reparti mai aperti che invece hanno dei responsabili? Possiamo mai immaginare che oggi, se un bambino pugliese si frattura dopo le 8 di sera, debba aspettare la mattina dopo per ingessarsi la gamba?
Io credo, Presidente, che rispetto a tutte le cose che ci diremo oggi, con un po’ di coraggio, un po’ di onestà intellettuale e anche rinunciando a qualcosa reciprocamente, alle nostre posizioni di comodo, noi a dire che è sempre colpa degli altri, voi a dire che è sempre colpa del Governo, io spero e mi auguro che questi cinque anni questa legislatura possa essere quel momento politico in cui rappresenteremo la nostra dignità di cittadini meridionali, la nostra responsabilità e il nostro amore per le Istituzioni.
Noi, Presidente ‒ e termino davvero ‒ siamo chiamati in questo prestigioso ufficio non a parlare, non a chiacchierare fra di noi, lo dico anche colpevolizzandomi, non a fare semplicemente della propaganda social (non facciamo a gara a chi la fa di più, a chi la fa meglio), siamo chiamati ad approvare le leggi. Questo è un Parlamento, è il Parlamento regionale della Puglia.
Rispetto a questo, Presidente, chi le sta parlando ha dimostrato, nel corso di quasi 16 anni di attività politica e istituzionale, amore per le Istituzioni e coerenza.
Io mi auguro che, all’esito di questo Consiglio regionale anche molto dibattuto e molto partecipato, noi si possa tracciare una linea e ripartire nell’interesse di 4 milioni di pugliesi che ci stanno aspettando. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Romito.
Ha chiesto intervenire il consigliere Scalera. Ne ha facoltà. Prego, consigliere.
Speaker : SCALERA.
Grazie, Presidente.
Parlare oggi di sanità è come sparare sulla Croce Rossa e, siccome io ritengo che nessuno di voi abbia fatto il crocerossino o la crocerossina (mi rivolgo a chi governa la Puglia da vent’anni), oggi purtroppo sarò costretto a sparare sulla Croce Rossa.
Signor Presidente, mi rivolgo a tutti, agli Assessori e ai colleghi, ci sono momenti nei quali la politica è chiamata a scegliere, scegliere se limitarsi a far quadrare i conti o difendere la dignità delle persone. Altro che le provocazioni che sono venute dai banchi della maggioranza nei confronti dell’opposizione, che oggi non ripeterò perché non è questa la sede per confrontarci su temi e su questioni che hanno posto i colleghi, mi riferisco soprattutto al collega Minerva, che puntualmente in ogni suo intervento non fa altro che provocare i banchi dell’opposizione. Noi oggi siamo qui per amministrare, per fare le leggi, per lavorare in funzione dei cittadini pugliesi, per lavorare per il bene comune, per lavorare per una sanità migliore. È da vent’anni che questo Governo di centrosinistra non fa altro che accusare i Governi nazionali, soprattutto se sono di centrodestra le accuse vengono ancora meglio, per nascondersi dietro le loro inefficienze amministrative e politiche e le litigiosità che hanno. Ho visto i volti di quando il collega Romito faceva la battuta degli undici assessori. C’era qualcuno che faceva anche risate sarcastiche rispetto a questo argomento.
Dico questo al Presidente Decaro: abbiamo un assessore alla sanità tarantino, e Taranto sa quanto ha pagato in termini di sanità, e io ritengo che debba rimanere per portare avanti ‒ volevo usare altri termini, ma mi limiterò anche nella terminologia ‒ e colmare le lacune e le sofferenze che una città come Taranto ha avuto fino ad oggi e continua ad avere.
Quando si parla di sanità, quando si parla di scelte per questa sanità e per la sanità, emergono tutte le loro complessità. Quando si parla di sanità, si parla della vita delle persone. Non si parla certamente, caro amico e collega Fischetti, di capitoli di spesa, ma si parla di uomini, di donne, di bambini, di anziani, che hanno il diritto e devono avere il diritto a curarsi e alla salute. Molti di questi, soprattutto gli anziani, stanno rinunciando al diritto alla salute in questa Regione.
Quando si parla di sanità, si parla della paura di una madre che aspetta una diagnosi, dell’angoscia di un padre davanti a un pronto soccorso sanitario, dell’anziano che il più delle volte rinuncia a curarsi perché non riesce ad ottenere una visita, di un malato oncologico che aspetta settimane che possono per lui valere una vita.
Questa, caro Presidente e caro assessore è la sanità: non una colonna di numeri, uno scarica barile di accuse, ma il volto più umano delle istituzioni, e il volto più umano della politica.
È proprio per questo che oggi non possiamo fingere che il problema sia soltanto un problema di disavanzo. Il disavanzo è un sintomo, è il sintomo; la malattia è un’altra: la malattia si chiama anni di programmazione sbagliata, anni di fallimenti, si chiama incapacità di pianificare, si chiama assenza di investimenti sul personale, si chiama rinvio continuo delle decisioni difficili, si chiama responsabilità politica, responsabilità che oggi non possono essere scaricate soprattutto sui cittadini pugliesi. Perché, caro Presidente, questo film lo abbiamo già visto, questa storia la conosciamo bene. Abbiamo visto, e sto vedendo oggi, scorrere solo i titoli di coda di questo film. Ovviamente, è sotto gli occhi di tutti: prima si accumulano i disavanzi, poi si aumentano le tasse, poi si tagliano i servizi. Poi si chiede ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari di colmare con il proprio sacrificio i vuoti e i fallimenti creati dalla politica.
È un copione che si ripete già da troppo tempo, è un copione che si ripete già da troppi anni ed è un copione, caro Presidente e caro Assessore, che deve finire.
Volete che vi faccia un esempio degli ultimi giorni? Ve lo faccio: nei giorni scorsi, la Direzione strategica dell’ASL di Taranto ha ridotto il tetto delle prestazioni aggiuntive, qualcuno ha definito questo atto deliberativo “una misura di riequilibrio finanziario”, la politica dei numeri e non delle persone.
Al contrario, io la considero una misura di arretramento sanitario. Come si può sostenere che quelle ore siano indispensabili e, nello stesso tempo, decidere di eliminarle? Come si può compiere una scelta del genere, senza presentare contestualmente un piano straordinario di assunzioni? Dove sono i medici? Dove sono gli infermieri? Dove sono gli operatori sociosanitari?
Presidente, purtroppo i tempi sono quelli che sono, ma su questi argomenti... oggi era un Consiglio monotematico, io non so che cosa avete fatto, però dovete farci parlare, perché non è possibile che su questi temi dobbiamo avere il bavaglio, allora o si sfora con i minuti o ritengo che dobbiamo fare un altro Consiglio monotematico con tempi e questioni diverse!
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Scalera, non ve la prendete sempre con il consigliere che fa sintesi, abbiamo contingentato i tempi come previsto.
Speaker : SCALERA.
Io non me la prendo con nessuno, me la prendo con un sistema sbagliato di portare avanti un’Assise come questa, un’Assise legislativa, un’Assise che deve parlare non a sé stessa, ma deve parlare alla Puglia e ai pugliesi, perché la Puglia e i pugliesi da noi aspettano risposte che fino ad oggi non sono state date!
Ritengo, Presidente, che se devo interrompere il mio discorso, lo faccio per rispetto della Presidenza e dell’Aula, però ritengo che dobbiamo fare un altro Consiglio monotematico senza mettere il bavaglio a nessun consigliere, perché tutti i consiglieri devono poter portare le istanze dei territori che rappresentano in questa assise e discutere e confrontarci. Questo è un popolo civile, un’istituzione civile, un’istituzione dove ci si confronta e si arriva alle conclusioni.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Scalera.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Spina, che ne ha facoltà.
Speaker : SPINA.
Grazie, Presidente, assessore e colleghi consiglieri. Oggi mi sarei aspettata un Consiglio regionale un po’ diverso da quello che stiamo celebrando, un Consiglio regionale che realmente si occupasse della salute dei cittadini, in considerazione del fatto che siamo chiamati a discutere della più grande infrastruttura sociale che noi abbiamo, cioè la sanità. Invece, ci stiamo attanagliando su questioni e accuse reciproche che non fanno sicuramente bene ai cittadini.
A proposito di quanto ha detto il collega Fischetti, noi abbiamo fatto i banchetti e sono stati abbastanza frequentati. Ma questo non è un problema che deve riguardarla. Il problema che riguarderà centinaia di migliaia di pugliesi sarà l’Irpef che dovranno pagare alla fine dell’anno. Questo, indipendentemente da quanti di noi hanno frequentato i gazebo, riguarderà sicuramente tanti pugliesi. Ma rispetto a questo onestamente volevo passare oltre, perché oggi mi aspettavo di poter programmare, insieme alla maggioranza, interventi a sostegno dell’esigenza di cura dei cittadini pugliesi.
Negli ultimi vent’anni, cioè da quando sta governando questa sinistra, stiamo inseguendo l’obiettivo di depotenziare gli ospedali e di potenziare la medicina territoriale. Questo è stato un grosso fallimento, perché la conseguenza che abbiamo avuto è stata la chiusura di tanti ospedali e del mancato potenziamento della medicina territoriale. Vorrei portarvi l’esempio della mia provincia, Barletta-Andria-Trani, dove sono stati chiusi tutti gli ospedali, adesso abbiamo solo tre strutture aperte, e non sappiamo se e quando saranno destinate a rimanere aperte, o se ci saranno ulteriori tagli. Anzi, colgo l’occasione per chiedere all’assessore e al Presidente di informare l’Aula e i cittadini che ci stanno ascoltando, su quello che sarà il piano che hanno presentato al Governo e su quali strutture sono destinate ad essere ridimensionate. I cittadini hanno diritto di conoscere quali servizi e strutture devono subire tagli a causa del piano di rientro che è stato previsto.
Il problema è che senza il potenziamento della sanità territoriale, quando il cittadino non sta bene, quando il cittadino sta male, è costretto a recarsi al pronto soccorso. In questo modo noi andiamo ad intasare i pronto soccorso con lunghe file, lunghe attese, problemi di posti letto che non ci sono, e questo diventa veramente un grande problema per i territori piccoli come il nostro, dove ci sono delle città piccole, distanti dagli ospedali, per i cittadini delle quali, raggiungere gli ospedali, è veramente diventato un terno al lotto.
Lasciatemi spezzare una lancia – nessuno ne sta parlando – per quanto riguarda il personale sanitario. Ne abbiamo parlato, ne abbiamo discusso come gli eroi durante il periodo del Covid. Ma lei lo sa, assessore, che nella nostra regione c’è personale di serie A e personale di serie B? Ci sono dipendenti, personale sanitario a cui è consentito fare turni aggiuntivi e personale sanitario a cui non è consentito? C’è personale sanitario che percepisce buoni pasto e buoni mensa, previsti dai contratti, e c’è personale sanitario che lavora nella stessa maniera, con lo stesso impegno, con la stessa solerzia, a cui non è assolutamente consentito questo?
Noi ne abbiamo parlato in Consiglio regionale nella scorsa consiliatura e non è stato ancora trovato un rimedio a questa questione. Si è parlato di un problema di spesa, ma io non voglio pensare che la spesa si guardi solamente quando dobbiamo riconoscere al personale i giusti diritti previsti dal contratto collettivo di lavoro. Non ci voglio nemmeno pensare. Vorrei poi richiamare l’Aula ad un’altra osservazione: qualche giorno fa, come Gruppo consiliare, abbiamo parlato delle case di comunità e degli ospedali di comunità, un fatto importante che dovrebbe potenziare la medicina territoriale, che dovrebbe consentire a quel cittadino di cui parlavo prima di non dover raggiungere l’ospedale quando si sente male. Ma il problema che io pongo è questo: noi non possiamo pensare a delle strutture fisiche che non sappiamo come dobbiamo riempire, perché se già oggi abbiamo carenza di personale sanitario, voglio capire con quali dipendenti, con quale personale dobbiamo far funzionare queste strutture.
Non è solo questione di Case di comunità e ospedali di comunità, parlo anche degli ospedali, quelli che stiamo per mettere in pista nella mia provincia, quello di Andria, che finalmente dovrebbe vedere la gara partire fra qualche giorno, quello del nord barese, ospedali importanti che non vorrei rimanessero delle scatole vuote nelle quali nessuno può andare a lavorare, cioè il problema è questo.
Oggi, invece, assistiamo ad ospedali in cui (mi riferisco alla città di Andria, ad esempio) alcuni reparti non hanno i bagni all’interno delle stanze per gli utenti, e questo è un fatto grave, con bagni nel corridoio e situazioni igienico-sanitarie davvero precarie.
Questo è un fatto importante. Prima si è parlato di spesa, ma io vorrei ricordare le parole di una persona di altissimo profilo come Mario Draghi, che in occasione del Meeting di Rimini, parlando di spesa, distingueva fra spesa buona e spesa cattiva. La spesa buona è quando, aumentando la spesa, si migliorano i servizi, ma dal sentore dei nostri cittadini la spesa è aumentata, ma i servizi sono notevolmente peggiorati e diminuiti, perché, checché se ne dica, oggi, per prenotare una risonanza, abbiamo ancora bisogno di tempi biblici, e spesso, Presidente, le agende sono chiuse, e questo non dovrebbe essere.
Vogliamo ricordare anche che i cittadini hanno diritto, quando i tempi non vengono rispettati per l’erogazione delle prestazioni, a rivolgersi al privato, con solo il pagamento del ticket, e questo invece non è possibile farlo? Di questo dobbiamo parlare, dobbiamo parlare delle risposte che dobbiamo dare ai cittadini.
Per essere molto più concreta, come è mio solito fare, e quindi non parlare del sesso degli angeli, perché qui dobbiamo parlare di cose serie e concrete, voglio parlare di una questione che mi sta parecchio a cuore: il problema dell’autismo.
Speaker : PRESIDENTE.
Voglio ricordarle che i minuti sono in capo al Gruppo.
Speaker : SPINA.
Sarò breve.
Voglio fare solo un esempio, dopodiché ne dibatteremo, eventualmente, in un momento dedicato a questo. La Regione Puglia si è distinta perché prima di tutte ha recepito la legge sull’autismo e ha messo in pista tutta una serie di iniziative e di tavoli tecnici. Ma tutte queste belle cosucce sono rimaste tutte sulla carta. Di fatto, oggi le famiglie con bambini autistici hanno un problema grave e serio. Innanzitutto, per avere le diagnosi devono aspettare addirittura anche un anno e mezzo. Poi, mi riferisco alla mia provincia, dove c’è solo un centro, c’è solo un CAT che prende in carico, oltre alla diagnosi, bambini da zero a tre anni, fino a un massimo di venti bambini, e non abbiamo servizi pubblici, non abbiamo un centro che possa assistere questi bambini. Questo è l’esempio concreto di come questa Regione non sia riuscita a fare una programmazione adeguata alle esigenze di cura della nostra regione.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliera Spina. Ha chiesto di intervenire il consigliere Vietri. Il computo parte da nove minuti perché non eravamo scesi sotto gli otto minuti. Prego, consigliere.
Speaker : VIETRI.
Presidente Decaro, quando ci siamo insediati lei ha detto di voler combattere le disuguaglianze. La stampa, proprio in quei giorni, dava notizia di indagini che riguardavano un presunto sistema di manipolazione delle liste d’attesa, con ipotesi di accessi abusivi ai sistemi informatici, cancellazioni e sostituzioni di prenotazioni, perfino da remoto e in orari notturni. La procura distrettuale di Lecce starebbe verificando se gli abusi ipotizzati siano stati messi in atto anche in altre ASL pugliesi. Abbiamo letto anche di possibili commistioni tra operatori del CUP e figure e appartenenze politiche. Eppure, lei su tutto questo non ha detto niente. Lei che ha fatto? Ha intelligentemente spostato l’attenzione su discussioni meno scomode, come quella famosissima ormai del “panino” da poter entrare all’interno degli stabilimenti privati. Io credo che su queste vicende i pugliesi avrebbero voluto sentire la sua voce, invece lei, Presidente, si è girato dall’altra parte. Ma non perché lei si doveva sostituire i giudici, ma perché lei avrebbe dovuto fare quelle valutazioni che spettano alla politica rispetto a un caso di cui parlano tutti i pugliesi.
Sulla gestione complessiva della sanità il Fondo sanitario nazionale è stato progressivamente incrementato e la Puglia dal 2022 ha beneficiato di risorse aggiuntive per quasi 1 miliardo.
Quando dite allora che queste difficoltà le vivono tutte le Regioni, questo accostamento dovete avere il coraggio di farlo fino in fondo, perché la mobilità sanitaria è la dimostrazione più evidente del fallimento del sistema pugliese.
Ogni anno la Puglia spende circa 300 milioni di euro perché migliaia di cittadini sono costretti a curarsi fuori regione. Questi soldi diventano invece un’entrata per quelle regioni del nord che voi stessi citate, evidentemente, perché queste Regioni garantiscono servizi più efficienti e tempi di risposta migliori.
Eppure, le regole fondamentali e generali del Servizio sanitario nazionale sono le stesse per tutte le Regioni. Se alcune riescono a offrire una sanità migliore, il problema non riguarda solo le risorse economiche. È necessario interrogarsi sull’organizzazione, sulla programmazione e sulla capacità gestionale delle aziende sanitarie.
Se la Puglia è in piano di rientro sanitario da quindici anni, non riesce a rientrare nei parametri, ma, anzi, presenta una spesa fuori controllo, con un disavanzo che addirittura continua a crescere, è evidente che non basterà più chiedere sacrifici ai cittadini aumentando la pressione fiscale, se si rimane in queste condizioni. Bisogna prendere atto che questo sistema ha fallito, che è arrivato il momento di cambiare sia le politiche, sia la direzione, sia i sistemi di controllo della sanità regionale, perché fino a quando rimarremo in piano di rientro ci saranno pugliesi che andranno a curarsi altrove per prestazioni e farmaci che qui sono limitati.
Poi c’è la drammatica situazione della rete socioassistenziale. La Puglia ha solo poco più di 8.000 posti letto accreditati tra RSA e lungodegenze. L’Emilia-Romagna ne ha circa 17.000 e la Lombardia quasi 55.000. Questo comporta che pazienti non più acuti. ma non autosufficienti, invece di trovare ricovero nelle RSA si riversano negli ospedali, dove un posto letto costa molto di più quando quei pazienti avrebbero bisogno di un’assistenza più adeguata nelle case di cura.
Stessa cosa per le dimissioni protette, un sistema che molte volte non funziona, che lascia le famiglie sole nell’assistere i propri cari, causando così spesso la riospedalizzazione dei pazienti con sovraccarico per i 118 e per i pronto soccorso. Le liste d’attesa non rispettano i codici di priorità, e, se invece si chiama presso le stesse strutture per pagare quella visita, te la fanno immediatamente.
La legge prevede che il medico convenzionato non possa fare più visite a pagamento di quelle che fa per l’ASL, quindi vi invito ad avviare i controlli per verificare se questo equilibrio venga rispettato.
I Pronto Soccorso sono al collasso, perché li avete chiusi come a Taranto, noi rivendichiamo il diritto ad avere un altro Pronto Soccorso. All’ospedale San Cataldo occorrono ancora 100 milioni di euro all’appello per farlo entrare in funzione.
Le Case di comunità. Questa è la Casa di comunità di Taranto, che doveva essere pronta entro il 30 giugno, ma dell’edificio c’è solo lo scheletro. Le lascio questa foto, Presidente, così magari, quando parla di Case di comunità, le può servire, la può esibire anche lei.
Presidente, invece di aumentare le tasse, vanno tagliati i veri sprechi, che sono soprattutto nella sanità e che noi continueremo a denunciare, come le consulenze, le Commissioni ad hoc, gli appalti milionari dei servizi ospedalieri e sanitari. L’80 per cento della sua Giunta regionale era già qui con Emiliano, da cui lei ha preso semplicemente il testimone, e oggi, dopo che governate da vent’anni, i pugliesi, quando hanno bisogno di curarsi, non sanno come salvarsi, perché si imbattono in situazioni e inefficienze che nessuno di voi, in venti anni che siete seduti lì, ha realmente affrontato e voluto risolvere!
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Vietri.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Passero, che ne ha facoltà. Prego, consigliere.
Speaker : PASSERO.
Grazie, Presidente.
Oggi ci troviamo in Assise per discutere di sanità, però vorrei esprimere un desiderio, ossia che tutti lo facessimo senza nasconderci dietro i numeri di bilancio e, soprattutto, evitando uno scontro a livelli istituzionali, perché dietro ogni voce di spesa c’è una persona, c’è un cittadino che aspetta una visita, una famiglia che cerca una diagnosi, un anziano che non può permettersi di aspettare mesi e soprattutto un giovane che ha diritto a un sistema pubblico che funzioni davvero.
Ecco perché nessuno può pensare che il diritto alla salute debba trasformarsi in una corsa ad ostacoli o che un cittadino, davanti a una lista d’attesa infinita, si senta costretto a rivolgersi al privato solo perché non ha alternative.
Da qui dobbiamo ripartire, la sanità pubblica deve tornare ad essere una certezza e non una scommessa. Però, per arrivare a questo serve che ognuno faccia la sua parte, ma che la faccia davvero. La Regione Puglia lo ha fatto. Nei primi sei mesi del Presidente Decaro sono state attivate e attuate numerose iniziative, con l’assessore Pentassuglia. Penso alle liste d’attesa: con i piani sperimentali di recupero già a metà maggio erano state contattate 231.000 persone e sono state anticipate 157.000 prestazioni. Sono state attuate delle verifiche preventive sulle nuove assunzioni, con controlli rafforzati sugli appalti e sulle prescrizioni. Al 21 giugno, infatti, le prescrizioni risultano in calo del 10 per cento rispetto al 2025.
In merito alla sanità territoriale, è stato raggiunto il target del PNRR con 83 case di comunità, caro consigliere Vietri, che sono state realizzate, 27 a Foggia, 18 a Bari, 16 a Lecce, 13 a Taranto, 5 a Brindisi e 4 nella BAT. I fondi europei non saranno sicuramente persi. La sfida ora è il personale per farle funzionare e gran parte di questa sfida dipende sicuramente dalle scelte del Governo nazionale.
Sulla mobilità passiva sono stati avviati tutti quegli accordi interregionali per fermare questo fenomeno. In particolare, è stata siglata un’intesa con la Regione Basilicata ed è in corso un’intesa con le Regioni Emilia-Romagna e Lazio.
Per quanto riguarda il personale, gli investimenti sono stati attuati o, comunque, sono in corso. Infatti, è stato approvato quel progetto esecutivo del nuovo ospedale di Andria ed è stato siglato l’accordo integrativo per i medici del 118.
Vi è, poi, il monitoraggio dei LEA, ossia i livelli essenziali di assistenza, dove la Puglia risulta essere adempiente in tutte e tre le aree, la prevenzione, la distrettuale e l’ospedaliera. È l’unica Regione del Meridione.
È vero che la Regione ha per prima il dovere di dover gestire ogni euro disponibile, di doverlo gestire bene, di dover effettuare quei tagli agli sprechi, di rendere più veloce la macchina amministrativa, di controllare le aziende sanitarie, ma è altrettanto vero che sarebbe ingiusto e soprattutto disonesto far ricadere tutto e soprattutto tutta una responsabilità sulla Regione, perché anche il Governo nazionale deve fare la sua parte, cosa che negli ultimi tempi non è avvenuta. Lo dovrebbe fare aumentando in modo stabile le risorse del Servizio sanitario nazionale. La Corte dei conti a livello nazionale certifica che nel 2025 la spesa effettiva, 141,5 miliardi di euro, ha superato i fondi dello Stato, 136,5 miliardi di euro, generando un buco di 5 miliardi di euro. Molte Regioni italiane sono andate in disavanzo: il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, l’Abruzzo, l’Emilia-Romagna, la Sardegna, la Toscana e la Puglia. Tra le cause più evidenti, ovviamente, c’è la spesa farmaceutica, che è cresciuta di oltre il 20 per cento negli ultimi tre anni per effetto delle politiche nazionali su quei farmaci innovativi (questa è una fonte che dà ovviamente l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco).
Da questo si evince in maniera chiara che non c’è un caso Puglia, ma che il problema colpisce la sanità in tutta Italia. Non si può quindi chiedere alle Regioni tempi brevi, personale sufficiente, ospedali che funzionino, se il Fondo sanitario nazionale non cresce insieme ai bisogni reali.
Con una popolazione che invecchia, le cronicità in aumento, il costo dei farmaci e dell’energia e la carenza del personale sono evidenti e sono sotto gli occhi di tutti. La salute non si finanzia rincorrendo le emergenze, ha bisogno di programmazione, ha bisogno di programmazione e di risorse certe. Serve quindi un patto chiaro fra Stato e Regioni.
Noi ci impegniamo sicuramente a gestire meglio e a tagliare ciò che è superfluo, ma lo Stato deve garantire le risorse e le regole per farlo. Il problema non è se è Governo o se è Regione, se è destra o sinistra. Il problema insiste su tutto un sistema che continua a distribuire risorse secondo parametri e criteri incompleti.
È un sistema che invece dovrebbe integrare e dovrebbe garantire i livelli essenziali di assistenza sulla base di quei reali bisogni di ogni cittadino italiano, ma in particolare sui bisogni di ogni cittadino pugliese.
Non servono quindi slogan, non servono rimbalzi di responsabilità, serve solo dire la verità e serve dirlo adesso. Lo Stato deve adeguare sicuramente il Fondo sanitario nazionale, distribuendo ciò che serve per i livelli essenziali di assistenza, non ricorrendo a quei criteri politici.
La Regione, invece, dal canto suo, ha il dovere di riorganizzare e di migliorare quell’efficientamento. Se manca una delle due, è evidente che il disavanzo crescerà, e ancora, se ne manca solo una, o meglio, se mancano entrambi, il diritto alla salute resterà soltanto una promessa costituzionale.
Poi ci sono i cittadini che meritano da noi una parola sincera. Molti sono anche disposti a un sacrificio economico, ma quel sacrificio deve tornare indietro sotto forma di servizio migliore. Se si paga di più, si deve vedere che le liste d’attesa si accorciano, che i CUP rispondono, che una visita medica non slitta di anni, e soprattutto che negli ambulatori c’è qualcuno che ti prende in carico.
Il Patto dei cittadini non deve essere “pagate di più e aspettate come prima”, ma deve essere “chiediamo uno sforzo”, e quello sforzo si deve tradurre in tempi, qualità e presenza nel territorio. Ed è proprio questa la direzione che abbiamo imboccato in questi primi sei anni. Ed è proprio questa la direzione che il Presidente e l’assessore Pentassuglia stanno tenendo come faro, come direzione precisa. Altrimenti, perderemmo la cosa più importante: quella che un sistema sanitario può avere, ossia la fiducia.
Un contributo in questo percorso deve arrivare anche da chi lavora quotidianamente dentro la sanità pugliese: penso ai medici, agli infermieri, agli operatori sociosanitari, al personale amministrativo, sono loro il cuore del sistema e spesso operano in condizioni difficili e con carichi pesanti.
Proprio per questo meritano rispetto, ma, poiché sono indispensabili, serve anche da parte loro una disponibilità a collaborare sull’appropriatezza delle prescrizioni, sull’organizzazione dei turni, sull’uso degli ambulatori. Questo non per puntare il dito, ma perché la sanità non si salva contro i professionisti, ma si salva insieme a loro.
Accanto a tutto questo, quindi, dobbiamo rafforzare anche il territorio, perché non può essere il Pronto Soccorso l’unico punto di riferimento per i cittadini pugliesi. Dobbiamo investire di più sulla prevenzione, perché curare tardi costa di più in termini economici e soprattutto in termini di sofferenza, dobbiamo far funzionare davvero le tecnologie, dal fascicolo sanitario ai sistemi di prenotazione devono diventare strumenti utili nella vita delle persone e non solo voci di un piano.
Ogni azienda sanitaria va giudicata sui risultati, non sugli annunci, su quante visite sono state recuperate, quanti esami anticipati, dove si concentrano i ritardi, quali sono le strutture che funzionano e quali hanno bisogno di un intervento straordinario. Sono domande a cui tutti dobbiamo saper rispondere, e lo dobbiamo fare dati alla mano, perché la trasparenza non è un fastidio per l’Amministrazione, ma è lo strumento con cui si costruisce e si ricostruisce una fiducia.
È questa la strada che abbiamo intrapreso in questi primi sei mesi di Governo.
Chiuderei tornando al punto di partenza: la salute non è una concessione, la salute è un diritto fondamentale, ed è un diritto fondamentale che non può dipendere dal reddito, dal Comune in cui si vive o dalla fortuna di trovare un appuntamento prima degli altri.
Se una madre aspetta mesi per l’esame di suo figlio, se un anziano rinuncia a curarsi o se un giovane medico decide di andare via perché nel pubblico non trova futuro, quel problema riguarda tutti noi e in particolare riguarda quest’Aula, indipendentemente da dove sediamo.
Per questo dico con convinzione che servono certamente più risorse, serve certamente più rigore, serve certamente più controllo, ma serve certamente una capacità migliore e maggiore di lavorare insieme, senza che nessuno (Governo, Regione, aziende sanitarie, professionisti o cittadini) si senta escluso da questo sforzo comune.
Se sapremo tenere tutti insieme questi pezzi uniti e il sacrificio chiesto ai pugliesi o i tagli che la politica sta facendo su sé stessa o il Governo che fa la propria parte sul Fondo sanitario, potremo davvero dire di aver trasformato una fase difficile in un’occasione di riscatto, un’occasione di riscatto per tutta la sanità pugliese.
Questo è il dovere che tutti insieme abbiamo oggi, che quest’Aula deve sentire addosso in maniera forte, ed è l’impegno che tutti dobbiamo ai cittadini pugliesi.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Passero.
Ha chiesto di intervenire la consigliera La Ghezza, che ne ha facoltà. Prego, consigliera.
Speaker : LA GHEZZA.
Grazie, Presidenti. Dagli interventi che ha fatto la minoranza ho sentito un invito al senso di responsabilità, perché secondo loro questo Governo di centrosinistra sta distinguendo cittadini di serie A e cittadini di serie B. Sinceramente mi sarei aspettata più onestà intellettuale da parte dei colleghi di minoranza. Noi non accettiamo lezioni da chi sta portando avanti a livello nazionale il percorso per l’autonomia differenziata. Ricordiamo tutti che questo percorso, delineato dalla legge n. 86 del 2004, ha subìto un arresto a seguito delle sentenze della Corte costituzionale di dicembre 2024. La Consulta, in effetti, ha posto dei vincoli stringenti, stabilendo che il decentramento può riguardare solo funzioni specifiche e non intere materie e che l’autonomia in ogni singola funzione deve essere giustificata dal principio di sussidiarietà. Nonostante queste sentenze, però, un mese fa circa il Governo ha approvato gli schemi d’intesa preliminare con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Queste sono le Regioni che chiedono maggiore autonomia in materia di tutela della salute. Il Movimento 5 Stelle è fortemente contrario rispetto alle preintese sull’autonomia differenziata che sono state avviate dal Governo, perché si tratta di una riforma che vuole spaccare l’Italia e che vuole penalizzare le Regioni del Mezzogiorno. Su tutto questo la minoranza tace e questo continua a farlo nonostante i provvedimenti della Corte costituzionale.
Prima di trasferire le funzioni, infatti, vanno definiti i livelli essenziali delle prestazioni e ogni trasferimento deve essere preceduto da un’istruttoria rigorosa fatta Regione per Regione. Non è stato fatto nulla di tutto questo. Le preintese procedono in maniera identica per quattro Regioni, senza analisi, senza LEP e senza garanzie per chi è già indietro. Con l’autonomia differenziata le Regioni del nord potranno trattenere risorse e fissare autonomamente le tariffe sanitarie, potranno attrarre medici e specialisti offrendo condizioni migliori. Le Regioni che oggi già perdono personale e pazienti vedranno accelerare questa spirale, che le condanne a restare sempre più indietro.
Queste preintese vanno, quindi, fermate, ma su tutto questo nulla dice la minoranza, nonostante questo sia un cambiamento drastico e radicale nella storia della Repubblica. È la prima volta che questo accade. Questo significa che lo stesso intervento chirurgico, la stessa visita medica o la stessa prestazione sanitaria verranno pagate in modo diverso nel sistema pubblico, a seconda della Regione in cui saranno effettuate.
Questo comporterebbe che se un intervento viene pagato di più in una Regione, per quella struttura diventa anche più conveniente eseguirlo lì, e nel tempo strutture sanitarie e investimenti tenderanno a concentrarsi dove i rimborsi sono più alti.
Le strutture potrebbero quindi indirizzare i pazienti verso Regioni dove il rimborso è più alto. Di conseguenza, la mobilità sanitaria del sud verso il nord aumenterebbe esponenzialmente. È verosimile quindi che le strutture sanitarie ridurranno gli investimenti nel Mezzogiorno in termini di attrezzature, di materiali, di competenze, e che crescerebbe il debito che ogni anno le Regioni del sud devono a quelle del nord per le prestazioni effettuate fuori regione, rendendo sempre più difficile colmare questo divario.
Eccovi servita l’autonomia differenziata, anche se i media ne parlano poco. Mi sarei aspettata maggiore onestà intellettuale da parte vostra. Quindi non basta dire che oggi esistono delle diseguaglianze territoriali in fatto di diritto alla salute nel nostro Paese, ma quello che vuole fare il vostro Governo nazionale è accentuare questo divario.
Noi l’abbiamo denunciato e lo denunciamo sempre. L’autonomia differenziata porterà allo smantellamento dei diritti in questo Paese, e sancirà e legittimerà le diseguaglianze territoriali che già esistono e che spaccano il nostro Paese.
Altra cosa di cui non vi ho sentito parlare è il superamento del criterio della spesa storica. Nessuno ne parla, questo significa dividere i fondi sulla base di quanto è stato già speso. È come dire che chi ha speso di più, chi ha potuto, per esempio, costruire più asili nido perché aveva maggiore disponibilità finanziaria, potrà contare su quella spesa storica. Chi invece aveva di meno e ha potuto investire di meno, dovrà fare i conti con quella spesa storica, quindi avrà sempre meno.
Questo significa rendere strutturali le diseguaglianze: altroché parlare di un debito strutturale. Questo significa non dare a tutti la possibilità di ripartire dallo stesso punto di partenza.
Noi, come Movimento 5 Stelle a livello nazionale, abbiamo votato convintamente contro le pre-intese intese avanzate dalle quattro Regioni, perché riteniamo che effettivamente non ci possano essere cittadini di serie A e cittadini di serie B, e che i diritti debbano essere uguali per tutti sull’intero territorio nazionale.
Per questo chiedo a voi, piuttosto che venire qui a fare la morale, di unirvi a noi in questa battaglia, invece provate soltanto a darci lezioni.
Sul tema del definanziamento, poi, è obiettivo che non basta dire che il Fondo sanitario nazionale è stato aumentato, come sostiene il Governo, perché in realtà le risorse non bastano a coprire l’aumento dell’inflazione e dei costi, per questo bisogna fare riferimento al PIL, quindi alla spesa sanitaria, in rapporto al PIL.
Solo il Governo Conte 2 ha alzato il PIL fino al 7,4 per cento, dopodiché il PIL è sempre sceso, fino al 6,1 per cento attuale. Con questo rispondo anche al collega Romito, che parlava di maggiori risorse nel Fondo sanitario nazionale.
Condividiamo la mozione che ha proposto il collega Fischetti, perché il vostro Governo ha definanziato la sanità, siete andati in Europa a chiedere lo scorporo per investimenti in più in armi. Siamo vincolati ad un patto di stabilità, però possiamo investire liberamente e fare più deficit, più debito per le armi, e questo per noi non è assolutamente accettabile.
Ancora, avete parlato di Case di comunità, ma se fosse stato per Fratelli d’Italia, oggi le Case di comunità non esisterebbero, altro che grazie al Governo Meloni! Fratelli d’Italia ha sempre ostacolato il PNRR che le ha istituite. Chi si è battuto in Europa, riuscendo a portare a casa quasi 200 miliardi di euro, è stato il Presidente Conte nel Governo Conte 2, una cifra che nessun altro Governo era mai riuscito ad avere.
Sempre quel Governo si è occupato a potenziare la sanità territoriale proprio grazie a quelle risorse, quindi francamente dire che dobbiamo dire grazie al Governo Meloni vuol dire travisare la realtà dei fatti. I fatti ci dicono che, una volta completate le Case e gli ospedali di comunità avranno bisogno di personale dedicato, e su questo neppure vi ho sentito parlare.
Non parliamo soltanto di medici, ma anche di infermieri, che sono indispensabili per la piena operatività delle nuove strutture, e a questo nessun cenno da parte della minoranza, quando mi risulta che il Decreto Schillaci sia stato da voi stessi ritirato, quindi, quando parlate di risorse, dovete parlare anche di quello che sta avvenendo a livello nazionale.
Quello che vi chiedo, quindi, è di smetterla di fare propaganda e di difendere insieme a noi gli interessi della Puglia, perché, come vedete, la realtà rispetto a quello che voi state prospettando è ben altra, e noi alla salute dei pugliesi teniamo in maniera particolare. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, collega La Ghezza. Ha chiesto di intervenire il consigliere Pagano, che ne ha facoltà. Prego, consigliere.
Speaker : PAGANO.
Presidente, colleghe e colleghi, questa seduta è utile se abbiamo il coraggio di fare una discussione seria, non una gara a chi cerca di urlare di più, non uno slogan contro la sanità pugliese, né il tentativo di trasformare una questione evidentemente generale in una clava contro la maggioranza pro tempore della Regione.
Partiamo da un punto semplice: si poteva fare di più sui conti? Sicuramente. Ma dire che il disavanzo sanitario pugliese è semplicemente il prodotto di sprechi o mala gestio significa raccontare una comoda bugia, che non si sforza di fare i conti con la realtà.
La realtà ci dice che il finanziamento del Fondo sanitario nazionale viene effettuato dallo Stato, le Regioni hanno il compito di organizzare i servizi e di garantire i livelli essenziali di assistenza. Se i costi crescono più delle risorse trasferite, qualcuno quella differenza deve pagarla. Oggi quel qualcuno sono le Regioni, tutte, non solo la Puglia.
Vi do qualche dato. Nel 2026 i rinnovi contrattuali del personale sanitario comportano un incremento del 7,3 per cento, il Fondo sanitario nazionale cresce del 4,7 per cento. Perché lo si esprime in percentuale e non in valore assoluto? Perché i costi vengono espressi in percentuali. Si chiama inflazione, che avviene sui rinnovi contrattuali come sull’acquisto delle materie prime. Quella differenza, che equivale a 2,6 punti percentuali, è matematica. Lo dice la Corte dei conti, lo dice l’Ufficio parlamentare di bilancio, lo dice il MEF, sì, quei parrucconi dell’Ufficio parlamentare di bilancio che, però, sono stati nominati durante questa legislatura. Lo ammettono, senza volerlo, anche le Regioni governate dall’opposizione pugliese, il Veneto e la Basilicata. Allora decidiamoci: se lo dice la Puglia è propaganda, se lo dice il Veneto è buona amministrazione? Nel 2024 le perdite dei servizi sanitari regionali hanno superato più di 1,2 miliardi di euro in undici Regioni. Vi do un dato che ci dovrebbe far riflettere: nel centro-nord, che ha una capacità fiscale molto superiore alla nostra, si è passati da un deficit di 28 milioni di euro nel 2019 a circa 635 milioni di euro nel 2024, ventuno volte e mezzo in cinque anni. Nel 2025 il disavanzo pro capite pugliese ‒ lo dico al consigliere Pagliaro, che aveva fatto un parallelo con la Regione Molise ‒ è il più basso. Il Molise, con 285.336 residenti, avrebbe un disavanzo, secondo la stima che ha fatto lui stesso, di 448 euro a persona, in Puglia siamo a 90.
Nel 2025 ci sono tre voci di bilancio che impattano sul disavanzo pugliese: 185 milioni per il personale, che sono rinnovi straordinari, nuove assunzioni; 175 milioni per la cura delle persone (farmaceutica, dispositivi medici), 148 milioni per far funzionare le strutture. Insieme, sono 508 milioni di maggiori costi.
A fronte di questo sono stati trasferiti dallo Stato 139 milioni. E all’obiezione del consigliere Romito – che chiede “come mai nel 2024 dicevate che tutto andava bene e nel 2025 in realtà dite che non è così? – la risposta, semplice, è che nel 2024 lo Stato, il Governo Meloni, aveva trasferito alla Regione Puglia 338 milioni; nel 2025, 139 milioni. È facile fare una semplice sottrazione per capire che senza quello avremmo potuto coprire il disavanzo senza ricorrere alla manovra sulle aliquote fiscali, ma semplicemente come abbiamo fatto quota parte anche quest’anno, intervenendo sul bilancio autonomo regionale.
Chiedo ai colleghi: dove sarebbe lo spreco? Nei farmaci oncologici per le malattie rare? Negli straordinari di chi tiene aperti i reparti? Negli euro spesi in sanità, in cui c’è un aumento delle prestazioni che è quasi raddoppiato? O evidentemente nel fatto che c’è un problema sistematico di definanziamento strutturale della sanità, in un contesto in cui l’invecchiamento della popolazione ci pone dinanzi a nuove sfide? Chiudo il mio intervento semplicemente facendo un po’ di refresh della memoria di qualche novello smemorato di Collegno. Nel 2002 l’allora ultimo Governo regionale del centrodestra aveva un disavanzo attualizzato per 584 milioni di euro.
Quel Governo regionale pensò di coprirlo con un prestito obbligazionario da 870 milioni, i famosi bond che grazie a Dio una sentenza ha detto che non erano responsabilità dei pugliesi. Evidentemente, quel debito ancora oggi diventa un macigno sulla memoria storica che provate a sovvertire con una narrazione di comodo.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Pagano.
Ha chiesto di intervenire il consigliere De Santis. Ne ha facoltà.
Prego, consigliere.
Speaker : DE SANTIS.
Grazie, Presidente. Grazie, Presidente Decaro, assessori e colleghi.
I numeri che sono stati poco fa enunciati dal collega Pagano evidenziano la realtà dei fatti e noi dovremmo in questo Consiglio regionale provare ad evidenziarli, perché ho la sensazione, cari colleghi, che se ci fosse in questo momento Dante Alighieri ad ascoltarci, sarebbe molto felice di ascoltare la lingua italiana che viene parlata in più lingue, rispetto al luogo in cui si è.
Leggo una frase che non è mia e ve lo spiego: “il disequilibrio e il sotto finanziamento del Fondo sanitario nazionale, a fronte dell’aumento della spesa sanitaria nel 2025, è aumentato del 3,64 per cento. Il riparto del Fondo sanitario nazionale da parte del Governo è stato coperto solo con l’1,86”.
Sono le stesse frasi, come hanno detto alcuni colleghi, dell’Assessore alla sanità del Veneto, dell’assessore alla sanità della Basilicata, del Presidente del Molise, quindi ho scoperto stamattina (anche Dante se ne sarebbe accorto) che il Centrodestra parla lingue diverse rispetto alla funzione che svolge, se svolge una funzione di opposizione, questi numeri non sono veri, se invece governa le Regioni, questi numeri sono veri, come denunciato dall’ufficio del MEF e dalla Corte dei conti.
Lo dico perché in realtà, se si parla di questioni importanti come la salute, la vita delle persone, bisogna essere seri e non parlare lingue diverse, a seconda se si sta in maggioranza o se si sta all’opposizione.
So che questo è particolarmente difficile in queste ore, visto che anche alla Camera sulla legge elettorale il Centrodestra è confuso e sta litigando su come modificare la legge elettorale.
Non esiste un caso Puglia, perché in Lombardia abbiamo 1,5 miliardi di deficit proprio per i numeri che abbiamo appena citato, in Piemonte 900 milioni. in Molise 128, in Calabria 118, in Basilicata 64, guarda caso esattamente le Regioni governate dal Centrodestra, dove il Centrodestra locale dice cose diverse e parla una lingua diversa rispetto al Centrodestra pugliese.
Penso che questo sia un dato importante, come è un dato importante smentire una serie di cose non vere che sono state dette in quest’Aula, perché poco fa il Consigliere Pagano ha detto una verità su quello che era il deficit nel 2005, come bisogna dire la verità su quella che era la situazione della sanità pugliese all’epoca. Eravamo penultimi nella classifica dei LEA. Nel 2015, dopo dieci anni di Governo Vendola, avevamo conquistato tre posizioni. Oggi siamo la prima Regione del Mezzogiorno e siamo la decima Regione italiana. Anche qui, il centrodestra parla lingue diverse, perché il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero della sanità non sono guidati da cattivi comunisti che falsificano i dati, sono guidati dal centrodestra, Quindi, se il centrodestra a Roma dice che la Puglia sta al decimo posto e che ha scalato le classifiche, migliorando i servizi, poi localmente non potete venire a fare la propaganda dicendo il contrario. Lingue diverse. Dante sarebbe estremamente felice di tutto ciò. Come sarebbe felice di ascoltare le parole che vengono enunciate qui. La verità è una: le leggi bisogna leggerle fino in fondo. Se il Presidente Decaro e questa maggioranza non avessero deciso di coprire il deficit finanziario con una scelta politica chiara, ovvero far pagare i costi a chi guadagna di più e sostanzialmente non aumentare l’Irpef al 73 per cento dei pugliesi, sarebbe accaduto quello che è accaduto in Molise e nel Lazio, esattamente come prevede la legge, perché se non sono i Presidenti di Regione nominati ad acta Commissari poi è il Ministero che interviene aumentando le aliquote a tutte le fasce sociali al massimo. Anche qui, però, parlate lingue diverse, e mi dispiace che parliate lingue diverse.
Come recita l’articolo 32 della Costituzione, la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite a tutti gli indigenti. Vedete, come ha detto la consigliera La Ghezza, anche su questo tema dovremmo usare parole di franchezza, di lealtà, di verità, perché mentre siamo qui in Aula in Commissione Bilancio alla Camera si sta per licenziare il testo definitivo dei quattro accordi delle preintese con le più grandi Regioni italiane, che rischiano, oltre a dissanguare la sanità, come sta avvenendo in questi anni, perché si è fatta una scelta politica seria, si è scelta a livello nazionale una politica di economia di guerra, spostando le risorse dalla sanità agli armamenti, visto anche l’accordo che è stato siglato qualche giorno fa dal Governo nazionale a un vertice internazionale. Si sta consumando alla Camera e fra qualche giorno andrà in Aula l’accordo sulle pre-intese, che rischia, nei prossimi anni, di distruggere tutto il sistema sanitario dei trasporti, della Protezione civile, della scuola pubblica, dell’Università pubblica, a favore delle quattro Regioni più ricche. Quello che mi turba è il silenzio. Chi vi parla, quando bisognava attaccare il Governo nazionale per scelte sbagliate, anche se era del proprio colore politico, ha alzato la voce e ha fatto cambiare idea al Governo nazionale e ai propri rappresentanti nazionali. Mentre voi, davanti al sacco del Mezzogiorno state in silenzio semplicemente perché state pensando, magari, di essere candidati nei prossimi mesi alle politiche.
Ma noi dobbiamo difendere il Sud, il Mezzogiorno d’Italia, non solo sulla sanità, ma soprattutto davanti al fatto che rischiamo di avere sulle materie importanti un definanziamento pubblico a favore di Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere De Santis.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Lobuono che ne ha facoltà. Prego, consigliere.
Speaker : LOBUONO.
Grazie, Presidente.
Signor Presidente Decaro, signori assessori, colleghi e colleghe tutte, quando si parla di sanità, io credo che non bisogna parlare di problemi legati alla destra, alla sinistra, al centrodestra, al centrosinistra. Ma parliamo di persone che sono costrette ad attendere 12 mesi, 24 mesi, addirittura anche tre anni per una visita medica.
Io credo che sia questo il motivo per il quale oggi è stata chiesta questa riunione monotematica. Questo è il motivo per il quale oggi ci siamo trovati qui, e spero che non sia oggi un motivo di discussioni inutili fra chi gestisce il livello romano, chi gestisce il livello regionale pugliese, perché, come dicevo, la Puglia non appartiene a una parte politica, appartiene a tutti quanti noi.
Oggi noi ci troviamo di fronte a una situazione per la quale, è stato detto finora più volte, abbiamo liste d’attesa infinite, abbiamo i pronto soccorso che sono al collasso, abbiamo una carenza di personale, sia medico che infermieristico, è una continua pressione sui nostri pronto soccorso.
Abbiamo difficoltà nella realizzazione e nella messa in funzione della medicina territoriale e, devo dire anche con onestà, che sarebbe troppo facile accusare gli ultimi mesi di queste responsabilità, molte criticità vengono da lontano, sono criticità che ognuno di noi conosce, delle quali ognuno di noi oggi ha parlato e sta parlando.
Oggi, ci troviamo di fronte a una scelta, che è la scelta di capire se gli aumenti che sono stati fatti nei confronti dell’IRPEF sono aumenti necessari, indispensabili, ma soprattutto se non diventeranno aumenti strutturali, fissi, ormai definitivi, perché, se tanto mi dà tanto, negli ultimi un anno e mezzo o due anni abbiamo generato, dai dati a noi conosciuti, circa 350 milioni di disavanzo, nei primi sei mesi ne abbiamo generati altri 175.
Il mio dubbio, la mia preoccupazione anche da imprenditore è capire cosa si stia facendo realmente di concreto per arginare questa emorragia, che investirà tutti noi cittadini, tutti i cittadini pugliesi.
Abbiamo una carenza di medici che sfiora il 25-30 per cento, come pensiamo di arginare questa carenza? Propongo: chiediamo ai medici, per chi lo desidera o ne fa richiesta, di aumentare l’età pensionabile, come fanno in tante altre Regioni, cerchiamo di aumentare l’età pensionabile, cerchiamo di trattenere in carica sul posto di lavoro i nostri attuali medici.
Abbiamo le RSA che rappresentano un altro problema serio, molto serio: abbiamo appalti fermi ormai da quasi sei anni, retribuzioni che sono bloccate, livelli di occupazione di posti letto assolutamente insufficienti, quindi mi chiedo cosa si stia facendo per questo.
L’altra cosa che mi sento di chiedere con grande chiarezza, perché sento parlare delle Case di prossimità, sento numeri che variano ogni giorno, sono 112, 120, poi sono 80, poi sono 90. Io chiedo ufficialmente quante siano oggi le Case di comunità funzionanti. Per me le Case di comunità funzionanti sono quelle nelle quali adesso esco da qui, vado e, se ho bisogno, entro e trovo un medico, trovo un infermiere, trovo delle apparecchiature. Quante sono?
Questo è il tema che dobbiamo porci, perché ‒ ripeto ‒ la sanità non è un problema di Destra o di Sinistra, è un problema che investe tutti noi.
Ultima cosa, e mi avvio molto rapidamente alla conclusione perché ‒ lo ripeto ‒ sono sempre molto pragmatico nelle mie domande. Ho visto che su un disavanzo di 350 milioni di euro ne sono stati risparmiati 107 milioni. Ebbene, di questi 107 milioni ‒ sono andato a scartabellare nei numeri ‒ 36 milioni sono di avanzo di amministrazione, 22,8 milioni di riduzioni temporanee di stanziamenti, 6,9 milioni di accrediti dal Ministero dell’economia e delle finanze (soldi che sono arrivati dal MEF), 9 milioni di risparmi su contributi regionali e 2,3 milioni di risparmi su interessi. Allora, la questione è che di strutturale come risparmio non c’è nulla. Praticamente non c’è nulla. Ci sono soltanto queste voci che investono questi comparti che vi ho appena citato.
Quando sento poi dire che il Governo nazionale spende 45 milioni di euro per la difesa e sento qualche consigliere che, legittimamente e giustamente, chiede di tagliare 4-5 miliardi di euro dalle spese militari, chiedo: perché su 11 miliardi di spesa regionale non tagliamo 350 milioni di euro e non facciamo pagare ai pugliesi questo disavanzo? Quindi, inviterei tutti a evitare di fare inutili polemiche fra maggioranza e opposizione, ma inviterei tutti, invece, acché la giornata odierna possa diventare un momento di riflessione e di approfondimento per cercare insieme le soluzioni utili ad abbattere realmente le liste d’attesa, non secondo qualche ultima informazione che è arrivata anche a mezzo stampa. Oggi ho visto ‒ l’ha appena stampata un nostro collega ‒ una lista d’attesa per un esame al 2030. Queste sono le realtà di cui noi oggi dobbiamo parlare. Queste sono le realtà per le quali oggi dobbiamo impegnarci per risolvere il problema dei nostri cittadini.
Concludo con una considerazione. In campagna elettorale ho sempre detto che avrei istituito dei tavoli permanenti con i medici, con gli operatori sanitari, con gli infermieri, con le case di cura private, che devono dare delle risposte, anche loro, devono fare, anche loro, dei sacrifici nei confronti di tutti i cittadini, perché soltanto unendo le forze di tutti io credo che si potrà riuscire a venir fuori da questa storia, che comunque, lo ricordo a tutti, costa alla Regione Puglia circa 9 miliardi.
Siccome conosco l’onestà intellettuale del Presidente Decaro, dell’assessore Pentassuglia e di tanti assessori e altri consiglieri, io chiedo: a voi piace veramente questa sanità così com’è, pur spendendo 9 miliardi l’anno?
Credo che vada fatto un intervento che possa servire veramente a dare delle risposte ai cittadini pugliesi. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Sette minuti, va bene. Sette minuti da recuperare.
Ha chiesto di intervenire l’assessore Piemontese, che ne ha facoltà.
Consideri che il PD ha 17 minuti residui. Prego.
Speaker : PIEMONTESE, assessore alle infrastrutture e alla mobilità.
Grazie, Presidente Matarrelli, grazie Presidente Decaro, colleghe e colleghi.
Da sei mesi, da quando ho avuto l’onore, da parte del Presidente Decaro, di stare nella Giunta della nuova Amministrazione, non ho, in questi sei mesi, parlato assolutamente di sanità.
Si è sviluppato, nel corso di questi mesi, un lungo confronto, non perché non avessi nulla da dire, perché ho fatto l’assessore al bilancio, ho fatto per dodici mesi l’assessore alla sanità, quindi io c’ero, quei conti li conosco, quelle scelte le ho condivise, molte le ho anche firmate.
Penso che quel termine che abbiamo sentito ripetere in questi sei mesi, lo capisco per la parola “buco”, una parola che nel linguaggio comune evoca denaro scomparso, conti occultati, risorse dissipate. Ma non credo sia il termine giusto.
Un disavanzo sanitario non è un buco. Vorrei che noi, per un momento uscissimo dalla contabilità e guardassimo ai fatti concreti.
Siccome io non penso che il risultato in sanità sia quello di avere un bilancio con il più, perché quella è un’altra cosa, il collega Pagliaro ha citato il bilancio del 2005 con il più, ma per me quello è il peggior bilancio della storia della Regione Puglia, perché viene da un’operazione di finanza creativa con i bond e con un debito scaricato, che abbiamo chiuso solo pochi anni fa, di 870 milioni sulla pelle dei cittadini.
I fatti concreti sono due. Il primo: in Italia, non in Puglia ‒ leggo il documento della Corte dei conti nazionale – il disavanzo complessivo delle regioni italiane ha superato un 1,5 miliardi di euro, tre volte più dell’anno precedente, cioè quella rappresentazione di una spesa che è divampata in Puglia in un anno e che poi si è scaricata sulle tasse è una rappresentazione falsa, e non perché lo dico io, perché lo dicono tutti i numeri d’Italia, chiedete ai vostri colleghi delle altre Regioni di Centrodestra, chiedete ai governatori del Piemonte, chiedete ai governatori delle Regioni di Centrodestra.
Leggendo il documento di finanza pubblica del 2025 pubblicato dal MEF, emerge un dato che è stato analizzato dalla Fondazione Gimbe, che stima nel triennio 2027-2029 il divario in Italia, non in Puglia, tra quanto serve al Sistema sanitario nazionale, cioè tra il fabbisogno reale e il finanziamento pubblico, in 30 miliardi di euro, passando dai 7,1 miliardi del 2027 ai 13,5 del 2029. In tutta Italia c’è un tema di discussione: se vogliamo continuare a garantire il diritto alla cura ai cittadini italiani c’è la necessità di incrementare il Fondo sanitario nazionale, perché ogni anno gli aumenti dei costi superano di molto gli adeguamenti del Fondo sanitario nazionale. Lo dice la Corte dei conti. Leggete quello che dice la Corte dei conti. Questo è un dato oggettivo.
È vero che negli ultimi anni vi è stato un incremento del Fondo sanitario nazionale. È così. Quest’anno l’incremento libero del Fondo sanitario è stato di 92 milioni di euro. Peccato che solo il rinnovo dei contratti dei medici costa 110 milioni di euro. Solo quello annulla e ci fa andare sotto rispetto alle risorse che ci stavano.
Vi è, poi, la rappresentazione sulla qualità del sistema sanitario regionale nel nostro Paese. Negli ultimi dieci anni la Puglia è passata dal penultimo posto nella classifica dei livelli essenziali di assistenza ‒ l’hanno detto i colleghi ‒ al nono posto in Italia e sull’assistenza ospedaliera all’ottavo posto in Italia. Quindi, a meno che non decidiate che coloro i quali fanno una valutazione sugli indicatori e stilano quella classifica, ovvero il Ministero della salute, che oggi è retto dal centrodestra, non stiano dicendo sciocchezze, se dobbiamo avere un termine di paragone, il termine di paragone è che la Puglia è la prima regione del sud nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza e che dal 2015 ad oggi siamo passati dal penultimo al nono posto. Questo è un dato oggettivo: siamo adempienti su tutto.
La scalata che è stata fatta nel corso di questi anni è una scalata oggettiva, una scalata che è costata, una scalata che può essere non lineare, non perfetta, non priva di errori, ma che ha fatto fare un balzo in avanti alla sanità della nostra regione. Quella scalata è costata.
Vedete? Se oggi siamo la prima Regione del Sud nei LEA, siamo sicuri che quella a maggiore spesa… Perché per incrementare devi spendere di più, evidentemente, altrimenti…
Speaker : PRESIDENTE.
Assessore, per dirle che sta erodendo i minuti, che poi toglie anche… Chi verrà dopo…
Speaker : PIEMONTESE, assessore alle infrastrutture e alla mobilità.
Se non lo strozziamo dopo, io parlo di più, se lo dobbiamo strozzare… Siccome ci siamo dati delle regole: Giannicola, lo sai, devo rispettare i termini.
Per tale ragione, quell’incremento è costato. Certo che è costato assumere personale; certo che è costato stabilizzare medici, infermieri, operatori sanitari precari assunti dopo il Covid.
Nel 2025 noi abbiamo assunto 2.367 persone. Di questi 2.367 medici, infermieri OSS – apro e chiudo parentesi – 42 sono amministrativi, dall’ultima tabella 42, ma diciamo 44: 42 o 44 cambia poco, 42 o 44 amministrativi. Non dovevamo assumere medici, infermieri, OSS. Non dovevamo farlo. Dovevamo continuare a tenere i reparti privi di personale… Io voglio ringraziare i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i tecnici, chi porta avanti tutti i giorni il Servizio sanitario nazionale. Lo abbiamo fatto facendo fare un salto in avanti, abbiamo speso 10 milioni in più sul sociosanitario, abbiamo previsto – tutti abbiamo un genitore o un parente, gente anziana, fragili – che le RSA potessero aggiungere due posti letto in più per le dimissioni protette ospedaliere.
Sapete quanto costa un giorno in un ospedale con la lungodegenza? Un paziente in una lungodegenza, ci costa circa 800 euro al giorno, abbiamo aggiunto quei posti perché da 800 euro, dando dignità a quelle persone con le dimissioni protette ospedaliere ne spendiamo circa 100, dando maggiore dignità a chi ne ha bisogno.
Non dovevamo spendere di più sul sociosanitario? Io penso di sì, invece, dovevamo farlo, e la domanda che voglio rivolgere è questa: dove avremmo dovuto tagliare?
Si può fare di più e meglio? Sì, si può fare di più e meglio, ma in un contesto nazionale dove tutte le Regioni maturano un miliardo e mezzo di disavanzo in più, il problema è la Puglia, che è la prima Regione del sud? Possiamo fare di più e meglio, sì, possiamo fare di più e meglio, ed è troppo facile denunciare la spesa in astratto... quello è per me, non per te, questa modalità non l’avevo vista, quindi, se nel corso di questi anni abbiamo investito sulle RSA, sui Centri diurni, abbiamo destinato 5 milioni di euro nel 2025 a un test genetico neonatale che analizza 407 geni per prevenire o diagnosticare precocemente 490 malattie, 5 milioni di euro, sì, ma io voglio guardare negli occhi quella mamma o quel padre di un bambino che, avendo una diagnosi precoce, riesce a salvarlo.
Abbiamo lavorato sulla crioconservazione degli ovociti, sulla PMA, abbiamo investito sulle scuole di specializzazione, abbiamo lavorato per fare in modo che... Presidente, non si può parlare, quindi rispetto a questo, siccome non voglio togliere ulteriore tempo... l’unica cosa. Presidente, siccome sto sottraendo, come avviene per questo anche per tutti gli altri il tempo deve essere.... altrimenti non ci troviamo.
No, non me lo date voi, perché lo avete stabilito voi in Conferenza dei Capigruppo.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, assessore Piemontese.
Speaker : PIEMONTESE, assessore alle infrastrutture e alla mobilità.
L’efficienza in sanità non è solo una questione di costi, è una questione di cure, e curare le persone è un diritto costituzionale. Non si tagliano le risorse alla vita delle persone, ma si guarda facendo squadra. Il punto non è il Governo di centrodestra nazionale o di centrosinistra. Dovremmo tutti fare una battaglia per incrementare il Fondo sanitario nazionale. Questo è il tema e su questo dovremmo lavorare assieme.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, assessore Piemontese.
Ha chiesto di intervenire il consigliere De Leonardis, che ne ha facoltà. Prego.
Speaker : DE LEONARDIS.
Grazie, Presidente. Intervengo, se possibile, visto che qua ci avete dato la tagliola, velocissimamente. Voglio dire che il problema principale nasce dal Ministro Bindi quando ha messo fra i parametri per il riparto delle risorse una tagliola che ha penalizzato le risorse del sud, cioè l’anzianità della popolazione. Noi che all’epoca avevamo più o meno lo stesso numero di abitanti dell’Emilia-Romagna abbiamo preso 400 milioni di euro in meno e da allora ripetutamente abbiamo preso tutte queste migliaia di miliardi in meno, purtroppo, rispetto alle Regioni del nord.
Oggi, però, voglio fare un intervento un po’ particolare richiamando una unicità che abbiamo in Puglia: le Sanitaservice. Le Sanitaservice sono nate in provincia di Foggia quando c’è stato un collega, Casalino, di Trinitapoli, non Casalese, che ha detto: noi paghiamo le ditte esterne, loro ci fanno la fattura e ci aggiungono il 20 per cento di Iva; se noi costituiamo una società in house possiamo, invece, fare il distacco del personale e avere un risparmio del 20 per cento. Naturalmente tutto questo in questi anni non è successo. La ASL di Foggia ha avuto gli avvisi di accertamento e paghiamo l’Iva anche su questo. Però, parlando di sprechi, vogliamo capire che cosa sono diventate negli anni le Sanitaservice? Sappiamo quanto costano le Sanitaservice ai pugliesi? Le Sanitaservice ai pugliesi costano quest’anno 292 milioni di euro, l’anno scorso 279 milioni di euro. Guardate, noi siamo a favore del personale, che deve essere assunto e avere tutti i diritti. Anzi, lo dico adesso: noi vorremmo che questo personale venisse messo dentro le ASL, così potremmo tagliare tantissimi soldi. Perché? Perché, che cosa sono diventate nel momento in cui sono state chiuse in una notte diverse ASL pugliesi ed è stata fatta un’ASL per ogni provincia? C’è stata la proliferazione delle Sanitaservice. Oggi abbiamo in Puglia sette Sanitaservice, paghiamo sette amministratori 100.000 euro l’uno, paghiamo sette collegi sindacali 20.000 euro l’uno, paghiamo sette nuclei di valutazione, paghiamo 4-5 dirigenti. Perché, ogni Sanitaservice cosa è diventata? Abbiamo il capo del personale, il dirigente del personale, il dirigente amministrativo, il dirigente che si occupa delle gare, il dirigente dei servizi sociali. Sono delle piccole ASL, e abbiamo qui scavato che cosa? Il vero potere gestionale del PD, che ha imbarcato di tutto di più: questi che sono oggi dirigenti in queste Sanitaservice, secondo voi sono diventati dirigenti per concorso, o perché erano soci delle cooperative, sono stati internalizzati e quindi da ausiliari sono diventati dirigenti delle ASL?
Io mi sono fatto un po’… Non si permetta di parlare con me così. vada al porto di Gallipoli, a parlare, si legga i bilanci… Lei deve stare al posto suo, deve rispettare chi sta in questo Consiglio regionale!
Speaker : PRESIDENTE.
Consiglio Minerva, non parli fuori microfono. Ognuno si assume la responsabilità del proprio intervento.
Speaker : DE LEONARDIS.
Sono entrati senza concorso e sono stati internalizzati tramite le cooperative.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere De Leonardis, continui col suo intervento.
Speaker : DE LEONARDIS.
Soprattutto all’ASL di Lecce. Ci sono persone con il concorso “E”, non so quale funzione abbiano.
Io sto facendo qualcosa che può aiutare anche l’assessore a valutare tutte queste situazioni.
Ebbene: ci costano 292 milioni di euro. In queste sette Sanitaservice ci sono 8.254 dipendenti, questi i numeri di bilancio, tranne l’ASL di Brindisi, non si capisce bene se queste 1.192 persone sono o non sono.
Abbiamo per esempio all’ASL di Bari 103 impiegati e 1.392 operai; alla BAT, 10 impiegati e 582 operai; a Bari, al Policlinico, 62 impiegati e 513 operai; a Brindisi non è stato possibile tirar fuori il dato; a Foggia 4 quadri, 545 impiegati e 775 operai; a Lecce, su 1.473 dipendenti, sono 16 figure con la D e quattro figure con la E. Non conosco, assessore, questi livelli. A Taranto abbiamo sette figure D, 204 impiegati e 1.399 operai, quindi dal dover dare un posto di lavoro chiaro e sicuro alle persone cosa è successo? Abbiamo dei costi che non sono chiari, a detta degli amministratori unici, l’organo di valutazione, il Nucleo di valutazione. Abbiamo spese enormi: per quanto riguarda, per esempio, l’ASL di Bari, c’è anche la società di revisione, la BDO.
All’ASL BAT, e vado velocemente per non tagliare, abbiamo…Naturalmente, tutte queste società pagano le imposte, quindi noi prendiamo i soldi dei pugliesi che devono essere dati alla sanità per gli infermieri, per gli OSS, come ha detto l’assessore Piemontese, andava a pagare lo Stato italiano in imposte, e questo ci costa qualche milione di euro, Assessore.
Andando a spulciare, per esempio al Politecnico di Bari quest’anno abbiamo avuto 165.000 euro di spese legali, prestazioni diverse per 78.000, corsi di formazione 63.000, lavoro occasionale 43.000 euro, fitti passivi, perché naturalmente non tutte le società hanno i locali e hanno pagato l’affitto, hanno preso il personale, gli ausiliari che vanno ad aprire e chiudere le sedi. Abbiamo le macchine di servizio, abbiamo gli autisti dei Direttori Generali, quindi spese a gogò.
Queste persone sono tutte state ben indirizzate e hanno un’ideologia ben precisa, altrimenti non potevi entrare in questo settore.
A Sanitaservice Brindisi abbiamo dei Fondi di sanzioni molto importanti, un Fondo di sanzioni INAIL di 1.200.000 euro, perché c’è un contenzioso e hanno messo da parte queste risorse, perché c’è un avviso di accertamento. C’è un Fondo cause legali per contenzioso di 1.500.000 euro e la Sanitaservice di Brindisi, Luigi, ha anche una particolarità: gestisce un servizio psichiatrico, cosa che mi ha molto meravigliato e non capisco perché, quindi, Assessore, deve intervenire su questo e verificare.
Mi stanno pressando perché devo chiudere, ma avrei tante cose interessanti da dire, per esempio che la ASL di Taranto gestisce dei gruppi appartamento, Assessore, non so se questo sia proprio lo specifico della questione... gestisce dei gruppi appartamento, è scritto nel bilancio.
La valutazione che ho fatto quindi è la seguente: fatto 100, l’80 per cento dei bilanci è per spese di personale, il 20 per cento sono sprechi che si potrebbe tagliare immediatamente. Questo vuol dire recuperare, senza toccare il personale che potremmo internalizzare nelle ASL, anzi diciamo noi come Centrodestra di internalizzare, recuperare 60 milioni di euro all’anno solo dalle Sanitaservice. Grazie e lascio la parola agli altri.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere De Leonardis.
Ora interviene il consigliere Basile, a cui dovete segnare cinque minuti, perché ci sono stati degli interventi fuori microfono. Prego, consigliere Basile.
Speaker : BASILE.
Grazie, Presidente.
Presidente, assessori e colleghi consiglieri, oggi siamo chiamati a discutere di quello che probabilmente è il tema più importante per i cittadini pugliesi: la sanità. Parliamo di un diritto costituzionale, parliamo della serenità delle famiglie, parliamo della fiducia che ogni cittadino ripone nelle istituzioni quando entra in un ospedale o aspetta una visita specialistica. Proprio perché stiamo parlando della salute dei pugliesi, credo che oggi dovremmo avere tutti un approccio diverso: meno propaganda e più responsabilità; meno ricerca di un colpevole e più volontà di costruire soluzioni.
Mi consenta una breve riflessione politica, caro collega Tutolo. Ogni tanto faccio riferimento io al Governo nazionale. Quando si è insediato il Governo guidato da Giorgia Meloni, una delle prime decisioni è stata quella di rivedere il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Governo, con il Ministro Raffaele Fitto, comprese che il mondo era cambiato. La guerra in Ucraina aveva modificato profondamente le priorità del Paese, di conseguenza era necessario adeguare la programmazione. Governare significa proprio questo: avere il coraggio di cambiare ciò che non è più adeguato alla realtà.
Una scelta può essere discussa, criticata o condivisa, ma chi governa ha il dovere di decidere, esattamente ciò che, purtroppo, è mancato alla sanità pugliese. Durante la Presidenza della Regione Puglia di Raffaele Fitto venne approvato il vero primo riordino ospedaliero della nostra regione. Da allora si sono succeduti quattro Governi regionali, due guidati da Nichi Vendola e due guidati da Michele Emiliano. Eppure, quel riordino non è mai stato realmente attuato. Per oltre vent’anni è rimasto incompiuto. Questo significa che nessuno può dire con onestà intellettuale se quel modello avrebbe funzionato oppure no, semplicemente perché non è mai stato portato a compimento.
Se queste maggioranze ritenevano quel piano superato, avrebbero dovuto fare ciò che ha fatto il Governo nazionale con il PNRR: avere il coraggio di riscriverlo completamente. Invece si è scelta un’altra strada: piccole modifiche, provvedimenti emergenziali, mai una riforma complessiva, mai una nuova visione. È esattamente questa assenza di programmazione che oggi stiamo pagando. Basta osservare alcuni dati. Nel 2005 la Regione Puglia, caro assessore Piemontese, presentava una situazione finanziaria con un avanzo di amministrazione, oggi ci troviamo davanti a un disavanzo importante, che limita la capacità di investimento e rende ogni scelta molto più difficile. Nel 2005 la pressione fiscale regionale era pari a zero, oggi i pugliesi pagano un carico fiscale ben diverso, e nonostante questo continuiamo a fare i conti con servizi che troppo spesso non sono all’altezza delle loro aspettative.
Anche le liste d’attesa raccontano questa storia: quelle del 2005 non sono minimamente paragonabili a quelle che abbiamo ereditato dopo vent’anni di Governo di centrosinistra.
Se oggi un cittadino aspetta mesi, o meglio, anni, per un esame diagnostico, o per una visita specialistica, non siamo davanti a un problema nato ieri. Siamo davanti alla conseguenza di anni di programmazione insufficiente, o meglio, inesistente. Perché i problemi della sanità non esplodono all’improvviso, ma si costruiscono lentamente, anno dopo anno, scelta dopo scelta, o più spesso, scelta mancata dopo scelta mancata.
Per troppo tempo si è preferito concentrare il dibattito politico nello screditare ciò che era stato realizzato fino al 2005, costruendo le ultime quattro campagne elettorali, su questo.
Oggi il Presidente Decaro si trova davanti ad una situazione estremamente difficile: non gli invidio questa responsabilità, ma proprio perché la situazione è così complessa, credo che oggi serva il coraggio di fare ciò che per vent’anni nessuno ha avuto la forza di fare: programmare, programmare davvero, con obiettivi chiari, con tempi certi e con responsabilità precise. Soprattutto con il coraggio di prendere decisioni, anche quando non sono le più comode, perché una buona Amministrazione non si misura con il consenso di oggi, ma costruisce i risultati di domani. E questo significa anche avere il coraggio di superare definitivamente quelle logiche clientelari che troppo spesso hanno finito per prevalere sul merito e sulle competenze.
La sanità ha bisogno di migliori professionisti, ha bisogno dei dirigenti scelti per capacità, ha bisogno di medici messi nelle condizioni di lavorare bene, ha bisogno di organizzazione, non di appartenenza. Non basta assumere personale se poi gli operatori lavorano senza strumenti adeguati; non basta acquistare nuova apparecchiatura, se poi manca il personale per utilizzarla, non basta ridurre artificialmente le liste d’attesa, se non aumenta realmente la qualità dell’assistenza. Occorre una strategia complessiva, una pianificazione che affronti insieme la medicina territoriale, la rete ospedaliera, la prevenzione, la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica, il personale sanitario, il contenimento degli sprechi e la sostenibilità economica, perché contenere i costi non significa tagliare i servizi, significa eliminare le inefficienze. E ogni euro risparmiato dagli sprechi deve trasformarsi in un euro investito nella salute dei pugliesi.
C’è poi un tema che considero particolarmente doloroso: la mobilità passiva. Troppo spesso la riduciamo a un dato economico, ma non è così, dietro quei milioni di euro ci sono migliaia di persone, ci sono famiglie costrette a lasciare la propria casa, genitori che accompagnano i propri figli, figli che accompagnino i propri genitori anziani, persone che affrontano viaggi lunghi proprio nel momento più difficile della loro vita.
Questa non è soltanto una perdita economica, è una ferita sociale, è una sconfitta per tutta la sanità pugliese e per tutti noi.
Da consigliere regionale, a nome del Gruppo di Fratelli d’Italia, voglio ribadire un concetto molto semplice: se il Governo regionale deciderà finalmente di avviare una vera stagione di programmazione nella sanità pugliese, troverà in noi un’opposizione seria, ferma quando sarà necessario, ma responsabile ogni volta che l’interesse dei cittadini verrà prima dell’interesse delle bandiere politiche.
Ritengo doveroso riconoscere anche l’impegno dell’Assessore Donato Pentassuglia. Pur appartenendo a schieramenti politici diversi, gli riconosco dedizione, disponibilità e volontà di affrontare problemi estremamente complessi, ed è proprio per questo che mi auguro possa essere protagonista di una stagione nuova, fondata sul confronto e sulle riforme.
Abbiamo il dovere di ridurre le liste d’attesa, di investire nella prevenzione, di valorizzare il personale sanitario, di fermare la fuga dei nostri medici, di riportare fiducia nella sanità pubblica pugliese.
Tutto questo sarà possibile soltanto se avremo finalmente il coraggio di sostituire la logica dell’emergenza con la cultura della programmazione. Presidente, la sanità non si governa rincorrendo i problemi, si governa prevedendoli, non si costruisce con annunci, si costruisce con le riforme, non si migliora distribuendo consenso, si migliora distribuendo competenze, responsabilità e investimenti.
Ho terminato, Presidente, concludo. Vorrei che questo intervento non fosse letto come un atto di accusa, vorrei fosse accolto come un invito, un invito ad aprire una nuova stagione per la sanità pugliese, una stagione nella quale il confronto politico non serva a dividere, ma a trovare soluzioni migliori, perché alla fine nessun cittadino ci chiederà chi aveva ragione, ci chiederà soltanto se siamo stati capaci di garantirgli il diritto più importante, quello di curarsi bene, nei tempi giusti e nella propria terra.
È su questo che saremo giudicati ed è su questo che noi saremo sempre pronti a dare il nostro contributo con serietà, responsabilità e nell’esclusivo interesse della Puglia e dei pugliesi. Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
. Grazie, consigliere Basile,
Ha chiesto di intervenire il consigliere Lanotte che ne ha facoltà. Prego, consigliere.
Speaker : LANOTTE.
Grazie, Presidente, Presidente Decaro, signore e signori Assessori e Assessore, colleghe e colleghi consiglieri, devo dire che ero molto spaventato dall’inizio di questo Consiglio regionale, perché evidentemente qualcuno, per ragioni di carattere esclusivamente politico, non aveva colto il buonsenso che ha spinto i consiglieri regionali di minoranza nella richiesta di questo Consiglio monotematico. Non mi sembra che si stia facendo populismo o demagogia, non mi sembra che il Consiglio regionale qualcuno lo abbia voluto trasformare in un tribunale della Santa Inquisizione. Si sta ragionando, si stanno analizzando le cause che hanno portato a questo disavanzo, a questo buco. Qualcuno vorrebbe che non venisse nemmeno utilizzato questo termine, ma secondo me questo è il termine più adeguato a rappresentare una cosa che non sarebbe dovuta accadere.+
Francamente devo dire che l’intervento che più mi ha colpito tra i banchi della maggioranza è stato quello dell’assessore Piemontese. Lo voglio dire. L’assessore ha aperto un tema di confronto, un tema di discussione non semplicemente sciorinando dei dati che potevano essere interpretati in maniera asettica per quello che sono, anche se mi insegnate che i dati in politica possono essere eletti in un modo piuttosto che in un altro, ma ha posto dei temi. Ha parlato della differenza che esiste tra il servizio e il diritto alla cura, ha posto la necessità di trasformare il posto letto che molte volte viene utilizzato in maniera impropria in una diversificazione della lungodegenza, anche degli anziani. Ecco, credo che lo spirito che avrebbe dovuto contraddistinguere questa seduta di Consiglio regionale dovesse essere questo: discutere dei temi, confrontarsi sui temi e magari partorire delle proposte che potevano essere condivise dall’intera assise del Consiglio regionale. Invece, ho sentito ancora una volta ‒ e mi dolgo di questo ‒ parlare di temi che poco hanno a che fare con l’oggetto della discussione di questo Consiglio regionale.
Vorrei dire questo a chi taccia il Governo nazionale di fare la corsa agli armamenti: spiegate agli italiani, spiegate agli europei che la sinistra italiana è per il putinismo, non vuole fare la guerra a Putin, non vuole che l’Ucraina difenda la sua indipendenza. Così siamo tutti felici e contenti e capiamo chi sta da una parte e chi sta dall’altra parte. A me della politica europea e della politica degli armamenti in questo momento in Consiglio comunale non interessa, ma mi interessa parlare dei servizi e della cura dei pugliesi.
La sfida, come dicevo, avrebbe dovuto essere quella di confrontarsi sugli standard qualitativi e non di accontentarsi del fatto che siamo riusciti a garantire i livelli essenziali di assistenza. Era quello di puntare alla qualità dei servizi, consigliere Tutolo. Nel momento in cui – ho visto che era attento ad ascoltarmi e di questo la ringrazio – infatti noi ci siamo trovati di fronte ad un aumento massimo dell’aliquota regionale Irpef, la partita che voi come maggioranza, che voi come Governo dovete giocare, è quella di garantire migliori e più elevati standard di qualità ai servizi. Altrimenti, quell’aumento di tasse non viene più ritenuto normale, ma viene percepito dal cittadino come un elemento di vessazione. Se aumenti le tasse e non garantisci i servizi e la qualità dei servizi, quella viene vissuta come una vessazione.
Io vengo dalla BAT, l’ultima delle Province istituita, la più piccola delle Province: cosa posso andare a raccontare al cittadino della mia provincia, che lamenta il fatto di non avere dei servizi specialistici sul territorio? Devo andare ancora a raccontare la favoletta del fatto che verranno garantiti quando il DEA di secondo livello, vale a dire l’ospedale di Andria, per essere accessibile a tutti verrà costruito? Verrò a dire a queste persone che la salute può essere curata attraverso la visione di un rendering? O piuttosto che la salute può essere vissuta con la visione di un plastico? O addirittura posso dire che il diritto alla salute può essere vissuto con delle promesse? Non posso dire niente di tutto ciò, alla gente, perché è evidente che la malattia non aspetta l’inaugurazione di un ospedale. Siccome si è parlato anche dei diritti dei più piccoli, mi verrebbe da dire: che cosa dobbiamo dire a quei genitori che hanno la sfortuna di dover ricoverare i propri bambini nelle terapie intensive? Che nella BAT non esiste un’unità di terapia intensiva neonatale? O una chirurgia pediatrica? O addirittura che non esiste la chirurgia pediatrica? Cosa dobbiamo dire? Che questo sarà possibile quando l’ospedale di Andria verrà costruito?
La sfida sulla quale io oggi volevo che ci fosse una condivisione del Consiglio regionale era proprio questa: elaborare un ordine del giorno, una mozione di impegno del Governo regionale nella quale questi temi che io sto affrontando per la BAT, ma che potevano essere affrontati su tutto il territorio regionale, potessero essere oggetto di un impegno al Governo regionale, dopo un confronto serrato nel Consiglio regionale, invece niente di tutto questo qualcuno ha voluto partorire.
Ha voluto sperare che questa si trasformasse in una seduta parlatorio, uno sfogatoio in cui dire tutto e il contrario di tutto, tutto non andava bene o tutto andava in maniera puntuale, perché è il gioco delle parti.
Credo però che il gioco delle parti i cittadini non vogliano più ascoltarlo, perché la marea del dissenso, della disaffezione, dell’allontanamento dalla politica che sa aumentare le tasse, ma non sa garantire la qualità dei servizi, siano sanitari o di altra natura, travolge tutti, travolge il Governo e travolge l’opposizione, travolge il Centrodestra e travolge il Centrosinistra, perché la gente è stanca.
Il tema è quando verranno dati i servizi alla BAT, quando, Assessore, verrà realizzata questa benedetta piastra oncoematologica nell’ospedale Dimiccoli di Barletta. Io capisco che dovevamo correre sulla creazione dell’ospedale di Andria, ma adesso è arrivato il momento di chiudere un ciclo, fatto di eccellenze fatto di équipe che già esistono.
Ecco perché io chiedo che i servizi che devono essere garantiti nella BAT vengano garantiti non aspettando la creazione dell’ospedale di Andria, ma vengano già dati negli ospedali, nei nosocomi funzionanti come quello di Andria, Barletta e anche Bisceglie.
La gente non può attendere la costruzione di un ospedale per avere dei servizi.
Abbiamo anche quest’altra grandissima trovata dell’abbattimento delle liste d’attesa, Presidente. Nella BAT abbiamo avuto come obiettivo, nonostante fossimo la più piccola delle Province, 20.000 visite specialistiche.
Un attimo, altrimenti mi perdo, perché dovevamo parlare tanto, invece è stato consentito di parlare poco. C’era stato dato un target molto più elevato rispetto a quello delle altre Province. Al 30 gennaio 2026, alla ASL BAT viene assegnato un obiettivo di recupero di 20.000 prestazioni di specialistica ambulatoriale, 220 ricoveri, un dato abnorme rispetto alle altre ASL di Foggia piuttosto che di Lecce, in base alla proporzione della BAT. Ebbene, la BAT è riuscita a centrare l’obiettivo.
Se è riuscita a centrare un obiettivo che era abnorme rispetto alla popolazione, rispetto alla proporzione delle altre aziende sanitarie della regione. Come mai si è accumulato tutto questo ritardo? Per quale motivo non siamo riusciti a fronteggiare questo ritardo in tempi normali e senza ricorrere alla straordinarietà?
Voglio concludere, per non sottrarre tempo a chi del mio stesso Gruppo mi seguirà nell’intervento, e non voglio che questo intervento possa passare solo come un intervento di polemica, di non costruzione. Vorrei fare delle proposte, Presidente Decaro e assessore Pentassuglia. Vorrei proporre un’anagrafe pubblica dei posti letto realmente attivi. La trasparenza è uno dei suoi cavalli di battaglia. Io credo che su questo confronto tutti i cittadini possano avere accesso ai dati reali e avendo accesso ai dati reali capirebbero anche che è difficile governare e che cosa comporta governare. La pubblicazione della mobilità non solo extraregionale ma anche infraregionale, perché quando un bambino deve essere ricoverato in una terapia intensiva neonatale deve andare a Bari o deve andare a Foggia, non può stare nella BAT. Quanti sono i ricoveri che purtroppo vanno fatti in altre ASL della regione? Un percorso di tutela automatico del paziente. Quando non si trova il posto, è inutile che il paziente viene invitato a ricercarselo da solo in altre ASL. Quando non si trova il posto, è normale che il pronto soccorso di Andria o il pronto soccorso di Barletta, che sono gli unici due pronto soccorso presenti nella BAT, vanno in affanno, perché il paziente viene trattenuto in attesa di trovargli un reparto idoneo a ospitarlo. Tutto il resto è propaganda. È su questo che ci dovevamo confrontarci.
La necessità di attivare i servizi specialistici in attesa della costruzione del DEA di secondo livello dell’ospedale nuovo di Andria. Voi ce li dovete dare, assessore Pentassuglia, questi servizi. Ce li dovete dare. Non possiamo aspettare che venga costruito l’ospedale di Andria. Voi li dovete dare nell’ospedale di Bisceglie, nell’ospedale di Barletta, nell’ospedale di Andria, in attesa della costruzione. Non possiamo essere noi della BAT dei cittadini di serie B, perché già lo siamo in quanto non abbiamo la centrale operativa del 118. Non capiamo perché la centrale operativa del 118 non viene istituita anche nella BAT.
Abbiamo la possibilità ‒ ecco un’altra proposta, oltre a quelle che ho fatto finora ‒ di integrare funzionalmente le guardie mediche nei PTA e nei pronto soccorso. In attesa di creare queste benedette case di comunità, non riesco a capire perché la guardia medica non possa essere allocata nel pronto soccorso di Barletta, in quello di Andria, in quello di Bisceglie o in altri PTA, e si mette ad affrontare i codici di minore urgenza, quello bianco, quello verde, altri codici, perché questo potrebbe decongestionare i pronto soccorso.
Io credo che si possa investire molto sulla organizzazione, e voglio dirlo: non mi va di riparlare sempre dello stesso tema, sono vent’anni che governate, come mi fa venire ancora da ridere chi richiama il piano di riordino ospedaliero del Presidente Fitto. Basta. È finita.
Noi oggi dobbiamo riorganizzare i servizi, dobbiamo riorganizzare la rete ospedaliera, dobbiamo modernizzarla in base alle nuove attività, perché sono passati 25 anni da quel giorno. Come non mi va di stare a discutere la continuità con i vent’anni di Vendola e Michele Emiliano.
Oggi la realtà è questa, e noi dobbiamo accettare la sfida. Avete aumentato le tasse? Dovete aumentare la qualità dei servizi, e lo dovete fare per la credibilità della politica. Diversamente, verremo tutti travolti dalla marea che riterrà quegli aumenti delle vessazioni e non dei soldi dovuti.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Lanotte.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Borraccino che, alluce dei tre minuti ceduti dal Gruppo Prossima avrà sei minuti per intervenire.
Speaker : BORRACCINO.
Per la verità, c’erano anche un paio di minuti, Presidente, del Presidente del nostro Gruppo, Minerva.
In merito al tema che oggi noi stiamo affrontando, sembra che le decisioni della Regione siano decisioni autonome non all’interno di uno schema che vede il Governo centrale assegnare le risorse.
Nelle ultime quattro leggi di bilancio di questo Governo di centrodestra siamo passati dal 6,8 per cento della spesa sanitaria nazionale sul PIL, che è il vero criterio, lo dico agli amici del centrodestra che dicono che è aumentato lo stanziamento del fondo del servizio sanitario nazionale. Siamo passati dal 6,8 al 6,3. C’è un gap, oramai, di 5 miliardi di euro, strutturale, tra quello che serve a tutte le Regioni e alle Province autonome per mantenere il servizio sanitario e quello che il Governo passa.
L’Italia, dicevo, è attestata al 6,3 per cento dei fondi del Servizio sanitario nazionale sul prodotto interno lordo rispetto al 6,9, che è la media dei Paesi UE, e al 7,1 dei Paesi OCSE.
La Fondazione Gimbe del professor Nino Cartabellotta dice chiaramente che ormai si cura stabilmente in Italia il 73 per cento della popolazione, la restante parte, il 27 per cento, rinuncia a curarsi o si cura autonomamente con quella che viene chiamata la misura out of pocket.
Rispetto a tutto questo, dovremmo avere il coraggio di dire che quello che si è generato, soprattutto negli ultimi anni, è stato dato all’aumento dei contratti del Servizio sanitario nazionale ai medici e alle persone del comparto, che fortunatamente è stato fatto dal Ministro Schillaci, così come anche il Governo ha autorizzato, il Governo del Ministro Schillaci e del Sottosegretario Gemmato, l’utilizzo di farmaci.
Anche qui, noi siamo d’accordo, rendendo ancora migliore la vita ai cittadini italiani, ma a quell’autorizzazione dei farmaci non è corrisposto l’adeguamento delle risorse, così come non si sono calcolati gli aumenti dei costi dell’energia e gli aumenti dell’inflazione, e al Governo, da quattro anni a questa parte c’è la Premier Meloni.
Rispetto a tutto questo, io mi sarei aspettato dal Centrodestra un Consiglio regionale monotematico, per chiedere al Governo nazionale maggiori risorse rispetto a richieste che sono state fatte e ad autorizzazioni che sono state date dal Governo centrale. Noi, invece, ci troviamo oggi ad affrontare il paradosso che il Presidente Decaro deve giustificare aumenti e costi generati da scelte del Governo nazionale, che ha deciso, sulle quali ‒ ripeto ‒ siamo d’accordo. Aumentare il contratto ai medici e al personale sanitario è cosa buona e giusta, immettere nel circuito quei farmaci non soltanto a livello ospedaliero è cosa buona e giusta, ma per quella cosa ci vuole necessariamente l’adeguamento delle risorse, ci vogliono più risorse che non sono state date.
Il Centrosinistra in questi anni, ho sentito parlare nell’intervento del collega Pagliaro all’inizio di Vendola e di Emiliano, il mio cuore batteva, consigliere Pagliaro, perché il mio cuore batte là, come batte anche qua, da venti anni e passa. Io stavo nel 2005. Nel 2005 i dipendenti del Servizio sanitario nazionale erano 26.000. Dopo dieci anni con il compagno Nichi ‒ dico con il compagno Nichi affettuosamente ‒ siamo passati a 34.000. Nel 2025 con il grande Presidente Michele Emiliano ‒ lasciatemelo dire, non me lo fate dire mai, lo voglio dire ‒ siamo arrivati a 46.000. Non voglio dire queste cose per far vedere quanti sono stati bravi Nichi e Michi, come qualche volta si raccontava nella barzelletta, ma quei due Presidenti, e sono convinto che anche il terzo Presidente farà la stessa cosa, hanno migliorato la vita di tantissime persone, perché aumentare quei dipendenti non solo significava garantire maggiori prestazioni all’interno degli ospedali, ma abbiamo messo in circolo quasi 20.000 nuovi dipendenti.
Il vostro Governo ha certificato nei livelli essenziali di assistenza che siamo passati da quel 2005, quando ci fu la rivoluzione gentile di Nichi Vendola ‒ io la ricordo ‒ eravamo penultimi come livelli essenziali di assistenza, e penultimi significa, perché diciannove regioni più due province autonome sono ventuno, che eravamo diciannovesimi, oggi siamo i decimi e siamo la prima regione dell’Italia meridionale.
Ho sentito parlare di Sanitaservice e degli sprechi di Sanitaservice. Sanitaservice tiene il 3 per cento del bilancio. Sanitaservice doveva fare tutti gli sprechi del bilancio, Sanitaservice impatta sui bilanci del sistema sanitario regionale per poco meno del 3 per cento. Rispetto a questo ci sono state stabilizzazioni per oltre 10.000 persone, che abbiamo sottratto, in taluni casi, da situazioni di lavoro vergognose. Penso a quelli del 118. Li abbiamo stabilizzati e gli abbiamo dato una vita migliore. Forze garantiamo anche alle persone che assistono un servizio migliore.
Dico all’amico Giannicola, perché ci lega vecchissima e comune frequentazione di questa Aula: quando fai quelle affermazioni, fai attenzione, perché se fai delle affermazioni in quel senso devi fare i nomi, perché capisci che hai fatto affermazioni, non mi riferisco al capitolato e alle cose, dieci secondi, ma rispetto alle cose che hai detto, alle tessere di partito, ti prego, evitiamo di scendere a questi livelli, altrimenti dobbiamo chiedere di fare i nomi perché sono affermazioni gravi che tu hai fatto.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Borraccino.
Ora ha chiesto di parlare il consigliere Scianaro, però io vorrei ricordare... Non ha chiuso? Pardon-.
Speaker : BORRACCINO.
Ho visto il mio Presidente, Antonio, un po’ scuro.
Ovviamente, il mio cuore batte pure per te… Stai tranquillo, batte anche per te.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Scianaro, vorrei ricordarle che Fratelli d’Italia… Avete cinque iscritti a parlare, per Fratelli d’Italia: 8 minuti perché ceduti dal consigliere Lobuono. Erano sette e mezzo, però se mi dite 8, abboniamo. Quindi, un minuto, una battuta a testa. Prego.
Speaker : SCIANARO.
Presidente, devo dire che per me è veramente svilente partecipare a un Consiglio regionale di questo tipo dopo quarant’anni di servizio, componente della Commissione sanità e non poter parlare. È veramente una cosa indecorosa, lasciatemelo dire. Oggi doveva essere un confronto, ha parlato più la maggioranza che noi che l’abbiamo chiesto, quindi mi riservo e chiedo al Presidente della Commissione, Spaccavento, di fare più Commissioni, così ci confrontiamo. Avevo tante cose da dire che dovrò sintetizzare in pochissimi secondi, non mi interrompa, mi scusi.
Voglio rappresentare all’assessore e al Presidente… Cominciamo a parlare dell’ospedale di Monopoli: ho atteso 30 giorni, adesso è il momento che cominciamo ad agire.
C’è un servizio trasfusionale che lavora H12 in un ospedale con cinque chirurgie, che rappresenta un bacino territoriale ampio, con 150 accessi. Non può esistere un H12 per un servizio trasfusionale che è costretto ad andare sulla 379: ci vogliono un’ora per andare, un’ora per tornare, un’ora per fare le prove crociate, mettendo a rischio la salute dei pazienti.
Ancora non è stata affidata la gara per la manutenzione, quindi manutenzione sotto tutti i punti di vista, quindi con difetti e mancanza di elettricità che ha determinato anche rischi per il paziente, bloccato nelle TAC.
Su questi argomenti non transigo: informatizzazione, ne parleremo in Commissione sanità, e aspetto dall’assessore il piano operativo: cosa intende fare? È stato detto da molti colleghi: vediamo tutte le unità operative quanto personale hanno e quanto producono, perché dobbiamo confrontarci su questo, perché se ci sono dei rami secchi bisogna dare la possibilità a chi lavora e produce di avere il personale adeguato, a differenza di altri che probabilmente hanno meno attrattività.
Voglio sapere se saranno rivisti gli ambiti di competenza dei distretti, se saranno rivisti gli accordi con i medici di medicina generale, se sarà rifondato il 118, quindi tanti sono gli argomenti. Mi dispiace che dopo quarant’anni di servizio mi sento svilito. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Si è iscritto a parlare il consigliere Ferri.
Speaker : FERRI.
Grazie, Presidente, non posso che unirmi, naturalmente, alle lamentele del collega Scianaro, non si può fare politica così, attendiamo di poter intervenire da diverse settimane, ci siamo preparati in tal senso e, sinceramente, arrivare a intervenire su temi così importanti con la clessidra è davvero mortificante ed è soprattutto una mancanza di rispetto nei confronti di quei cittadini, di quei territori che ci votano, vogliono essere rappresentati in quest’Aula e ci vedono spesso come semplici coreografie.
Presidente, oggi porto all’attenzione di quest’Aula due atti ufficiali della Regione Puglia, due soli documenti, che bastano a dimostrare, con il rigore delle carte bollate e non con la retorica, che ai cittadini di Trani e della BAT è stata raccontata una storia che i fatti non hanno mai confermato.
Il primo atto è il protocollo d’intesa del 10 agosto 2016, firmato da Regione Puglia, Comune di Trani e ASL BAT. Vi si decide la chiusura definitiva dell’ospedale di Trani, ma quella chiusura ‒ si scrive testualmente – “non sarà una penalizzazione, sarà sostituita da un presidio territoriale di assistenza di livello straordinario”.
Il protocollo lo descrive nel dettaglio: una piastra operatoria a valenza aziendale, punto di riferimento chirurgico per l’intera Provincia, un polo didattico universitario di medicina di comunità, un ospedale di comunità con 10 posti letto, definita “pratica di eccellenza”, un’area di emergenza urgenza completa con punto di primo intervento territoriale e servizio del 118 e, nell’ex Ospedale Pediatrico, un’intera cittadella sociosanitaria con Salute mentale, Neuropsichiatria infantile, Dipendenze patologiche, tutto corredato da un piano d’investimento FESR, dettagliato in 25 schede tecniche.
Il secondo atto, però, è un atto di delibera di Giunta, la n. 1315 del 12 settembre 2025, nove anni dopo, e questa delibera da sola certifica il fallimento della prima, perché non celebra il compimento di quel progetto, ma ne approva la riscrittura, ridefinendo l’organizzazione di un presidio che avrebbe già dovuto essere pienamente operativo.
Cosa troviamo confrontando questi due testi? Una discrasia totale. La piastra operatoria a valenza aziendale dal 2016 è diventata, nel 2025, una semplice day service chirurgica, interventi entro 6-8 ore, con dimissioni domiciliari. Il polo didattico universitario è sparito dalle carte. L’ospedale di comunità e la casa di comunità, presentati nel 2016 come realtà consolidata, nel 2025 risultano ancora in fase di completamento o da attivare. L’area di emergenza-urgenza si riduce a poche postazioni mediche mobili, senza alcuna centrale di soccorso e senza un pronto soccorso. Gli ambulatori di chirurgia e urologia sono ora gestiti da personale incardinato altrove. Trani non ha più medici nei propri reparti. L’intera cittadella sociosanitaria dell’ex pediatrico non è più parte della discussione.
Colleghi, non sto leggendo un’opinione, sto leggendo due bollettini ufficiali della Regione Puglia che a nove anni di distanza si contraddicono punto per punto. Se qualcuno pensasse che questo sia solo un capitolo chiuso, ricordo un fatto di poco più di un mese fa: il 10 giugno la Giunta ha stanziato oltre 25 milioni di euro per il potenziamento dei pronto soccorso pugliesi, dichiarando l’obiettivo di una distribuzione equa delle risorse. Ebbene, in quell’elenco non compare un solo euro per la ASL BAT, un territorio con tre soli pronto soccorso e nessuna centrale operativa del 118, centrale operativa che ho provveduto a richiedere con PEC il 5 maggio e a cui oggi non ho avuto ancora risposta.
La discrasia tra le promesse scritte e la realtà amministrativa non appartiene al passato, è un metodo che continua ancora oggi.
Non sono qui per fare un processo politico fine a sé stesso, perché non servirebbe a nessuno, ma la Regione Puglia è governata dal centrosinistra ininterrottamente dal 2005. Questa è una responsabilità politica precisa, non un’accusa generica.
L’articolo 32 della Costituzione non lascia margini: la salute è un diritto fondamentale, non una concessione dosata secondo la convenienza di un bilancio.
Chiedo che il PTA di Trani venga realizzato secondo quanto scritto nel 2016, con tempi certi e verificabili. Chiedo una vera centrale operativa del 118 per la BAT e chiedo che le risorse escluse un mese fa vengano restituite con un provvedimento correttivo, immediato e urgente, assessore. Chiedo che questa Assemblea oggi vigili perché la distanza tra un protocollo e l’altro non si ripeta per una terza volta, perché il diritto alla cura non si rinvia.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Ferri.
Prego, consigliere Gatta.
Speaker : GATTA.
Grazie, Presidente. Un saluto a tutti i consiglieri. Siamo qui quest’oggi a certificare il fallimento totale di una narrazione elettorale che la sinistra ha venduto ai pugliesi, scontrandoci con la cruda e drammatica realtà di un deficit sanitario che supera i 360 milioni di euro.
Durante la campagna elettorale ci avete raccontato che tutto andava bene, che la sanità pugliese era un modello di efficienza. Ma la verità è che questo buco della sanità si conosceva perfettamente già nel 2025, in piena campagna elettorale.
C’era un disavanzo di ben 132 milioni di euro nel 2024, e cinicamente, volutamente, in campagna elettorale nessuno di voi ne ha parlato. Il rapporto di fiducia con i pugliesi si incrina irrimediabilmente proprio qui, quando si nasconde la verità per raccattare voti, e poi subito dopo le elezioni si presenta il conto ai cittadini, aumentando l’IRPEF.
Una famiglia con un reddito di 28.000 euro, la gran parte delle famiglie pugliesi, subirà un aumento del 40 per cento. Qualcuno mi ha detto che stiamo speculando, che stiamo facendo campagna elettorale. Ma la campagna elettorale l’avete fatta voi, dicendo che non c’erano problemi nella sanità. L’avete fatta voi, inaugurando quelle sale operatorie che a distanza quasi di un anno sono ancora chiuse. E non ditemi che il deficit pugliese non dipende dall’aumento della spesa sanitaria, perché la spesa sanitaria guardate è aumentata dappertutto. Eppure, caro Presidente, ci sono altre Regioni, anche a noi vicine, per esempio, la Basilicata, che ha mantenuto l’Irpef all’1,23 per cento, ma non solo la Basilicata, possiamo dire la Sicilia. Nella provincia di Foggia purtroppo abbiamo una serie di problematiche: qui, in questa Assise, abbiamo due consiglieri regionali di Vieste. Giorni fa abbiamo avuto un problema a Vieste, a Peschici: i Sindaci hanno anche dato la disponibilità a metterci delle risorse, ma purtroppo i medici non vogliono prestare il loro servizio.
Su questo dobbiamo essere bravi, non accusarci a vicenda, dobbiamo fare un mea culpa, dobbiamo cercare di trovare le soluzioni. Penso che da parte di tutti, in questa Assise, ci sia la chiara, nitida volontà di risolvere i problemi, e c’è l’altrettanto sacrosanto diritto non di fare accuse vicendevoli, ma almeno di trovare le soluzioni.
Purtroppo, i tempi sono così risicati quindi devo chiudere l’intervento.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Gatta.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Spaccavento che ne ha facoltà.
Prego, consigliere.
Speaker : SPACCAVENTO.
Grazie.
Intanto vi ringrazio di aver posto questo argomento, che secondo me è un argomento che andava discusso in Consiglio o in Commissione. Se volete, facciamo Commissione ogni giorno, io sono abituato dal lunedì alla domenica a lavorare, per me si può fare la Commissione quando volete.
Secondo me, però, dobbiamo guardare l’argomento in maniera oggettiva. Sicuramente a me è piaciuta moltissimo la prima parola che ha detto il Presidente Decaro, la sanità vicino ai cittadini, accanto ai cittadini pugliesi, e penso che il suo primo atto sia stato quello di mettere la sanità accanto ai cittadini pugliesi, cioè guardare al maggior problema della sanità, che sono le liste d’attesa.
Non siamo perfetti, siamo perfezionabili, però il tentativo di guardare al problema, guardare in faccia la realtà lo ha avuto dal primo giorno del suo mandato.
Anche un’altra cosa, la sanità dell’ascolto. Guardate che non è facile, come fa l’Assessore, quando vado a trovarlo, lo trovo sempre in quei tavoli ad ascoltare 200.000 persone che portano i loro problemi, quindi ascolto delle persone e delle associazioni, per poi tradurre l’ascolto in proposte di legge, in delibera.
Questo è quello che stiamo facendo in questo momento: ascoltare il 118 e abbiamo portato la delibera del 118, ascoltare le associazioni delle malattie e abbiamo portato la delibera delle malattie, i processi delle malattie rare, e non è facile gestire questo manicomio che è la sanità, che non è un problema soltanto pugliese, perché avete capito tutti che il disavanzo è un disavanzo nazionale, l’ha detto la Corte dei conti, è inutile che andiamo ancora a dire che la Puglia è l’unica realtà. La Corte dei conti lo ha certificato e non possiamo continuare a dire queste cose. L
Sull’IRPEF abbiamo fatto il tentativo di preservare le classi più deboli, perché siamo un Governo progressista e preserviamo i più deboli. Questo è un altro dato di fatto.
Io, che sono un medico, quando guardo queste cose dico che se noi siamo sui LEA la decima Regione d’Italia, la prima città del Mezzogiorno, qualcosa vuol dire, vuol dire che ci occupiamo di sanità distrettuale. È vero, dobbiamo fare molto perché quel capitolo della sanità, la sanità distrettuale, il territorio merita di avere la dignità che deve avere, per accontentare i cittadini che avranno bisogno di questi servizi d’intensità intermedia.
Abbiamo dato una risposta sulle strutture ospedaliere, abbiamo fatto Commissioni di sanità su tutti i nuovi ospedali pugliesi, abbiamo posti letto da aumentare, ma li dobbiamo anche efficientare perché, come io vedo su analisi che leggo sui giornali, non tutti questi ospedali, non tutti questi reparti sono pieni di ricoveri, alcuni non lavorano al 100 per cento e un motivo ci sarà. Questo vuol dire che la spesa sull’ospedale va riorganizzata, va efficientata, altrimenti ci saranno reparti strapieni e altri con quattro posti letto pieni. Questo è il problema, attenzione.
Un’altra cosa: 117 milioni sulla spesa sanitaria. Ma voi sapete che cosa c’è nella spesa farmacologica? Ci sono i farmaci oncologici innovativi. Un farmaco costa tantissimo, ma con quel farmaco noi salviamo un sacco di persone, miglioriamo la qualità di vita di malati cronici che dieci anni fa morivano, pazienti con melanoma, pazienti con mieloma. Con la terapia genica Car-T questi pazienti hanno una prognosi di sopravvivenza del 40 per cento. Questi sono pazienti che vengono curati ora al Policlinico di Bari. Questo è un evento importante.
Io non voglio fare polemiche sulla legge di bilancio che sposta i farmaci dalla farmacia ospedaliera alla farmacia convenzionata. Io non la voglio fare. Sapete perché? Perché se quella spesa serve alla prossimità a me va bene, a me va bene! Se quel paziente va in farmacia, noi spendiamo di più, spendiamo 30 milioni in più, però se quel paziente ne ha un beneficio io sono contento. Quella legge è stata fatta dal Sottosegretario. Però, garantiamo prossimità. Non fa niente che spendiamo di più, ma garantiamo prossimità.
Abbiamo lavorato sugli ospedali. Nella Commissione Sanità, consigliera Spina, abbiamo parlato due volte di autismo. Stiamo per uscire con la legge sull’osservatorio. È un piccolo punto, ma è il modo di cominciare a lavorare. Abbiamo rimesso in discussione il tavolo tecnico dell’autismo, della neuropsichiatria infantile. Non è nulla, ma è un modo per dire: noi ci siamo, noi siamo con voi, indipendentemente dal credo politico che abbiamo, destra o sinistra, noi siamo accanto ai cittadini.
Abbiamo delle realtà. Il Policlinico di Bari fa trapianti cardiaci, trapianti di rene, trapianti epatici. In tre giorni abbiamo fatto tredici trapianti. Siamo primi in Italia. Abbiamo un istituto oncologico a Castellana Grotte che è un’eccellenza, è uno dei cinque istituti in Italia. Abbiamo a Foggia una medicina interna che si occupa di epatocarcinoma che è la prima in Puglia.
Non facciamo finta che tutto va male. In alcune ASL abbiamo un’assistenza domiciliare che altre regioni se la sognano.
Scusatemi, dobbiamo essere perfettibili, dobbiamo migliorare, ma non possiamo far finta di non vedere ciò che di buono abbiamo, altrimenti saremmo di parte. E io non voglio essere di parte. Abbiamo da migliorare, sicuramente, dobbiamo lavorare sul territorio. È la risposta futura: dobbiamo lavorare, assessore, sui percorsi di emergenza dei pazienti disabili e oncologici.
Dobbiamo farlo, ma lo dobbiamo fare tutti insieme, perché finora noi abbiamo parlati di numeri e abbiamo parlato di malattie. Da domani dobbiamo parlare di persone, perché quando parleremo di persone, tutti, a destra e a sinistra sicuramente vinceremo la sfida della sanità. E io sono sicuro che con questa Amministrazione ce la faremo.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Spaccavento.
Ha chiesto di intervenire la consigliere Minuto. Ne ha facoltà.
Prego, consigliera.
Speaker : MINUTO.
Cercherò di restare nei tempi che lei mi ha concesso.
Presidente, assessori, colleghi tutti. Quando parliamo di sanità non si può fare propaganda, e voi la state facendo da un bel po’ di tempo. Vi voglio ricordare che la campagna elettorale è finita da un bel po’.
Ricordiamoci sempre che dietro ad ogni numero ci sono persone, e questo non lo dite solo voi, lo diciamo noi, lo dicono tutti. Ci sono persone che aspettano una visita, che aspettano una diagnosi, che aspettano un intervento chirurgico.
Ci sono famiglie costrette a pagare di tasca propria, e a percorrere centinaia di chilometri per curarsi fuori regione. La chiamano sanità passiva, perché danneggia purtroppo anche il nostro sistema sanitario.
Oggi mi rifiuto di ascoltare l’ennesimo elenco di promesse, o di assistere al solito scarica barile: Roma, Roma, Bari, Bari, Roma. Sono qui per chiedere conto di una gestione che dopo oltre vent’anni, e il caro consigliere che mi ha preceduto poco fa, ne faceva parte.
Consigliere regionale, forse dimentica che non siamo stati noi qui in Regione a governare. Sono qui per chiedere conto di una gestione…. Silenzio! Non ho interrotto nessuno, sono qui e ho ascoltato ininterrottamente tutti i consiglieri. Lei deve tacere, deve stare zitto! Lei deve stare zitto. Non eri tu a parlare?
Oggi mi rifiuto, come dicevo, di ascoltare l’ennesimo elenco di promesse. Basta. Non possiamo pensare che sia sempre colpa degli altri, sia sempre colpa di qualcun altro, abbiamo chiesto noi, l’opposizione, di parlare di questo argomento, perché ci teniamo, come voi, teniamo alla salute dei cittadini.
Negli ultimi giorni abbiamo ascoltato dichiarazioni secondo cui la Puglia starebbe realizzando ben 83 Case di comunità e il problema sarebbe esclusivamente quello del personale, cioè la colpa è del Governo, che ci dovrebbe dare il personale.
È una narrazione comoda, signori, troppo comoda, perché il rischio, come ha detto chi mi ha proceduto, è di costruire strutture che restino scatole vuote, una Casa di comunità senza medici, infermieri, specialisti di diagnostica e servizi non è una riforma di sanità territoriale.
Il consigliere Minerva, che io stimo, diceva “stiamo... faremo, ci organizzeremo”, ma noi oggi vogliamo delle risposte. Il mio non è un vero e proprio intervento, Presidente, la maggior parte sono domande: quante delle 83 Case di comunità saranno realmente operative? Quante garantiranno tutti i servizi previsti dal DM 77? Quante avranno personale sufficiente? Esiste un piano dettagliato delle assunzioni?
Consigliera La Ghezza, l’ho ascoltata bene, facciamo un esempio banale (non c’è, mi dispiace): a Giovinazzo, piccolo paese vicino a casa mia, fra qualche giorno verrà inaugurata la prima Casa di comunità, è stato riempito con un consultorio, è stato riempito con il Pronto Soccorso, ma i medici di base non ci sono ancora. Io vorrei capire: l’avete programmato? È importante questo, sapere che ci siano i medici di base è la prima cosa, oppure ci ritroviamo davanti all’ennesima inaugurazione destinata a trasformarsi in una fotografia di campagna elettorale?
È vero, la carenza di medici è in tutta Italia, ma questa non può essere una risposta universale ad ogni problema. La gestione della sanità è di competenza regionale, basta dire altre cose, è di competenza regionale.
Chiediamo quindi quanti concorsi sono stati programmati? Quanti sono andati deserti? Quali incentivi sono stati previsti per trattenere medici e infermieri, perché tanti professionisti scelgono di lavorare altrove? Quali misure organizzative sono state adottate per migliorare le condizioni di lavoro negli ospedali pugliesi?
La cartina di tornasole dell’efficienza di una sanità sono le liste di attesa, un cittadino giudica il sistema sanitario quando prova a prenotare una visita specialistica, quando aspetta mesi una TAC, quando rinuncia a curarsi, quando è costretto a rivolgersi al privato. Quanti pugliesi rinunciano oggi alle cure? Quanto è aumentata la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie? Quali risultati concreti sono stati raggiunti per ridurre i tempi di attesa? Ogni anno migliaia di cittadini lasciano la Puglia per curarsi.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera, concluda.
Speaker : MINUTO.
Sto per concludere, Presidente.
Come già anticipato, è bene che sia chiaro: questa non è una scelta ideologica. Devo saltare quello che abbiamo detto. Ogni paziente che parte rappresenta una sconfitta per il sistema sanitario regionale pugliese, perché tanti pugliesi continuano ad avere maggiore fiducia negli ospedali delle altre regioni. È capitato anche a me. Quali risultati concreti sono stati ottenuti oggi? Io chiedo una programmazione. Mi risponda il Presidente Decaro: la programmazione. Da anni il dibattito politico si concentra esclusivamente su quanti soldi arrivano dallo Stato, ma la domanda vera è un’altra: come vengono programmati i soldi che arrivano dallo Stato? Quali dati e quali criteri?
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera, deve terminare.
Speaker : MINUTO.
Sto per terminare, Presidente. Sono stata attenta e ho ascoltato tutti. Abbia un attimo di pazienza, Presidente, perché non intendo interrompere il mio intervento.
Ancora oggi si continua a discutere di miliardi, senza aver costruito un modello scientifico capace di dire quanti medici servono, dove servono e quali servizi devono essere potenziati. Così la politica continua a discutere delle risorse, mentre i cittadini discutono delle attese, delle rinunce alle cure e dei viaggi della speranza.
I pronto soccorso restano un simbolo della difficoltà sanitaria pugliese. Attese interminabili, come ho già detto. Il diritto alla salute non può dipendere dal CAP. L’articolo 32 della Costituzione garantisce a tutti il diritto alla salute, ma oggi la qualità delle cure continua a dipendere troppo spesso dal luogo in cui si vive, ed è il vero fallimento del regionalismo sanitario. Non basta dire che il Fondo sanitario nazionale è aumentato, non basta dire che il Governo deve assumere più personale, occorre dimostrare di saper governare le risorse disponibili, occorre dimostrare di saper programmare.
Presidente Decaro, quando saranno pienamente operative le ottantatré case di comunità? Con quale personale e con quali risorse? Qual è il cronoprogramma delle assunzioni e come intende ridurre le liste di attesa?
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera, ha raddoppiato i tempi, mi scusi.
Speaker : MINUTO.
Sto per concludere. Presidente, io non demordo: sono stata qui, attenta e seduta ad ascoltare tutti. Noi di Forza Italia eravamo a malapena a due interventi e mezzo.
Oggi chiediamo risposte. Presidente Decaro, ci vogliono competenza, programmazione, trasparenza, e non so chi l’ha detto prima di me, in un ricordo, soprattutto coraggio.
Ieri ho ascoltato un po’ di medici, perché anche noi ogni tanto facciamo qualche telefonata, e ascoltiamo qualche medico del nostro territorio. Ebbene, davano delle soluzioni: non siamo qui solo a criticare, noi vogliamo soluzioni, perché la sanità ci tocca sulla pelle, sappiamo i sacrifici che si fanno ogni giorno. Potenziamento delle strutture ospedaliere più efficienti, tagliando risorse nei reparti sottosoglia; migliorare l’integrazione con il privato, anche con proposte a costo zero per intercettare i bisogni che vengono poi eseguiti fuori regione; concentrare risorse su programmi già efficienti, come il programma trapianti e la rete oncologica.
Programmazione… Ho finito. Basta. Ascoltate, ogni tanto. Basta.
Le campagne elettorali sono finite. La Regione ha sprecato denaro pubblico in tema sanitario, ma non ha solo ricevuto pochi soldi dal Governo. Si è parlato spesso dai banchi della maggioranza di aumento dei costi della sanità: contratti, spese farmaceutiche e costi di energia.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera, lei è l’unica che non ha tenuto conto dei tempi.
Speaker : MINUTO.
C’è chi promette programmazione. Oggi la vogliamo.
Io pagherei pure l’IRPEF, ma scusatemi, voi avete deciso a maggioranza… Ho finito, Presidente, le prometto che ho finito.
Questo ragazzo mi diceva: ho in busta paga 1.500 euro. Se devo mettere…
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera, mi dispiace, è andata otto minuti oltre l’intervento. Dobbiamo andare oltre.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Perrini. Ne ha facoltà.
Consigliere Perrini, prego.
Vi spiego: il Movimento 5 Stelle ha ceduto sei minuti del proprio tempo, per cui il consigliere Perrini e il consigliere Caroli hanno nell’insieme sei minuti per intervenire.
Prego.
Speaker : PERRINI.
Il collega Spaccavento secondo me vive in una sanità svizzera... non te ne andare, siediti, perché io devo parlare, ti ho ascoltato perché so che sei del mestiere, a me piace imparare.
Lei ha parlato del Policlinico di Bari, è giusto, io so le eccellenze che ha, come anche a Taranto, ma vi spiego cosa c’è a Taranto, e non lo dico io, lo dicono le liste d’attesa per malati oncologici.
Un’altra cosa, collega: sono 21 anni che state qua, lei c’è da sei mesi, e capisco il suo intervento, però sono 21 anni che c’è una gestione.
Tre anni fa, una ragazza con un serio problema oncologico va a fare una visita, le dicono “dobbiamo intervenire subito”, sono passati quattro, cinque o sei mesi non veniva chiamata. Nel frattempo, questa povera donna si rivolge a una clinica privata e viene operata. Dopo tre anni, viene chiamata dalla caposala per dirle “se può venire dobbiamo farle il day hospital per operarla”. Tre anni, un malato oncologico. Questa è la sanità che ho a Taranto, ed era una prognosi seria, ginecologica.
So i miracoli che si fanno a Taranto, perché abbiamo dei medici favolosi, ma i tempi d’attesa sono quelli che sono. Ecco perché mi batto anche per la sanità privata, perché se la sanità privata fa parte del sistema sanitario, invece di mandare a Matera.... poi porterò i dati di quanti dalla provincia di Taranto vanno a Matera, ma, se sono entrati nel sistema sanitario, cerchiamo di vedere come ottimizzare questi tempi.
A Taranto c’è una situazione drammatica e io ho soltanto una fiducia, nell’attuale Assessorato di Pentassuglia, perché io dico i fatti negativi e quelli positivi.
Andiamo sul discorso San Cataldo, perché ho la fissazione del San Cataldo. L’ho detto nel 2016 quello che sta succedendo oggi, oggi ve lo dico, Presidente Emiliano, Assessore Pentassuglia... Come ha detto Mino Borraccino, il mio cuore è a Michele. Presidente Decaro, poiché Emiliano non ascoltava i consigli, perché, come dice il collega Spaccavento, e lui è uno del mestiere, qualche cosa ne capisco anch’io perché li costruisco, dicevo nel 2016: attenzione, è troppo grande quella struttura per Taranto, ci vorranno almeno dieci anni. Si ricorda, assessore Pentassuglia? Vi do un consiglio: serve una direzione tecnica nella costruzione del San Cataldo e una direzione sanitaria per fare il resto. È impossibile che l’allora direttore generale avesse a che fare con l’ambulatorio di San Marzano e poi andasse a gestire l’ospedale San Cataldo. L’ho sempre detto. Cosa vi voglio dire? Non fate di nuovo lo stesso errore. Là già paghiamo 1,5 milioni di euro di energia elettrica all’anno senza che quell’ospedale venga utilizzato. Se andate al San Cataldo, trovate una bella villa, con fiore e fiorellini, che bisogna innaffiare. Altre spese. Poi abbiamo i macchinari, caro assessore, che sono arrivati, li hanno montati, ma già è passato un anno e mezzo, fino a quando li apriremo ne saranno passati altri due. Bisogna tenerli accesi, perché i macchinari non possono stare fermi.
Che cosa vi voglio dire? Lo dico pubblicamente. Cercate di fare una direzione sanitaria che se ne vada là, fissa, da oggi fino a quando non apre. Se il direttore generale Bavaro... Ascolta quello che sto dicendo, perché quell’ospedale, Antonio, tu non sai neanche dov’è. Io so come è fatto. Poi un giorno ti faccio vedere anche... Io sto dicendo che 723 posti letto non possono essere gestiti dall’ASL di Taranto, che ha Castellaneta, Manduria, le case di comunità. Ha migliaia di problemi. Sto dicendo da tanto tempo: mettete una struttura ad hoc, altrimenti non aprirete mai quell’ospedale. Vanno a spot. Oggi è andato Bavaro e va a controllare, fra un mese va di nuovo un altro. Deve stare una direzione sanitaria ad hoc su quell’ospedale, sennò quell’ospedale prima del 2030 non l’aprirete. Altro che l’anno prossimo. L’assessore Pentassuglia quattro mesi fa disse: quell’ospedale aprirà nella primavera 2027.
Chiudo con questo invito a voi due: prendete una direzione sanitaria ad hoc per il San Cataldo, perché sennò quell’ospedale non si aprirà.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Perrini.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Gioia, che ne ha facoltà. Prego.
Speaker : GIOIA.
Ormai, da ultimi avete già detto tutto e bene hanno fatto i miei colleghi dal Capogruppo al Presidente della Commissione, Ubaldo Pagano, a Domenico De Santis, al Capogruppo del PD: hanno detto tutto.
Una cosa, Renato Perrini, ti posso chiamare Renato perché ci frequentiamo in Commissione. È proprio quello il problema: il Governo Meloni ha definanziato la sanità pubblica. Io non sono contro il privato, ma bisogna prima… Per favore, io sono stato zitto, preferirei che mi ascoltaste. È proprio quello il problema: il definanziamento della sanità pubblica.
Chiedete di parlare nel merito, ma poi alla fine non avete fatto altro che fare invettive contro il Governo regionale, non una sola parola sul Governo nazionale che ha finanziato la sanità. Non si finanzia con i miliardi. Purtroppo i miei colleghi ve lo hanno spiegato ma voi ignorate. Lo sapete com’è: si finanzia in rapporto al PIL e noi siamo ultimi in Europa. Ci mancano un sacco di soldi, e lo dice la Conferenza delle Regioni quando vi dice: mettete i soldi, perché non ce la facciamo ad andare avanti e il deficit sta aumentando per tutti.
Se fate gli esempi dell’IRPEF, la Sicilia e il Piemonte lo hanno aumentato quest’anno, non nel 2025. Avete fatto l’esempio della Calabria, ben ultima e inadempiente nei LEA: è facile uscire in attivo quando si è inadempienti nei LEA.
Noi siamo tra le prime dieci regioni in Italia. Una cosa voglio dire, l’avevo sentita di nuovo in Commissione: la leggenda che Fitto ha lasciato i conti a posto. Consigliere Pagliaro, io c’ero, in quegli anni, e Fitto ha detto, quando è arrivato nel 2000: ho trovato una Puglia con sanità in predissesto. Ha dimenticato una cosa: che era Vicepresidente di Distaso. Se vogliamo andare a prima di Distaso, è sempre il centrodestra che ha indebitato la sanità pugliese. Che cosa ha fatto, a differenza del nostro Presidente? Responsabilmente ha aumentato le tasse a chi può pagarle.
Consigliere Lanotte, non sono aumentate del 40 per cento ai redditi da 28.000 euro; di 4 euro al mese sono aumentati, non del 40 per cento.
Che cosa ha fatto? cartolarizzazioni e mutui. Vuol dire che ha lasciato il debito alle future generazioni, a mio figlio che non era ancora nato ha lasciato un debito, altro che conti a posto!
Poi ha fatto una cosa importante, che forse hanno fatto pochi in Italia, ha giocato in Borsa con i soldi dei pugliesi. Se il Presidente Decaro voleva imitare Fitto, poteva comprare 359.000 euro di Gratta e vinci, così ha fatto Fitto, così avete fatto voi, avete lasciato Nichi Vendola il primo anno con il blocco del turnover, si è trovato a non fare più contratti a tempo indeterminato, è andato avanti per tanti anni, fino a che non ha impugnato quel vostro gioco in Borsa e nel 2012, dopo tanti anni, ha avuto ragione, ha avuto il ristoro di 78 milioni di euro, cifre serie che poteva dedicare alla sanità, invece ha dovuto pagare quelle rate a Merrill Lynch.
Ora da pochi mesi c’è un Presidente della Regione, c’è l’Assessore, c’è il Capo di Gabinetto che sono attenti alla sanità e stanno facendo bene, dateci tempo. Voi volete il dialogo, ma fate solo invettive, che dialogo volete se ci fate solo delle accuse? Chiedete al Governo Meloni, venite con noi a Roma e chiediamo i soldi insieme, come fanno altre Regioni con coraggio. Io questo vi chiedo.
Se volete avere un rapporto, un dialogo con noi, dobbiamo avere il coraggio di chiedere, ma non lo chiediamo per noi che governiamo, lo chiediamo per i pugliesi.
Un’altra cosa, consigliere Perrini: mettiamoci d’accordo, perché prima di te qualcuno aveva detto che dal Policlinico scappano tutti, invece tu hai detto che è un’eccellenza, quindi anche tra voi mettetevi d’accordo. Non denigriamo la nostra sanità, il Policlinico è un’eccellenza, fa scuola in alcune branche in Italia.
Chiudo, perché è stato detto di tutto e non voglio ripetermi. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Gioia.
Abbiamo 3 minuti che il MoVimento 5 Stelle cede al consigliere Caroli affinché possa intervenire. Gli ultimi tre minuti e poi abbiamo 2 minuti per la consigliera Lettori.
Speaker : CAROLI.
Chiedo clemenza al Presidente se posso attingere dal suo plafond.
Caro Presidente, ho ascoltato con attenzione il collega Gioia e magari avessimo investito in Borsa, considerata la capitalizzazione e i risultati che la Borsa italiana ha ottenuto, probabilmente non staremmo parlando di deficit, ma staremo parlando di finanze della Regione Puglia ben rimpinguate.
Assessore, Presidente, io rappresento un territorio che è la terra di Brindisi, Dalle risultanze del deficit è venuto fuori che la nostra ASL ha sforato di circa 60 milioni di euro. Bene ha fatto l’assessore Piemontese a evidenziare il fatto che non si deve parlare di buco ma si deve parlare di deficit e parlare di spesa e di servizi. Io mi chiedo e le chiedo: una delle prime attività che lei ha svolto subito dopo il suo insediamento è stata quella di venire, di domenica mattina, a riscontrare lo stato in cui versano i nosocomi brindisini, in particolare l’unico ospedale di secondo livello, che è l’ospedale Perrino di Brindisi. Mi creda, non sto qui a parametrare il discorso della spesa sanitaria parametrata al PIL senza tenere conto del montante, perché abbiamo tenuto conto nel 2022 quando c’era stato il PIL più basso, parametrandola al 2025 la percentuale diminuisce, ci andremmo a incuneare in un meandro da cui difficilmente verremmo fuori. Io vi chiedo questo, assessore e Presidente: attenzionate la situazione in cui versa la sanità brindisina. È una gestione schizofrenica, assessore. Voglio comprendere perché in questo momento a Crispiano e Torricella vengono bandite le gare per la gestione di un servizio pubblico per il tramite di un privato e l’ASL di Brindisi ha consentito che una RSA ‒ si parlava poc’anzi di quanto sia importante l’apporto delle RSA oggi nel quadro generale della sanità ‒ venga gestita dal pubblico, il tutto con un importante aggravamento dei costi e un depauperamento dei servizi. Intervenite immediatamente all’interno di quella struttura. Non ci sono più le condizioni minime. Gliel’ho rappresentato e ora glielo ribadisco ancora una volta in Consiglio: assessore e Presidente, nell’ASL di Brindisi è stato istituzionalizzato l’istituto della proroga. Poc’anzi il mio collega ha rappresentato in maniera precisa la situazione della Sanitaservice, ma ha omesso un particolare: vanno sommate alle unità utilizzate e annoverate all’interno della Sanitaservice quelle del pulimento. Noi spendiamo 12 milioni l’anno di servizi di pulizia, di pulimento. Non è possibile, caro Presidente. Rispetto a questo non potete rimanere insensibili e non potete consentire che una ASL utilizzi l’istituto del quinto d’obbligo come se fossero noccioline.
Oggi qualsiasi tipo di affidamento rimane sine die, e dove ci sono le necessità, ci si avvale dell’Istituto del quinto d’obbligo. Questo per farvi comprendere che se non ci sono state elevazioni nei livelli medi dei servizi, se noi abbiamo un pronto soccorso dell’ospedale di secondo livello, oggi gestito solo da quattro medici, a fronte di 25, voglio comprendere queste risorse, questi 60 milioni dove sono stati spesi.
Non c’è un investimento negli ultimi anni degno di considerazione. Gli unici due investimenti non toccano la spesa sanitaria e sono la costruzione del Centro Risvegli a Ceglie e del Polo Oncologico all’interno dell’area dell’ospedale Perrino.
Ora, o in questo momento noi realmente, e voi realmente prendete atto della situazione, e intervenite in maniera importante, caro assessore, perché ancora ad oggi noi non riusciamo a comprendere quanto realmente costi l’internalizzazione della struttura neurolesi che insiste sul territorio di Ceglie Messapica.
Vi dico ancora di più, caro Presidente: nonostante fosse gestito dal privato, e nonostante fosse gestita, negli ultimi anni, in maniera indecorosa dal privato, siamo stati capaci di raddoppiare i costi, andando a svilire le prestazioni. Avete creato liste d’attesa anche all’interno del neurolesi di Ceglie Messapica.
Rispetto a questo scenario, oggi, o vi è un intervento forte, diretto, assessore, che le faccia riscontrare realmente la situazione in cui versa l’ASL brindisina, o noi difficilmente riusciremo a venirne fuori.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Caroli.
La consigliera Isabella Lettori ha chiesto di intervenire. Ha tre minuti residui che sono stati ceduti da Prossima. Prego.
Speaker : LETTORI.
Grazie, Presidente e grazie al consigliere Tommaso Gioia che mi ha concesso questi tre minuti.
È stato detto tanto, ma la nostra posizione credo che sia chiara, è emerso da tutti i nostri interventi.
La sostenibilità dei conti non può tradursi in un indebolimento del diritto alla salute. La Puglia sta dimostrando che si può essere rigorosi nella gestione e, allo stesso tempo, coraggiosi nell’innovazione.
Non permetteremo che le difficoltà finanziarie diventino l’alibi per smantellare le eccellenze che abbiamo costruito e che stiamo costruendo con fatica e lungimiranza.
Continueremo a monitorare con attenzione ogni cantiere e ogni risorsa, perché la nostra priorità resta la tutela di un sistema che deve rimanere prima di tutto un sistema pubblico di qualità.
La difesa del Servizio sanitario nazionale, istituito da Tina Anselmi nel suo ruolo di Ministro della sanità nel 1978, rimane la nostra bussola. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliera Lettori. Non ci sono altri iscritti a parlare, quindi è chiusa la discussione e in sede di replica interviene.... va bene, gli ultimi 9 minuti a disposizione del dibattito.
Prego, consigliere. Si attenga ai tempi, per cortesia. Grazie.
Speaker : TUTOLO.
Grazie, Presidente.
Voglio fare una riflessione sull’intervento del collega Perrini, che è uno molto pratico, uno come me, ci assomigliamo, non per i capelli probabilmente, ma nella modalità sicuramente sì.
Ho ascoltato con interesse quell’intervento sulla signora malata di cancro di Taranto, sappiamo tutti che quello è un territorio da quel punto di vista fragile, che ha dei dati epidemiologici importanti su quelle malattie e facevo una riflessione: non è che la ripartizione della spesa sanitaria dovrebbe avvenire tenendo conto soprattutto di questi dati e non di quelli storici della spesa storica quindi tenere in considerazione i bisogni dei territori?
Se in un posto, che è la Puglia, che è Taranto, che è il Friuli piuttosto che la Lombardia, c’è un problema più grande, credo che bisognerebbe attenzionarlo meglio, e le risorse vanno distribuite a seconda dei bisogni.
Quando sentiamo parlare dell’indice di deprivazione, che non è quello della depredazione, ma la deprivazione significa che sono territori più fragili, che hanno più bisogni, è chiaro che probabilmente dovrebbe pensare di più come indice per la ripartizione della spesa sanitaria a livello nazionale, dovrebbero avere più risorse quelle Regioni che hanno più problemi, più difficoltà, perché si sa che più difficoltà ci sono e meno si ha la possibilità di accedere, anche con interventi di natura privata, alla sanità, quindi il pubblico deve intervenire in soccorso.
Bene, io mi sarei aspettato anche qualcosa del genere. Vedete, noi siamo qui tutti quanti a rappresentare la nostra gente, la nostra terra, a prescindere dai colori, perché non è che possiamo farne una questione di transumanza politica, dove si passa da una parte dall’altra e si cambia il pensiero a seconda di dove ci troviamo in quel determinato momento. Io vivo in un territorio che la transumanza sa bene cos’è. Dall’Abruzzo venivano da noi perché d’inverno in Abruzzo l’erba da brucare veniva coperta dalla neve, da noi, invece, c’era sempre una bella erba fresca. Dopodiché, arrivava la primavera, si toglieva la neve e sotto quella neve usciva l’erba fresca e si portavano le pecore di nuovo dove c’era l’erba fresca. Quello accade anche in politica: il pensiero politico cambia a seconda di quale erba si sta brucando. Io credo che non debba e non possa funzionare così. Noi dobbiamo difendere il nostro territorio.
Quali sono i bisogni delle province di Taranto, di Foggia e di Lecce? Bisogna attenzionare a chi ne ha oggi la competenza... Perché oggi il Governo è quello. C’è poco da fare. Sicuramente molti problemi non sono stati visti nemmeno da quelli precedenti. Ma oggi c’è un dato oggettivo: se la Fondazione Gimbe ci dice che mancano 5.700 medici nel servizio sanitario pubblico, è un problema che va affrontato. Significa che il medico deve essere più attratto dalla sanità pubblica e meno da quella privata. Quindi, significa che probabilmente bisogna metterci ancora un po’ di soldi in più nel rinnovo dei contratti, ma lì noi non possiamo e non riusciamo a incidere. Ovviamente se ci mette i soldi in più nel rinnovo dei contratti, poi li devi dare alle Regioni. Se tu a tuo figlio gli dai 2,10 euro per comprare un litro di latte e oggi quel litro di latte costa 2,50 euro, tuo figlio torna a casa con 40 centesimi di debiti che ha lasciato e che bisogna coprire. Quindi, basta veramente a fare la parte di quelli con la maglietta bianca e quelli con la maglietta nera. Ci sono dati che sono oggettivi.
La relazione della Corte dei conti sta scandendo dei numeri, sta dicendo che la spesa della sanità è maggiore rispetto allo stanziamento che viene fatto. Quella fascia di differenza è chiaro che o la copre lo Stato, che è quello che ripartisce le risorse, oppure la devono pagare i cittadini. Non è che possiamo tagliare i servizi per non far pagare ai cittadini l’aumento delle tasse, sarebbe pazzesco, significherebbe ammazzare le persone.
Tutti insieme allora dovremmo pretendere che ci fossero più finanziamenti, più risorse. Dopodiché, è chiaro che se ci sono… Ci sono state, ci sono e spero non ci saranno in futuro, ma probabilmente è anche fisiologico, mi pare pure brutto dirlo, ma accadrà: la perfezione non è degli uomini, e non mi riferisco necessariamente alla parte politica, ma ci saranno cose che non andranno, degli sprechi, e Dio sa quando ci teniamo. Però, al netto di questi, c’è un dato oggettivo: ci vogliono più risorse. Se dobbiamo curare i cittadini pugliesi con i farmaci innovativi che hanno un costo importante, qua si tratta di decidere se glieli dobbiamo somministrare, oppure se dobbiamo far finta di non avere questa possibilità. Secondo me va data questa possibilità. Noi cioè dobbiamo essere maturi e capire quale strada vogliamo dare. Se è quella di fare oggi questo Consiglio, ci buttiamo la palla nel campo, l’un l’altro e non raggiungiamo… Cioè, cerchiamo di capire che se ci sono degli elementi che sono oggettivi, ripeto, quando mancheranno… Mancano oggi al Sistema sanitario nazionale, ripeto, non sono dati nostri, 5.700 medici. Tu puoi dire i dati che vuoi del pronto soccorso di qualsiasi città, di Foggia, di Taranto, di Milano, ormai, dappertutto c’è un problema. Ci sono medici che non si avvicinano proprio, ragazzi che vanno a studiare, non si avvicinano nemmeno a quel tipo di specializzazione. Cosa dobbiamo fare per avvicinare i giovani, i ragazzi che vogliono fare medicina a quel tipo di specializzazione? È la politica che lo deve fare! Ci deve mettere più soldi, ci deve mettere più sicurezza, ci deve mettere più attrattività. Sennò, accadrà quello che nessuno vorrà vedere, cioè avremo dei reparti di pronto soccorso dannatamente vuoti, con la fila delle persone davanti alle porte.
Dopodiché, ci saranno pure dei pronto soccorso dove ti buttano in una barella, non ti guardano in faccia, e pure se hanno 1.000 posti, non te lo danno. È questo il problema che bisogna risolvere, e tutti insieme, secondo me, è possibile farlo, ma necessariamente questa roba va vista.
Non possiamo far finta di nulla. Poi, quando io sento parlare di alcune cose, la mobilità passiva, bene, il nostro sistema sanitario, ahimè, è storicamente e da sempre più debole rispetto a quello della Lombardia, anche se noi ci stiamo avvicinando in positivo, visti i risultati dei LEA, loro in negativo, viste altre cose, ma la mobilità passiva, che ha un problema evidentemente di carattere strutturale, un deficit strutturale importante da sempre, non si risolve se non ci sono degli interventi di natura straordinaria.
Interventi di natura straordinaria significa anche risorse economiche, anzi quel divario aumenterà sempre più, perché se noi daremo una parte dei soldi che ci vengono trasferiti dal Fondo sanitario nazionale per curare i nostri concittadini nelle altre Regioni, è chiaro che andremo ad arricchire quelle e ad impoverire noi! È una riflessione che va fatta anche questa, perché noi abbiamo bisogno e c’è chi ha ancora più bisogno di essere sostenuti maggiormente se vogliamo incidere sulla mobilità passiva.
Attenzione, dico una cosa che probabilmente inciderà poco, ma incide anche quella: sapete quanta gente va a curarsi fuori perché ha il figlio fuori, ha la figlia fuori, ha una rete sociale e familiare? Probabilmente anche lì bisogna incidere.
Concludo velocemente, però, collega, lei ha imprecato di non essere interrotta da nessuno, io le voglio anche bene, però non l’ha interrotta nessuno, forse eravate contenti se non intervenivo, ma ora ascolta.
Dopodiché, l’ultima cosa e veramente concludo. Collega Pagliaro, tu lo sai che ti voglio bene, però non ci puoi parlare della mensa, la mensa è una roba votata all’unanimità nel Consiglio regionale, perché quei soldi stavano nel bilancio del Consiglio regionale, che viene votato sempre all’unanimità, dobbiamo dire la verità, l’unanimità meno 1, quindi 49. Questa è la verità, come che dici? Allora non sai nemmeno quello che hai avuto, perché li hai votati... quei soldi stavano lì dentro.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Tutolo.
Speaker : TUTOLO.
Giusto per ricordare, per amor di verità, sennò veramente qua pare che siamo impazziti. Quelle sono somme che stavano nel bilancio del Consiglio regionale votato all’unanimità, meno uno. E sa chi è quell’uno che non l’ha votato? Sono stato io.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Tutolo.
È chiusa la discussione sul punto all’ordine del giorno.
In sede di replica interviene prima l’assessore Pentassuglia e subito dopo il Presidente Antonio Decaro. Prego, assessore Pentassuglia.
Speaker : PENTASSUGLIA, assessore alla salute e al benessere.
Grazie, Presidente. Ringrazio il Consiglio regionale per i toni. Abbiamo affrontato diverse questioni, molte delle quali andrebbero approfondite con serietà, con puntualità e con dovizia di particolari, ossia corroborati da atti, documenti e numeri ufficiali, perché in alcuni casi sono stati trattati con molta superficialità e demagogia. Scusate, ma io ho inteso assumere questo incarico lavorando sempre con dati, atti e carte, che ci devono consentire di fare le scelte migliori per la Puglia. Tanto è storia che nessun Governo, né di sinistra, né di centrosinistra ‒ così non si offende nessuno ‒ né di centrodestra, ha determinato una discussione sul Fondo sanitario nazionale e sulle politiche della salute in Italia che tenesse conto dell’evoluzione dei tempi, del rapporto con l’università, della mancanza di medici, che richiamavo dodici anni fa ‒ alcuni di voi erano con me, dodici anni fa ‒ ma che nessuno sottolineava e che oggi sono una realtà. Carenza di medici, concorsi andati deserti.
Per essere chiari e puntuali, anche perché rispondere puntualmente a tutti... Io mi sono segnato tutto. Prego il Presidente della Commissione di concordare alla ripresa con tutti i Gruppi delle monotematiche. Ringrazio i dirigenti e il capodipartimento della mia struttura che ‒ non ve ne siete accorti ‒ hanno seguito tutto il Consiglio regionale. Li ringrazio perché hanno sottratto tempo agli atti che stiamo producendo, alcuni dei quali vedrete nell’ordine del giorno aggiuntivo della Giunta regionale che faremo a margine del Consiglio stesso, riguarda la spesa farmaceutica, perché un sistema così complesso in cinque mesi... Sta all’ordine del giorno aggiuntivo. L’ho già letto, state tranquilli. Se parlo, dico sempre la metà di quello che so, il resto me lo tengo, perché vedo che qualcuno prova sempre a ricamare.
Io mi scuso, sapete tutti che non sto sui social, per un fatto di igiene mentale mia, che non riesco a stare dietro. Mi scuso con i giornalisti ai quali non rispondo, perché impegnato in altre faccende, a governare la complessità. Non voglio sminuire, ma non voglio togliere manco tempo al Presidente.
Noi però dobbiamo partire da alcuni dati. I dati delle relazioni del MEF del 2025, i dati della Corte dei conti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato sono stati disattesi dal fondo ammesso a disposizione. Per essere chiari, ed evitare anche qui un inutile sport, che non paga, la Puglia ha chiuso il 2022 con meno 144, nel 2023 meno 38 milioni, nel 2024 meno 83, nel 2025 meno 349 (e non 369): sono 349.025.974, visto che i numeri piacciono… Li deve aggiornare lei: lei a me non contesterà mai nulla, se non il fatto che la relazione del Ministero… Aggiorni i suoi dati: lei ha quelli del primo momento, stia tranquillo, prima della chiusura dei bilanci e di quello che andremo a discutere tra qualche giorno a Roma.
I 700 milioni di aumento del Fondo, che sono 717.437.799 sono stati così distribuiti: 316.976.923 per il 2023, anno nel quale i 38 milioni sono il numero più basso, perché è l’anno nel quale il collega Palese bloccò le assunzioni, così facciamo chiarezza… Guardate, non ho bisogno né di consenso né di dissenso. Quello che sto dicendo è registrato, sta andando in streaming e non ho bisogno di nessuna claque, né positiva, né negativa, perché io parto da questi dati per costruire il dato ancora più puntuale che poi vi darà il Presidente, sicuramente, che vi porterò in Commissione in quanto non intendo sorvolare su alcune questioni, per niente proprio.
Mentre, per il 2024 sono 308.901.928 di quei 717; e nel 2025, 91.558.000. Questo significa che il disequilibrio o disavanzo che avete chiamato buco di 349 milioni è quanto abbiamo registrato, che, come dice il comma 104, ha messo nelle condizioni il Presidente di fare una manovra, che abbiamo scelto di fare con delle fasce.
In Commissione dimostreremo in maniera puntuale cos’è lo 0,1, da 0 a 15.000, da 15 a 25.000 in Puglia, cos’è in Lombardia, perché in Commissione porteremo tutti i numeri delle debitorie di tutte le Regioni che avevano già aumentato le tasse, il ticket, il bollo e quant’altro, ma lasciamo stare quello che hanno fatto gli altri.
A me non lo deve dire lei, Pagliaro, deve ascoltare, deve ascoltare, venga in Commissione, tanto domani avrà le altre risposte, stia tranquillo, vedo che i numeri le fanno venire l’orticaria ma sono questi. Vedrà che la Lombardia ha dei numeri spaventosi, perché ha un numero di strutture importanti, ma l’IRPEF della Lombardia è un’altra cosa, quindi....
Non possiamo fare sempre i buonisti, ognuno ha ascoltato, l’Assessore sta registrando, se sto dicendo eresie...
C’è un tema, oltre al Fondo, che metto all’attenzione del Consiglio e su cui mi auguro di avere la condivisione di tutte le forze politiche, non lo avete trattato, perché sorvolo sul dato 2005. Il disavanzo 2005, certificato dall’allora Ministro Tremonti, era pari a 539 milioni di euro (ci sono atti ufficiali), ma non è questo che interessa. Ciò che interessa è che noi oggi viviamo ancora il 2004 meno l’1,04, cioè siamo fermi a piante organiche di un’era glaciale passata, della quale non sentiamo il bisogno, ma che hanno avuto un impatto sulla nostra Regione e, quando i medici che non potevamo assumere sono andati via, sono andati a lavorare in altre Regioni con la Partita IVA, senza tutele, visto che parliamo di tutele, perché la Partita IVA non ha la tutela del tempo indeterminato.
Ecco perché oggi dobbiamo concentrare l’attenzione, e vi ringrazio, parlando e partendo da dati oggettivi, che vedano dentro la discussione e il coinvolgimento, come stiamo provando a fare. Si è partiti dalle liste d’attesa, oggi possiamo dire, dopo il primo periodo, il 42 per cento di inappropriatezza, il 35 per cento, cioè ci sono dei numeri di gente che l’ha già fatta, ma stiamo recuperando il passato. C’è una riduzione del 10 per cento, ma c’è una prescrizione che non ha motivo di esistere, perché sposta troppo in avanti. Certo che discuteremo di queste cose in maniera puntuale, perché a fine anno avremo la sperimentazione in provincia di Bari del CUP unico, che non c’era. L’abbiamo fatto partire il giorno dopo l’insediamento del Consiglio regionale, checché ne dica qualcuno. Ma quando faremo il CUP regionale, si avrà la possibilità per quei territori di confine, per esempio, di avere la disponibilità di spostarsi con una certa facilità e, quindi, trovare risposte.
Sono una serie di cose che vanno puntualizzate, vanno messe nel novero del percorso che deve portare a dare delle risposte puntuali, che veda dentro non solo le liste d’attesa per l’accesso alle prestazioni, ma anche il governo dei reparti. Oggi c’è un aumento della spesa. Avete accennato al costo delle sedute aggiuntive. Apro e chiudo parentesi. I nuovi management stanno rideterminando le somme soltanto per avere con chiarezza la codifica di cosa serve come seduta aggiuntiva per le liste d’attesa, con una codifica che noi dobbiamo sapere puntualmente, e cosa serve per garantire i turni. Quindi, i turni saranno garantiti anche dalle sedute aggiuntive, sapendo che stiamo rivedendo, nell’ambito dei piani di fabbisogno, perché c’è chi ha splafonato la spesa del personale che doveva sostituire, già pensionato, e non possiamo avere province che trattano in maniera diversa l’argomento, perché dobbiamo aiutare coloro i quali sono indietro. Questo lo dobbiamo fare insieme. Ma dobbiamo richiamare alla responsabilità coloro che hanno nicchiato. Andiamo alle case della salute ed è proprio la provincia di Lecce quella che è in ritardo e che ha le segnalazioni rosse di cantieri non partiti.
Anche qui, in Commissione, sulla monotematica, dimostreremo che l’accordo di maggio 2022 ha determinato che Invitalia ha trovato le aziende per fare i lavori. Alcuni li hanno fatti, alcuni li hanno dati in subappalto, alcuni sono spariti. Quindi, dobbiamo chiarire cantiere per cantiere. Ma il lavoro fatto con l’unità di missione, che, come ho fatto in Commissione, ringrazio oggi pubblicamente, perché le corrette relazioni istituzionali a schiena dritta... L’assessore della Puglia non va a chiedere l’elemosina a nessuno. Ha preso i dati con il Presidente e ha parlato un linguaggio di verità. La Puglia, a maggio 2022, si era impegnata per 121 case. Dalla verifica puntuale dei cantieri (le autorizzazioni) noi abbiamo visto che non si arrivava al numero target, che era quello meno il 35 per cento. Sono numeri che adesso vi do in maniera grossolana.
Quel numero target che consentiva di non perdere il finanziamento, che significava non perdere anche la possibilità di utilizzare le risorse entro dicembre lo abbiamo garantito, abbiamo trasmesso il 1° luglio l’elenco puntuale dei Comuni per ogni provincia, e abbiamo determinato il numero delle 64… Per carità, che problema c’è? È un atto ufficiale. È il dato del Ministero: 64 più 23, quindi, i numeri sono qui e, potendo godere del finanziamento, noi entro dicembre abbiamo candidato nella rimodulazione, e qui vi dico che la provincia di Foggia è stata quella che ha avuto una performance più importante e migliore, la provincia di Foggia, ma noi, dalle stime che abbiamo, che oggi sono stime, pensiamo di dotare la Puglia di 126 rispetto a 121 perché abbiamo rimodulato alcune questioni, guardando anche, in questa fase, tra le mille cose da fare, anche al fondo di sviluppo e coesione. Se qualcuno non può utilizzare il PNRR, perché a noi fa piacere utilizzare tutte le risorse disponibili, d’accordo con il Governo spostiamo… I soldi non solo li utilizziamo, ma faremo pure di più: sto dicendo che non solo abbiamo raggiunto il target, non solo garantiamo il finanziamento, ma prendiamo la premialità. La Puglia ha concorso al target italiano, quindi noi siamo in linea, entro il 31, perché il numero di giugno è stato garantito.
Per quanto ci riguarda, questo dato lo abbiamo incamerato. Una struttura che non può essere fatta con questi dati, addirittura, l’emendamento della Puglia è passato in Commissione salute, nella Stato-Regioni, lo ha portato il Presidente Decaro con il consenso dell’Unità di missione, perché le certificazioni non si potevano fare per tutte le strutture. Siamo andati in autocertificazione, poi è arrivata la nota del Ministro Schillaci, perché ho sentito anche che noi non avremmo rendicontato, non avremmo fatto in tempo a rendicontare. C’è la nota del Ministro Schillaci che determina la data, rispetto al CIS, del 31 dicembre 2029. Quindi, per carità, ho detto prima che ho ringraziato la struttura, io sono istituzionale, non sono un Assessore di parte e non sarò mai uno di parte, ma neanche da parte, fatevene una ragione, perché io non intendo abdicare alla fine, perché vi ricordo che 12 anni fa per nove mesi sono l’Assessore che era arrivato al pareggio e la Puglia poteva uscire dal piano, poi è stata una scelta politica non uscire, che io rispetto pur non condividendo, se volete la verità.
Un giorno, quando vengo in Commissione, vi dico l’exploit dei conti...non ti preoccupare, non sono uno che....
Questo per quanto riguarda il PNRR, quindi la fase nella quale siamo adesso... e mi taccio perché è giusto che abbia più tempo il Presidente, lo dico con estrema franchezza, rispondere alla riorganizzazione dei servizi perché il prossimo Piano operativo, che i Ministeri affiancanti hanno chiesto, merita rispetto, perché dobbiamo partire dai dati oggettivi e dalla qualificazione della spesa.
Ho sentito il 50 per cento, c’è inappropriatezza di accesso, inappropriatezza di prescrizione, quindi c’è un percorso che stiamo costruendo con i medici di medicina generale, con gli specialisti, portandoli al tavolo dell’appropriatezza prescrittiva, perché stiamo valutando una serie di azioni che riguardano la riorganizzazione dei servizi.
Siamo partiti dal 118, abbiamo fatto un accordo con i sindacati l’altro giorno, i Pronto Soccorso, quindi una rete, quella dell’emergenza urgenza. Ci concentreremo sulle reti di patologia, partendo da quella oncologica, perché la presa in carico non deve andare al CUP, questo è un fatto su cui si sta lavorando, perché dobbiamo smetterla di fare il rimpallo di responsabilità e dire che è la politica, perché la politica da indirizzo e controllo, deve togliersi dalla gestione, deve togliersi dai corridoi delle ASL, dovete stare negli uffici a fare la vostra azione.... quindi state solo sottolineando la cosa.
Non perdiamo tempo, perché gli argomenti sono tanti, quindi le reti di patologia, perché quelle strutture che hanno inappropriatezza o che non hanno una occupabilità come definita dalla legge, c’è bisogno che si rideterminino, perché dobbiamo rispettare il DM, ma nessuno da Roma ci può dire che nel rispetto del DM, a differenza delle altre Regioni che splafonano, non solo abbiamo meno risorse... È stato fatto riferimento a Taranto. Guardate, Taranto ha il numero di posti letto più basso in Puglia, nonostante le patologie, nonostante Taranto, Brindisi e Lecce vivano un problema che abbiamo detto dodici anni fa in delibera. Abbiamo avuto i soldi di Terra dei fuochi, dopodiché il finanziamento per due anni, non rifinanziato. Lì dentro c’era l’opportunità con i medici di medicina generale e con il territorio di fare degli screening particolari per corti, ovvero per anni, e dare la possibilità, come stiamo facendo, di rilanciare l’ARES come strumento scientifico operativo nelle mani e a favore del Presidente, dell’assessore e di tutti noi per avere dati scientifici su cui parlare. L’ARES non può fare gare e appalti e preoccuparsi di altre cose che devono fare altri uffici. Ecco, impostare in questa maniera, e scusate la velocità, ma in Commissione avremo modo di... Guardi, ho scritto tutto. Come le ha fatte la ASL di Taranto, tutti devono fare le gare. Su questo non si scherza, perché non ho intenzione di abdicare... No, non mi interessa. Lo sto dicendo: ognuno si assume la responsabilità di quello che determina, perché non è possibile. Sicuramente non è un nostro indirizzo politico, anzi. Abbiamo tante questioni, come quella dell’assistenza domiciliare integrata, ma poi in Commissione, siccome il tempo è poco... Vi avevo portato tutti i dati di quanto è aumentata la spesa, di quali fonti e soprattutto per quali settori, perché sull’assistenza domiciliare integrata prendere 25,7 milioni, che sono diventati 23 milioni e qualcosa, perché abbiamo fatto solidarietà... Udite, udite, la Puglia ha fatto solidarietà di 2 milioni nel riparto del Fondo per l’assistenza domiciliare, perché la Puglia era fra quelle che avevano fatto la migliore performance, nonostante la situazione nella quale ci troviamo.
Non finisce qui, perché il tema dell’autismo, il tema della salute mentale, il tema dei regolamenti sul privato accreditato e su tutte quelle strutture, come le residenze sanitarie e altro, per le quali abbiamo numeri inferiori a quello che serve alla Puglia, con il piano operativo, deve determinare in tutti noi la condivisione... Certo, ci daremo un percorso. Io ho risposto alle vostre domande con numeri inconfutabili. Poi entreremo nel merito. È normale che le questioni di Lecce… Chiudo su questo: non consentirò a chi ha splafonato e non ha osservato di continuare a farla da padrone, perché onestamente c’è bisogno che si recuperi la dignità di tutti i cittadini della Puglia di tutti i territori. Certo che ragioneremo, ma dobbiamo avere un luogo. Non a caso vi ho detto, come ho sempre fatto, che io non ho mancato una Commissione, per rispetto a voi e del ruolo che ho svolto prima di essere Assessore, da consigliere, perché solo lì potremo approfondire i temi, non mettere 10 punti con 100 persone da intervistare, ma fare delle monotematiche che finalmente facciano chiarezza, e soprattutto che parlino un linguaggio di verità, perché sui dati veri noi non riusciamo. Quanto al rimpallo, come vedete, io non ho accusato nessuno: ho chiamato le questioni perché solo così potremo affrontare i temi veri. Su questo, non disponibilità ordinaria, ma straordinaria, perché il tema della salute e della qualità della vita sta a cuore a ognuno di noi: sta a noi essere cittadini attivi e ad educare anche le persone, perché noi parliamo dei medici, a cui va il mio totale ringraziamento, perché veramente in prima linea, ma tutti devono fare la propria parte. È un sistema complesso, e da questo punto di vista sappiamo che nei sistemi complessi ci sono anche sacche di furbi che fanno i pesci in barile, non è il momento di scherzare perché dobbiamo aiutare quelle persone che sacrificano il loro tempo, la loro professione e la passione per aiutare gli altri.
Chiudo qui perché gli argomenti sono tanti, ma il Presidente mi ha richiamato già per tre volte.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, assessore.
Prego, Presidente De Caro.
Speaker : DECARO, Presidente della Giunta regionale.
Grazie.
Io sono contento del Consiglio regionale di oggi, perché vi devo dire che in quelli del passato mi sono un po’ annoiato. Io credo che il Consiglio regionale debba fare quello che abbiamo fatto oggi, che la politica debba discutere dei problemi delle persone, magari utilizzando i numeri, le tabelle, come farò io adesso, i testi, ricordandoci che dietro quei numeri, lo ha ricordato il consigliere Spaccavento, lo ha ricordato la consigliera Minuto, ci sono persone con storie personali, con storie familiari, con storie anche a volte di comunità, di amici, di relazioni, vicini di casa che si preoccupano delle condizioni di vita delle persone.
Spesso ho detto che quello della cura, della salute, della sanità è il tema più importante per i nostri cittadini. Torniamo alle parole che usano i nonni, che hanno sempre un fondo di verità, cosa si diceva in passato? Quando hai un problema in famiglia o al lavoro, uno ti tocca sulla spalla e ti dice “l’importante che sta la salute”, a dimostrazione del fatto che se non c’è la salute, vuol dire che il tema prende quella persona e prende la vita della comunità attorno a quella persona.
Il tema della salute è un tema complesso e nella mia vita ho sempre diffidato delle persone che trovano soluzioni semplici a problemi complessi. Non ci sono, storicamente, tranne qualcuno con un colpo di fortuna, è difficile che si possano risolvere problemi complessi con soluzioni semplici, e vi assicuro che la sanità è il problema più complesso che abbiamo nella nostra Regione e nel nostro Paese, un problema molto complesso che sarà difficile da risolvere per il nostro Paese.
Aumenta la prospettiva di vita, aumenta l’età media, aumenta la domanda di sanità e le risorse, come vedete già da questo primo grafico, non aumentano in maniera tale da coprire i maggiori costi.
Proverò a fare il check delle sollecitazioni che sono arrivate, delle affermazioni, perché ognuno di noi può avere una posizione su un tema, però la posizione poi va confortata con i dati, con i testi, con le tabelle, perché altrimenti sembriamo un gruppo di amici che stanno al bar e stanno commentando a sensazione, a sentimento, si dice dalle mie parti, una partita di calcio e non è una partita di calcio. Questi sono dati importanti, non sono dati dell’Assessorato alla Sanità, che è qui al piano superiore (vi siete nascosti, ve ne siete andati sopra tutti quanti oggi), sono dati della Corte dei conti.
Quei dati dicono una cosa importante, come vedete la curva rossa sono gli aumenti dei costi delle Regioni, la curva blu sono le risorse che mette a disposizione lo Stato per il Servizio sanitario nazionale, il Fondo, e vedete come la curva rossa tenda a crescere sempre di più. È vero che il Governo Meloni ha dato più soldi, anche i Governi precedenti negli anni, quello Meloni ha dato anche più degli altri, poi a un certo punto la pendenza tende ad appiattirsi, perché gli ultimi anni sono le previsioni per i prossimi anni.
Come vedete da questa proiezione dei numeri della Corte dei conti che sono stati utilizzati all’interno dell’audizione che hanno fatto sul documento di finanza pubblica, una cosa a Camere congiunte, non un dato nostro, vedete che quei numeri tendono ad aumentare. Nel 2025, quella differenza era di 5 miliardi di euro, i costi della sanità crescono più rapidamente del Fondo sanitario nazionale, questo lo dice la Corte dei conti.
Se andate a vedere i dati del 2025, la spesa effettiva è stata di 141 miliardi, che ha superato i fondi dello Stato, che sono di 136 miliardi. È vero che sono di più di quelli dell’anno precedente, ma non coprono i costi. È un problema pugliese. Cominciamo a fare i check. Paolo Pagliaro ha detto: il male non è la mancanza delle risorse del Governo, ma è la cattiva gestione della Regione Puglia. Ma sono 5 miliardi, consigliere Pagliaro. Non è che sono tutti dalla Puglia quelli. Se c’è un disavanzo, c’è un disavanzo anche nelle altre Regioni. Andiamo a fare il check anche a questo, perché avete detto che nelle altre Regioni non c’è il disavanzo e nelle altre Regioni non hanno aperto l’Irpef. Non è così, non è così! Le Regioni in disavanzo nel 2024 ‒ questi sono gli ultimi dati certificati ‒ sono numerose, in particolare Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Puglia. Queste sono. Tra le cause più evidenti ‒ non lo dico io ‒ la spesa farmaceutica, che è cresciuta del 23,5 per cento in tre anni, dal 2022 al 2025. Chi lo dice? L’AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco. Non lo dico io. Qualcuno può pensare che io me la prenda con il Governo. Io ho un atteggiamento istituzionale. Mi conoscete. Non è che vengo da Marte. Mi dite sempre: dove stava Decaro? E prendete le distanze. Dove stava Decaro? Non lo so. Io stavo a Corso Vittorio Emanuele, a Bari, facevo il sindaco. E le distanze? Non so che distanza sta tra qua, dove sto adesso, e Corso Vittorio Emanuele. Non è tanto, si può fare a piedi. Ma la distanza da qua a dove state voi è più corta rispetto alla distanza dove stavo io. Però, questo non vuol dire che io devo scaricare le responsabilità alla precedente Regione o al Governo nazionale. Io faccio vedere i dati, insieme a voi, perché la discussione deve servire a capire che cosa dobbiamo fare nel futuro, e lo dobbiamo fare insieme, perché vedrete che la situazione per il futuro ‒ lo vedete già da questa tabella che ho fatto vedere prima ‒ non è rosea, per noi e per le altre Regioni italiane. Ne dobbiamo prendere atto. Qua possiamo fare una discussione, voi dite che è colpa nostra. Bene, se andiamo in Piemonte stanno quelli della parte politica mia che se la prendono con il Presidente del Piemonte, ma la situazione è la stessa, perché il Piemonte, l’Emilia-Romagna, l’Umbria e l’Abruzzo hanno aumentato le tasse e avevano un disavanzo. È vero o non è vero? Facciamo il check. Queste sono le Regioni in disavanzo. L’ultimo dato è quello del 2024. Le vedete quelle rosse? Sono tutte in disavanzo. Questi sono numeri, sono numeri. Non sono impressioni, sensazioni, opinioni, sono numeri. Andateli a guardare e vedete che cosa dicono. Meno 192 milioni il Piemonte, meno 383 il Friuli, l’Emilia-Romagna, la Toscana, l’Abruzzo. Hanno aumentato le tasse? Hanno un disavanzo? Queste sono quotidiani. Non sono io che lo dico. Leggete che cosa è scritto: “Milano: l’austerity sanitaria in Regione Lombardia. Assunzioni congelate per il rischio deficit. Il presunto caso Lombardia non è un problema di bilancio, è la crisi della governance sanitaria. Sanità. Il mio amico Presidente de Pascale, appena arrivato, ha fatto una manovra da 400 milioni di euro in Emilia-Romagna. IRPEF, bolli e ticket. Dovevamo mettere il ticket? Io credo di no, perché sennò quando comprano i farmaci con chi se la prendono? Col Consiglio regionale… L’ha portata a 4 euro, a 5 euro, ce l’abbiamo anche noi, il ticket, è più basso, abbiamo fatto una scelta: quella di aumentare l’IRPEF a chi se lo poteva permettere. L’abbiamo aumentato a tutti? No. Vietri ha detto che l’abbiamo aumentato a tutti, anche Pagliaro: regalo di Natale a tutti. Non è a tutti, adesso lo vediamo a chi è. Però qui vedete che ci sono le altre Regioni: “sanità, disavanzo e aumento dell’IRPEF, rivolta delle Regioni, fuoco amico sul Governo, un buco nella sanità piemontese da 879 milioni di euro”. Non me le sto inventando io: “Sanità: per coprire il disavanzo via ad aumenti Irpef, Irap e bollo per 116 milioni”, è l’Umbria: poi abbiamo il Molise: “Sanità: Roberti all’attacco, da Roma solo minacce e confusione”; Abruzzo: “la Giunta aumenta le tasse per coprire il buco della sanità, opposizione sul piede di guerra”; “Bilanci in rosso nella sanità Toscana, Giani: non è un buco, è un investimento, smentito l’aumento dell’Irpef, disavanzi sanitari fanno saltare i bilanci e sempre più Regioni aumentano le tasse”, questo è il quotidiano Sanità, quello che prende tutte le Regioni.
Questi sono i numeri, solo che gli altri l’hanno fatto l’anno scorso o due anni fa, invece qui è toccato a me, lo devo fare io.
Però, consigliere Pagliaro, non continui a dire che io ho detto “grazie, assessore Amati perché grazie a lei abbiamo risanato i conti e so dove prendere i soldi”, perché lei lo sa che l’ha montata, quella frase. Se la prende tutta, io non dico quello, io ringrazio Amati e ringrazio voi perché avete approvato il bilancio, sennò io che mi sono insediato il 7 gennaio, non avevo le risorse, andavo in dodicesimi, nella migliore delle ipotesi, o finivo in esercizio provvisorio.
Con l’esercizio provvisorio potevo pagare solo le spese del personale, non mi sarei potuto permettere di fare nessuna spesa. Quello ho detto quel giorno, a margine, su un palco della campagna elettorale, non ho detto che avete risanato i conti, perché l’anno precedente, e questo lo dovreste sapere voi che state a questa distanza, da questi banchi, più di me che stavo a qualche chilometro, che stavo a Corso Vittorio Emanuele, avete fatto una manovra per coprire il disavanzo della sanità. L’avete fatto con l’avanzo di amministrazione, con l’extra gettito, solo che quest’anno non bastava più, perché tornando alla tabella – non mi fate tornare alla tabella della Corte dei conti – il disavanzo è aumentato. È aumentato a tutti, però, ve l’ho fatto vedere. Vedrete che l’anno prossimo queste immagini dei quotidiani on line le ritroveremo, perché per come sono stati aumentati in alcune Regioni, si rischia di tornare di nuovo.... spendiamo i soldi, “sanità e bilanci in rosso”, “le Regioni aumentano le addizionali IRPEF”, “Toscana, attesa per i fondi del Governo”, “Abruzzo, una manovra equa e responsabile”, che ha fatto il Presidente, che non è della mia parte politica, l’ha fatto il Presidente della parte vostra, “Umbria, nuove aliquote per evitare il commissariamento”.
Questo si chiama checking, uno dice “ voi le avete aumentate e gli altri no”, ma le hanno aumentate tutti, questi sono 2025 e 2024, lo stiamo facendo tutti, e non è “mal comune mezzo gaudio”, è una cosa che riguarda tutto il Paese.
Andiamo avanti. Però le altre Regioni hanno messo le tasse, hanno il disavanzo, però hanno una sanità che funziona. Non è merito mio, sono dati dell’anno scorso, vi ho fatto vedere quelli di due anni fa, sono dell’anno scorso.
I LEA. La Puglia ha avuto una valutazione positiva, ha rispettato gli obiettivi dei LEA in tutte e tre le categorie, si classifica al posto n. 10. Non è merito mio, non c’ero, l’ho scoperto in questi giorni, l’hanno pubblicato due giorni fa ed è un dato, lo dà il Ministero, l’ha detto prima il consigliere De Santis, il Segretario del mio Partito e io sono rispettoso del Segretario del Partito, decimo posto, quindi non si può dire “ma la sanità fa schifo”, perché i LEA sono quelli e ci sono Regioni sotto di noi, ci sono Regioni sopra che devono ambire al verde, e Regioni sotto. Questo è in questo momento.
Quanto è il disequilibrio, il disavanzo, il buco, come lo vogliamo chiamare? 349 milioni di euro. Sono i dati dell’assestamento, quando sono stati approvati i bilanci, prima erano maggiori di 20 milioni di euro le ASL, quando hanno approvato il bilancio hanno fatto un’operazione di pulizia sui bilanci e siamo arrivati a 349.
Non abbiamo detto loro “giacché stai. lascia tutto” perché ci sono ammortamenti, risorse che si mettono da parte per stare tranquilli per eventuali contenziosi. Ovviamente, abbiamo detto “mettete quello che è indispensabile, non vi tenete larghi, perché altrimenti con quel disavanzo andiamo ad aumentare la manovra dell’IRPEF”.
Da dove viene questo aumento del costo 2025 e 2024? Se lo sapete già cosa lo chiedete a fare? È il costo del personale, il costo della farmaceutica. Me lo state chiedendo, mi avete chiesto una riunione e io faccio vedere i numeri, perché è facile dire “sono aumentati i costi”. Come sono aumentati i costi? 433 milioni sono arrivati da questo quadro sintetico, il personale costa 188 milioni in più, la farmaceutica 117 milioni in più, che è il costo maggiore, poi andiamo a vedere gli altri.
Guardiamo il personale: ci sono 104 milioni di euro di assunzioni. Ho sentito dire: avete fatto le assunzioni di gente che non c’entra niente con la sanità, gli amministrativi. Ora c’è una diatriba tra me e Piemontese se sono 42 o 44 gli amministrativi assunti in più, però diciamo che ha ragione Piemontese, che so che era assessore all’epoca, sono 44, a fronte di 2.367 assunzioni, 530 medici, 992 infermieri, 802 OSS e 44 amministrativi. Queste sono le assunzioni. Avete detto: sono state fatte negli ultimi mesi. Abbiamo i dati dei trimestri. Nel secondo trimestre c’è un aumento di spesa, nel terzo e quarto trimestre c’è un abbassamento della spesa.
Quelle le ho. Adesso se me le dà qualcuno ve le faccio vedere, ve le leggo. Ve le faccio vedere, certo. Ce l’hai? Dove stanno? Le avevo viste prima. Aspettate un attimo. Ora ascoltate, però. Se volete fare il Consiglio mi dovete far parlare, ascoltate. Capisco che qualche cosa può dare fastidio, però calma, calma. Spese per il personale: primo trimestre 273 milioni.
Io ti sto dando il numero delle persone. Non trovo la tabella. Ti do la tabella dei trimestri. Non pensavo di dover entrare nel dettaglio. A me potete dire quello che volete, ma di sicuro studio, leggo i numeri, sto attento. Studio sempre. Non vado mai a sensazione, studio. 44 milioni di euro. Il Governo, il Ministro, giustamente, e il Sottosegretario dicono: abbiamo rinnovato il contratto dei medici. È una bella cosa.
Speaker : PRESIDENTE.
Per favore, per favore.
Speaker : DECARO, Presidente della Giunta regionale.
44 milioni di euro. Quindi, pagheremo ogni anno in più 44 milioni di euro.
È finita? No, perché c’è un altro contratto che stanno rifacendo quest’anno, che costerà 80 milioni di euro, che si sommano a quei 44 milioni di euro, che si sommano ai milioni di euro degli anni precedenti. Ogni anno, giustamente, il Governo dice: ho rinnovato il contratto dei medici, ho rinnovato il contratto degli infermieri. Poi lo pagano le Regioni, però. È giusto, però dobbiamo sapere che l’anno prossimo avremo 80 milioni di euro in più. Dopodiché, c’è l’adeguamento dei fondi: se tu assumi le persone e se tu aumenti lo stipendio delle persone se ne vanno dietro lo straordinario… Sono 22 milioni di euro: anche questi se ne vanno appresso al rinnovo del contratto e alle assunzioni.
Poi abbiamo le prestazioni aggiuntive, che sono 18 milioni di euro, che servono per le sostituzioni. Domani, se vuoi, torno in Consiglio, vengo in Commissione e facciamo il dibattito.
La Puglia, però…
Speaker : PRESIDENTE.
Questo però non può essere un dibattito fra voi e il Presidente.
Il Presidente vi ha ascoltato, ora dovete ascoltare il Presidente, altrimenti chiudiamo qui il Consiglio. Non è possibile!
Consigliere, non può essere un dibattito!
Speaker : DECARO, Presidente della Giunta regionale.
Le dico di più: questa Regione può spendere, nonostante siamo in piano di rientro, siccome si sbloccarono le assunzioni, ancora 140 milioni di euro per i pensionati. Lo facciamo subito? E poi chi le deve pagare, quelle spese, consigliere Scalera? Dobbiamo riaumentare l’Irpef?
Io dico: siamo qua, decidiamo insieme, decido con voi, lo facciamo insieme, lo decidiamo insieme: vogliamo più offerta sanitaria? Vogliamo assumere? Dobbiamo sapere che l’anno prossimo, oltre agli 80 milioni del rinnovo del contratto, possiamo prendere soldi per le assunzioni. Sono disponibile a prendere, perché dobbiamo migliorare l’offerta sanitaria.
Veniamo alla spesa farmaceutica. I maggiori costi della spesa farmaceutica per la distribuzione diretta, cioè l’ospedaliera, valgono 86 milioni di euro. Sono risorse 2025 rispetto al 2024, sono risorse che servono a pagare quei farmaci che sono farmaci salvavita, sono farmaci oncologici, sono farmaci innovativi. E quando sono innovativi per due anni vengono caricati sulla spesa dello Stato che a noi dà 91 milioni di euro circa.
Quando passano i due anni, vanno nella responsabilità e nel bilancio della Regione, e sono 86 milioni di euro. Ma l’anno prossimo noi faremo tutti gli sforzi per ridurre la spesa. M secondo voi si riduce? Più 90 milioni di euro che cercheremo di tenere più bassi, ma sono più 90, perché introducono nuovi medicinali, soprattutto quelli per le cure biologiche e per le cure chemioterapeutiche, che costeranno altri 90 milioni di euro.
Poi c’è la farmaceutica convenzionata, più 31 milioni di euro, fondamentalmente perché a un certo momento lo Stato, il Governo decide di chiedere all’AIFA di prendere dei medicinali e di passarli dall’acquisto ospedaliero all’acquisto nelle farmacie. L’AIFA fa una trattativa, abbassa un po’ il costo rispetto a quello da bancone, ma non è mai quello dell’ospedale, perché se li compriamo noi per tutti, hanno un costo basso, se ogni cittadino può andare a prenderlo in farmaci, ovviamente lo paga quasi quanto il farmaco da bancone.
A questo aggiungiamo ulteriormente che le prescrizioni non le fa più lo specialista, ma può farle il medico di medicina generale, quindi aumenta il consumo di farmaci, per esempio quelle che sono diventate famose in tutta Italia, le gliptine e le gliflozine hanno avuto un costo, passando da una parte all’altra, di 22 milioni di euro.
Adesso vi dico un’altra cosa, visto che dobbiamo collaborare insieme sul tema più importante della nostra Regione, che assorbe 15 miliardi di euro delle nostre risorse. Tra qualche settimana, il Governo porterà all’AIFA 154 principi attivi da spostare da spesa ospedaliera a bancone. Lo devono fare oppure magari ci mettiamo insieme e diciamo “non lo fare, perché aumenterà il costo di quei farmaci”, e sono 154, e poi non ci sarà più il payback, perché nella spesa ospedaliera c’è il payback che ci fa risparmiare se saltiamo i costi, nella convenzionata questo non si può fare.
Sono stati acquistati dispositivi medici, il sociosanitario 25 milioni, 35 milioni l’accantonamento dei rischi, la Sanitaservice è costata in più 15 milioni di euro, che fondamentalmente è la stabilizzazione del 118. Volete che andiamo al trasporto del 118 e gli diciamo “tornatevene a lavorare con le cooperative, con le associazioni come prima” o è meglio che il 118 sia strutturato all’interno?
Io vi sto dando i numeri, questi sono numeri pubblici, non me li sto inventando.
Veniamo alla copertura. La legge prevede che lo faccia il Presidente della Regione, perché altrimenti lo fa il Governo e porta tutto a 3,33. Dovevamo recuperare 349 milioni di euro, prima di andare a chiedere le risorse ai cittadini siamo andati a mettere le mani nel bilancio regionale, ma il bilancio regionale è 8 miliardi di euro per la sanità e 1 miliardo e 100 per tutto il resto (Borse di studio, trasporti)... Pagliaro, so che le dà fastidio che do questi numeri, perché sto facendo il check alle cose che avete detto finora, questa è la verità, quindi abbiamo tagliato 107 milioni che, a fronte di 1 miliardo e 100, è il 10 per cento della spesa fuori dalla sanità, senza toccare i servizi, è un altro check che facciamo, perché non è vero che abbiamo tolto i soldi ai servizi, perché li abbiamo presi dalle maggiori entrate dell’IRPEF, le abbiamo prese dagli avanzi di amministrazione. Vi dico che dagli avanzi di amministrazione stanno 35 milioni di avanzo di amministrazione del Consiglio regionale, che dobbiamo prendere, sennò dobbiamo aumentare l’Irpef di altri 35 milioni. Io non me la sento. Siccome sono avanzi di amministrazione, costi della politica, che non sono stati usati fino ad ora, io ho chiesto di metterli a disposizione della copertura del disavanzo per non incidere ulteriormente. Altri sono i risparmi della tesoreria. Abbiamo preso un po’ di reintegro dell’avanzo vincolato. Quindi, non abbiamo toccato né borse di studio né trasporti. Non abbiamo toccato i servizi. Abbiamo preso risorse che stavano lì.
Abbiamo aumentato a tutti le tasse? No, no. Fino a 15.000 euro non li abbiamo toccati. Le altre tre categorie sono quelle. Guardiamo la classifica delle Regioni. Un altro check. Abbiamo aumentato più di tutte le altre Regioni? Fino a 15.000 in quella postazione stavamo e in quella postazione stiamo. Vedete come eravamo bassi? Tra 15.000 e 28.000 eravamo la quartultima Regione. Abbiamo aumentato e siamo ancora sotto tante Regioni davanti a noi, il Lazio, l’Umbria, la Campania, il Piemonte, il Molise. Avete visto che il Lazio ha il 3,33 per cento dappertutto? Anche qui: eravamo qua sotto, siamo saliti, ma stiamo comunque sotto quelle Regioni. Stiamo sotto il Molise, il Lazio, la Toscana e la Campania. Oltre i 50.000 euro siamo passati da quella posizione alla posizione più avanti, ma è 3,33 per cento per tutti. Bene, quant’è l’aumento? Zero fino a 15.000 euro, 4,17 euro al mese tra 15.000 e 28.000 euro, 19 euro tra 28.000 e 50.000 euro, 66 euro tra 50.000 e 100.000 euro. Consigliere Pagliaro, abbiamo aumentato a tutti l’Irpef? No, consigliere Pagliaro, perché il 72,5 per cento, consigliere Vietri, sono quelli che si mangiano il panino sulla spiaggia. Io non mi vergogno di dire che quelli si possono mangiare il panino sulla spiaggia. Consigliere Vietri, io, quando ero piccolo, mi mangiavo il panino sulla spiaggia, perché non me lo potevo permettere. Ora mi sono permettere di andare alla spiaggia. Prima non me lo potevo permettere. Il 72,5 per cento dei pugliesi... Secondo me sono quelli del sondaggio. Non sono stati toccati. Sapete chi sono quelli che pagano più di tutti? Sono il 4,7 per cento, come il Molise, come il Lazio, come l’Abruzzo, consigliere Vietri, uguale.
Speaker : PRESIDENTE.
Per favore, consiglieri.
Non è possibile, consiglieri. No, non è assolutamente possibile. Dovete abbassare i cartelli. Non è possibile.
Speaker : DECARO, Presidente della Giunta regionale.
Per me non c’è problema. Io ho le spalle larghe: potete uscire tutti i cartelloni.
Non commettete l’errore di pensare che i cittadini siano stupidi. Non lo commettete.
Chiudo perché non voglio abusare del tempo.
Speaker : PRESIDENTE.
Chiudiamo.
Secondo me, chiudiamo il Consiglio.
Speaker : DECARO, Presidente della Giunta regionale.
Io sono abituato a parlare anche con le proteste, non è un problema. Questa tabella…
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Scalera, dobbiamo far terminare il Presidente!
Speaker : DECARO, Presidente della Giunta regionale.
Questa tabella riporta i dati del documento di finanza pubblica, che dice i motivi per i quali aumenta la spesa farmaceutica. Non lo dico io, non lo dice la Gabanelli, non lo dice Il Fatto quotidiano, lo dice il documento di finanza pubblica. In queste slide vedete il motivo più importante per il quale abbiamo i costi alti, che è la mobilità passiva. Però anche qui vorrei fare il check al consigliere Mazzotta, che non ci sta. Se facciamo il check a quella dichiarazione… Non è vero. Non è vero che cittadini… A me non interessa se parlano, sto parlando alle persone, non mi preoccupo.
Questa tabella, invece, parla della mobilità passiva. Quando si dice che la mobilità passiva è legata al fatto che i cittadini vogliono andare a curarsi fuori perché non si fidano della sanità pugliese, non è vero, c’è tanta gente che va fuori perché trova cure importanti al Besta di Milano, all’Humanitas, a Padova, a Pisa, però, siccome sono abituato a fare il check ai numeri, io ho preso i dati della mobilità passiva e i dati della mobilità attiva e mi sono accorto che nella mobilità passiva due dei primi DRG di fuga, delle prime motivazioni per le quali si va fuori a curarsi sono le protesi degli arti inferiori e la bariatrica, cioè l’operazione che si fa allo stomaco per gli obesi in particolare, e ho pensato che forse nella nostra Regione non si fa bene.
In realtà, poi ho visto che c’è anche la mobilità attiva e mi sono reso conto che nei primi tre DRG attrattivi ci sono le protesi degli arti inferiori e la bariatrica, quindi c’è qualcosa che non funziona, cioè se vengono da noi in Puglia per fare queste cose, perché poi vanno fuori? Ho chiesto “mi dite quelli che vengono da noi in quale struttura vanno e quelli che vanno fuori in quali strutture vanno”. Se vedete quella tabella, scritta male con la mia grafia, vi accorgete che la stragrande maggioranza delle persone vengono da noi e vanno fuori nelle cliniche private, non vanno nelle cliniche pubbliche, non vanno per fare operazioni salvavita. Una protesi all’anca è un’operazione complessa, ma non è salvavita, non è un tumore al cervello o al pancreas, non è una cosa particolare.
Andando ad analizzare i nomi delle aziende, ci si accorge che le aziende pugliesi raccolgono pazienti dalle Regioni limitrofe e, quando raggiungono il tetto, portano fuori non solo il paziente, nella stessa clinica privata che ha sede fuori portano il paziente e il medico, che parte dalla nostra Regione insieme al paziente e si vanno ad operare fuori. Noi le paghiamo due anni dopo, perché della mobilità passiva ci accorgiamo due anni dopo, quindi anche qui ha ragione il consigliere che è intervenuto dicendo “ci sono gli accordi tra le Regioni”, però l’accordo delle Regioni, essendo un accordo, deve essere bilaterale.
Vi faccio una domanda: possiamo chiedere al Governo di evitare che debba essere un accordo bilaterale e che possa mediare il Governo? Perché non troverò mai una Regione disponibile a dire “bene, allora mettiamo il tetto di spesa”, perché poi la situazione è complessa e per situazioni complesse non ci sono soluzioni semplici, quindi quando le persone vanno fuori a fare quell’operazione che noi paghiamo accoppiano a quell’operazione anche la riabilitazione, quindi ci costa anche di più e, mentre a noi che siamo in Piano di rientro, controllano i tetti di spesa, nelle altre Regioni il tetto di spesa, che c’è, non lo controlla nessuno, perché non sono in piano di rientro. Quindi, noi portiamo fuori verso cliniche che hanno un tetto di spesa, che, però, non controlla nessuno, il che ovviamente ci danneggia e ci porta a spendere 345 milioni di euro.
Ho terminato. Non vi tedierò con le liste d’attesa. Comunque, anche la prospettiva delle liste d’attesa non è semplicissima. Non c’è una soluzione semplice. In queste ore, come annunciato dall’assessore Pentassuglia, porteremo delle delibere che, dopo la fase sperimentale, ci porteranno a trovare delle soluzioni strutturali. Però, voglio cogliere l’invito del consigliere Romito e della consigliera Minuto ad avere coraggio. Io ce la metterò tutta, consigliere Romito, e ci metterò tutto il coraggio di cui sono capace. Spero di trovare in questo Consiglio regionale coraggiosi, molti coraggiosi, perché, come diceva Don Abbondio, il coraggio o ce l’hai o non te lo puoi dare.
Grazie.
(Applausi)
Speaker : PRESIDENTE.
Alle ore 18.26 dichiaro chiusa la seduta.
